25 MINUTI PER TE…
Intervista al poeta di Seregno Simone Morano
di Silvia Polonio
Hai perso una goccia, Editrice Fermenti, è la prima pubblicazione di Simone Morano, ventitré anni il prossimo 30 Novembre, sagittario a tutti gli effetti. Una raccolta di poesie, meglio definibili come un insieme di pensieri, inquietudini, domande a dir poco premature vista la giovane età di questo promettente scrittore.
Interrogativi senza risposta e “…questo perché le poesie contenute sono chiavi, non porte. Le porte sono dentro il lettore… ”, come scrive l’amico Dario Fumagalli nella pagina face book, creata in onore della raccolta di poesie di Simone. Incontro Simone una domenica mattina autunnale, un appuntamento virtuale. Ore 11.
A che ora ti sei svegliato stamattina?
La verità? Dieci minuti fa! Ho fatto un po’ tardi ieri sera!
Notte brava?
Almeno la domenica me lo concedo, ero a cinque minuti da casa… chiacchiere e musica a casa di amici, non amo molto i posti affollati dove non si possa dialogare.
Atipico per un ragazzo della tua età!
In effetti, sono stato un 16enne atipico, ora credo di vivere la mia età per gli anni che ho. Vorrei rivivere la mia adolescenza perché credo di non averla vissuta, se ripenso all’estate dei miei 17 anni ricordo un Simone che se ne stava chiuso in casa. Il tempo scorre e non ritorna. Non so perché, ero timido, riservato ma non avevo particolari problemi. Ero il classico bravo ragazzo che usciva solo per andare a scuola e il resto del tempo lo passava a casa a studiare.
A fine Luglio 2010 la Editrice Fermenti pubblica la tua raccolta di poesie, una meta raggiunta a soli ventidue anni. Com’è nata l’idea di scrivere un libro?
Pensieri spezzati, frammenti di riflessioni, ispirazioni fulminanti, stimolati da letture, film o eventi esterni, che da quando ho sedici anni esprimo nella scrittura e dei quali ho avuto una consapevolezza logica che mi permettesse di armonizzarli solo negli ultimi anni. Ho accumulato talmente tanti fogli di carta che all’inizio di quest’anno ho deciso di “riorganizzarli” e in soli sei mesi è nato Hai perso una goccia, una raccolta di circa cinquanta poesie.
Alcune poesie sono autobiografiche, mie inquietudini sviscerate, altre sono rappresentazioni della realtà in cui tento di pormi dal punto di vista di chi ha concezioni diverse dalle mie, e per questo motivo il lettore potrebbe ritenerle controverse l’una dall’altra. In effetti, non c’è un filo conduttore nella raccolta, ogni poesia ha una sua storia. Il complimento che più mi ha colpito è stato quello di un’amica che mi ha detto: “Simone, questa poesia non l’ho capita….ma mi è piaciuta tantissimo”. Ed è proprio per questo che ho scelto la forma poetica e non altre forme letterarie di più semplice lettura, e di conseguenza prodotti più commercializzabili. Perché il mio obiettivo non è dare risposte che non esistono o occupare sere annoiate, ma piuttosto dare al lettore spunti di riflessione.
Quali sono i dolori e le inquietudini che metti su carta?
I temi sono svariati, dall’amore alla religione, dal significato della morte, al senso della vita, i miei luoghi di vita come perno centrale perché ritengo che per quanto ognuno di noi possa avere pensieri autonomi la realtà che ci circonda non possa non condizionarci. La morte è il mio pensiero ricorrente, lo definisco un pensiero limite perché non ci è dato sapere. Il mondo c’era ancor prima che ognuno di noi iniziasse a esistere attraverso la nascita. Il mio primo ricordo in merito è quando da piccolino, raccolsi un uccellino ferito e, nonostante le mie cure, la morte lo prese con sé. E’ da quel momento che iniziai le riflessioni sulla fine della vita. Non ne ho paura e sottolineo, non ho pensieri macabri in merito, solo la domanda del prima e del dopo ricorre frequentemente. Non ricordo esattamente a quanti anni ho iniziato a “pensare”, non ho mai scritto un diario, ho sempre salvato tutto in qualche cartella disorganizzata del cervello fino a quando ho sentito l’esigenza di stampare tutti questi file salvati, che stavano diventando ormai troppi.
Forse sono temi banali, comuni ai più.
Simone, le tue insicurezze sono un valore aggiunto al tuo io. Non sono i temi a esser banali, sono quei “più” a esserlo, i quali, a differenza di un Simone Morano, non fermano la corsa della vita per riflettere né tantomeno per esporre o condividere. Torniamo a noi.
