Una giornata sul set del video di Polvere
di Marta Migliardi, foto di Alberto Zanardo e Francesca Fawn Masperi
Non mancano i colori e le bizzarrie, non narrabili, sul set del video di Polvere, canzone del 1983 di Enrico Ruggeri rivisitata dai Fluon. Il singolo, che fa parte dell’ album di Ruggeri Le canzoni dei testimoni (uscito il 24 Gennaio 2012) è parte di un progetto che vede coinvolti vari artisti della nuova scena musicale italiana che si confrontano con la poliedrica musica del cantautore milanese. Il set è in fermento: Rossella Ventroni, la costumista, taglia e cuce abiti catarifrangenti, Daniela Gervasi, la make up artist, alterna tra le sue abili dita, i volti dei protagonisti del video e Roberto Monti, il regista (già autore di video d’eccezione come La Moda di Garbo ) testa la sua attrezzatura all’ avanguardia prima di iniziare le riprese vere e proprie. E’ un brulicare di voci, risate e fluorescenze elettriche che rendono l’atmosfera brillante e vivace: la creatività è nell’aria!
Non perdiamo occasione, quindi, di intervistare i protagonisti di questa eccentrica convergenza artistica: Enrico Ruggeri e i Fluon, il trio composto da Andy (ex Bluvertigo), Faber ( Fabrizio Grigolo aka Dott. Kloro) e il chitarrista Fabio Mittino.
Enrico, raccontaci di questo pezzo, Polvere, di cui oggi state girando il video…
E’ uno dei pezzi più rappresentativi, uno dei brani chiave dell’album Le canzoni e i testimoni. Non a caso l’ho scelto come apertura. E un album nel quale 14 cantautori o band della scena indipendente hanno riletto le mie canzoni. La cosa interessante di questo lavoro è che, avendo pescato arbitrariamente a loro scelta tra i 29 album che io ho fatto, ci sono gruppi marcatamente rock come i Linea 77, Marta sui Tubi, The Fire, che hanno scelto il Ruggeri più rock; ci sono quelli più raffinati come Diego Mancino, Dente, Bugo che hanno prediletto il lato cantautorale; e, infine, ci sono quelli che sono andati sul Ruggeri New wave degli anni 80, cito I Serpenti che hanno fatto Tenax, ma soprattutto i Fluon con Andy che hanno fatto Polvere, che è una canzone che sono contento compaia in quest’album e la versione che loro hanno fatto è “micidiale”!
Li hai scelti tu i testimoni?
No non li ho scelti, sono i primi che si sono presentati, i più entusiasti. A me non piaceva l’idea di album di duetti “classico” in cui l’autore principale va in giro a chiedere collaborazioni… io ho lanciato una provocazione e i più veloci a rispondere ( ovvero i più entusiasti ) meritavano di essere in questo disco, molto eterogeneo. Andiamo dagli Africa Unite ai Linea 77 ai Fluon. Quindi è una scena assolutamente variegata della quale sono orgoglioso perche, testimonia che in questi anni ho fatto cose molto diverse tra loro.
Fai tante cose diverse anche nella vita a livello artistico, scrivi libri, hai fatto programmi televisivi e poi, chiaramente, sei un musicista…
A me piace raccontare storie, credo sia questa la mia vocazione principale. Naturalmente il territorio che mi è più congeniale è la musica; però mi piace anche scrivere libri e, senza esagerare, anche fare televisione se c’è un’idea che mi stimola.
Sappiamo che partirà il tuo nuovo tour, Multimedia tour. Come mai questo nome?
Perché credo che l’artista oggi sia una persona che si muove su terreni diversi . Ci sono un sacco di cantautori che scrivono libri, altri che dipingono, altri che fanno film. Questo testimonia il fatto che la canzone non è più in grado di raccogliere tutte le istanze che ha un’artista. Quindi tutti i migliori, quelli più irrequieti che vanno da Battiato che fa Gilgamesh ad Andy che dipinge, a me che scrivo i libri si cimentano in varie forme d’arte. Perciò “multimedia” sta a significare che oggi l’artista si confronta con tutti i veicoli di contatto che ci sono nella società.
A proposito di internet so’ che insieme a illustri colleghi, come ad esempio Franco Battiato, hai fatto una campagna contro la pirateria; però l’uso che si fa’ di internet negli ultimi anni ha fomentato la pirateria; cosa ne pensi?
