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GRAN PREMIO 2010: CONTO ALLA ROVESCIA

Settembre a Monza: l’autodromo e la Ferrari.                                                                                                 

di Juri Casati (con un intervento dell’Assessore Andrea Arbizzoni)

Come ogni anno a settembre si ricomincia.                                                                                                                           

Per gli altri italiani settembre è il mese in cui ricominciano le scuole e in cui bisogna comprare libri, zaini e quaderni. Per gli altri italiani settembre è il mese dei buoni propositi: ci si iscrive a corsi per imparare qualcosa – di solito una lingua straniera – che poi vengono regolarmente abbandonati verso novembre, quando il freddo si fa più intenso. Per noi brianzoli settembre vuol dire questo, ma vuol dire anche qualcos’altro dal momento che il primo evento di un certo rilievo che ci troviamo ad affrontare a settembre è il Gran Premio di Formula 1. Quest’anno il Gran Premio si svolgerà il 10, 11 e 12 settembre.          A pensarci bene in realtà il Gran Premio di Formula 1 ci ha seguito anche in vacanza. Infatti a chi di noi durante le ferie non è mai capitato di sentirsi chiedere o di dover dire la città in cui è nato o la città da cui proviene ? E chi di noi quando ha dovuto citare Monza non ha abbinato il nome di Monza al Gran Premio di Formula 1 ? D’altronde cosa dovremmo fare ? Abbinare il nome di Monza al regicidio ? No. Mettiamocelo bene in testa: è il Gran Premio di Formula 1 che rende conosciuto il nome di Monza nel mondo e non altro: né corone ferree, né longobardi, né ville reali, né regicidi. Solo auto. Il che – bene inteso – non è uno scandalo. 

Anche questo semplice esempio ci ricorda come un Gran Premio di Formula 1 porti visibilità e notorietà internazionale alla città che lo ospita. Ma un Gran Premio di Formula 1 porta – anche questo è risaputo – turismo e un cospicuo giro d’affari. Era pertanto inevitabile che prima o poi qualcuno volesse entrare nel business. Lo ha fatto Roma e lo ha fatto in modo scoperto. Certamente la città di Roma ha il più antico circuito del mondo, il Circo Massimo,  perfetto per le corse dei carri, ma non ha un circuito automobilistico. Infatti l’ipotesi allo studio è quella di creare un circuito cittadino sul modello del Principato di Monaco. Tuttavia, a differenza del Principato di Monaco, il circuito di Roma non potrà essere ospitato in centro per motivi tecnici e vincoli storici, ma dovrà situarsi vero la periferia. Il quartiere prescelto sembra essere quello dell’EUR. Se ci pensate bene la manovra che Roma sta compiendo in questi mesi con Monza e il suo Gran Premio è la stessa compiuta (e coronata da successo) pochi anni fa da Roma con Venezia e il suo Festival del Cinema. Tale comportamento è certamente determinato da fattori economici legati al cambiamento delle abitudini turistiche. Infatti la permanenza dei turisti non solo a Roma, ma in tutte le località turistiche, è di durata inferiore rispetto al passato: spesso si tratta una toccata e fuga. Le celebri Vacanze Romane non esistono più o si sono ridotte di molto. Da questa situazione – che porta con sé la necessità di intercettare continuamente nuovi turisti mordi e fuggi – è nata l’idea di esprimere durante tutto il corso dell’anno un ciclo ininterrotto di eventi speciali sempre diversi: dalla notte bianca al Festival del Cinema, dal Gran Premio al Concerto del Primo maggio. E, se capitano, ben vengano Giubilei, Olimpiadi e Mondiali. È una logica di marketing simile a quella applicata dalla città di Las Vegas – e infatti anche Las Vegas ha ospitato la Formula 1 – che tende ad attivare tutti i giorni eventi speciali di tutti i generi e per tutti i gusti, dai concerti di Cèline Dion ai Mondiali di Boxe, e che non disdegna di citare sfacciatamente “beni” altrui come l’antico Impero romano, gli antichi Egizi e il lago di Como dal momento che ha come unico scopo quello di attirare a getto continuo un po’ tutti i tipi di turisti. È una logica di marketing che porta a chiedersi: quale città dopo Venezia e Monza dovrà pagare pegno a Roma la prossima volta?                               È una logica di marketing che però non è oggettivamente adatta a Roma.. Infatti Roma non è Las Vegas, ma è la Capitale d’Italia. Roma è la sede di Istituzioni politiche e culturali di rilevanza internazionale. Roma è la sede del Cattolicesimo. La statura storica, politica, culturale e religiosa della città consiglierebbe di mantenere per quanto possibile comportamenti misurati. Gli eventi speciali sono possibili – ci mancherebbe altro –, ma non a ciclo pressoché continuo perché altrimenti essi snaturerebbero e sminuirebbero il ruolo, la funzione e se vogliamo il primato di Roma trasformandola da città ricca di primari contenuti storici, politici, culturali e religiosi a città-contenitore di qualsiasi format, proprio come Las Vegas.

