di Guido Caimmi
E’ sicuramente uno dei Gran Premi più belli. E non lo penso solo io che essendo monzese sono assolutamente di parte, ma lo sostiene la maggior parte degli appassionati di automobilismo. Il circuito di Monza costituisce non solo uno dei più antichi percorsi su cui si sono svolte gare internazionali di automobilismo, ma è anche uno dei più veloci al mondo ed è stato teatro di alcune tra le più avvincenti battaglie cui si sia assistito in tutta la storia della Formula 1.
La storia
Il gran premio di Monza nasce nel 1922, l’anno dopo che fu disputato il primo gran premio d’Italia, a Montichiari, nel 1921. Da lì in poi l’autodromo in mezzo al parco rimane quasi costantemente, fatta eccezione per alcuni anni, il principale palcoscenico italiano dell’automobilismo. E dal 1950 in poi è sempre l’autodromo di Monza ad ospitare un appuntamento fisso, la seconda settimana di settembre, del neonato Mondiale di Formula 1. In una sola occasione, nel 1980, è il circuito di Imola a farsi teatro per i corridori di Formula 1 al posto della pista di casa nostra.
E dunque uno storia molto lunga per un’attrattiva che tuttavia non perde mai il suo fascino. Ma il circuito in sé si è evoluto parecchio rispetto al suo progetto originale e si è venuto a modificare col tempo, fino a divenire, al giorno d’oggi, la pista in assoluto più veloce sulla quale si disputano gran premi di Formula 1. L’idea che è stata alla base della costruzione dell’autodromo di Monza, prevedeva un tracciato a forma di “otto” della lunghezza di 14 km ma, a causa dell’impatto sul Parco Reale, si è deciso invece di approvare un progetto che utilizzasse in gran parte le preesistenti strade del Parco e limitasse l’abbattimento degli alberi. Si è assistito quindi alla nascita di un circuito costituito da due anelli che potevano essere utilizzati insieme, alternando un giro dell’uno a un giro dell’altro (il rettilineo d’arrivo era in comune e, in questo caso, veniva diviso in due corsie), oppure separatamente.
Le prime modifiche al tracciato sono state apportate in seguito al primo, tragico incidente del 1928 che ha visto protagonista il pilota Materassi, il quale uscendo di pista in un punto in cui il pubblico era mal protetto, uccise oltre venti persone ferendone più che altrettante. Per alcuni anni, non si sono corse gare a Monza. Nel 1935 la pista, ridisegnata da Vincenzo Florio, ha riaperto i battenti e si sono cominciate a delineare le fattezze che ancora oggi la rendono una delle più avvincenti e spettacolari. Altre modifiche e variazioni sono state apportate nel 1939, e poi ancora nel 1948 dopo che gli eventi bellici ne avevano distrutto grandi parti.
Tutti questi lavori effettuati nella prima metà del ventesimo secolo hanno contribuito a rendere la pista monzese un vero e proprio “must” nel mondo delle competizioni automobilistiche tant’è che nel 1950, anno della nascita della Formula 1, si è deciso che Monza dovesse essere una delle tappe fisse della competizione.
Bella e oltremodo veloce la pista è stata anche protagonista di note tragedie storiche. Prima tra tutte, dai tempi della Formula 1, la morte del campionissimo italiano Alberto Ascari, che ha perso la vita durante una sessione di prove private. Sebbene la dinamica dell’incidente non sia mai stata chiara a nessuno, si è stabilito di effettuare altre opere di messa in sicurezza per il tracciato. Insufficienti a quanto ci racconta la storia visto che pochi anni dopo, nel 1961 e nel 1970, sono morti nell’ordine il ferrarista Von Trips e il pilota austriaco Rindt. E parliamo solo di piloti di Formula 1 perché Monza, nella costruzione del suo mito, ha preteso il sacrificio di tanti altri automobilisti. Va segnalato anche, che con i miglioramenti tecnologici che ogni anno davano la possibilità alle automobili di aumentare le velocità di punta, i rischi crescevano notevolmente, anche perché il circuito di Monza è sempre stato strutturato in modo tale da permettere alle macchine di esprimere tutto il proprio potenziale. E’ stato anche per questi motivi che dal 1970 in avanti, la maggior parte delle modifiche apportate alla pista sono state opere atte al rallentamento, come l’inserimento nei rettilinei delle chicanes, o alla sicurezza. Già intorno agli anni ’70 le velocità di punta superavano i 240 km orari ed è stato necessario modificare le dinamiche della pista così da non renderla ancora fatalmente famosa.
