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	<title>Trantran... intorno a Monza &#38; Brianza &#187; Bis!</title>
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	<description>Notizie, eventi, curiosità a Monza e Brianza</description>
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		<title>Da veejeey a cantautrice. Esce il disco d&#8217;esordio “CANTA KETTY PASSA”.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 09:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
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		<category><![CDATA[disco d'esordio]]></category>
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		<description><![CDATA[Di GM

E&#8217; un pomeriggio plumbeo. Questa primavera 2013 è davvero pazza! La redazione di Trantran è in trasferta a Milano per intervistare Ketty Passa, voce nuova del panorama musicale italiano, volto noto per quello televisivo. Ketty Passa è stata infatti conduttrice di alcuni programmi su deejay tv, ha partecipato al programma di Chiambretti su mediaset [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di GM</em></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Ketty-Passa-25_foto-by-Stefania-Mariposa-DAmbrosio-M.jpg"><img src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Ketty-Passa-25_foto-by-Stefania-Mariposa-DAmbrosio-M-200x300.jpg" alt="Ketty Passa (25)_foto by Stefania Mariposa D&#039;Ambrosio M" title="Ketty Passa (25)_foto by Stefania Mariposa D&#039;Ambrosio M" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-5846" /></a></p>
<p>E&#8217; un pomeriggio plumbeo. Questa primavera 2013 è davvero pazza! La redazione di Trantran è in trasferta a Milano per intervistare Ketty Passa, voce nuova del panorama musicale italiano, volto noto per quello televisivo. Ketty Passa è stata infatti conduttrice di alcuni programmi su deejay tv, ha partecipato al programma di Chiambretti su mediaset e da anni si divide tra Tv e radio. Insomma, un personaggio davvero interessante! Appena la vediamo rimaniamo abbagliati dal colore azzurro dei suoi capelli! Il grigiore di questo pomeriggio piovoso primaverile viene subito scansato dalla sua energia e solarità. L&#8217;azzuro della capigliatura sostituisce il grigio del cielo. La giusta atmosfera è dunque ristabilizzata. Cominciamo con l&#8217;intervista! ››</p>
<p><strong>Ketty abbiamo ascoltato il tuo disco “CantaKettypassa” e lo abbiamo trovato davvero molto bello e interessante. Ci racconti qualcosa sul tuo esordio musicale?</strong></p>
<p>‹‹ Cantakettypassa è un percorso, una sorta di auto guarigione psicologica. E&#8217; Un disco composto da 11 pezzi ed è la risposta ad un evento molto importante che ha segnato la mia vita nel 2010, oltre che il risultato di un nuovo progetto nato dal riassettamento del gruppo Toxic Tuna, che mi accompagna nel disco. Ho ricominciato a scrivere e a fare musica concentrandomi molto sulla comunicazione e sulla volontà di far comprendere al meglio le mie emozioni. Il disco parla di amore, di disillusione ma anche di speranza e consapevolezze. Il tutto condito da una certa ironia››.</p>
<p><strong>Nel disco s&#8217;avvertono echi di molti generi musicali. Sembra quasi una sorta di “Melting pot di sonorità”.</strong></p>
<p>‹‹E&#8217; verissimo! E credo anche che ti ruberò il termine con cui l&#8217;hai descritto. Nel disco si respirano diversi generi e questo nasce dall&#8217;esigenza di non volersi chiudere in un solo genere musicale. Abbiamo sperimentato molte sonorità. C&#8217;è un po&#8217; di swing, un po&#8217; di reggae, un po&#8217; di pop anni &#8216;60, un po&#8217; di elettronica. Insieme a Olly Riva, cantante degli Shandon e produttore del disco,abbiamo unito la tradizione a qualcosa di nuovo››.</p>
<p><strong>Domanda che discerne dall&#8217;ambito musicale. Vivisezione: cosa ne pensi di questa piaga?</strong></p>
<p>‹‹E&#8217; un argomento molto delicato. Ho un cugino che si batte molto per la causa animalista. Io sono<br />
un po&#8217; meno attiva in questo senso ma appoggio tutte le iniziative a favore degli animali. Chi fa male a un animale fa male anche a se stesso e non ha capito cosa vuol dire la parola amore››. </p>
<p><strong>Abbiamo visto il video del singolo “Ultimo tango”. E&#8217; davvero molto interessante. Ce ne parli?</strong></p>
<p>‹‹Angelo Poli è il regista del videoclip. E stato bravissimo e sicuramente collaboreremo ancora insieme in futuro. Non era facile comunicare quello che canto nel pezzo ma Angelo è riuscito perfettamente nella mission lavorando molto con la fotografia, alternando molto immagini a colori e il bianco nero. I ballerini che appaiono nel video sono 2 insegnanti di tango (Luca Giadima e Marzi Colangelo), vorremmo addirittura inserirli nei concerti live. La loro performance nel video è stata veramente un grande valore aggiunto. Sarebbe bello dunque riuscire a creare un spettacolo che includa anche la danza, un&#8217;altra mia grande passione che porto avanti da oltre 20 anni››.</p>
<p><strong>I tuoi prossimi impegni artistici?</strong></p>