Comunque sia la città di Roma potrà anche ospitare un Gran Premio – d’altronde lo ha già fatto in un lontano passato – ma non potrà mai avere la storia che ha il circuito di Monza.

Sul sito ufficiale dell’Autodromo (www.monzanet.it) potete trovare la storia completa, affascinante e anche controversa dell’Autodromo di Monza dalla costruzione ai giorni nostri arricchita da un’enorme mole di dati storici, tecnici e statistici oltre che da una significativa galleria fotografica. Vi consigliamo caldamente di visitare questo sito: è molto utile per avere tutte le informazioni ufficiali e aggiornate sul circuito, sul Gran Premio o per acquistare i biglietti.

Autodromo 1958 archivio privato di Alfredo Viganò

Autodromo 1958 archivio privato di Alfredo Viganò

Impossibile rendere conto in questa sede di tutta la storia del circuito. Aiutandomi con le informazioni contenute nel sito dell’Autodromo ne ripercorro qui qualche passaggio iniziale. La costruzione dell’Autodromo di Monza fu decisa nel gennaio del 1922 dall’Automobile Club di Milano per rispondere ad una serie di esigenze. Innanzitutto celebrare il venticinquesimo anniversario di nascita dell’Associazione. In secondo luogo per fornire una sede adatta al Gran Premio automobilistico d’Italia in modo tale da poter competere con il già affermato Gran Prix dell’Automobile Club di Francia, nato qualche decennio prima. Infine c’era anche l’esigenza di disporre di un impianto stabile che consentisse di svolgere prove sperimentali di ogni tipo con autoveicoli e motoveicoli. Teniamo presente che quelli erano gli anni in cui stava esplodendo il fenomeno del Futurismo, una corrente culturale che esaltava apertamente la velocità, la macchina, l’industria.

Per la localizzazione geografica dell’Autodromo vennero fatte varie ipotesi tra cui l’area in cui sorge l’attuale Aeroporto di Malpensa. La soluzione monzese prevalse perché c’era la disponibilità di un’ampia area libera in un parco recintato, era a breve distanza da Milano ed era ben collegata. Il compito di redigere il progetto fu affidato all’architetto Alfredo Rosselli.    La prima pietra fu collocata alla fine di febbraio del 1922, ma fin da subito si manifestarono perplessità per l’impatto ambientale che il circuito avrebbe avuto. Le autorità ordinarono la sospensione dei lavori per motivi di “valore artistico, monumentale e di conservazione del paesaggio”. Alla fine prevalse la tesi dell’assoluta necessità di un autodromo, anche se dimensioni ridotte rispetto al progetto originario. Pertanto a fine aprile arrivò il benestare definitivo. Quello fu il punto di non ritorno. Ricordiamoci però che la sensibilità paesaggistica ed ecologista in Italia si è diffusa solo in questi ultimi decenni. In quegli anni non c’era. Anzi per esempio il Futurismo esprimeva un certo disprezzo per la sensibilità paesaggistica, considerata una romanticheria sorpassata. Infatti una celebre espressione del movimento futurista era: “Uccidiamo il chiaro di luna che si specchia nei Navigli”.