Il circuito
Ad oggi il circuito sito all’interno del Parco di Monza, consta di ben quattro rettilinei sui quali le vetture di Formula 1 più potenti riescono anche a sfiorare i 330 km orari. Per questo motivo l’autodromo di Monza è noto anche come “il tempio della velocità”. Oltre ai rettilinei, le curve di cui si confà il tracciato sono 12, 8 a destra e 4 a sinistra. I punti di maggior interesse per gli appassionati di automobilismo sono parecchi. Tanto per ricordarne alcuni, citiamo la variante Goodyear, una strettissima curva a destra di 90 gradi, seguita da un’altrettanto stretta curva a gomito a sinistra. Il cosiddetto curvone, ovvero una lunga curva a destra dal raggio molto ampio che si percorre praticamente a tutta velocità. La variante della Roggia, una esse sinistra – destra molto stretta che si affronta decelerando da oltre 300 km orari fino ai 120. Le due curve di Lesmo che in passato hanno costituito punti di grande attrazione per il pubblico. La variante Ascari, una rapida successione di curve destra – sinistra – destra che si affrontano anche in questo caso decelerando dopo un rettilineo in qui si sono passati i 300 km orari. E concludiamo con la “mitica” parabolica un curvone ad ampio raggio che si percorre in continua accelerazione e dal quale si esce col pedale “a tavoletta”. Le categorie minori non utilizzano il tracciato studiato per la Formula 1, ma corrono sulla cosiddetta pista junior, leggermente più piccola e decisamente più lenta.
In origine esisteva la sola tribuna centrale, riservata a pochi eletti della borghesia monzese, e italiana più in generale, mentre i cosiddetti posti popolari erano in piedi a bordo pista. Ma data la pericolosità della cosa e la crescente fama che il circuito vantava, nel corso degli anni si sono costruite altre tribune e oggi l’autodromo è in grado di ospitare ben 120.000 spettatori.
La Ferrari e non solo
Da sempre Monza è anche un “covo” di tifosi ferraristi. Dai tempi del defunto Ascari, passando per i successi anni ’60 di Phil Hill, fino ad arrivare ai trionfi di inizi anni ’70 firmati Clay Regazzoni, si può tranquillamente affermare che Monza, sia la gara di casa per la Ferrari. E sebbene in passato i ferraristi abbiano avuto di che festeggiare, i veri momenti di passione li hanno vissuti in epoca moderna con il più volte iridato Michael Schumacher, salito sul gradino più alto del podio per ben cinque volte tra il 1996 e il 2006. E anche l’ultimo Gran Premio disputatosi sul circuito brianzolo ha visto trionfare i colori del “cavallino” grazie allo spagnolo Alonso, protagonista di una gara strepitosa che lo aveva rimesso in piena corsa per la conquista del titolo mondiale.
Non solo Ferrari, ma anche tanta Mclaren negli ultimi vent’anni a Monza. E non solo protagonista in positivo. È passato agli annali come uno dei momenti più toccanti della storia della Formula 1il pianto di Mika Hakkinen, pilota finlandese, ai tempi alla guida di una delle “frecce d’argento”, che dopo aver buttato una gara che stava conducendo si nascose dietro una delle siepi a bordo pista lasciandosi andare in un pianto irrefrenabile.
