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LIBERAZIONE ANIMALE

di Juri Casati

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Natale, tempo di regali. E se… regalassimo un libro.

Nel febbraio ’75,  mentre Pier Paolo Pasolini osservava dalle colonne del Corriere della Sera che erano scomparse le lucciole, quei graziosi insetti luminosi, l’allora sconosciuto professore universitario Peter Singer pubblicava quella che sarebbe diventata la più importante riflessione etica sul mondo animale che sia mai stata scritta: Animal Liberation (ed. italiana: Peter Singer, Liberazione animale, il Saggiatore, 300 pp., 11,00 euro).

Il libro, uno dei più importanti testi di filosofia scritti nel dopoguerra, è un attacco diretto nei confronti dello «specismo», cioè la convinzione secondo cui la specie umana sia superiore a quella animale. Lo specismo in realtà è soltanto un pregiudizio alimentato da una millenaria abitudine – economica ed alimentare – che ha instillato nell’uomo di oggi la convinzione che la superiorità della specie umana su quella animale sia un fatto naturale.

In particolare esistono due aspetti dell’utilizzo della specie animale che sembrerebbero, a prima vista, uno moralmente accettabile e l’altro del tutto naturale: l’uso per ragioni scientifiche e l’uso per ragioni alimentari. Singer però smonta, o comunque riduce profondamente, la portata di convinzioni comuni circa l’utilità della sperimentazione animale a fini scientifici e circa la necessità di una dieta contenente carne, denunciando altresì il carattere meramente industriale ed economico dello sfruttamento animale.

Singer, nei confronti dell’uomo che utilizza gli animali come nutrimento, strumento scientifico ed abbigliamento, rivendica invece la necessità di una uguale considerazione degli interessi di tutti gli individui, animali o umani che siano. In pratica Singer chiede – ed è il nocciolo del suo pensiero – di allargare l’ambito delle considerazioni etiche, estendendolo dai soli umani a tutti gli esseri che possono provare dolore, e includendo quindi anche gli animali.

La contemporanea presenza nel testo di una documentata denuncia delle crudeltà perpetrate nei confronti degli animali (in termini di vivisezione e di allevamento intensivo); la presenza di accurate risposte alle classiche obiezioni rivolte nei confronti degli animalisti (perché non vi occupate dei bambini?) e la presenza di tematiche sociali e politiche (i vantaggi economici che i paesi più poveri avrebbero dall’adozione di una dieta vegetariana su scala mondiale), contribuirono all’immediato successo planetario di Liberazione animale che divenne in breve tempo il manifesto del movimento animalista ed esercitò un’influenza enorme sulla successiva produzione filosofica mondiale. È stato per esempio calcolato che nei quindici anni successivi alla sua pubblicazione furono scritti più del doppio di testi dedicati ai diritti degli animali di quanti ne fossero stati scritti dall’antichità fino al 1975.

Singer, alla fine della sua possente riflessione etica, ha però il coraggio di trarre conclusioni radicali e concrete: è ipocrita o quantomeno incoerente – secondo lui – cercare la compagnia di un cane e poi mangiare un pollo: bisogna diventare vegetariani. Inoltre bisogna evitare la sperimentazione (anche delle medicine) sugli animali, e bisogna evitare di vestirsi con pelli e pellicce. Tuttavia Singer è anche consapevole che proposte così radicali non siano subito accettabili in toto, e pertanto propone soluzioni intermedie che preparino l’avvento di tempi migliori. Non a caso infatti, sull’onda di questo libro, nacquero e si rinforzarono molti movimenti animalisti in tutto il mondo che, con opportune pressioni politiche ed azioni di boicottaggio, riuscirono ad ottenere significativi miglioramenti nelle condizioni di vita degli animali usati per motivi alimentari, scientifici ed estetici, e riuscirono a ridurre drasticamente il loro utilizzo negli ultimi due campi citati. E, sempre non a caso, il  titolo del libro intendeva ricollegarsi all’azione di altri «movimenti di liberazione» attivi allora negli Stati Uniti come i movimenti di liberazione dei neri, delle donne, degli omosessuali e dei malati mentali.

Attenzione però: non si può leggere Liberazione animale in modo integralista, secondo lo schema semplicistico  di «lo accetto» o «non lo accetto», perché esso è piuttosto un serbatoio di idee affascinanti, argomentazioni stringenti, dati e riflessioni, con cui l’autore tenta razionalmente – cioè senza sentimentalismi – di incrinare le granitiche certezze della mentalità comune. Infatti è solo la mentalità comune – la mentalità comune che non riflette sui fondamenti dei propri comportamenti – che ci fa dare per scontato il fatto che gli animali siano inferiori agli uomini, e che pertanto possano essere «utilizzati» dagli uomini.

L’invito a riflettere sui fondamenti razionali dei nostri comportamenti, anche dei comportamenti che consideriamo più scontati, anche dei comportamenti che ci sono stati tramandati da generazioni e generazioni, e l’invito a tener sempre presenti i tempi in cui era la schiavitù umana ad essere considerata come un fatto «naturale», sono forse i regali più belli di Singer. Perfetti per il Natale.

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