L’Autodromo fu costruito in centodieci giorni, tempo impensabile per qualsiasi opera pubblica ai giorni nostri. Il circuito ideato dall’architetto Rosselli comprendeva un anello per l’alta velocità della lunghezza di 4,5 chilometri. Il recinto tribune includeva la tribuna d’onore con una capienza di 3000 posti e sei tribune laterali da 1000 posti ciascuna, tutte costruite in legno e muratura. La pista fu percorsa per la prima volta il 28 luglio da Pietro Bordino e Felice Nazzaro a bordo di una Fiat 570.L’apertura ufficiale dell’impianto avvenne il 3 settembre 1922 alla presenza del Presidente del Consiglio Facta, con una gara che fu vinta da Pietro Bordino su una Fiat 501 modello corsa.

Nel 1933 sulla curva sopraelevata Sud perdettero la vita in un incidente i piloti Campari, Borzacchini e Czaykowski. Il triplice incidente mortale portò a ripetute modifiche del tracciato che si susseguirono per diversi anni.

Nell’aprile del 1945 il rettifilo delle tribune ospitò una parata di mezzi corazzati alleati che ne rovinò il fondo. Poco più tardi vaste aree, soprattutto nella zona meridionale del circuito, furono adibite a deposito di automezzi militari e di residui i bellici.

Nel 1955 si decise di realizzare opere che trasformassero l’intero complesso sotto il profilo della funzionalità. Fu l’inizio di una serie di opere che si sono susseguite senza soluzione di continuità nei decenni successivi fino ai giorni nostri soprattutto per migliorare la sicurezza dei piloti, del pubblico e dei commissari di gara. Ma gli interventi negli anni si sono via via resi necessari anche per migliorare la fruizione delle gare dal vivo e per esigenze televisive.

Bastano questi brevi cenni storici per farci comprendere come tutte le tematiche relative al circuito di Monza ancora oggi dibattute fossero in realtà già presenti fin dalla sua costruzione. In particolare mi riferisco al tema della sicurezza e al tema ambientale della convivenza del circuito con il Parco.

In sede di consuntivo dobbiamo ammettere però che se il circuito di Monza è nato molti anni prima della Ferrari, tuttavia esso è diventato famoso anche e soprattutto perché la sua storia si è intrecciata con la storia della Ferrari. Ripercorriamo la leggenda – anche qui purtroppo solo per brevi cenni – della Scuderia Ferrari (e questa volta dobbiamo ringraziare l’ufficio stampa della Ferrari per la preziosa collaborazione).

La storia della Ferrari comincia ufficialmente nel 1947 quando dallo storico portone di via Abetone Inferiore a Maranello uscì la prima vettura marchiata Ferrari, la 125 S, una vettura frutto della passione e della determinazione del fondatore, Enzo Ferrari.

PRESENTAZIONE FERRARI F2010

PRESENTAZIONE FERRARI F2010

Nato a Modena il 18 febbraio 1898 e scomparso il 14 agosto 1988, Enzo Ferrari ha dedicato tutta la sua vita alle vetture  sportive e alle corse automobilistiche. Pilota ufficiale dell’Alfa Romeo nel 1924, cinque anni dopo fondò la Scuderia Ferrari, in viale Trento Trieste a Modena, con lo scopo di far partecipare alle competizioni automobilistiche i propri soci, soprattutto gentlemen. Nel 1938 diventò direttore di Alfa Corse, incarico che lasciò nel 1939 per fondare, presso la vecchia sede della Scuderia, l’Auto Avio Costruzioni. In questa sua nuova azienda Enzo Ferrari realizzò una vettura sportiva, una spider 8 cilindri, denominata 815, che fu costruita in due esemplari e partecipò alla Mille Miglia del 1940. L’inizio della seconda guerra mondiale pose fine a ogni attività agonistica. Alla fine del 1943 le officine della Auto Avio Costruzioni furono trasferite da Modena a Maranello.

