di Marta Migliardi
Antonio Oleari, 25 anni, scrittore, speaker radiofonico e, a tempo perso (come racconta lui sorridendo) studente di Lettere. Vive a Meda, ma i suoi occhi guardano lontano. Racconta la sua passione per la musica, la scrittura e gli anni ‘70 come un nostalgico, come se quell’epoca l’avesse respirata davvero. Una mente in viaggio continuo, tra la concretezza dei suoi anni e le visioni di quelli che furono e che saranno. “Non sono le persone a fare i viaggi, ma i viaggi a fare le persone”, scriveva John Steinbeck. E non è la meta l’essenziale ma il percorso. La poesia è rock e Leopardi non è uno sfigato. E non c’è nulla di più profondamente vero che (pur dovendo usare la nostra curiosità per conoscere il mondo e noi stessi, pur volendo, a volte, scappare) la cosa che ci permette di fare questo con equilibrio e scaltrezza è la certezza di avere un posto in cui tornare.
La foto che Antonio ci dona per l’articolo è una perfetta immagine di questo giovane e brillante scrittore: in piedi, zaino in spalla, nella sua Isola di Wight. Seconda stella a destra e poi dritti… fino al mattino.
Prima di cominciare a parlare del tuo libro ho letto che sei appassionato di musica alternativa. Cos’è per te la musica alternativa?
Per assurdo la musica alternativa è quella che una volta non lo era. Nel mio caso, tendenzialmente, credo sia una musica che ha un po’ di anni e quindi le radio, i media e la tv fanno fatica a darle spazio.
Io nasco come dj radiofonico a Radio Cantù dove ho iniziato con un programma proprio dedicato al rock degli anni ‘70, una passione che io coltivo sin da quando ero piccolo. Da qui grazie ad interviste e speciali radiofonici ho approfondito ancora di più l’argomento e ampliato il mio mondo musicale. Adesso, sempre in radio, conduco un programma che si chiama Spectrum, su una web radio che si trova su www.linearock.it e che ha come sede Radio Lombardia. In questo programma la musica alternativa è anche la musica di oggi, ovvero quella indipendente e quella un po’ meno commerciale.
Dalla radio alla scrittura…
Io poi, per i casi stranissimi della vita, sono diventato uno scrittore rock, perché mi occupo di questa musica, partendo sempre da anni che non ho mai vissuto ma avrei voluto vivere.
Dal tuo romanzo Destinazione Isola di Whight, infatti, si evince proprio la tua passione per gli anni ‘70. Com’è scoccata questa scintilla?
Non lo so, credo che questa passione sia scaturita soprattutto dalle immagini. Anche guardando le foto dei miei genitori, che all’epoca avevano la mia età, mi viene una sorta di nostalgia. Musicalmente parlando non si tratta di nostalgia ma di un gusto oggettivo. E’ indubbio che il rock, in quegli anni, abbia dato il meglio di sé. Nell’estate del 1999 un mio amico con il walkman mi fece ascoltare una cassetta di Emerson, Lake & Palmer e rimasi stupito di come avevano trasformato in rock un pezzo di musica classica. Questa cassetta che ascoltai era niente meno che Pictures at an Exhibition, del 1970, che, guarda a caso, loro eseguirono dal vivo proprio durante il concerto all’Isola di Whight…
Il tuo libro, per l’appunto, si intitola Destinazione Isola di Wight. Ce ne parli?
