
Andy - Foto di repertorio
Arriviamo alle 10,30 del mattino a Monza, presso il Flu-on, laboratorio di arte varia di Andy (Bluvertigo), e lui ci accoglie con la sua bizzarra semplicità, e ci fa sentire subito ben accette.
Lo studio Flu-on ci sorprende con i suoi colori, gli oggetti sparsi, foto, giornali, scarpe, opere d’arte, strumenti elettronici e computer: è un miscuglio eterogeneo che sprizza vita e creatività da tutti i pori. Ma la cosa che mi sorprende di più è l’essere naturalmente gentile di Andy. Un galantuomo d’altri tempi, che sembra non invecchiare mai. Ci sediamo su un divano rosso, e cominciamo questa conversazione surreale.
A Giugno 2009 è stata allestita una tua mostra a Monza. Innanzitutto volevamo sapere che effetto ti fa esporre nella tua città ? Che rapporto hai con questo luogo? Consideri Monza in qualche modo “casa”?
Non posso che considerarla casa perché vivo a Monza e sono nato qui. Diciamo che dopo un giro di boa, dato da tutti questi anni di ricerca per portare i miei dipinti in giro per l’Italia e anche all’estero, è un traguardo quello di tornare nella mia città. Sono quindi contento e fierissimo di questa mostra a Monza, uno spazio galleristico che presenta un altro genere di pittura, non quella tradizionale o quella di gente morta, che viene celebrata, che so, a cent’anni dalla morte. Per cui considero questa esposizione il primo step di contatto, anzi, di ricontatto e di riconoscimento della propria città.
Io so che insegnavi pattinaggio a Monza. Come ti relazioni allo sport in questo momento?
Precedentemente all’insegnamento io ho pattinato a fatto pattinaggio artistico a livello agonistico per diversi anni, almeno dieci, per cui, nella sede invernale della palestra di via Ardigò o nella sede estiva di via Boccaccio all’entrata della Villa Reale, ho passato dieci anni della mia vita. Come potrebbe dire Eros Ramazzotti “è stata la mia palestra la mia maestra, la strada che va” (ride). Scusa la citazione ma per uno che vive a Inverigo come Eros…possono nascergli queste idee pazzesche. A parte gli scherzi, sono stati anni di relazione tra quella che è la disciplina e l’applicazione tramite la costanza. Tutte quelle giornate passate ad allenarsi mi hanno dato un’impostazione abbastanza disciplinare.
Mi ha dato delle basi creative molto forti, perché sono stato un pattinatore molto anomalo, cercavo di portare nel pattinaggio artistico un po’ di break dance, di Depeche Mode, per capirci.
Per il resto riesco a pattinare qualche notte ma non faccio molto sport…mi devo dare una regolata!
Parlaci un po’ del tuo laboratorio, del Flu-on. Come è nata questa idea? Cosa combinate qua dentro?… e poi, prendendo spunto da alcune cose che ho letto di te, ci spieghi il tuo concetto di RESET?
Il laboratorio Flu-on è un capannone industriale, mi piace molto l’idea di rigenerare uno spazio, decontestualizzarlo…un po’ come facevano a New York quando è nato uno dei fermenti artistici tra i miei preferiti, che era la pop-art della seconda metà degli anni settanta. A me serviva spazio, una stanza dei giocattoli, dove poter creare musica, dove poter creare i miei dipinti, dove avere la possibilità di movimento… a parte adesso che c’è un casino porco….poterci anche andare in giro coi pattini: tanto spazio! Serve spazio, serve un laboratorio creativo, quindi qui! Insomma… sono passate delle band per la produzione dei loro dischi, sono passati i Bluvertigo per le prove del tour, ci sono stati la preparazione delle mostre, i laboratori, le feste…ho fatto un capodanno clamoroso qui…
È uno spazio in cui ospitare le idee, e per me è molto bello poterlo fare in un posto nato per altro: una ex fabbrica tessile. Inoltre qui, nella zona di San Rocco, si sta creando un bel polo, perché c’è un altro studio di artisti, ci sono le sale prove, lo studio frequenze, l’altro studio di Max Faggioni, c’è una realtà dove si può fare creatività, dove gli spazi industriali vengono trasformati per fare qualcosa di diverso dal solito, fondamentalmente l’intenzione era quella di incentrare tutto in un luogo, un polo creativo. Ah, il concetto di reset… A me accade anche nella vita e nel lavoro: posso passare da un contesto come una mostra d’arte e poi partire la notte pe fare un dj set: da una galleria ti ritrovi in una discoteca. Ti spegni e ti riaccendi in quel luogo e quindi ti rigeneri a seconda dei contesti. Questo per me è il reset.
