di Marta Migliardi
Prendi un giorno qualunque, di un mese di Marzo qualunque. Il qualunquismo termina qui. Tutto il resto, ciò che circonda questa bizzarra intervista, è un insieme di elementi improbabili. La casa sui navigli di Sergio Carnevale (ex Bluvertigo, formidabile batterista) fa, infatti, da cornice al mio incontro con Davide Ferrario. Classe 1981, originario di Monselice, al suo primo album da solista, F, Ferrario non sarà certo passato inosservato nelle sue esibizioni live, come chitarrista e seconda voce, nei concerti di Franco Battiato e Gianna Nannini. E’ impossibile non accorgersi di lui sul palco, perché il suo carisma e la sua bravura sono tangibili, udibili, sensibili.
Ma non chiamatelo prodigio…
Innanzitutto parlaci di F, questo tuo primo album…
«Il titolo come ho detto molte volte, è il mio soprannome, come mi chiamano sempre gli amici del bar di Monselice da quando sono piccolo, più semplicemente l’iniziale del mio cognome. Ho deciso di usare questo come titolo del disco perché, in qualche modo, l’unico filo conduttore di questo album sono io. E’ un disco che è nato in un tempo molto lungo, quasi tre anni, tra le camere d’albergo che frequentavo in quanto turnista, e le pause tra i vari tour. E’ senz’altro un disco molto eterogeneo, anche perché in tre anni una persona cambia mille volte la visione sulle cose e anche la sensibilità».
Nel tuo album usi anche delle strumentazioni elettroniche…
«Io di mestiere faccio il chitarrista però di fatto provengo dal mondo dell’elettronica. Ho iniziato con la chitarra che poi ho accantonato subito per dedicarmi a quello che era il mondo della dance: a 14 anni ho imparato ad usare il computer, le drum machine..quindi è una cosa che mi appartiene tantissimo. Il fatto di fare musica con il computer non potrei eliminarlo dalla mia vita. Al giorno d’oggi, devo dire, ho ritrovato una certa felicità in questo, anche una sorta di “feticismo” ».
Di F firmi sia le musiche che i testi, a parte uno, Cercando un senso, che porta la firma di Lele Battista: com’è nata questa collaborazione?
«Innanzitutto ci tengo a precisare che Lele Battista è forse il cantautore che stimo di più in Italia al momento, quindi per me era in qualche modo un sogno nel cassetto realizzare una collaborazione con lui. Avevo questo pezzo di cui avevo solo la musica, ed avevo deciso che nel giro di due settimane avrei voluto chiudere il disco. Quindi ho chiamato Lele, ripeto, per me il miglior cantautore in Italia e anche il più veloce (ndr ride)… Era la persona giusta nel momento giusto e gli ho chiesto di fare la linea in un testo e da lì è nato Cercando un senso…»
Nel video ironico che ha preceduto l’uscita del tuo disco abbiamo visto che tu racconti tutto quello che non bisogna aspettarsi da questo album. Quindi ti domandiamo il contrario: cosa c’è in questo album?
«Questa è una domanda a cui non posso rispondere, ma non perché è proibito ma perché proprio non lo so. Quel video, come hai notato, è molto ironico perché a me piace giocare con il contrasto tra il disco che è una cosa molto seria e ciò che vi è di contorno che è più un gioco. Tornando alla tua domanda, sarò forse banale, ma io spero sempre che chi ascolta possa trovare quello che cerca…spero che ci sia quello che uno cerca».
Nello scrivere i testi delle tue canzoni quanto ha influito la frequentazione di grandi artisti quali Franco Battiato e Gianna Nannini? Pensi che abbia influito o è una cosa che parte da te?
«Indubbiamente parte da me perché è una cosa che ho sempre fatto anche prima di cominciare a collaborare con loro. Poi, indubbiamente, c’è tutta una zona di subconscio che uno non controlla. Quindi è inevitabile che se tu fai quaranta date di fila con Battiato, io ci lavoro dal 2004, è inevitabile che qualcosa ti travolga. Le sue sono canzoni scritte benissimo con un livello di efficacia certamente superiore a quello che posso avere io ed ovviamente qualcosa mi è rimasto dentro».
