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It’s not only rock’n’ roll baby!

Andy e i suoi genitori all'ingresso della Triennale foto di Sara TripaldiAndy espone alla Triennale Bovisa di Milano.

di Marta Migliardi,  foto di Sara Tripaldi

It’s not only rock’n’roll baby!, ovvero quando la musica si esprime anche attraverso le arti figurative. Un modo inusuale di guardare il rock, attraverso la creatività poliedrica di alcuni grandissimi esponenti della musica mondiale.

Sono dodici i nomi selezionati da Jérôme Sans il noto critico di arte francese, direttore artistico dell’Ullens Center for Contemporary Art (UCCA) di Pechino. Il nome più noto è sicuramente quello di Patty Smith, che espone alcune sue polaroid e che si esibirà a Milano il 12 settembre in un evento dedicato alla mostra stessa, ma, insieme a Pete Doherty, Alan Vega e The Kills, possiamo trovare, come unico rappresentante italiano in questa ricca ed eclettica scena internazionale, Andy, ex Bluvertigo, cittadino Monzese. Lo avevamo intervistato nel primo numero di Trantran, proprio presso il suo studio di Monza, il Fluon, e, già allora, ci aveva raccontato della sua attività di pittore.

Andy, unico italiano ad esporre in questa mostra di respiro internazionale, un grosso riconoscimento artistico: come vivi questa esperienza? E come è nata?

Un enorme riconoscimento, ne sono lusingato. La proposta risale a circa due anni fa, cercavano un esponente delle arti figurative e musicali, è stato fatto il mio nome, e il curatore Jerome Sans insieme a Mauro Mattei si sono recati nel mio studio. Immediata la sintonia con entrambi, è bello riscontrare che personaggi di grande caratura come Jerome siano in realtà degli entusiasti creativi, molto piacevoli.

Avrai senz’altro avuto modo di guardare le opere dei tuoi colleghi: chi ti ha colpito particolarmente?

Ogni lavoro selezionato è prezioso a mio parere, a prescindere dal genere e dalla tecnica utilizzata, ogni artista presente alla mostra esprime un’arte sincera e rappresentativa.

Mi piace molto il lavoro di Patty Smith, delle Chicks on Speed e di un componente dei Fischerspooner.

Cosa ne pensi dei dipinti di Pete Doherty, fatti con il sangue? Il solito binomio che lega il rock a personalità maledette… non ha un po’ stancato?

Penso che il lavoro di Pete Doherty sia basato sul legame droga musica. Molto famose, infatti, sono le sue performance dove la siringa è spesso in bellavista. Penso che faccia parte del suo marketing…a me non comunica molto, anche musicalmente, ma è solo un mio gusto..fortunato lui con tutto quel che spero abbia fatto con la divina Kate Moss!

Devo, però, aggiungere che il suo quadro dedicato a David Bowie è stupendo.

In quale delle tue opere esposte senti scorrere più forte il legame tra musica e arti visive?

In uno degli ultimi nati, il più grande in sala, si chiama “Gurutech”, è un omaggio alla musica elettronica, con i Kraftwerk, la nipote di Leon Theremin e il grande Brian Eno.

La mostra inaugurata il 24 Giugno, sarà aperta fino al  26 Settembre.

 Andy nel suo spazio alla Triennale Bovisa foto di Sara tripaldi

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