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La batteria è femmina!

Incontriamo Tullio De Piscopo e la giovane promessa del jazz Mattia Cigalini alla Villa Reale di Monza

di Migliardi e Colombo

Ancora una volta la splendida Villa Reale di Monza fa da cornice a un evento sensazionale: il concerto jazz, capitanato da Tullio De Piscopo, inserito nella rassegna Brianza Open Jazz Festival. Al numeroso pubblico sono stati proposti brani per sola batteria dedicati al grande Max Roach (uno dei più importanti esponenti del jazz mondiale, batterista e percussionista morto nel 2007) e brani blues e jazz. De Piscopo si è fatto accompagnare dal suo quartetto jazz, in cui certamente non si poteva non notare il giovanissimo e talentuoso saxofonista Mattia Cigalini, che in veste di side man, più che di semplice componente della band, ci ha sorprese già nel pomeriggio durante le prove. Cigalini, infatti, a detta di molti critici è considerato un vero e proprio “enfant prodige” del sax. Due personalità molto diverse quelle di De Piscopo e Cigalini. Paradossalmente il giovane 21enne è molto pacato e tranquillizzante, mentre De Piscopo, nel suo essere partenopeo, ci coinvolge con euforia e allegria. Una miscela, questa, di personalità, suoni e strumenti differenti, che esplode sul palco in un concerto da brividi sulla pelle.

Ecco cosa ci hanno raccontato….

Tullio De Piscopo: uno splendido concerto in uno scenario incredibile. Qual è stata la tua sensazione?

La giornata è iniziata un po’ male, abbiamo avuto tanti problemi per arrivare fino a Monza, e per di più sotto un sole cocente! Ma poi tutto si è risolto e alla fine l’abbiamo fatta. E abbiamo fatto un gran bel concerto. Ci siamo divertiti. E questo, quando si è su un palco, è importante. Ho visto che il pubblico era davvero numerosissimo e questo mi ha fatto proprio piacere perché significa che pur non avendo padroni si va avanti alla grande!

Come sei arrivato a suonare la batteria e sviluppare la tua passione per il jazz?

Fin da quando sono nato, sono sempre vissuto in mezzo alla musica (ndr il padre era percussionista per il Regio Teatro San Carlo di Napoli), fra tamburelli e percussioni di vario genere, e tramite lui e mio fratello (ndr anch’egli musicista), ho avuto modo di conoscere da subito molti dischi di grandissimi jazzisti. Poi, però, per trovare la mia collocazione nel mondo del jazz ho dovuto lasciare Napoli, dove la scena jazz era pressoché inesistente, e venire a Milano. Ora anche a Napoli ci sono dei club che fanno musica jazz ma, allora, ci toccava andare nei locali situati nella zona del porto e aspettare l’arrivo dei marines che scendevano dalla flotta. Lì dovevi saper suonare un po’ tutto quello che era nel loro gusto!

Perché la batteria?

Perché è femmina! E’ stato il mio primo e più grande amore. L’ho conosciuta fin dall’infanzia e non l’ho più voluta lasciare. Senza di lei non so fare niente, le devo tutto.

Come mai, secondo te, sei più famoso come percussionista jazz all’estero che non in Italia, dove sei noto al grande pubblico principalmente per la hit Andamento Lento?

In realtà io, prima di Andamento Lento, avevo già fatto praticamente di tutto perché avevo già suonato con musicisti del calibro di Quincy Jones, Barry White, Bob James, Emil Deodato, Slide Hampton e Gerry Mulligan. Avevo già suonato in undici dischi di Astor Piazzolla e di tantissimi artisti italiani…tuttavia non avevo nessun riscontro economico da tutte quelle attività!

Allora mi sono chiesto cosa potessi fare per migliorare la mia situazione economica ed ho fatto quello che amavo da bambino, il rap. Il risultato è stato che la prima canzone che ho cantato in rap, Primavera, ha venduto due milioni di dischi. Ed ho potuto comprare una casa per me e la mia famiglia, una macchina, ecc… e così ho capito che forse avrei dovuto iniziare a cantare anche un po’ prima!