<p>‹‹Stiamo strutturando un tuor promozionale per presentare il nostro disco in situazioni sia electro che acustiche. Avremo date in tutta Italia: seguiteci su www.kettypassa.it dove potrete vedere direttamente tutte le date. Per il momento vi poss dire che il 4 maggio sarò al Vinile Club di Rosà (Vicenza) e il 17 maggio all&#8217;Una e trentacinque circa di Cantù (Como)››.</p>
<p>Che dire? Kettypassa è davvero un&#8217;artista molto interessante e completa. Il disco “CantaKettypassa” è in vendita in tutti i negozi di dischi, il videoclip del singolo “Ultimo tango” è online. Il sito ufficiale è <strong>www.kettypassa.it. </strong>Tutti i riferimenti quindi ve li abbiamo dati. Ora tocca a voi scoprire la sua musica!</p>
<p>Se vuoi vedere l&#8217;intervista integrale in video vai su <strong>www.tmbtv.it </strong>sezione ON DEMAND &#8211; MUSICA &#038;SPETTACOLO &#8211; programma OVERSOUND.</p>
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		<title>Elena Cirillo: la passione e il divertimento.</title>
		<link>http://www.trantran.net/2013/05/16/bis/elena-cirillo-la-passione-e-il-divertimento/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 12:27:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bis!]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Cirillo]]></category>
		<category><![CDATA[musica orchestrale]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Marta Migliardi

Elena Cirillo: musicista a 360 gradi, diplomata in violino e canto lirico al conservatorio Puccini di La Spezia. Grandi collaborazioni e immenso amore per quella che e’ la sua grande passione: la musica in tutte le sue forme. Strumentale, dove il violino diventa un prolungamento del suo corpo, vocale dove la voce prende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di Marta Migliardi</p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/image.jpeg"><img title="image" class="alignleft size-medium wp-image-5772" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/image-300x300.jpg" alt="image" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Elena Cirillo: musicista a 360 gradi, diplomata in violino e canto lirico al conservatorio Puccini di La Spezia. Grandi collaborazioni e immenso amore per quella che e’ la sua grande passione: la musica in tutte le sue forme. Strumentale, dove il violino diventa un prolungamento del suo corpo, vocale dove la voce prende ritmo e armonia. Senza pregiudizi:  dal lavoro di orchestra alla fusione  della stessa con la musica leggera.<br />
Bella Elena, come vuole la mitologia. Ride ed e’ gentile, ma i suoi occhi profondi dicono altro e raccontano storie di profonde contraddizioni e gioie: sono occhi che solo i veri artisti hanno.</p>
<p><strong>Elena Cirillo, stasera ti esibirai al teatro degli Arcimboldi insieme a Francesco De Gregori,  ma hai alle spalle moltissime esperienze. Partendo dalla fine, come è nata questa collaborazione?</strong></p>
<p>Ho iniziato nel 2008 perché chiamata a mettere il violino come solista e nei cori nel disco “Vita chiamata artista”,  quindi è stato solo un sodalizio dal punto di vista della registrazione in studio mentre ho iniziato a lavorare nel live tour nel 2011.</p>
<p><strong>Puoi raccontarci le differenza fra i vari artisti, e come vivi queste esperienza?</strong></p>
<p>Con molta passione e divertimento! Perché questo mestiere si fa principalmente per quello, e per questo mi reputo fortunata perché faccio un lavoro che è la mia passione. La mia ripresa dell’attività orchestrale ha coinciso con l’utilizzo da parte di molti artisti, dell’orchestra nel campo della musica leggera. Le mie esperienze orchestrali erano state soprattutto nel sinfonico e nel lirico, quindi mi ha fatto piacere provare questa nuova esperienza dell’orchestra sinfonica unita  nella musica leggera o anche ad una band dal vivo! Con Francesco Renga infatti abbiamo fatto il Tour Orchestra e Voce che prevedeva solo l’utilizzo dell’orchestra, avevamo quindi tantissimi strumenti ; nel tour con Morgan, erano presenti un nucleo di band,le  batterie di Sergio Carnevale, Megaherz che faceva l’effettistica. Morgan stesso, inoltre, suona più cose e fa il suo show.. .due approcci differenti, con Renga bello ma più stabile, avevamo delle parti e si seguiva quello, mentre con Morgan era lui che rendeva un concerto diverso l’uno dall’altro perché improvvisava spesso. Ho lavorato anche con Mario Biondi, orientato verso il jazz, con una band adatta al genere:fiati, sax, trombe, serie di ottoni, coristi che si muovevano con dei balletti.. E come non citare Sting! Abbiamo fatto parte delle date italiane, un’esperienza grandissima, quasi mistica.. credo di avere studiato così tanto solo sotto diploma!</p>
<p><strong>Come mai il violino?</strong></p>
<p>E’uno strumento che ho sempre desiderato studiare fin da piccola, ma nella città non c’era nessuno che lo insegnava.. iniziai così con il pianoforte, fino agli 11 anni, poi aprirono la scuola comunale e iniziai lo studio del violino portando avanti entrambi gli strumenti fino ai 17 anni con i relativi esami in conservatorio, dando gli esami privatamente. Con il pianoforte sono arrivata fino al settimo anno ma l’ottavo era uno scoglio molto grande,e mi venne anche una tendinite e quindi dovetti scegliere. Scelsi il violino perché dal punto di vista lavorativo era quello che dava maggiori possibilità di lavoro, e perché era quello che fin da bambina volevo suonare.</p>