Al termine del conflitto ebbe inizio la progettazione e la costruzione della prima Ferrari, la 125 S, 12 cilindri che, affidata a Franco Cortese, debuttò sul Circuito di Piacenza l’11 maggio 1947 e il 25 dello stesso mese vinse la sua prima gara al Gran Premio di Roma, sul circuito intorno alle Terme di Caracalla. Da allora la Ferrari ha colto sui circuiti e sulle strade di tutto il mondo oltre 5.000 vittorie, creando le basi della leggenda Ferrari.

A tutto il 2009 i successi più significativi ottenuti dalla Ferrari sono: 15 Campionati del Mondo Piloti F1, 16 Campionati del Mondo Costruttori F1, 14 Campionati del Mondo Marche Sport, 9 successi alla 24 Ore di Le Mans, 8 alla Mille Miglia, 7 alla Targa Florio e 210 vittorie in Gran Premi F1.

Il marchio che contraddistingue le vetture Ferrari ha una origine eroica. Il pilota da caccia Francesco Baracca, medaglia d’oro della prima guerra mondiale, lo aveva adottato come emblema personale, dipingendolo sulla fusoliera del suo aereo. Al termine del conflitto, i genitori di Baracca affidarono l’immagine del Cavallino a Enzo Ferrari, che lo assunse quale simbolo della scuderia automobilistica da lui fondata (apponendolo su uno scudo giallo, colore della città di Modena, sormontato dal tricolore).

Invece il colore rosso tipico della Ferrari, mai abbandonato, è ripreso dal colore stabilito dalla Federazione Internazionale dell’Automobile nei primi anni del secolo scorso come colore nazionale italiano per le vetture da Gran Premio.

Nel 1969, per far fronte alle crescenti richieste del mercato, Enzo Ferrari cedette al Gruppo Fiat il 50% delle sue quote azionarie, percentuale salita al 90% nel 1988. Attualmente la composizione azionaria del capitale sociale Ferrari è così ripartita: 85% Gruppo Fiat, 10% Piero Ferrari, 5% Mubadala (Abu Dhabi).

Fu proprio dopo la scomparsa del fondatore verso la fine degli anni ‘80, che gli azionisti, per rilanciare una Ferrari in difficoltà, nel 1991 nominarono Presidente Luca di Montezemolo. Sotto la sua guida l’azienda è tornata a vincere nei circuiti di Formula 1, a lanciare nuove vetture, ad aprire nuovi mercati senza dimenticare i valori del passato. È stato inoltre avviato un grande progetto di rinnovamento aziendale denominato Formula Uomo, che pone le persone al centro di tutte le attività aziendali, creando ambienti di lavoro belli, innovativi, luminosi, ecologici e sicuri.

Più volte in questi anni abbiamo letto delle indagini di mercato che hanno indicato la Ferrari come il luogo di lavoro ideale.

Arrivati a questo punto ci accorgiamo che abbiamo messo tanta carne al fuoco: il derby Roma- Monza per il Gran Premio d’Italia, la questione economica legata alla presenza di un Gran Premio, la storia del circuito di Monza e la storia della Scuderia Ferrari. Diamo a questo punto spazio alle istituzioni locali per vedere cosa ne pensano di questi temi. Abbiamo rivolto alcune domande ad Andrea Arbizzoni, Assessore allo Sport del Comune di Monza.