Ho letto nella tua biografia che tu hai avuto anche un gruppo, gli FSC, e varie vicissitudini vi hanno portato a percorrere strade diverse. Ora che sei uscito con questo album da solista che differenza c’è tra il suonare in un gruppo o da solista?
«Questa da solista è sicuramente la dimensione che cercavo. A titolo di esempio ti dico che il disco degli FSC che uscì dopo Sanremo, promosso quindi dall’evento Sanremo, è una cosa che al momento non sento appartenermi neanche un po’. E comunque un risultato di un’operazione non voglio dire di costrizione, perché sembrerei esagerato, ma comunque con un forte indirizzamento. F, invece, è un’opera completamente libera. Il risultato di quello che io ho voluto fare: tant’è che quando ho cominciato a girare questo disco non sapevo nemmeno che fine avrebbe fatto. Mi sono chiuso in una stanza e l’ho fatto non sapendo se l’avrei pubblicato o buttato nel cestino».
Tu vivi la discografia sotto tanti aspetti, da un punto di osservazione assai interessante: suoni con grandi cantautori e poi sei uscito con questo tuo album indipendente. Quindi una tua disanima sulla discografia oggi è molto interessante…
«E’ un argomento molto complicato, nel senso che da quando frequentavo io il mondo delle major, e parliamo di major, le cose sono cambiate moltissimo. Io avevo un contratto con la Sony nel 2007 quando ancora il mondo dei Talent Show, per esempio, non era presente. Credo che questo elemento abbia influito in maniera molto forte sul mercato. Devo anche aggiungere che la mia attitudine è senz’altro indipendente, sono una persona che non ama essere condizionata da esigenze di mercato: mi interessa fare quello che mi piace e farlo nella maniera più libera possibile, senza i condizionamenti che ho avuto quando avevo una major».
Tu sei nato a Monselice. Quanto è importante, anche in quello che scrivi, il rapporto con la tua terra d’origine?
«Ti riferisci per caso al video di Natale? Quello, senz’altro, è stato uno scherzo, un successone più di 14.000 visite! (ndr. una divertente rivisitazione di Natale allo zenzero di Elio e le storie tese intitolata Natale a Monselice visibile su youtube). A parte gli scherzi, io sono molto legato alla mia terra anche se attualmente vivo a Milano. E’ indubbio che la provincia di Padova, come immagino molte altre zone d’Italia, quando fai il mio mestiere offrano un po’ poco, quindi sei “condannato” a venire a Milano una volta alla settimana e, ad un certo punto, uno decide di spostarsi definitivamente! Però quando ci torno, ed è una cosa che faccio molto spesso (ragione per cui ancora non ne sento la mancanza), sto bene, sono a mio agio, è il mio ambiente familiare».
Leggendo i tuoi dati biografici, la cosa che mi ha impressionato sono i numeri: 8 anni la chitarra, 12 anni scrivi pezzi, 26 anni pianoforte, poi Sanremo con gli FSC… ecc…
Bambino prodigio?
«No, io ho vissuto una vita normale, certo caratterizzata da una forte passione, una forte inclinazione. Ho sempre desiderato fare questo mestiere, mi è andata meglio di altri, forse non per meriti ma anche per la fortuna e per il caso…»
Progetti per il futuro?
«C’è molto di presente in realtà! C’è talmente tanta roba nel presente che il futuro sembra essere un’altra vita (ndr. in effetti quando leggerete questa intervista registrata a metà marzo Davide avrà già fatto almeno due concerti con Franco Battiato e aperto gli stessi come solista). Sto cercando di portare anche in giro il mio album, ho anche in programma uno spettacolo teatrale, in cui addirittura recito, che parla di Falcone e Borsellino. Sto producendo un paio di dischi, uno è quello di Lorenzo Palmeri, che tra l’altro ha cantato con me nel mio disco».
Direi che è abbastanza.
F, il primo album di Davide Ferrario è disponibile su iTunes e nei negozi di dischi, per tutte le info: www.davideferrario.com








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