Sono un po’ disincantato, vedo che la gente non capisce, ho visto anche le risposte che sono state date a questo spot e vedo che molti non hanno capito. La gente pensa che se si scarica gratis un album di Baglioni, per esempio, come danno gli si porta via 1 euro e quindi… chissenefrega! Invece il problema non è questo, ma che le case discografiche non hanno più denaro da investire sui giovani. Quindi, in realtà, se il Fabrizio De Andre’ del 2018, in questo momento sta lavorando alle poste, lo dobbiamo a quelli che hanno scaricato la musica gratis. La cosa curiosa è che gli stessi che si lamentano, (che vengono ogni giorno da me e mi dicono: io suono ma non ho alcuna possibilità) magari poi sono quelli che si scaricano la musica gratis. Quindi temo che sia un problema che non avrà soluzione. Sono anche un po’ stanco perché vedo che parlo al nulla e molti ragazzi non capiscono questa cosa. Perciò noi della generazione precedente siamo i beneficiari di questo, perché il fatto che non ci siano nuovi talenti ci avvantaggia. Quindi quello che io dico è a favore di quelli che fanno musica e meriterebbero miglior destino.
A proposito di discografia: cosa pensi dei Talent Show?
I talent show sono la diretta conseguenza di quello che ho appena detto. Non avendo le case discografiche soldi da investire, si buttano a raccogliere quelli che escono dai talent show; tra l’altro ho fatto io il giudice in un talent show 2 anni fa’ e so quello che dico. Le case discografiche vanno a cercare quelli che in qualche modo hanno già fatto 10-15 passaggi televisivi. Perché quando uno esce da Amici o X Factor è già un po’ famoso; quindi risparmia del denaro e fatica a una casa discografica. Naturalmente è un meccanismo prettamente televisivo che difficilmente genererà persone che venderanno 10 album perché i punti dolenti sono due: il primo che appena esce un nuovo talent show i nuovi concorrenti cannibalizzano quelli vecchi, e quindi difficilmente durano nel tempo. Secondo che il talent show, per sua struttura, privilegia quelli che cantano bene. La storia, però, ha dimostrato che non sono arrivati quelli che cantano bene, la gente non va in 60.000 alla volta a vedere Ligabue o Vasco Rossi perche cantano bene; vanno a vederli perché, evidentemente, rispondono a delle domande, a della voglia di condividere che le persone hanno; quindi hanno sempre pagato le linee editoriali e non il bel canto. Credo che Fossati, Paolo Conte, Capossela e De Gregori ed io in primis, saremmo stati bocciati ad un talent show! Perché cantiamo bene in funzione delle cose che vogliamo comunicare.
Il pittore Basquiat, prima di morire, ha detto che quando una persona diventa famosa e’ la gente intorno a cambiare atteggiamento. Tu cosa ne pensi?
Sono d’accordissimo. Intanto penso che gli amici veri si vedano nel successo e non nell’insuccesso, che una pacca sulle spalle sono capaci tutti di dartela, mentre invece quando le cose vanno molto bene e’ difficile che un amico abbia l’atteggiamento mentale giusto per condividere il tuo successo anche se non e’ il suo. Ho 55 anni e sono famoso da quando ne avevo 22, quindi ho passato quasi tutta la mia vita in uno stato in cui mi sono abituato a questa corsia preferenziale nei confronti della gente. Però è evidente che gli altri hanno un atteggiamento diverso nei tuoi confronti, cambiano loro, io sono sempre stato lo stesso.
Una parola su Andy e i Fluon…
Andy è una delle menti pensanti più vive che abbiamo in questo paese. Secondo me, e i fatti lo stanno dimostrando, era la vera anima dei Bluvertigo. Perche la differenza tra avere successo ed essere al centro dell’attenzione è fondamentale, anche nel mondo di oggi. E’ un creativo, un lavoratore, quindi uno che si dedica alla musica, alla pittura, alla comunicazione, all’arte con la voglia di fare. Ma non è quell’artista che per quel motivo si prende tutte le libertà del mondo, è uno che se ti dice ci vediamo alle undici, alle undici è arrivato. Quindi è molto importante.
E’ quindi il momento di scambiare due parole anche con i Fluon.
Come nascono i Fluon?
