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MARCO BERRY: CI METTO CUORE E PANCIA E NON LA TESTA PER FARE TV

di Alfredo Rossi

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Lo confessiamo: noi della redazione siamo di parte, nel senso che Marco Berry ci piace. Ci piace il suo modo di  fare i programmi televisivi, la sua voglia di non farsi fossilizzare in un cliché, il suo tentativo di realizzare programmi che, anche se leggeri, siano almeno sempre intelligenti, soprattutto non banali, e infine ci piace il suo modo di amare gli animali. Dice: “Gli animali si amano rispettandoli, rispettando il loro modo di essere. Tutti, quelli che ci piacciono e anche quelli che non ci piacciono. Sono essere viventi che godono e soffrono come noi. E a stare ben attenti sanno anche relazionarsi molto bene con noi”.

Marco Berry abita, quando non è in giro per l’Italia per lavoro, in una cascina immersa nella campagna attorno a Torino, città dove è nato 48 anni fa. “A dire il vero più che una casa è una specie di Arca di Noè: ci sono cani, gatti, galline, conigli e per un po’ ci ha trovato posto pure un macaco, un bello scimmione simpatico. Le mie due figlie di 12 e 4 anni (Marco è separato n.d.r.) quando vengono a trovarmi sono felicissime di trovarsi in questa specie di piccolo zoo”.

 

Parliamo un po’ di televisione?

«Chiariamo subito una cosa. La Tv è un elettrodomestico, uno dei tanti che abbiamo in casa e oltretutto neppure indispensabile. Viene dopo la cucina a gas, il frigorifero, la lavatrice, la lavapiatti, eccetera eccetera. E’ sull’ultimo gradino della scala delle indispensabilità. Nonostante questo è importante, perché ormai è diventata compagna del viaggio di ogni giorno per milioni di persone».

Appunto. E allora perché tu non scegli una strada per diventare ancora più popolare di quello che sei?

«E cosa dovrei fare? ».

Sceglierti un ruolo e un tipo di programma e continuare con quello, per esempio…

Sarebbe una pessima idea, almeno per quanto mi riguarda: io devo sempre essere me stesso a 360 gradi. La Tv tende, per sua natura, a darti un’etichetta anche se non lo vuoi, figurati se poi decidi di dartela tu! Ti si attacca come un tatuaggio e non te la levi più. E questo mi condizionerebbe. Perché io quando faccio un programma ci credo veramente: se rido è perché mi viene da ridere, se m’incazzo è perché m’incazzo per davvero, se mi emoziono idem, e via enumerando. Mi piace mettermi sempre in gioco, perché  per vivere devi metterti in gioco, senza paura, ogni giorno. E se non lo fai non è una vita vissuta in pieno, almeno secondo me. E poi c’è un’altra ragione: questo lavoro è fatto da quelli che io definisco geni, da Bonolis a Fiorello tanto per citarne due, da raccomandati, che durano poco di solito, e da artigiani, categoria in cui mi ci metto anch’io. Un artigiano che ogni volta fa un pezzo che resta unico. Che viene bene, a volte benissimo, a volte un po’ meno bene, ma ogni volta in quello che faccio c’è tutto me stesso e posso sicuramente dire che l’ha fatto con grande onestà, mettendomi in gioco totalmente. Perché poi io sono quello che sta davanti alle telecamere e che appaio sui televisori, ma dietro un programma c’è tutto un gruppo che lavora. E io ascolto tutti, dagli autori a chi tiene pulita la scena, perché ognuno può darti il consiglio giusto al momento giusto. Insomma per farla breve sennò qui facciamo della filosofia, io uso più cuore e stomaco invece che mente per fare quello che faccio. E soprattutto mi lascio coinvolgere completamente».

Presentatore, illusionista, escapologo (sono quelli capaci di liberarsi da corde e catene ndr), giornalista: in quale di queste definizioni ti ritrovi di più?

«Ma allora non hai capito niente! In tutte, mi ritrovo in tutte, perché io sono fatto così. Chiaro, adesso? ».

Chiarissimo. Partiamo allora dall’escapologia, che rese celebre il mago Houdini alla fine dell’Ottocento. Come l’hai incontrata?