<p><strong>Un altro strumento è la voce, insegni anche..</strong></p>
<p>Alla scuola comunale dove iniziai lo studio del violino, mi chiese di insegnare questo strumento, da allieva ad insegnante! Poi con l’inizio dei vari talent ci fu un boom di insegnamento del canto moderno, mi chiesero di tentare, nel frattempo avevo fatto degli stage per questo tipo di canto, molto differente da quello lirico, in via sperimentale nel giro di un paio di anni questa classe arrivò fino a 22 allievi, scelsi quindi di lasciare la classe di violino alla mia collega e mi dedicai solo al canto; così da ottobre del 2012 e nata l’accademia di canto PlayThe Voice! Gli allievi vengono preparati a 360 gradi, imparano la tecnica vocale, lo studio di uno strumento, a cantare senza l’uso di basi, a più voci, fanno sessioni in studio di registrazione.. .ci son due tipi di percorso: quello artistico e quello didattico, che prevede un anno integrativo in più perché se si vuole insegnare bisogna fare un anno di tirocinio in affiancamento ad un insegnante qualificato.</p>
<p><strong>Cosa ne pensi dei talent show?</strong></p>
<p>Inizialmente avevo un atteggiamento di chiusura, perché abituata al conservatorio dove tutto si suda, dove si studia dalle 6 alle 8 ore al giorno: questo successo immediato senza merito o gavetta, non mi piaceva, poteva essere fuorviante nei confronti degli allievi. Di contro però hanno dato sempre più lavoro, e se cresce la voglia di cantare crescono anche le richieste di insegnamento..ho fatto pace con i talent, e poi bisogna pensare al presente ed i talent ne fanno parte …per esempio fino a 6 anni fa io non usavo neanche il computer!Ho dovuto adattarmi, il mondo va avanti!</p>
<p><strong>La musica la conosci perfettamente,hai una bella voce, sei laureata in canto, non hai mai pensato di uscire con un tuo album o un tuo progetto?</strong></p>
<p>Si, ci ho pensato! Ho anche scritto dei pezzi,.. però sono anche fatalista.. mi è arrivata questa opportunità di lavorare con De Gregori,e sono già grata per questo! Ho la fortuna di lavorare con un artista eccezionale e con una band dinamica, ho la possibilità di esprimermi mettendoci del mio negli arrangiamenti, di proporre  idee, i concerti non sono mai uguali uno all’altro, abbiamo delle parti stabilite ma tante improvvisazioni, infatti  sul leggio ho un libro con i testi che capisco solo io! è una grande fortuna e mi ritengo soddisfatta!</p>
<p><strong>Qual è la tua canzone preferita o che ti rappresenta maggiormente?</strong></p>
<p>Una canzone che ho sempre adorato e mi fa venire i brividi ogni volta che la ascolto è” Save the Prayer” dei Duran Duran, per me ha un effetto quasi terapeutico! Tante canzoni hanno rappresentato dei momenti della mia vita, ma questa mi rappresenta da una vita!</p>
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		<title>ESCE IL DISCO “ROOM 80” DI ANDREA CASTA</title>
		<link>http://www.trantran.net/2013/04/02/bis/esce-il-disco-%e2%80%9croom-80%e2%80%9d-di-andrea-casta/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 13:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bis!]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Casta]]></category>
		<category><![CDATA[anni 80]]></category>
		<category><![CDATA[Room80]]></category>

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		<description><![CDATA[ed ovviamente noi di TRANTRAN lo intervistiamo&#8230;;)
 
Oggi in redazione l&#8217;attenzione è tutta per Andre Casta, cantante e violinista, e per il suo esordio con il remake di dodici successi degli anni &#8216;80, fra pop, soul e ritmi etno-dance. Subito rimango colpito da una foto di Andrea ritratto mentre suona a spalla il suo strumento: il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ed ovviamente noi di TRANTRAN lo intervistiamo&#8230;;)</strong></p>
<p> <a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/04/placeholder_andrea_casta_room_80.png"><img class="alignleft size-full wp-image-5688" title="placeholder_andrea_casta_room_80" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/04/placeholder_andrea_casta_room_80.png" alt="placeholder_andrea_casta_room_80" width="622" height="226" /></a></p>
<p>Oggi in redazione l&#8217;attenzione è tutta per <strong>Andre Casta</strong>, cantante e violinista, e per il suo esordio con il remake di dodici successi degli anni &#8216;80, fra pop, soul e ritmi etno-dance. Subito rimango colpito da una foto di Andrea ritratto mentre suona a spalla il suo strumento: il violino. All&#8217;istante, per associazione d&#8217;idee e di ricordi, mi vengono in mente Lindsey Starling, musicista dubstep, i cui video spopolano sul web, il nostro Angelo Branduardi, mito del pop-folk italiano ed europeo, e Laurie Anderson, grande artista sperimentatrice americana. In comune cos&#8217;hanno? Ovviamente il violino!</p>
<p>Andrea Casta però ci aggiunge qualcosa di diverso: innanzitutto una splendida voce e poi la sapiente reinterpretazione di pezzi storici degli anni &#8216;80 come “I like chopin” dei Gazebo o “Take my breath away” di Moroder, rivisitati mescolando diversi generi.</p>
