E’ il più famoso rappresentante del cabaret milanese, cultore della tradizione lombarda e della canzone popolare dialettale, attore teatrale e cinematografico, autore di testi di cabaret ed il più autorevole traduttore dell’opera di George Brassens. La Milano che non c’è più, delle osterie, dalla mala, delle nebbie sui canali… Una Lombardia in cui la pianura ancora vive fra cascine e contadini, fra vino onesto e donne. Questi i racconti immortali che rivivono nella sua brillante interpretazione.
Ci parli un po’ dello spettacolo con cui sarà in scena…Quello che propongo questa sera è uno spettacolo collaudato, un cabaret concerto, una sorta di spettacolo antologico che ripercorre i vari repertori che io ho frequentato attraverso racconti umoristici legati alla memoria di personaggi di paese di quando ero bambino oltre ad aneddoti legati alla memoria di una vecchia Milano legata al cabaret ed alle osterie. Questo spettacolo è un gioco articolato come in un viaggio su e giù fra il lago Maggiore e Milano, i miei due poli storici di riferimento, i luoghi in cui ho vissuto ed attorno a cui si articola la mia produzione artistica.
Una parte del suo repertorio è, per così dire, monografica, legata alla traduzione dal tradotto dal francese al Milanese di molte canzoni di George Brassens. Perché lui? Com’è avvenuto questo innamoramento?
Io ho tradotto in milanese ed in italiano buona parte del repertorio di questo grande padre della canzone cantautorale e proprio a breve, fra l’altro, deve uscire la riedizione di un lavoro che abbiamo fatto nel 1991 io e Mario Mascioli (Brassens: tutte le canzoni tradotte. Svampa/Mascioli, ed. Franco Mozzio,1991) in occasione del trentennale della sua scomparsa, ed è un’opera antologica che racchiude la traduzione letterale dell’opera omnia di Brassens. La sua opera comprende un repertorio vastissimo al quale quasi tutti i cantautori si sono, in un modo o nell’altro, rifatti. Certo rifarsi ad un grande protagonista di un genere può poi essere fatto con maggiore o minore onestà e bravura ma che si faccia tesoro del patrimonio ereditato è, a mio avviso, una cosa assolutamente naturale. Avendo dedicato molto lavoro alla traduzione della sua opera ho anche ricevuto moltissime traduzioni dei suoi lavori…alcune sono terribili, altre sono incredibili, come ad esempio le sue canzoni rifatte in giapponese, questo perché un grande maestro non smette di essere modello con il tempo…
Cito una frase dalla sua celebre canzone del C’è chi c’ha l’hobby, presente nel disco Riflusso Riflesso: “Come se non bastasse faccio parte di quella generazione che: la guerra non l’abbiamo fatta perché eravamo appena nati, per la resistenza eravamo troppo piccoli, durante il boom eravamo studenti, nel sessantotto avevamo già messo su famiglia, e quando siamo stati sicuri che l’importante è dare contenuti pregnanti al nostro discorso c’è arrivato nelle chiappe il riflusso ed eccoci qua”. Anche oggi più che mai esistono le generazioni di mezzo… cosa ne pensa?
Il vero problema è che fino alla metà degli anni ’70 la tensione ideologica e la satira ricoprivano un ruolo sociale. Poi il terrorismo ha distrutto tutto e la gente si è realmente rifugiata nel versante privato della esistenza. Tuttavia i problemi del Paese erano ancora inquadrabili in un ambito nazionale, dai caratteri tipici ben delineati. Oggi la situazione politica e sociale è ancora più complessa perché quello che sta accadendo, le problematiche economiche e sociali che viviamo, sono più circoscritte ad un ambito locale e nazionale ma si inseriscono in un ordine di problemi più ampio, entro un orizzonte globale. La globalizzazione sta mostrando la propria portata anche sul versante della destabilizzazione globale dei mercati. Di certo combattere contro il crack delle banche ed il crollo delle borse non è cosa facile! In Italia su questi problematiche si innestano poi anche quelle legate da oltre un ventennio alla gestione politica che non è stata in grado di fornire, non dico soluzioni ma nemmeno alternative. Oggi i problemi delle generazioni più giovani sono moltissimi e non è neanche giusto dire che loro non tentino azioni di protesta perché abbiamo visto anche di recente le piazze italiane gremite da ragazzi, da donne che alzano la voce contro un sistema…il problema vero, credo, sta nel fatto che queste voci si perdono perché non sono sostenute da un azione mirata da parte di un gruppo politico. La politica oggi davvero non riesce più ad esprimere e rappresentare il paese: oggi è molto difficile organizzare ma anche solo immaginare una forza che prema sulla gestione dello Stato. Penso che oggi la sola via perseguibile sia quella della salvaguardia della qualità della vita e dello sviluppo orientato alla stessa…e con qualità della vita oggi intendo lavoro, ecologia e salute. Ambiti fondamentali attorno a i quali è necessario articolare un’azione.
Da cittadino, da spettatore di questa città…com’è cambiata Milano?
In realtà non la frequento più molto…sono quindici anni che abito sul lago Maggiore. Devo però ammettere che la città era molto cambiata già una quindicina di anni fa ed è anche per questo che poi uno decide di andarsene. Io personalmente non mi divertivo più ed anche oggi, quando ci vado per qualche concerto, per ritirare qualche premio o per assistere allo spettacolo di qualche amico, la trovo sempre molto appiattita, senza stimoli. Certo ora si spera nelle nuove amministrazioni ma resta il problema che in passato tutti ci hanno mangiato così tanto che ora non ci sono davvero più soldi…e senza soldi siamo daccapo!
Nell’ultimo anno si è parlato molto dei danni arrecati dalla politica di tagli alla cultura promossi da una mentalità che sostiene che la cultura non produca introiti, non promuova business…
Questa che la cultura non produca introiti è una cazzata pazzesca! La cultura muove le persone e dunque produce indotto. Credo che il problema dipenda da quell’atteggiamento diffuso e sbagliatissimo per cui si ritiene che oggi gli artisti debbano esibirsi gratis, gli spettacoli debbano essere sempre gratuiti, soprattutto in estate, e così via…così si uccide la cultura e la sua stessa capacità di creare indotti attirando persone realmente interessate alla qualità di ciò che vedono. Gli spettacoli vengono sviliti al rango di riempitivi e nessuno vuole impegnarsi a pagare. I comuni lamentano di non avere soldi e poi spendono in fuochi d’artificio che saranno spettacoli rari ma di culturale hanno di certo ben poco! Non è giusto chiedere ad un’artista di esibirsi a percentuale sugli incassi perché quando ciò avviene il locale, che non ha niente da perdere, non si impegna nemmeno nella promozione dello spettacolo…
L’ironia può essere considerata un rimedio per tollerare la vita e le ingiustizie?
C’erto, l’ironia serve…proprio come possono servire tante altre cose! Alcuni si appellano alla religione, altri ricorrono alla rabbia, altri, invece, all’ironia che è un modo per sdrammatizzare la vita. Il problema dell’ironia è che non è in grado di proporre risoluzioni anche se di certo consente di sviluppare un senso critico. Vedere le cose con ironia è un atteggiamento della vita privata, solo in seguito l’umorista la trasferisce in scena. Nella vita privata, però, anche chi non ne ha fatto una professione la utilizza perché serve…come l’aspirina!
Tre motivi per cui vale la pena vivere…
Uno per conoscere, due per innamorarsi… tre per vedere come va a finire!







[...] where u can see the pics and read the interview at Luca Bergia (Marlene Kuntz’s drummer) and Nanni Svampa (Italian Cabaret [...]