Ti va di raccontarci come sei entrato in contatto con l’editore?
Ho inviato la raccolta a diverse case editrici, cosciente del fatto che la poesia non è di certo un prodotto commerciale, e che sarebbe stato difficile trovare un editore interessato commercialmente a uno sconosciuto ragazzo brianzolo. Chiunque può vedere pubblicata una propria opera, basta pagare. La mia ricerca, fatta completamente su internet, è stata quella di trovare una casa editrice seria, che fosse davvero interessata alla mia composizione. E così è stato, Editrice Fermenti ha voluto credere in me e in pochi mesi, dopo una costruttiva collaborazione, ho visto nascere il mio libro.
Quante bottiglie hai stappato?
La verità è che non ho detto nulla a nessuno, nemmeno alla mia famiglia, fino alla pubblicazione definitiva. Ho scritto per me, ho scritto quello che davvero volevo esprimere, cosa che ha la possibilità di fare chi, a mio avviso, non ha un nome, perché non deve soddisfare le aspettative di un pubblico fidato. L’ho detto ad un solo amico al quale ho lasciato l’onere di comunicarlo poi agli altri amici, talmente m’imbarazzava la cosa. Sono molto riservato e introverso, non m’interessa la gloria del momento. Io le considero poesie scritte da un ragazzo di venti anni, con i limiti che questo può comportare.
Sono l’introverso e riservato Simone e tale resto, con un libro pubblicato o meno.
Molti artisti utilizzano la rete per divulgare i propri pensieri. Ti ho cercato su facebook e myspace per chiederti l’amicizia ma non ti ho trovato, non sono riuscita a trovare nemmeno una sorta di blog. Tu che rapporto hai con Internet?
Io non ho un profilo facebook ma credo che prima o poi probabilmente m’iscriverò anch’io. So che alcuni amici, a mia iniziale insaputa, hanno creato una pagina per pubblicizzare il libro ma ammetto di non averla ancora vista. Internet è stata la spinta a uscire dalla solitudine della mia adolescenza. So che può sembrare patetico ma la verità è che i social network mi hanno aiutato a ritrovare e approfondire contatti.
Una laurea in linguaggi dei media a ottobre 2009, una collaborazione nel Giornale di Seregno durante gli studi, un libro appena pubblicato. Il futuro: poeta, scrittore, entrambi o lascerai decidere al destino?
Il giornalista freelance! Ho fatto uno stage di tre mesi presso SportMediaset, ambiente che adoravo sotto tutti i punti di vista, dove mi occupavo di sport, passione adolescenziale che avevo tralasciato per mancanza di tempo, stage che mi ha fatto riscoprire i sogni di ragazzo, quando sognavo di diventare un giornalista sportivo. Ora scrivo su tre siti internet, Supereva, dove seguo tre blog su Ligabue, i Negrita e l’Inter; Blogtivvu un sito d’informazione su programmi televisivi e infine su lapaginadellosport.it, dove mi occupo di basket e pallavolo. Unisco l’utile al dilettevole. Nel frattempo, come qualsiasi altro ragazzo della mia età, spedisco il mio curriculum vitae alle varie testate giornalistiche, sperando di poter iniziare la mia gavetta e diventare, un giorno, il giornalista che sento essere in me, e non un semplice scrivano da “copia e incolla”. Se e fino a quando non arriverà l’occasione, sono pronto a impegnarmi in qualsiasi tipo di lavoro, a patto che mi permetta di stare in contatto con le persone, il commesso in un negozio, ad esempio.
Sei nato a Seregno e vivi a Meda da quando avevi sette anni. Ho letto una tua intervista, pubblicata proprio nel Giornale di Seregno, alla poetessa Tiziana Soressi, originaria piacentina e trapiantata a Meda, dove lei ti parla entusiasta della concretezza creativa di Meda e della terra brianzola in genere. Ti ritrovi in questa visione della Brianza?
Assolutamente! Devi sapere che Meda è la città del design e del mobile, la fantasia unita alla concretezza del falegname e credo che, nell’intenzione della Soressi, il concetto fosse quello di trasferire tale visione anche alla scrittura, definendo quindi lo scrittore un falegname della parola.
Io mi sento un brianzolo di Medegno, un po’ di Meda e un po’ di Seregno, una città di mia invenzione.
Nel mio futuro vedo un appartamentino per lavoro in centro a Milano ma “la casa bella”, quella dove vivere, la voglio a Meda.







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