<p>Voglio assolutamente saperne di più. Ed è così che inizia l&#8217;intervista</p>
<p><strong>Andrea come nasce l&#8217;idea di utilizzare in chiave pop il violino?</strong></p>
<p>‹‹ Nasce innanzitutto dallo studio dello strumento che ho iniziato da bambino e poi dall&#8217;esperienza live fatta in Italia e all&#8217;estero, in televisione e nei club, che mi ha fatto definitivamente maturare la scelta di dedicarmi totalmente a questo strumento››.</p>
<p><strong>So che hai un percorso ben consolidato, fatto di molteplici esperienze. Insomma&#8230;sei un artista che la gavetta l&#8217;ha fatta.</strong><strong></strong></p>
<p>‹‹Si, nel mio bagaglio porto l&#8217;esperienza di innumerevoli live ma anche il mestiere dell&#8217;autore, avendo avuto molte volte in passato la possibilità di scrivere per altri artisti, di partecipare e presentare alcuni spettacoli televisivi e non. Tutti questi esperimenti mi hanno poi comunque condotto alla musica e a concentrarmi pienamente su di essa››.</p>
<p><strong>Parliamo ora del disco “ROOM 80”. Com&#8217;è ricaduta la scelta su alcuni brani piuttosto che su altri?</strong><strong></strong></p>
<p>‹‹La selezione è avvenuta per cerchi concentrici insieme a Sergio Cossu, che è il produttore dell&#8217;album. Siamo partiti da una prima scelta di 40 pezzi che mi piacevano e che ho sempre cantato dal vivo nei miei concerti nelle versioni originali, per poi arrivare ad una cernita finale in base anche alla riarrangiabilità delle canzoni, alle quali volevo dare un&#8217;atmosfera molto legata al “mondo”, all&#8217;etno, alle percussioni. I brani presenti nell&#8217;album risentono infatti di echi medio orientali, frutto della mia permanenza per diverso tempo in Libano, Turchia ed Emirati Arabi, dove ho avuto la fortuna di fare molti concerti››.</p>
<p><strong>Non posso non chiedertelo, visto che l&#8217;album è un insieme di remake di brani anni &#8216;80. Cos&#8217;è stata per te la musica di quegli anni?</strong><strong></strong></p>
<p>‹‹Ha rappresentato il trionfo della creatività libera, anche perchè grazie all&#8217;evoluzione tecnologica e al benessere generale, si è potuto fare di tutto. É stato un periodo variopinto, denso di novità. Il fatto che poi molti artisti abbiano nel tempo continuamente pescato brani di quegli anni da riproporre, denota che oltre alle paillettes, lustrini e sintetizzatori, ci sono state canzoni di altissimo valore che sono rimaste nella storia››.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cosa vuole comunicare questo disco?</strong><strong></strong></p>
<p>‹‹Questo è un album molto caldo, che vuole comunicare intimità e benessere. Una sorta di sintesi dei viaggi fatti da me in diverse parti del mondo. E&#8217; un omaggio a tutto ciò che, nelle differenze, ci unisce››.</p>
<p><strong>Registrazione del disco in studio. Un aneddoto particolare?</strong><strong></strong></p>
<p>‹‹Tutto il disco ha avuto la particolarità d&#8217;essere stato cantato di notte. Non c&#8217;è un solo secondo delle voci che sia stato registrato prima del tramonto. Credo che questo si possa avvertire durante l&#8217;ascolto del disco››.</p>
<p><strong>Progetti futuri?</strong><strong></strong></p>
<p>‹‹Ad aprile uscirà il 3° singolo dell&#8217;album: “I like Chopin” ed il relativo video. Da maggio inizierà un tuor che attraverserà tutta l&#8217;italia. I concerti saranno anche accompagnati da tutta una serie di letture che intervalleranno l&#8217;esecuzione dei brani. Nel frattempo ho cominciato a lavorare al primo album d&#8217;inediti››.</p>
<p>Un artista completo Andrea Casta. Violinista, interprete e cantautore. Assolutamente da non perdere dunque l&#8217;album d&#8217;esordio “Room &#8216;80”. Noi di Tran Tran lo aspettiamo per un live qui in Brianza. Nel frattempo, per cominciare a conoscere questa splendida sorpresa del panorama musicale italiano, ecco tutti i riferimenti:</p>
<p>Sito internet: <a href="http://www.andreacasta.it/">www.andreacasta.i</a><a href="http://www.andreacasta.it/">t</a></p>
<p>Pagina Ufficiale di Facebook: www.facebook.com/officialandreacasta</p>
<p>G.M.</p>
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		<title>Safari Tribute Band: intervista a Giuseppe Giove Liga</title>
		<link>http://www.trantran.net/2013/02/15/bis/safari-tribute-band-intervista-a-giuseppe-giove-liga/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 10:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bis!]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Give Liga]]></category>
		<category><![CDATA[Jovanotti]]></category>
		<category><![CDATA[Safari Tribute Band]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gorla e Migliardi
 

 
 
“Una tribute band (dall&#8217;inglese tribute, &#8220;tributo&#8221;, &#8220;omaggio&#8221;) è un gruppo musicale creato con l&#8217;intento esplicito di riproporre (di solito dal vivo) brani di un complesso o di un artista famoso del passato, talvolta arrivando al punto di imitare tale artista nell&#8217;aspetto, nell&#8217;equipaggiamento, e così via”.