Innanzitutto è il mio primo romanzo, perché io vengo da saggi musicali o biografie. Ho scritto, per esempio, un libro dedicato alla Genova di De Andrè. Poi ho scritto anche, in occasione del trentennale della sua morte (1979), di Demetrio Stratos, quindi sempre nell’ambito degli anni 70. Per il quarantennale del festival dell’Isola di Wight mi hanno chiesto di scrivere qualcosa, anche perché, ricordiamolo, nei numeri, questo raduno europeo fu anche più grande di Woodstook. Io non volevo fare un altro saggio, non volevo essere ancora didascalico e allora mi sono inventato un romanzo. La storia di due ragazzi che partono da Milano, mettendo in gioco la loro voglia di crescere. Sono due amici molto diversi tra loro: Alex, che è il protagonista e Orfeo, su una due cavalli attraversano l’Europa e cercano di raggiungere questa isoletta al largo della Manica, tra Francia e Inghilterra. Un viaggio di incontri con gli altri ma anche con il proprio io, accompagnato da una colonna sonora che si rifà a brani di quel periodo, sempre però con il riferimento a quello che accade. Ad esempio, all’inizio ho messo Mother di John Lennon perché uno dei motivi del romanzo è il rapporto del protagonista Alex con la madre, che lo ha abbandonato per inseguire le rock star, una groupie… non ti dico come va a finire!
Scrittura o parola?
Scrivere mi permette di avere sempre il dominio di me stesso. In radio, certo, c’è improvvisazione però, almeno nel mio caso, c’è anche tanta preparazione. Difficilmente vado a braccio, ma sono una “bella lingua” anche in radio…ma, se devo scegliere, sicuramente preferisco la parola scritta e , per assurdo, ti aggiungo anche che nonostante abbia scritto sino ad oggi di musica, ho capito, dopo questo romanzo che voglio rimanere sulla narrativa, al di là anche della musica. E, ti dirò di più… anche sulla poesia. Infatti sto curando un mio libro di poesie. Sfatiamo i falsi miti: molti pensano che il poeta sia una figura “sfigata” (leopardianamente parlando) e che il rock’n roll sia tutt’altro, io invece penso che la poesia sia uno dei migliori modi in cui riesco ad esprimermi e a capire gli altri. E poi, di fatto, le più grandi canzoni sono poesie. In futuro farò proprio questo libro di poesia che parla di rock’n roll. Due mondi opposti: il rock duro, dal giubbotto di pelle e da scatenati, e la poesia. Li voglio unire.
Chi volesse acquistare il tuo libro come può fare?
Il libro ha una buona distribuzione nelle librerie e poi oramai con i webstore lo si può anche ordinare via internet. La casa editrice è la Aereostella (www.aereostella.it). Io, invece, tengo aggiornati gli interessati tramite il mio blog http://scriveresenzaorario.blogspot.com
Domanda territoriale: tu vivi a Meda, che rapporto hai con la Brianza?
Ho un rapporto combattuto con la Brianza! Il luogo in cui si nasce è sempre il posto da cui vorresti fuggire, ma dove poi alla fine, torni sempre! La parte di Brianza in cui vivo che è quella di Meda, Seveso, Lentate, ecc… la adoro e ci vivo molto volentieri, perché c’è ancora parecchio verde e si possono raggiungere comodamente anche Milano, Monza, Como, Lecco…
Sono sempre in bilico tra la voglia di andarmene e di rimanere. Ma, tutto sommato, ci rimarrò perché le mie radici sono qui e non a caso anche i personaggi del mio ultimo libro partono da Milano, da casa…
A proposito di Milano…Ora che Monza è capoluogo di provincia pensi che soffra ancora di complessi d’inferiorità verso il capoluogo meneghino o qualcosa si sta muovendo, intendo per la musica e i giovani?
Un pochino ne dovrà soffrire, è fisiologica la cosa. Però noto che, a livello musicale, si sta decentrando molto la cosa rispetto a Milano. Al di là dei grandi concerti e dei grandi raduni, tanta musica live è nei locali medio grossi che, di solito, sono in posizioni decentrate, soprattutto lungo le arterie stradali. Come ad esempio il Live di Trezzo, il Bloom a Mezzago…Milano ha l’attenzione mediatica ma alcune chicche, musiche più ricercate, vanno in questi locali anche perché hanno un pubblico selezionato. Anche Monza propone concerti di alto livello, come l’estate scorsa in Villa Reale.
Ultimo libro letto?
Kafka sulla spiaggia, del giapponese Murakami Haruki
Il tuo scrittore preferito?
Italo Calvino.
Tre motivi per cui vale pena vivere?
La musica, la curiosità e gli affetti.








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