I giorni nostri
Insomma da sempre Monza è in grado di regalare emozioni. Spesso, durante la sua gloriosa storia, è stata proprio la tappa in cui si sono decise le sorti del campionato mondiale. Addirittura parecchi anni addietro era l’ultimo appuntamento della stagione automobilistica. In totale i piloti che gareggiano a Monza coprono una distanza di 306.720 km. Ogni giro è lungo 5.793 m. Il giro più veloce mai portato a termine l’ha realizzato il ben noto Rubens Barrichello nel 2004 al volante di una Ferrari, facendo segnare al cronometro un tempo di 1. 21. 046.
Anche quest’anno, naturalmente la pista ospiterà una tappa del campionato mondiale di Formula 1, precisamente quella che andrà in scena tra il 9 e l’11 settembre. Con le modifiche apportate al regolamento della Formula 1 di quest’anno, le quali prevedono un maggior numero di soste ai box durante la gara, un maggior consumo e un diverso sfruttamento dei pneumatici, e lo sfruttamento di tecnologie aerodinamiche ad altissima influenza sulla guida, c’è da aspettarsi una gara molto avvincente. Anche perché se abbiamo assistito a corse divertenti quest’anno nonostante i circuiti cittadini in costante aumento con la loro prerogativa a rendere impossibili i sorpassi, chissà cosa potrà succedere a Monza dove da sempre si sono viste lotte mozzafiato in molti tratti del circuito. Inoltre nonostante le sorti del Mondiale piloti siano già praticamente decise è altrettanto vero che per il Mondiale costruttori qualche cosa può ancora succedere e come è noto ai più la supremazia della Red Bull sembra essere messa in discussione rispetto all’inizio della stagione. Speriamo dunque che McLaren e Ferrari riescano a rendersi ancora protagoniste, come la storia recente ci ha raccontato, su un circuito che negli ultimi anni sembrava essere modellato su misura per loro.
Favorito d’obbligo sarà Sebastian Vettel, ma non dimentichiamoci che l’ultimo a salire sul gradino più alto del podio monzese è stato Fernando Alonso, e certamente Button e Hamilton non vorrano stare a guardare. E a proposito del pilota spagnolo ecco cosa ha dichiarato su questa pista magica in cui vuol ancora essere protagonista.
- Monza che cosa le fa venire in mente?
”Ho avuto anni difficili quando, con la Renault, lottavo per il Mondiale contro la Ferrari ma anche momenti bellissimi, come l’anno scorso, quando vinsi proprio qui. Questa è stato un anno duro, ma mi piacerebbe ripetermi per dare una soddisfazione a tutti i tifosi della Rossa. Il trofeo della vittoria all’Autodromo nel 2007 e quello del 2010 sono quelli ai quali sono più affezionato. Mi manca il successo con la Ferrari, domenica dovrò darmi da fare…”.
- In che punti si vince, a Monza?
“Sono cruciali le due curve di Lesmo, che si fanno a media velocità con la macchina che non ha molta aderenza per via delle caratteristiche aerodinamiche. E poi c’è la partenza che è l’80% della gara: c’è molta distanza per arrivare alla prima curva, quindi puoi guadagnare o perdere tanto. La prima chicane è un imbuto”.
- Come si fa il tempone da pole position?
“Tutto in frenata. Ci sono 4-5 frenate in cui passi da oltre 300 a 60 all’ora: se freni 5 metri dopo guadagni 2 decimi, se freni 6 metri dopo devi tagliare la curva e perdi tempo. Il limite non è facile”.
Prepariamoci dunque a godere ancora un’altra volta delle alte velocità del nostro circuito e ad assistere a una gara che si preannuncia rovente.
E non prendiamo nemmeno in considerazione l’ipotesi di un futuro Gran Premio d’Italia a Roma. Idea suggestiva, per carità, ma non si potrebbe proprio pensare a un altro circuito cittadino nel quale macchine sviluppate per andare oltre i 300 km orari esprimono due terzi del loro potenziale e non si vedrebbero sorpassi nemmeno se qualcuno… mettesse la retro.
Teniamoci stretto il nostro “Tempio della velocità” dove i 300 all’ora sono una routine e i colpi di scena non si risparmiano a nessuno.








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