Così recita l’incipit dell’enciclopedia online più famosa del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Gorla e Migliardi</em></p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/02/Safari21.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5592" title="Safari21" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/02/Safari21.jpg" alt="Safari21" width="768" height="512" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>“Una <strong><em>tribute band</em></strong> (dall&#8217;<a title="Lingua inglese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_inglese">inglese</a> <em>tribute</em>, &#8220;tributo&#8221;, &#8220;omaggio&#8221;) è un gruppo musicale creato con l&#8217;intento esplicito di riproporre (di solito dal vivo) brani di un complesso o di un artista famoso del passato, talvolta arrivando al punto di imitare tale artista nell&#8217;aspetto, nell&#8217;equipaggiamento, e così via”.</p>
<p>Così recita l’incipit dell’enciclopedia online più famosa del mondo alla voce “tribute band” ma per conoscere e capire meglio questa realtà musicale diffusa in tutto il mondo, facciamo una chiacchierata con <strong>Giuseppe Giove Liga</strong>, musicista, autore e anche voce di una tribut band molto brava e attiva…</p>
<p>Noi di Trantran siamo andati anche ad ascoltarli dal vivo e, possiamo garantire per loro: non si limitano ad imitare, ma interpretano e, soprattutto, sposano la filosofia di vita del loro artista di riferimento, niente meno che Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti.<em></em></p>
<p><strong>La <em>Safari Tribute Band, </em>com’è facile intuire dal nome è una tribute band di Jovanotti…com’è nata?</strong></p>
<p>«Quattro dei sei componenti, tra cui io, già suonavano insieme in cover band&#8230; avevamo però un po’ perso gli stimoli perché c’erano già una marea di cover band e così abbiamo scelto di focalizzarci sul percorso di un  solo artista, uno che io stimo parecchio, per l’appunto Jovanotti. Inizialmente eravamo <strong>Marco Preti</strong> (chitarra e cori) <strong>Gianni Vetta</strong> (batteria) <strong>Luigi Rugiano</strong> (basso) ed io, <strong>Giuseppe Giove Liga</strong> (voce). A noi si è aggiunta <strong>Chiara Borgonovo</strong> (tastierista nonché violinista), un’aggiunta dovuta sia alla volontà di arricchirci con un elemento femminile sia all’indiscutibile bravura di Chiara, e in fine <strong>Alex Tambora</strong> (percussioni) ».</p>
<p><strong>Perché proprio Jovanotti?</strong></p>
<p>«In Jovanotti io ravviso una forte somiglianza, non tanto dal punto di vista vocale, aspetto su cui invece ci sono molte differenze, ma dal punto di vista del sentire, della sensibilità umana. In molte tribute band il cantante cerca di somigliare il più possibile all’artista a cui rende tributo, nella voce, nell’abbigliamento e nelle movenze, ma questa è una cosa che io non amo fare. Credo che sul palco sia indispensabile essere ciò che si è, essere genuini, anche se si cantano le canzoni di un altro. Sicuramente Jovanotti è molto fisico e le sue canzoni hanno un tiro molto alto, motivo per cui, cantando alcune sue canzoni non si può certo restare impalati sul palco, ma non faccio dell’imitazione pedissequa la mia regola. Di Jovanotti amo molto la scrittura semplice, diretta ma mai banale che denota una sensibilità molto acuta e profonda che, non a caso, piace molto alle donne, che sa coniugare la malinconia con una grande positività di fondo.</p>
<p>Nello studiare la sua discografia sono rimasto davvero molto colpito da questa sua continua positività».</p>
<p><strong>So che anche tu scrivi musica, sei un compositore…non hai mai trovato frustrante esibirti sempre con i pezzi di un altro mai con i tuoi? </strong></p>
<p>«Fare i pezzi di Jovanotti non è mai una cosa frustrante perché, essendo un artista che stimo davvero molto, per me è un piacere portare in giro la sua musica, il non avere mai occasione di esibirmi con i miei pezzi, invece, è un’altra cosa e di certo frustrante lo è! Ma questo è un altro discorso, è un problema che deriva da un mercato musicale che oramai non esiste praticamente più…fare la propria musica è oggi molto più facile da un punto di vista tecnico ma esibirsi è praticamente impossibile perché le richieste dei gestori dei locali sono oramai sempre le stesse».</p>
<p><strong>Secondo te i talent show quanto hanno influito nel cambio del mercato musicale?</strong></p>
<p>«Prima di tutto ci tengo a dire che non credo affatto che quanti arrivino a un talent, soprattutto a uno come <em>X factor</em>, sono persone che non hanno mai fatto la gavetta. Questo sicuramente non è vero anche perché sono tutti davvero molto bravi, con una grande preparazione alle spalle e, quindi anche con anni di gavetta. A riprova di questo aggiungo, inoltre, che oggi sono sicuramente anche le major discografiche a fare partecipare le proprie nuove proposte ai talent in quanto questi sono un’ottima vetrina prima dell’uscita di un disco».</p>
<p><strong>Parteciperesti a un talent?</strong></p>
<p>«Per la verità in passato ho fatto un provino per X factor ma oggi come oggi mi sento molto più vicino al mondo del cantautorato e i talent, invece, sono per lo più incentrati sull’interpretazione trascurando l’aspetto autorale».</p>