 

Prima di salutarti vorremmo che tu ci parlassi un po’ del tuo ultimo lavoro, dal titolo Questa è la Storia, la cui splendida apertura è il singolo Conga Milonga.

Per la presentazione dell’album invito tutti ad andare sul mio sito www.tulliodepiscopo.it dove, fra le altre cose, è possibile anche ascoltare Conga Milonga che parte da sé come sottofondo musicale alle immagini e al testo!

Intanto saluto tutti i brianzoli e con particolare calore i lettori di Trantran. Alla prossima!

 Ci rivolgiamo ora a Mattia Cigalini, per scoprire qualcosa di più su questo giovane grande artista…

Mattia, sassofonista, promessa del jazz riconosciuta in tutto il mondo, com’è andato l’incontro con Tullio?

L’incontro è avvenuto per merito di un discografico, Paolo Scotti, della Dejavu Records, molto importante in Giappone, che mi ha scoperto e mi volle in un suo disco che è stato registrato a Maggio dell’anno scorso. C’eravamo io, Fabrizio Bosso, Riccardo Fioravanti e Tullio De Piscopo alla batteria. Un disco che mi vedeva protagonista come leader. C’erano anche mie composizioni. In Giappone è stato l’unico album italiano a entrare nella classifica dei migliori album dell’anno e mi ha fatto conoscere in ambito internazionale. Grazie a questo sono stato richiesto da molte riviste in Francia e in Italia da Jazzit e il Corriere della Sera. Poi Tullio, parallelamente, mi ha invitato a suonare con lui. Io stasera faccio il side man nel suo gruppo ma, a volte, viene anche lui a suonare con i miei gruppi, quindi c’è un rapporto bellissimo, lui è un vero artista, che si merita ancora tutt’oggi di essere sulla cresta dell’onda.

Da cosa nasce il tuo amore per il Jazz?

E’ stato un vero e proprio colpo di fulmine. Quando avevo 12 anni, un mio amico mi diede un disco dicendomi: “È jazz, non so se ti piacerà!”. Mi è piaciuto talmente tanto che dentro di me ho pensato che volevo che la mia vita fosse questa musica. Ma ancora prima, a soli 9 anni, mi ero innamorato del sax: appena ne ho visto uno ho voluto suonarlo! Ho cominciato a suonare nella banda del paese, a Gazzano, nel piacentino, un posto che conta 2000 anime. Vivo tuttora lì. E’ nato tutto come un gioco, uno scherzo, anche se vengo da una famiglia di musicisti, seppure dilettanti: mia mamma suonava la chitarra classica per diletto, mio padre il clarinetto, mio fratello è batterista per passione. La musica la respiravo già nell’aria!

Una grande soddisfazione, a soli 21 anni, essere già riconosciuto a livello internazionale come jazzista…

Io non mi pongo mai dei limiti, cerco di crescere e migliorarmi sempre di più: non mi accontento mai! Poi suonare con dei grandi come Tullio o Uri Caine mi fa crescere tantissimo. Ma sta agli altri giudicare quello che faccio: io non ci penso, penso solo alla musica e a cercare di fare sempre del mio meglio e di metterci il cuore, perché questo è indispensabile!

 Foto 1 Mattia Cigalini durante il sound check

Foto 2Tullio de Piscopo durante le prove

Foto 3 Mattia Cigalini mentre viene intervistato da Trantran

Foto 4 Tullio de Piscopo nel back stage

 Mattia Cigalini durante il sound checkTullio De Piscopo durante il sound checkMattia Cigalini durante l'intervista a TrantranTullio De Piscopo nel back stage

Commenti

Un commento su “La batteria è femmina!”

  1. ma se la batteria e’ femmina , perche’ il batterista ha in mano due manici…?

    comunque il piu’ bravo del gruppo e’ il produttore a mio avviso ….. e di solito non mi sbaglio…

    ps: la cosa piu’ importante in un jazzista e saper ridere…!

    Inserito da paolo scotti | settembre 2, 2010, 23:20

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