Andy A livello musicale io e Fabio abbiamo iniziato a collaborare 3 anni fa circa con un omaggio a David Sylvian e Robert Fripp. Successivamente Faber, che è mio socio da sempre e fautore del laboratorio Fluon per quello che riguarda la Fluon Art Laboratory, è entrato portando la sua coordinata musicale electro minimal. Soprattutto grazie a loro abbiamo concluso quello che era partito come il mio progetto solista, si parla di più di 6-7 anni fa, che non ero mai riuscito a mettere in pratica. Quindi Fluon nasce da un processo evolutivo di come pian piano ci siamo sempre più conosciuti artisticamente.
Avete scelto per il vostro primo album un percorso di produzione un po’ diverso dall’usuale agendo in maniera totalmente indipendente rispetto alla discografia…
Andy La prima ricerca di indipendenza è fuoriuscire dal grande meccanismo discografico e soprattutto anche fuggire dalla mentalità con la quale si va in studio per sei mesi e si diventa matti per sfornare un album formato da 12 canzoni, quasi fosse un parto. Poi la casa discografica al secondo singolo magari manda al macero tutto il resto delle 10 canzoni; non mi è mai piaciuto questo concetto. Vorremmo ritornare un po’ alla mentalità dei 45 giri, dove ogni singolo viene sviluppato proprio come uscita sul digital download, si può comprare la canzone singola, c’è un videoclip allegato e intanto con questo primo passo si porta in scena lo spettacolo. Svilupperemo i vari singoli man mano, e quindi l’album potrà anche non capitare. Penso questo sia il modo per far conoscere al pubblico questo nuovo suono, cioè attraverso i singoli, attraverso le canzoni.
Parliamo proprio del vostro primo singolo Naked; come mai tra tutta la vostra produzione avete scelto proprio questo?
Andy Forse perché era il pezzo che ci è sembrato più di impatto. Il testo è di Claudia Attanasi che lo scrisse 9 anni fa circa, ed oggi finalmente prende piede. Soprattutto grazie a Fabio abbiamo avuto un gancio enorme per le batterie perché, conoscendo Pat Mastellotto (che suona con Bert Lams chitarrista dei California )c’è stata la possibilità di avere le sue batterie in Naked. Questo ha dato un grande impulso creativo perché in un certo senso Naked è veramente quello che ha fatto partire tutto il progetto e sulla sua spinta anche tutte le altre canzoni si sono sviluppate molto velocemente e con una sonorità ancor più definita… infatti non vediamo l’ora che esca il secondo singolo!
Andy ha detto che tutto nasce da una sua idea di solista che poi ha trovato un riscontro, un interesse anche in voi. Come vi siete inseriti in questo progetto?
Fabio Credo che quando esiste un progetto di questo tipo, di qualità nel quale più persone vengono coinvolte e hanno lo stesso scopo mettendoci lo stesso grado di impegno, allora questa cosa si può battezzare. Il progetto di Andy, una volta ricevuto il nostro contributo era chiaro che non fosse più solo Andy , infatti eravamo già Fluon, ovvero la commistione di tutto quello che è Andy con il nostro apporto. Lo spirito vissuto per tutta la fase di gestazione dell’album, della creazione del sistema audio nostro, le idee, i momenti, tutto questo è in realtà Fluon.
Faber come ha detto Andy, sei suo collaboratore da tantissimo tempo, quindi tu come hai vissuto la trasformazione di un progetto individuale in un progetto Fluon che ti coinvolge in prima linea?
Faber Mi ricordo come fosse ieri quando 9 anni fa Andy è arrivato dicendo di aver scritto un pezzo la sera prima, che è poi il brano oggi online. Dopo averlo ascoltato gli dissi: “è proprio un tuo pezzo, ti rispecchia totalmente, sei tu”. In 9 anni è stato preso in mano, rimaneggiato, abbandonato, poi ripreso ancora finché è subentrato Fabio mettendoci il suo suono. Io ho cercato di mettere il mio tocco mantenendo un suono moderno, e il pezzo ha cambiato un po’ faccia, ma il sapore è sempre quello. Per quanto mi riguarda ho aggiunto la modernità del sound electro minimal, una sonorità da cui gli altri erano un po’ distanti perché è un mondo che gli appartiene un po’ meno; invece questo connubio ha ben funzionato.
Avete cominciato anche la tournée. Com’è suonare dal vivo come Fluon?