<p><strong>La tua canzone preferita, non necessariamente di Jovanotti…</strong></p>
<p>«Difficile! In ambito musicale spazio davvero in tantissimi generi, non è facile ridursi a scegliere una canzone…posso dirti che una canzone che ascolto volentieri in qualsiasi momento è <em>Somebody to Love</em>, dei Queen…ma solo per dirti la prima bella canzone che mi viene in mente! »</p>
<p><strong>Tre motivi per cui vale la pena vivere?</strong></p>
<p>«C’è l’imbarazzo della scelta, sono così tanti i motivi per vivere, anche nei momenti bui. Basta avere pazienza e dopo la pioggia torna sempre il sereno».</p>
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		<title>Nàdar solo. In uscita il secondo disco: Diversamente come?</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 10:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diversamente come?]]></category>
		<category><![CDATA[Nadar Solo]]></category>
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		<category><![CDATA[Teatro degli orrori]]></category>

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		<description><![CDATA[Di G.Mazzola
 

 
 
 
Primo pomeriggio. Redazione Trantran. Telefono con viva voce in una mano e registratore nell&#8217;altra. Inizia così l&#8217;intervista a Matteo De Simone, cantante della band Nàdar Solo, il cui secondo disco Diversamente come?, è uscito il 29 gennaio. Nel frattempo, per scaldare le orecchie e soddisfare la vista del pubblico, è online da quasi un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong><em>Di G.Mazzola</em></strong></p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/02/2-small.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5586" title="2 small" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/02/2-small.jpg" alt="2 small" width="560" height="373" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Primo pomeriggio. Redazione Trantran. Telefono con viva voce in una mano e registratore nell&#8217;altra. Inizia così l&#8217;intervista a Matteo De Simone, cantante della band <strong>Nàdar Solo</strong>, il cui secondo disco <strong>Diversamente come?</strong>, è uscito il 29 gennaio. Nel frattempo, per scaldare le orecchie e soddisfare la vista del pubblico, è online da quasi un mese il videoclip de <strong><em>Il vento</em></strong>, primo singolo estratto dell&#8217;album, per la cui stesura i Nàdar solo hanno collaborato con Pierpaolo Capovilla e “Il teatro degli orrori”. Definiti “tre ragazzi freschi e geniali” da rockit, i Nadar vantano un&#8217;intensa attività live negli ultimi 2 anni. Molte anche le aperture di concerti di artisti importanti del panorama musicale italiano come Bugo, The Niro, Pan Del Diavolo, Perturbazione, Amor Fou.</p>
<p>La formazione è così costituita:</p>
<p>Matteo De Simone: voce, basso; Federico Puttilli: chitarra, cori; Alessio Sanfilippo: batteria, cori</p>
<p>Bene. Il telefono suona libero. Matteo al quarto squillo risponde. Inizia dunque la trantran intervista.</p>
<p><strong>Cosa volete trasmettere con il disco “Diversamente, come?”</strong></p>
<p>«Diversamente, come?” è una frase estrapolata dalla canzone “Quel sabato mattina”, contenuta ovviamente nell&#8217;album. E&#8217; una canzone d&#8217;amore che parla di una coppia che non si sopporta più e cerca di trovare nel cambiamento la soluzione alle proprie vicissitudini. La voglia di mutare in meglio la situazione da parte dei due esiste. La modalità rimane invece un&#8217;incognita. Ecco, quasi tutte le canzoni contenute nel disco, sia quelle scritte da me che quelle scritte da Federico (chitarrista ed autore), sono in un modo o nell&#8217;altro riconducibili alla visione di vite irrisolte e, in alcuni casi, all&#8217;esigenza di cambiamento, alla voglia di svolta».</p>
<p><strong>Nel disco è presente la canzone “Il vento” che, riagganciandosi al concetto di “diversamente, propone l&#8217;aggiunta di sonorità per voi “poco consuete”. </strong></p>
<p>«Si. Questo è forse il brano più arrangiato dell&#8217;album. Alla formazione di base, chitarra – basso- batteria, si sono aggiunte infatti un&#8217;altra chitarra, una seconda batteria, un synth e gli archi. Nell&#8217;arrangiamento hanno collaborato “Il teatro degli Orrori” e Pierpaolo Capovilla canta delle parti all&#8217;interno della canzone. La presenza poi di un reverbero un po&#8217; più marcato, che dà ai pezzi la sensazione di “distanza”, di dimensione onirica, è un elemento che si ritrova in tutto il progetto».</p>
<p><strong>Mi ha molto incuriosito la copertina del disco. Com&#8217;è ricaduta la scelta su questo concept grafico?</strong></p>
<p>«Siamo molto contenti di questa copertina. E&#8217; opera di Jacopo Lietti, grafico e cantante dei Fine Before You Came. Con lui avevamo già collaborato alla copertina dell&#8217;album precedente, “Un piano per fuggire”. E&#8217; stata partorita in una notte dopo alcuni tentativi di bozze non andate a buon fine. Da subito ne siamo rimasti entusiasti. A livello personale trovo molto simbolico il fatto dell&#8217;aver invertito il cielo e la terra. Vedere le nuvole nella parte inferiore e un&#8217;albero rovesciato a testa in giù nella parte superiore della copertina crea molta suggestione, un&#8217;atmosfera che ben si sposa coi propositi delle canzoni. Da ricordare anche il collegamento grafico che si può notare con l&#8217;immagine e le atmosfere del videoclip de “Il vento”, il cui regista è Bruno D&#8217;Elia».</p>