«Da piccolo, avevo 8 anni. A dire il vero ho incontrato l’illusionismo del mago Silvan. A Torino registravano un pezzo di Sim Sala Bin, celeberrima trasmissione Tv degli anni 70. Io avevo un parente che si occupava di casting e così mi ritrovai in prima fila a vedere quello che faceva Silvan. Scoppiò il mio amore per l’illusionismo e poi per Houdini, che resta “il mago” per eccellenza nell’immaginario collettivo. Già a 11 anni facevo spettacolini per parenti e amici con la manipolazione delle carte e altre cose del genere».

E alla Tv come ci arrivi?

«Con Bim Bum Bam, una trasmissione per ragazzi in cui lavorava anche un certo Paolo Bonolis. Poi sono passato dietro le quinte e ho scritto i testi per La sai l’ultima?, Scherzi a parte e altre trasmissioni, poi nel 1987 sono arrivate Le iene e da lì ho cominciato stabilmente a metterti davanti alle telecamere».

La “magia” e l’escapologia però restano il tuo gran divertimento: quando tornerai a esibirti in queste specialità?

«Se è solo per quello faccio anche paracadutismo acrobatico e immersione: ho anche il brevetto sub di cui vado molto fiero. Spero di fare un numero di escapologia davvero speciale quando potrò festeggiare a fine maggio il ritorno del Torino in serie A. Questo mi pare l’anno giusto, proprio perché il Toro è tornato a giocare da Toro: non molla mai, fino alla fine. Per quanto riguarda la Tv, vedremo quello che mi diranno pancia e cuore”.

E noi aspettiamo con ansia, non prima di aver ricordato che “quel matto di Marco Berry”, oltre a fare centomila cose, è anche testimonial della campagna “Giù le mani dai bambini” contro la somministrazione disinvolta di psicofarmaci ai minori e che è a capo della onlus “Marco Berry Magic for Children” che organizza spettacoli, eventi e manifestazioni sportive per aiutare i bambini bisognosi di tutto il mondo».

Un’ultima cosa: ci recensisci a modo tuo le trasmissioni che ti hanno visto protagonista?

«Okay. Partiamo dalle Iene: è lì che ho imparato questo mestiere, a stare attento a come, quando e cosa dico, a non essere superficiale. Mistero: la curiosità per eccellenza. Io non credo agli Ufo alle sedute spiritiche, ma al più grande e insondabile dei misteri: l’uomo. Invisibili: quelle storie personali di vagabondi e senzatetto con cui ho passato intere giornate mi ha fatto considerare la vita anche da altre angolazioni. Invincibili: mi ha insegnato che a volte noi ci lamentiamo per niente. In quel programma ho incontrato gente colpita da traumi psicofisici che hanno deciso di continuare a lottare e a sorridere, senza piangersi addosso. Che lezione! Cash Taxi: mi sono divertito su Skyuno facendo un quiz nello studio televisivo più piccolo del mondo: l’interno di un taxi di cui ero il conducente: il divertimento alo stato pure. Uno su tutti: peccato era un quiz divertente: io in un monitor e la gente di un centro commerciale che rispondeva alle mie domande. Ecco, forse mancava un po’ di cuore, nel senso che ero lontano e io ho bisogno di essere vicino, di sorridere e ridere guardando uno negli occhi. Danger (si esibiva come escapologo, come Henry Houdini ndr). questo è il grande amore della mia vita. Quella trasmissione è stata per me come dare un giocattolo nuovo a un bambino. Quando ero piccolo l’illusionismo mi faceva sentire grande, adesso che sono grande mi fa sentire un bambino. Una goduria! Vivo per miracolo: su La7 raccontavo storie di uomini che avevano vissuto imprese al limite dell’incredibile. E per uno che ama il paracadutismo acrobatico e le immersioni sub è stata una cavalcata tra “pazzi” divertente ed emozionante. Bau Boys: l’ultima in ordine di tempo, in cui facevo l’istruttore di un gruppo di ragazzi per aiutare gli animali in difficoltà. Educare i ragazzi al rispetto per gli animali, perché così possano istruire i propri genitori: era questa l’idea che mi ha spinto. Ed è stato estremamente utile e divertente».

Grazie, Marco.

composizione Bau Boys - auto (1)

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