Tornando un po’ indietro nel tempo, chiaramente, bisogna parlare del capitolo Bluvertigo. La prima domanda, tuttavia, ci riporta al presente… Nel senso: rapporto ancora congelato o fuori dal freezer? C’è comunque una progettualità per i Bluvertigo?
A prescindere dai “morganismi” o dalle terminologie inventate per circostanza, penso che ci sia più una cancrena creativa che un congelamento. Mi sarebbe piaciuto molto scongelare il progetto, l’abbiamo fatto l’anno scorso… come direbbe Lando Buzzanca una sveltina con una tournée estiva…però non ci sono le basi per poter riprendere concretamente e seriamente, cosa che mi piacerebbe molto fare. Proprio non ci sono proprio le basi per poter rimettere insieme il progetto e farlo sul serio.
Vorrei fare un passo ancora più indietro, anche perché noi ci conosciamo dai tempi degli Smocking Cooks e dei Golden Age, quindi mi fa molto piacere parlarne. Due band monzesi, alla fine degli anni ‘80 inizi ’90, che già ai tempi, dapprima a livello scolastico con gli Smocking Cooks poi già su un piano professionale con i Golden Age, riuscivano a trascinare parecchia gente…
Oggi c’è il Grande Fratello a quei tempi c’era Dj Television. Per cui da giovinastri si viveva il sogno di immedesimazione con quei personaggi, spesso inglesi o americani, comunque stranieri…io seguivo meno la musica italiana. Ma se è vero che un sogno di immedesimazione, a diciassette anni, c’era, questo ha tuttavia fatto sì che energicamente si diffondesse una vera voglia di fare… quindi la nostra proiezione di pop star ha fatto sì che si creasse uno staff di persone: gli amici si inventavano di diventare uno il tecnico luci, uno il manager, uno di fare quello che ruota intorno alle videocassette dei nostri paladini… Ricordo che stampavamo le cassette… e ne vendevamo tante: per cui grazie ai soldi della vendita delle cassette potevamo organizzare il concerto e pagare la SIAE. Era un concetto di autogestione che, se l’avessimo portato avanti, sarebbe stato un’ottima ottica di riferimento. I Golden Age, poi, sono stati uno step successivo, l’ingresso del mondo discografico: il grande calcio in culo, che prima ti capita meglio è…
Secondo te è vero che, come diceva Basquiat (pittore e writer statunitense), “quando si ha successo è la gente intorno a te che cambia atteggiamento non sei tu a cambiare atteggiamento verso gli altri”?
A Basquiat è capitato un macigno sulla testa! Nel senso che, quando Andy Warhol decise di buttarlo nel jet set, lo ha fatto perché era nero e perché era una manovra assolutamente controcorrente…e Warhol era un grande manipolatore di questi meccanismi, Basquiat si è trovato come a fare un frontale contro un Tir! Infatti, morto Warhol, anche lui dopo un anno ci ha rimesso le penne. Penso che ogni individuo a seconda del proprio carattere, della propria intelligenza e del proprio percorso esistenziale reagisca in modo diverso. Io sono sempre rimasto colpito quando le persone che mi dicevano: ”quando diventerai famoso non mi saluterai più”.
