di Maurizio Medici
Il piccolo Lenza era un pesciolino che scorrazzava nel mare blu.
Lo chiamavano così perché ogniqualvolta dei pescatori buttavano le reti in mare, lui ci finiva sempre dentro, tant’è che i pescatori stessi lo avevano preso un po’ come portafortuna, liberandolo ogni volta e donandogli quel soprannome. Era l’unico pesce che aveva avuto la possibilità di conoscere i due mondi: quello terrestre e quello marino. Dalla sua gente, Lenza non era ben visto. Un pesce che esce all’aria aperta per parlare con gli esseri senza pinne! Non si poteva certo dire che “l’Umano” fosse ben visto al di sotto dello specchio d’acqua: c’era da biasimarli? Erano soprannominati gli “spinnati”.
Una notte Lenza stava scorrazzando per il fondale, quando ad un tratto sentì un suono sordo provenire dalla superficie dell’acqua. Incuriosito si avvicinò e quello che vide lo lasciò senza bolle: uno spinnato era appena caduto dal cielo!
Vide degli strani esseri a quattro zampe con le corna che si agitavano tentando di liberarsi dal fondale sabbioso. Una strana barca senza timone era legata al loro dorso. E poi vide lo spinnato, ma era diverso dagli altri. Era tutto vestito di rosso, Lenza conosceva i colori perché si divertiva a giocare sulla barriera corallina ogni tanto. Lo spinnato lo guardò un po’ sorpreso e imbarazzato: “Ciao mio piccolo amico” Disse mentre raccoglieva delle strane scatole tutte colorate dal fondale, poi proseguì: “Sto diventando vecchio per queste cose, e quest’acqua non aiuterà di certo i miei reumatismi”. Lenza, per niente impaurito si avvicinò: “ Ma tu chi sei?”
Lo spinnato di tutta risposta esclamò : “Come chi sono? Io sono Babbo Natale oh oh oh!” Lenza, sentendo quella risata un po’ goffa, ma rassicurante al tempo stesso, gli si avvicinò.
Babbo Natale proseguì: “ E tu sei Lenza, se non sbaglio”. Il piccolo pesce annuì.
“Ti conosco bene mio piccolo amico”. Lenza spalancò gli occhi mentre Babbo Natale continuava a raccogliere pacchi e riposizionarli sulla strana barca. “Come fai a conoscermi?” Chiese Lenza incuriosito. “Io conosco tutti ma voi non conoscete me, c’è una sorta di divieto per gli umani per quanto riguarda il fondo del mare”. Umani, dunque era così che si chiamavano. “E loro cosa sono?” chiese Lenza indicando gli strani esseri con le corna. “Loro sono Fulmine, Ballerina, Donnola, Freccia, Cometa, Cupido, Saltarello e Donato. Sono le mie renne, fanno parte del mondo animale ed ognuna di loro ha un compito speciale ora ti spiego:
Non solo fanno la slitta volare e in ciel galoppano senza cadere
Ogni renna ha il suo compito speciale, per saper dove i doni portare
Cometa chiede a ciascuna stella, dov’è questa casa o dov’è quella.
Fulmine guarda di qui e di là per sapere se la neve verrà.
Donnola segue del vento la scia schivando le nubi che sbarran la via.
Freccia controlla il tempo scrupoloso ogni secondo che fugge è prezioso.
Ballerina tiene il passo cadenzato, per far che ogni ritardo sia recuperato.
Saltarello deve scalpitare, per dare il segnale di ripartire.
Donato è poi la renna postino, porta le lettere d’ogni bambino.
Cupido, quello dal cuore d’oro, sorveglia ogni dono come un tesoro.
Quando vedete le renne volare Babbo Natale sta per arrivare.
Lenza danzava piroettando al suono di quelle parole, divertito. Babbo Natale aggiunse: “Ma stanotte abbiamo incrociato la scia di un aereo e abbiamo perso il controllo.” Lenza capiva bene di cosa parlava perché, spesso, sentiva i gabbiani e i pellicani lamentarsi degli uccelli di metallo pilotati dagli spinnati.
“Ma quindi tu porti i regali a tutti i bambini?”
“Si mio piccolo amico, ma solo a quelli buoni” Lenza si rattristò, essendo lui un bambino e non avendo ricevuto alcun dono pensò di non essere un bravo pesciolino. Babbo Natale vide che il suo piccolo amico era un po’ triste e riprese subito: “Ma tu non sei un bravo bambino semplicemente perché non sei uno “spinnato”, come dite voi. Ma so che sei un bravo pesciolino, e voglio proporti un patto”.
Lenza scodinzolava le sue pinne sorridente. “D’ora in poi, con il tuo aiuto, porterò il Natale anche qui, sul fondo del mare”. Schioccò le dita e in un attimo comparvero otto rane pescatrici che sulla testa hanno una specie di lampadina. “Queste ti aiuteranno ad illuminarti la via”. Schioccò nuovamente le dita e comparve un enorme conchiglia. “Questa è per caricare i doni”: un altro schiocco rese Lenza tutto rosso e bianco e lo soprannominò Pinna del Natale.
Babbo Natale, con l’aiuto di Lenza, rimise tutti i doni sulla slitta e fu di nuovo pronto a partire. “Addio mio piccolo amico”
Lenza, ora Pinna del Natale, salutò l’anziano spinnato.
Da quel giorno, anche il fondo del mare conobbe il Natale. Era la notte del 24 dicembre, e ancora oggi, ogni notte di Natale, se passate in mare aperto noterete dei bagliori attorno allo scafo della barca. Alcuni lo chiamano plancton, in realtà è Pinna del Natale che sta distribuendo i doni ai pesciolini in fondo al mare.
Molti pensano che Lenza non abbia avuto alcun dono, ma in realtà, non c’è miglior dono che donare felicità a qualcuno.







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