Fabio La cosa più divertente è questa che per la tournée ci siamo costruiti una postazione che noi chiamiamo totem, l’abbiamo disegnata e studiata a tavolino costruendone inizialmente la sagoma di cartone per vedere l’ingombro, e una volta convinti che potesse funzionare, ci siamo messi in ballo per realizzarla dal vero. È la rappresentazione fisica di tutto quello che c’è alla base del progetto Fluon, ovvero essere un’unità piccola, mobile e si spera intelligente, e riuscire ad avere una propria ragione d’essere in un mondo in totale cambiamento dove il vecchio modo di lavorare non funziona più. Si vede ormai troppo spesso un’incapacità di organizzazione proprio dal punto di vista di produzione, di gestione dei costi e degli spazi; un sistema di questo tipo completamente autonomo ci consente di avere uno show con un audio eccellente usando solo due canali, senza monitor, senza stage manager e senza facchini o schiavi. Entra tutto in tre case compatti ed è efficace al 100%; sicuramente può essere fatto meglio, anche perché la tecnologia ormai permette delle cose realmente incredibili e noi stessi stiamo utilizzando il totem al 40% rispetto al suo potenziale, ogni volta scopriamo qualcosa di nuovo che si può fare.
Come siete arrivati a questa collaborazione con Enrico Ruggeri?
Andy ho conosciuto Enrico in occasione di un programma su Raidue Scorie ma non ci eravamo mai frequentati. In realtà l’invito arriva da Mario Riso che collaborava con la Universal e ci ha tenuto ad averci tra i protagonisti di questo disco. Ho fatto subito il nome di Polvere che è il mio pezzo preferito di Enrico e poi era quello in cui, a mio parere, avevamo più elementi e possibilità di ri-arrangiamento.
Una curiosità, perché Dottor Kloro?
Faber Ricordo che era l’estate del 2001, dopo l’esperienza dei Bluvertigo a Sanremo, con Andy siamo andati in piscina. Era una di quelle estati con la città vuota e, scherzando, abbiamo detto: prendiamoci un cocktail pesante e in piscina sotto il sole vediamo cosa succede. Io ho allora inventato la teoria del trasportatore di parole: il cloro, grazie al quale, parlando sott’acqua esplodono le bolle ed escono le parole.
Partecipate anche a livello registico nella realizzazione dei video?
Andy Innanzitutto abbiamo la fortuna di poter lavorare con Roberto Monti, che è un personaggio anomalo rispetto al sistema dei registi: lui collabora nel mettere in atto le nostre idee, non si impone con un suo codice, è un ottimizzatore delle idee e ci mette la sua ottica ma soprattutto ha una grande capacità nell’editing e post produzione. Per cui il tutto nasce da una collaborazione del talento dei Fluon e di Monti.
Una domanda a Fabio, chitarrista bravissimo. Perché hai scelto la chitarra?
Fabio Perché da piccolo mi sembrava uno strumento un po’ da eroe, Actarus la suonava, forse è stato quello. Era appesa in taverna una chitarra, credo fosse di mio zio, e mi ha sempre affascinato. E’ stato il primo amore. Ho incominciato a suonarla a 11 anni, ma la prima folgorazione è stata guardando su Antenna 2 il recital di George Brassens.
Fluon è il nome del tuo gruppo e del laboratorio di arte, mi incuriosiva capire perché avessi dato lo stesso nome al tuo studio d’arte e al tuo gruppo…
Andy Da tanti anni mi occupo di due settori differenti ma paralleli per molti versi che sono la musica e la pittura per questa mia visione di pop art a 360 gradi. Quindi, visto che il quartier generale della creatività è proprio questo capannone, mi piace vedere i Fluon come la forma musicale del laboratorio. Non mi stupirebbe se un domani, così come Faber dipinge con me, Fabio mi desse ispirazione per nuovi soggetti di quadri. Per questo tutto si chiama Fluon, che è poi l’accensione ON dell’influenza FLU e della fluorescenza allo stesso tempo.
Assistiamo alle riprese del video, Andy di rosso vestito pattina intorno a Ruggeri. La parete verde elettrico e il testo della canzone, stravagante e geniale, rispecchiano perfettamente l’anima sia dei Fluon che di Ruggeri. La musica, le parole e le immagini, fusi ottimamente insieme, entrano nella nostra testa. Questo pezzo merita davvero: non mi cercare, tu non mi riconoscerai…
Per informazioni sugli artisti, i loro tour e le inerenti news:
“Un disco che mi rende orgoglioso. Un gesto di amicizia e ammirazione e tanti incontri che mi hanno arricchito umanamente ed artisticamente…” Enrico Ruggeri












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