Sono convinto che queste persone che mi dicevano così sono quelle che si sarebbero comportate in quel modo. Io mi pongo nello stesso modo con il presidente della Sony e con il portiere dell’albergo che mi apre la porta alle quattro del mattino quando torno da un dj set.
Non credo nella stratificazione sociale, nella differenziazione per cui l’artista debba essere irraggiungibile, penso non sia più il tempo per quel tipo di personaggi.
Ti faccio una domanda un po’ strana… Da Empedocle passando per Socrate e Platone è stato toccato l’argomento della “melanconia”, malattia mentale già nota ai greci, oggi detta molto più semplicemente “depressione” o “forma depressiva della psiche umana”.
Aristotele diceva che i melanconici sono persone eccezionali, non per malattia, ma per natura. Cioè non è la malattia che li fa grandi, ma la loro grandezza è tale da superare la malattia con la creatività. Il tema è, quindi, il legame tra creatività e depressione.
Il mio tipo di forma mentis, sia celebrale che spirituale, porta ad una depressione statica e passiva: io sono un depresso stanco. Quando per due volte nella mia vita ho vissuto il pozzo della depressione sono diventato inattivo e improduttivo. Mi si intoppa il cervello e di conseguenza il fisico.
Nel mio caso, quando mi è capitato di essere depresso, la creatività si è spenta in una stanza buia. Magari il mio cervello sta elaborando delle cose, il mio spirito sta elaborando tante idee ma, finché sono tappato in questa stanza buia, non produco niente. Non sono uno di quegli artisti che riesce, toccando il fondo, a trovare quelle parole o quelle musiche o quei quadri così intensi. Non sono come Francis Bacon nei riguardi della pittura; musicalmente non sono come Nick Cave. Ti parlo “di fresco” perché fino a marzo sono stato in un pozzo e da marzo in poi mi è ripartita una botta creativa… di messa a fuoco, quindi oggi assaporo i benefici dell’uscita dal buio…
Cambiamo nettamente argomento: uno dei brani più famosi dei Bluvertigo è “Altre forme di vita”…tu credi negli extraterrestri?
Io credo fermamente negli extraterrestri: nel 1990 ho visto il primo UFO e ultimamente, proprio fuori dal laboratorio Flu-on, ne è stato avvistato un altro. Penso sia un periodo di contatto di massa ma, a causa del Vaticano, è impossibile fare arrivare davvero le informazioni. Nel resto del mondo, invece, si sta sviluppando un movimento molto esteso. È un periodo, proprio storicamente,… cosmicamente strano. Siamo in un’epoca di transizione: da qui fino al 2012 si annuncia un periodo di trasformazioni profonde. Credo sinceramente in un contatto di massa…
Ultima domanda ma non per importanza: appuntamenti in programma? Progetti futuri? Iniziative?
Quadri a go go… Sto dipingendo tantissimo. Ho in programma parecchie mostre che mi porteranno anche all’estero: a Novembre sarò ad Hong Kong. Su www.fluon.it si possono trovare tutte le informazioni costantemente aggiornate. Da tanto tempo sto lavorando anche al mio disco solista… per un periodo l’ho disconosciuto ma adesso l’ho riconosciuto! Partiranno delle tracce separatamente…non sarà un disco confezionato: voglio approdare al mondo del digital download con una canzone alla volta, un video clip per volta. Quindi più che discograficamente indipendente sarà discograficamente autonomo: alla ricerca di persone davvero appassionate… non come capita spesso di comprare una canzone per assuefazione… perché te la fanno ascoltare talmente tante volte che finisci per fartela piacere! Credo sia un periodo veramente interessante per provare questo nuovo sistema di auto-bancarella- musicale- tecnologica!
Saluta i tuoi concittadini…
Grazie caro munsciasch… sa vedem prest!






Dolce amara depressione…per la maggior parte è una sconfitta…per gli animi sensibili una risorsa…che tu Andy hai saputo cogliere. Artista. Non ci sono altre parole.
P.s. Complimenti all’intervistatrice per la domanda coraggiosa.