<p> </p>
<p><strong>C&#8217;è qualche aneddoto particolare sulla registrazione in studio dei brani che puoi raccontarci?</strong></p>
<p>«Ce ne sarebbero milioni da raccontare! Il tempo trascorso in studio è stato comunque relativamente poco perché arrivavamo da un percorso di pre-produzione molto lungo e ben studiato. Abbiamo lavorato negli studi della Massive Arts, che è anche la nostra etichetta».</p>
<p> </p>
<p><strong>Com&#8217;è stata l&#8217;esperienza in studio con “Il teatro degli Orrori”?</strong></p>
<p>«E&#8217; stato davvero bello. Con loro non abbiamo fatto un vera e propria prova collettiva. Con Pierpaolo Capovilla ci siamo infatti spediti a vicenda diversi provini. Loro venivano a registrare le rispettive parti uno per volta, in giorni differenti. Ovviamente si sono rivelati bravi, preparatissimi e molto professionali. Mi ha sorpreso la loro disponibilità, umiltà e simpatia. Siamo rimasti inoltre stupiti dalla voglia di Piearpaolo di collaborare attivamente alla stesura del testo e dell&#8217;arrangiamento del brano “Il vento”. All&#8217;inizio doveva essere infatti solo un piccolo intervento ma lui ha poi chiesto di poter contribuire in maniera più ampia e da li è nata una vera e propria partecipazione».</p>
<p><strong>Escluso “Il vento”, di cui abbiamo già ampiamente parlato, quale altro pezzo ritieni il più importante dell&#8217;album?</strong></p>
<p>«Io citerei “Le case senza le porte”. Tutte le canzoni partono fondamentalmente da un spunto molto intimista, quasi autobiografico e questo brano parla del concetto di amore assoluto tra uomo e donna, rappresentato in questo caso metaforicamente da una casa dentro la quale per potervi accedere non ci deve essere bisogno di una chiave: è appunto “una casa senza porte” ».</p>
<p> </p>
<p><strong>Ora una domanda che non c&#8217;entra nulla col disco. Sanremo è alle porte. Cosa ne pensi?</strong></p>
<p>«Sanremo, come tutti del resto, l&#8217;ho molto seguito da ragazzino. Sono cresciuto con Sanremo. Poi col tempo le cose cambiano. Cambiano i gusti musicali. Sanremo con gli anni è diventato l&#8217;ultimo altare di un certo tipo di musica commerciale e del vecchio modello discografico italiano.</p>
<p>Si è passati al digitale, all&#8217;mp3, il mondo della discografia e della musica in generale è radicalmente cambiato, eppure rimangono ancora in piedi questi vecchi colossi, queste vecchie istituzioni che sembrano un po&#8217; degli animali morenti che cercano di salvare il salvabile mentre la barca sta andando a fondo. Esiste tutta un&#8217;altra scena musicale italiana, forse la più rappresentativa, che è presente nei vari locali, club di tutta italia, nelle case degli artisti stessi. Bisognerebbe che Sanremo diventi una vetrina anche per questa fetta della canzone italiana. Leggendo i nomi degli artisti in gara quest&#8217;anno credo che un piccolo passo avanti in questo senso sia stato fatto ma rimane comunque un macchina che si muove con una lentezza esasperante.</p>
<p>Ad ogni modo se la domanda è:“Andresti a Sanremo?” La risposta è: “Perchè no? “</p>
<p>Noi non siamo nemici di questa manifestazione. Siamo un po&#8217; contrari a questa obsoleta direzione».</p>
<p> </p>
<p><strong>Quali saranno i vostri prossimi impegni?</strong></p>
<p>«Partiremo a fine febbraio con tre presentazioni del disco a Torino, Milano e Roma. Da li poi partirà per tutto marzo e aprile la prima parte del tour che toccherà un po&#8217; tutte le regioni italiane».</p>
<p> </p>
<p>Per chi volesse maggiori info digitate su Facebook Nàdar solo. La pagina è aggiornatissima e contiene tutti i riferimenti della band, nonché foto, video e date dei prossimi concerti.</p>
<p>Bene. Ora mi metto le cuffie e continuo ad ascoltare in anteprima assoluta i brani dell&#8217;album.</p>
<p>Ho già cliccato “Mi piace” alla loro pagina, ho già visto il videoclip de “Il vento”. Non mi rimane che andare a vederli al primo concerto che faranno qui in zona.</p>
<p>Meritano!</p>
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		<title>SONHORA, non solo musica: i nuovi testimoni dell’ente Nazionale Protezione Animali.</title>
		<link>http://www.trantran.net/2012/11/28/bis/sonhora-non-solo-musica-i-nuovi-testimoni-dell%e2%80%99ente-nazionale-protezione-animali/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 11:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
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		<category><![CDATA[la storia parte da qui]]></category>
		<category><![CDATA[sohnora]]></category>
		<category><![CDATA[testimonial]]></category>

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		<description><![CDATA[di Adriana Colombo
 
Luca e Diego Fainello, nati a Verona rispettivamente nel 1982 e nel 1986, sono I Sonhora. Sono i vincitori dell’edizione 2008 del Festival di Sanremo nella categoria Giovani con il brano L’amore, il cui video è divenuto uno dei quattro più visti a livello europeo su YouTube.
