[di Juri Casati]
Da un manuale di profiling: “I serial killer organizzati hanno le seguenti caratteristiche: aggrediscono in modo pianificato; nascondono il corpo, le armi e le possibili prove; trasportano il cadavere; durante il crimine mantengono un’emotività controllata. Invece i serial killer disorganizzati hanno le seguenti caratteristiche: aggrediscono in modo non pianificato; lasciano una scena del crimine caotica; lasciano il cadavere in vista sul luogo dell’omicidio; non si curano di nascondere né armi né tracce”.
Forse esagero. Però è vero che il pendolare medio vive nel timore. Smettetela di interrogarvi su che tipo di serial killer siete e datemi retta.
Dicevo che il pendolare medio vive nel timore. Innanzitutto nel timore di essere derubato sui treni.
Infatti fino a poco tempo fa i professionisti del borseggio preferivano prendere di mira i turisti o i viaggiatori saltuari, categorie di viaggiatori facilmente riconoscibili. Evidentemente però la crisi economica si è fatta sentire anche per i borseggiatori che quindi sono stati costretti a ripiegare su un mercato che fino ad oggi avevano trascurato: il mercato dei pendolari. Portare a casa la pagnotta però per i borseggiatori non è certo facile. Innanzitutto il pendolare medio gira con pochissimi soldi in tasca visto anche lo stipendio che prende. Inoltre il pendolare medio viaggia verso l’obiettivo, talvolta in piccoli branchi, talvolta da solo, senza voltarsi mai indietro e senza dare retta a nessuno. Infine il pendolare medio si muove in modo compatto, quasi aerodinamico: non porta borse svolazzanti, ma borse a tracolla tenute attaccate al corpo. Non tiene nessuna cerniera aperta e non porta il portafogli nella tasca dietro dei pantaloni, nemmeno d’estate.
Va bene. Sui treni il massimo rischio che si corre è quello di essere derubati. Ma anche nelle stazioni non sempre ci si sente al sicuro. D’altronde le stazioni e i loro dintorni sono sempre state zone storicamente pericolose e hanno attirato da sempre anche persone poco raccomandabili. Ciò accade un po’ per via del fatto che le stazioni garantiscono un tetto sopra la testa a tutti e un po’ per via del fatto che le stazioni sono un luogo di opportunità di guadagno lecito ed illecito.
Lo abbiamo capito da soli. Sui treni dobbiamo badare a noi stessi senza aspettarci un eventuale aiuto da parte di un capotreno che non c’è mai quando serve. Però nelle stazioni toccherebbe alle forze dell’ordine garantire la sicurezza dei viaggiatori. La Polizia Ferroviaria, la cosiddetta Polfer, è però oberata di lavoro e di emergenze: riceve le denunce dei borseggiati, seda le risse tra gli ubriachi, placa gli animi dei viaggiatori imbufaliti con le Ferrovie, fa da scorta alle autorità che arrivano o partono con i Frecciarossa, cerca i minorenni scappati di casa, controlla le valigie lasciate incustodite, riconsegna ai Consolati i turisti smarriti e via dicendo. Oltre a ciò la Polfer tenta di prevenire i reati. E qui fa quel che può.
Il primo strumento di prevenzione sono i controlli a campione (che vuol dire a casaccio) dei documenti, soprattutto degli extracomunitari, per capire chi circola in stazione e nei paraggi. Non sottovalutiamo il controllo casuale dei documenti perché è un deterrente formidabile, soprattutto nei confronti della piccola criminalità.
Il secondo strumento di prevenzione – per i crimini meno spicci e un po’ più di alto livello come quelli legati al traffico di stupefacenti – è il cane antidroga che scorrazza alla testa dei convogli in Stazione Centrale e che è tenuto al guinzaglio da un riconoscibilissimo agente in borghese.
Oltre all’apporto dato dalle forze dell’ordine non va dimenticato che anche le Ferrovie fanno di tutto per scoraggiare la criminalità, soprattutto quella spiccia e soprattutto nelle stazioni dato che le hanno riempite di telecamere e che le hanno molto meglio illuminate rispetto ad un tempo.
Ma per i grandi crimini cosa viene fatto?
Anche qui le Ferrovie qualcosa fanno. Per esempio impediscono l’attività ai serial killer organizzati. E infatti come potrebbe organizzarsi un serial killer con le Ferrovie? Pianifica l’omicidio per una data ora, ma il treno è in ritardo. Cerca di nascondere il corpo nei bagni, ma li trova chiusi. Prova a gettare l’arma dal finestrino, ma lo trova incastrato. Inoltre, data la ressa, i testimoni sarebbero ovunque e le porte bloccate impedirebbero la fuga.
Non ci credete? Anni fa – e questa non è una storia – le Ferrovie liguri videro le gesta del più importante serial killer italiano: Donato Bilancia. Secondo voi che tipo di serial killer era? Ovviamente non poteva che essere un serial killer disorganizzato.







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