L'Assessore Arbizzoni Andrea

L'Assessore Arbizzoni Andrea

La prima domanda è anche la più ovvia: il Gran Premio via da Monza?                                                     

Assolutamente no. A Monza rimarrà il Gran Premio d’Italia innanzitutto fino al 2016 da contratto: Roma o non Roma. Il problema semmai è un altro e si potrà evidenziare o dal 2012 o dal 2013 con l’eventuale secondo Gran Premio d’Italia. Io non credo che con i due Gran Premi le torte diventerebbero due, ma ci sarebbe una spartizione e Monza rischierebbe di più di Roma. Anche se Monza già in passato ha prevalso su San Marino, vincendo la sfida e restando Gran Premio d’Italia.

Proprio in quest’ottica è evidente che l’Autodromo di Monza non possa più essere solo dedicato alla Formula 1, ma debba diversificare la propria attività. Cosa ne pensi?                                                                                      

Proprio per la sfida di Roma l’Autodromo non può più essere pensato solo come contenitore di motori ed alta velocità, ma va usato 365 giorni all’anno anche per altro come la manifestazione BIMBO’, che quest’anno per la prima volta si è appunto svolta al suo interno, o le Special Olympics. Insomma: iniziative che possano rilanciare l’Autodromo come contenitore di eventi di più tipologie. Sarebbe bello anche portarci dei concerti, in futuro.

Passiamo al Gran Premio 2010. Quanto lavoro comporta l’organizzazione e l’ideazione degli eventi legati al GP ? Puoi parlarci di Monzapiù, il tradizionale appuntamento che introduce e accompagna il Gran Premio di Formula 1 con iniziative collaterali di carattere culturale, sportivo e sociale ? Ci sono novità in vista ?                                     In realtà noi diamo in gestione l’organizzazione degli eventi di MonzaPiù alla società Scenaperta SpA che si avvarrà a sua volta della collaborazione di altre società. Come Assessorato allo Sport diamo degli input a Scenaperta SpA: quest’anno vorremmo avere una “Monza più più”, vista la sfida che ci lancia Roma. Poi è Scenaperta SpA ad organizzare in concreto la manifestazione. La novità principale è che quest’anno la manifestazione durerà due giorni in più rispetto al passato ed infatti si svolgerà da martedì 7 settembre a sabato 11 settembre. I punti di forza saranno: la sfilata di moda di Lorenzo Riva in via Vittorio Emanuele il 10 settembre e il concerto di Mario Biondi in Villa Reale l’11 settembre. Ma ci sono moltissime altre iniziative.

Una domanda quasi scontata. Che scuderia tifi?                                                                                                    

Ovviamente la Ferrari. Spero che quest’anno possa tornare a vincere nel nostro Gran Premio.

Torniamo a noi. Le ultime indicazioni.                                                                                                                              

Come accade da qualche anno a questa parte anche quest’anno è stato predisposto un piano integrato di mobilità per facilitare l’arrivo dei tifosi all’Autodromo con treni speciali e bus navetta di collegamento. Infatti non è possibile entrare nel Parco con l’auto. L’auto deve essere lasciata nei parcheggi predisposti al di fuori del Parco.                                             

Infatti è vero – e lo abbiamo riconosciuto – che Monza deve la sua notorietà internazionale al fatto che a Monza si svolge il Gran Premio di Formula 1, ma Monza e non è esclusivamente il Gran Premio di Formula 1. Monza è anche una Villa Reale, una chioccia con i pulcini, una corona ferrea e – perché no – anche un regicidio.

Ma Monza è anche e soprattutto il Parco cintato più grande d’Europa, un Parco all’interno del quale per uno scherzo del destino è stato costruito un Autodromo che ha intrecciato la propria storia con la storia di una scuderia leggendaria: la Ferrari.                                                                                                                                                                            

Storie, leggende, cittadini, tifosi, ecologisti, soldi e passione, Autodromo e Parco. La quadratura del cerchio sembra proprio impossibile da trovare.

Ma in fondo non esistono circuiti quadrati.

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