Stai leggendo un articolo della rubrica "Editoriale"

Non toccate, se potete

Il Direttore, Alfredo Rossi

Il Direttore, Alfredo Rossi

“Son finite le vacanze/Per fortuna sono finite davvero”: così cantava nel secolo scorso (come passa il tempo!) Rita Pavone: lei era stufa delle vacanze perché voleva tornare a casa, dal suo lui. Io invece in vacanza ho trovato una persona che è riuscita a farmi pensare al dopo ferie con ansia: per togliermelo di torno. E pensare che lui, Roberto, toscano di Prato, è un tipo simpatico, brillante, sempre pronto alla battuta, allo scherzo. Ma per me aveva un difetto terribile: quando parlava, aveva sempre bisogno di toccarti. Sul braccio, sull’avambraccio, in mezzo allo stomaco, sull’anca. Un fastidio terribile, soprattutto se fa caldo e stai sudando. Sarà capitato anche a voi di avere un amico, una parente, un cugino o una zia che hanno questo tic incontrollabile, ma che a volte diventa fastidioso. A tutti loro (e a quelli che sono toccati in  continuazione) dedico questa poesia in lingua milanese (di cui fornisco anche la libera traduzione) dovuta alla penna e alla fantasia di Gianbattista Crini, tratta dal libro “Fregùji de sògn” (Briciole di sogni). Con una annotazione: non arrivare allo… schiaffone!

I mànn adòss (le mani adosso)

Tùcc ghèm o ghèm avù amìs o conossént

Che intànta che tè parlèn tè frùchen dènt

(Tutti abbiamo o abbiamo avuto amici o conoscenti

che mentre parlano ti toccano continuamente)

L’è ‘nà ròbba dùra de digerì

E ghe nànca on sànt pér fàghela capì

(E’ una cosa dura da digerire

e non c’è santi per fargliela capire)

In sèmper lì prónt a ògni paròlla, a ògni bòffàda

A mèttet ‘na màn adòss, a dat ‘na frucada

(Son sempre lì, pronti a ogni parola, a ogni sospiro,

a metterti una mano addosso, a sfrugugliarti)

……..

Par che a parlàt sènza tóccàt

Riessen mìnga a fàs capì, a comunicàt

(Sembra quasi che a parlarti senza toccarti

non riescano a farsi capire, a comunicare)

Però riva ón momènt, al lìmit dè la sópórtasión

Che àanca tì te pèrdet ón póo el balón

(Però arriva il momento, al limite della sopportazione,

che anche tu perdi un po’ la ragione)

E in lóra t’el fruchet ón póo sènza intenzión

Giùst per rivà a sègn su el so facción.

(E allora lo toccacci un po’ anche tu quasi senza volere,

giusto per poter arrivare a segno sul suo faccione)

Commenti

Un commento su “Non toccate, se potete”

  1. BELLA LA POESIA. SI CAPISCE BENE
    ANCHE IN DIALETTO. FORSE LA PRONUNCIA LASCIA UN POCO A DESIDERARE MA, CAPIRAI,SONO ROMAGNOLA!CIAO.

    Inserito da MARTA GIULIANA CAVINI | dicembre 6, 2010, 23:05

Scrivi un commento