di Juri Casati
Ci sono casi in cui, anche se non abbiamo una definizione di una parola chiara in testa, possiamo comunque afferrare il senso. Qual è per esempio la definizione di «divo»? potrebbero chiedersi quei giovani interessanti ad intraprendere questa nobile professione.
Proviamo ad elencare, senza pretese di completezza, alcune caratteristiche che deve avere un divo per essere considerato come tale. La prima, e più ovvia, caratteristica del divo è la «notorietà»: un individuo sconosciuto al grande pubblico non potrà mai essere considerato un divo o una diva. Quindi un giovane che voglia diventare un divo si trova subito davanti un ostacolo enorme, quello cioè di riuscire a diventare famoso.
Il divo inoltre deve essere giovane, o deve dare un’immagine giovane di sé, o comunque deve ritirarsi a vita privata prima del decadimento fisico. Infatti nel momento in cui un divo invecchia o si ammala, come è accaduto per il grande Muhammad Alì, ci accorgiamo che perde – per qualche incomprensibile motivo – il suo status di divo (e qui entra in gioco quello che vi dicevo prima, cioè che di certe parole si afferra soltanto il senso, ma non la definizione). Pertanto il giovane che voglia diventare un divo deve darsi da fare subito perché più aspetta e peggio è.
Il divo poi deve essere eccentrico. Michael Jackson in questo senso è stato un esempio insuperabile di divo: Luna Park in giardino e bara di cristallo in camera da letto. Beh, insomma, che dire… se uno è riuscito a diventare famoso da giovane, poi non può essere così difficile comportarsi in modo un po’ eccentrico.
Un’altra caratteristica importante che il divo deve avere è il suo rapporto contrastato con la stampa. Il divo ogni tanto deve litigare con qualche giornalista, magari prendere a sberle un paparazzo, ma saltuariamente – magari dopo un lungo silenzio – deve saper anche concedere lunghe interviste, che poi vengono riprese da altri giornali che con clamore non riportano ciò di cui il divo ha parlato, ma il fatto che il divo ha parlato.
Attenzione però, aspiranti divi, a non confondere la fama, la gioventù, l’eccentricità e il rapporto contrastato con la stampa di un vero divo con quelli di un volgare vip perché un vero divo, al contrario di un qualche sordido vip, rimane geloso della propria intimità anche se è un personaggio pubblico; sa circondarsi di un alone di mistero anche se è conosciutissimo; è solo anche se ha una corte intorno a sé; non si siede su un trono anche se abita in una reggia; non ha follower né «amici» anche se ha molti fan. E soprattutto il vero divo ha qualità che non mostra volentieri: se il divo è un cantante, non deve fare concerti (Mina); se è uno scrittore, deve scrivere possibilmente un romanzo solo (Salinger); se è un attore, deve recitare proprio se viene costretto (Brando).
A questo punto forse l’aspirante divo potrebbe chiedersi, in un periodo di crisi come questo, quale sia il migliore settore per intraprendere la carriera di divo.
È inutile girarci intorno. Il divismo è fatto su misura per il cinema, perché solo nel cinema sono presenti quelle condizioni che in tutte le epoche hanno reso possibile l’opera di divinizzazione: il predominio dell’immagine su tutti gli altri elementi, e il netto distacco tra l’immagine e il pubblico.
La divinizzazione infatti è intimamente legata all’immagine. La divinizzazione in fondo non è altro che il culto di un’immagine. Pensate alla venerazione che un tempo circondava le icone religiose o le effigi dei re. Ebbene: il cinema – soprattutto quello delle origini: il cinema muto – è stato in grado di rievocare e amplificare alla massima potenza questo antico culto delle immagini.
Non basta. La divinizzazione si basa anche su di un forte distacco tra il pubblico e l’immagine, in modo tale che l’immagine sia considerata come sacra. Pensate al distacco tra fedeli e Santi, e al distacco tra sudditi e re. Anche in questo caso il cinema è riuscito a riproporre questo distacco in modo nuovo: un divo fa pochi film all’anno – a volte uno solo – rilascia poche interviste, ritira snobisticamente solo alcuni premi. Inoltre talvolta, in rare cerimonie come la notte degli Oscar, il divo concede una passerella pubblica che ricorda molto una sfilata reale o l’ostensione di un Santo.
Il divismo insomma è una professione forse in crisi, ma di cui sicuramente ci sarà ancora bisogno in futuro –magari sotto nuove e diverse forme – perché essa risponde al bisogno, che è dentro ogni uomo, di creare e di adorare una divinità.







Commenti
Nessun commento su “AAA ASPIRANTI DIVI CERCASI”