“Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la violenza contro le donne rappresenta la prima causa di morte per il sesso femminile fra i 25 e i 44 anni. E a leggere i dati Istat del 2007 emerge che in Italia il 14,3% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza dal partner o dall’ex e che ogni anno vengono uccise di media 100 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. Una mattanza che non conosce confini geografici, culturali o sociali. Circa il 10% degli omicidi avvenuti in Italia dal 2002 al 2008 – secondo Massimo Lattanzi, fondatore dell’Osservatorio Nazionale sullo Stalking, ha avuto come prologo atti di stalking, l’80% delle vittime e’ di sesso femminile e la durata media delle molestie insistenti e’ di circa un anno e mezzo.”
Fonte: Ansa
Comincio così questa riflessione sullo stalking, con dei dati concreti che rendono l’idea della gravità della situazione. Stalking, una parola che è entrata nel nostro vocabolario giuridico nonché comune da pochi anni ma che, nella sostanza, esiste da sempre. Stalking, una parola troppo inglese, che significa persecuzione.
Persecuzioni vere e proprie di ex fidanzati o mariti, appostamenti, sms, telefonate ossessive, pedinamenti che sfociano in omicidi e spesso anche nel suicidio del carnefice stesso, un pensiero fisso che si può riassumere con una frase semplice ma efficace: o con me o morta.
E non si può, anzi, non si deve parlare di follia. Troppo comodo rigirare sempre la frittata invocando i demoni della mente. Si tratta, invece, per lo più di persone, di uomini, apparentemente normali, che semplicemente non accettano i cambiamenti della vita. Che pretendono amore, anche quando l’amore è finito. Perché, obiettivamente, la parola amore, a (alfa privativo) e mors (morte) dovrebbe significare l’esatto contrario, ovvero: ciò che sconfigge la morte. Ma non si può neanche filosofeggiare, si correrebbe il rischio di romanzare fatti di cronaca atroci, veri e propri delitti, negazioni della vita, negazioni della libertà. Amori malati, senso del possesso e non solo in ambienti degradati, come spesso si vuole far finta di credere, ma ovunque. Non so per quale motivo, ma specialmente d’estate siamo tempestati da notizie di cronaca di questo tipo.
Anche qui, anche nella nostra bella e ricca città, Monza.
Non più tardi dello scorso luglio giunge alle cronache il caso di una ventinovenne monzese rimasta anonima. Il marito, trentaseienne, la chiamava in continuazione, ripetendole che l’avrebbe uccisa. Lo stesso marito che aveva amato, lo stesso uomo che aveva sposato convinta di trascorrere con lui tutta la vita. La stessa voce che aveva fatto promesse d’amore eterno ora la minacciava, duramente, incessantemente, di morte. Immaginiamoci lo strazio, le contraddizioni che si muovevano nell’animo di questa donna, che ha aspettato fino all’ultimo momento, forse appena in tempo per non essere ammazzata, di denunciare il marito. Aveva provato a persuaderlo, con dolcezza, che la loro storia era finita e che sarebbe stato meglio per entrambi provare a rifarsi una vita. Immaginiamoci l’animo dilaniato nel non riconoscere più l’uomo che si era tanto amato, la lentezza con cui gli occhi, piano piano, cominciano a scoprire il ritratto di Dorian Gray e vedere finalmente il vero volto di un uomo. Io rimango colpita dalle foto di queste donne morte, uccise dall’amore. Una abbracciava il suo labrador e rideva, l’altra beveva un aperitivo in un bar con un’amica. E la rabbia mi assale di fronte a queste vite spezzate e private di dignità e, spesso, poco ascoltate nelle loro denunce. Bisogna imparare a difendersi. E’ già un grande passo avanti che in Italia le condotte tipiche dello stalking configurano il reato di “atti persecutori” (art. 612-bis c.p.), introdotto con il D.L. 23 febbraio 2009 n. 11. La norma introduce nel codice penale l’articolo 612-bis, dal titolo “atti persecutori”, che al comma 1 recita:
« Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita ».
Adesso bisogna imparare ad usare questa legge. Ad abbattere i comprensibili timori di chi è vittima e ad ascoltare le denunce senza mai sottovalutarle. Bisogna impedire, che un uomo possa, a causa della inadempienza e leggerezza di alcuni, in un solo giorno ammazzare due sue ex fidanzate, che vivono a distanza di km e che avevano entrambe denunciato il loro futuro assassino. E solo perché non vi è stata comunicazione tempestiva tra le autorità. Piedi ben piantati in terra e solidarietà. Lasciamo ai poeti e agli scrittori l’ardore di scrivere drammi, ricordiamoci di Shakespeare con l’occhio di appassionati lettori. Perché non stiamo parlando di amore e morte in metrica. Ma di giovani donne accoltellate in mezzo ad una piazza o nella loro casa dopo che, disperatamente, avevano cercato di dar voce alla loro condizione di perseguitate. Considerate oggetti di proprietà: e in questo non c’ è niente di romantico. E non vi è riflessione sull’insicurezze sociali e lavorative che la società odierna di certo provoca in tutti noi, che possa giustificare niente di simile. D’amore non si muore.
Questo non è amore.
N.B. Il numero verde dello Sportello anti-stalking del Comune di Desio è: 340-0584725.







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