L’ultimo disco di inediti dei Sonohra, La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Adriana Colombo</em></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/SONOHRA_locandina_ENPA_hq.jpg.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-5485" title="SONOHRA_locandina_ENPA_hq.jpg" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/SONOHRA_locandina_ENPA_hq.jpg-709x1024.jpg" alt="SONOHRA_locandina_ENPA_hq.jpg" width="425" height="614" /></a> </p>
<p><strong>Luca</strong> e <strong>Diego Fainello</strong>, nati a Verona rispettivamente nel 1982 e nel 1986, sono <strong>I Sonhora</strong>. Sono i vincitori dell’edizione 2008 del Festival di Sanremo nella categoria Giovani con il brano <strong><em>L’amore</em></strong>, il cui video è divenuto uno dei quattro più visti a livello europeo su YouTube.</p>
<p>L’ultimo disco di inediti dei <strong>Sonohra</strong>, <strong><em>La storia parte da qui</em></strong>, uscito a maggio, è composto di tredici brani, sette in italiano, quattro in inglese e due strumentali, che trattano d’amore e di temi sociali, come la violenza sui minori e la crisi di valori della società. Ora i <strong>Sonohra</strong> sono anche testimonial dell’<strong>ENPA</strong> (Ente Nazionale Protezione Animali.)</p>
<p>Ma facciamoci raccontare qualcosa di più da Luca.</p>
<p><strong>Parlaci del vostro nuovo lavoro <em>La storia parte da qui</em>. </strong></p>
<p>«Questo è album, per noi fondamentale, rappresenta la svolta dal punto di vista musicale, perché è decisamente più rock rispetto ai precedenti, ma, c’è anche tantissima sperimentazione. Poi è anche una svolta rispetto alle tematiche affrontate che sono estremamente attuali per esempio: <strong>Il cielo è tuo</strong>, la stessa <strong>La storia parte da qui</strong>, <strong>L’aria</strong>. L’altra fondamentale differenza che contraddistingue questo nuovo lavoro è che ci sono molte collaborazioni musicali con vari artisti di diversi generi <strong>Hevia</strong>, la band americana dei <strong>Secondhand Serenade</strong> e il giovane rapper <strong>Michael Adrian</strong>. Poi ci sono delle collaborazioni dal punto di vista autoriale con <strong>Enrico Ruggeri</strong>, <strong>Eugenio Finardi</strong> e <strong>Roberta Di Lorenzo</strong> e <strong>Alex Giardini</strong> che è anche lui un giovane autore».</p>
<p> <strong>Il singolo uscito a fine giugno <em>Il cielo è tuo</em> affronta un tema impegnativo, come mai avete deciso di trattarlo?</strong></p>
<p>«Sì, affronta un tema abbastanza delicato perché tratta di abuso sui minori. Già, purtroppo al giorno d’oggi è abbastanza d’attualità perché basta accendere un qualsiasi notiziario per sentirne parlare. Diciamo che non c’è un motivo preciso per cui abbiamo deciso di affrontare questo determinato argomento ma, è stata la musica stessa che ci ha portato un po’ su questa strada. Quando mio fratello ha composto la musica e la ha arrangiata l’abbiamo ascoltata e abbiamo deciso di affrontare questo tema ed è nata <strong>Il cielo è tuo</strong><strong>»</strong>.</p>
<p><strong>Quando è nata la vostra passione per la musica?</strong></p>
<p>«La nostra passione per la musica è nata da giovanissimi anche perché in casa si è sempre fatta della musica dai nostri nonni, dai nostri genitori, quindi è sempre stata parte di noi e, sin da bambini abbiamo iniziato a studiare uno strumento; questa passione è sempre stata parte di noi e, poi, è diventata fortunatamente per noi una professione».<strong></strong></p>
<p><strong>Fino a portarvi alle 100.000 copie vendute di Liberi da sempre…</strong></p>
<p>«Sì che per noi è stato un grandissimo traguardo anche perché era il primo disco e, non si sapeva ancora come sarebbe andata ed è andato benissimo, oltre le aspettative e, ci ha permesso di affrontare anche in modo diverso i lavori successivi».</p>
<p><strong>Cosa vi hanno lasciato le esperienze di Sanremo?</strong></p>
<p>«Per noi, soprattutto il primo Sanremo, è stato fondamentale perché, per noi che arrivavamo dal localino piccolo dove suonavamo abitualmente, ci ha dato la possibilità di farci sentire e vedere da un pubblico vastissimo, perché Sanremo è un programma nazionalpopolare seguitissimo. Questo per noi è stato molto importante, non solo per l’Italia ma, anche come trampolino di lancio per l’estero. Da questo successo scaturito dopo la partecipazione di Sanremo del 2008 la <strong>Sony BMG</strong> si è interessata a noi, siamo usciti col nostro primo album anche in sud America, con uno sforzo notevole anche dal punto di vista promozionale da parte di Sony BMG e, anche l’uscita in sud America per noi è stata fondamentale».</p>
<p><strong>Anche in Sud America, infatti, avete mietuto successi, nel 2009 siete stati nominati Artista Revelacion</strong></p>
<p>«Esattamente, è un premio molto prestigioso la finale si è svolta a Los Angeles, c’erano tantissimi artisti internazionali e, già il fatto di avere vinto un premio così prestigioso per una band italiana è davvero motivo di grande orgoglio, siamo davvero onorati di avere questo premio qua tra le nostre mani».</p>
<p><strong>Diciamo che non vi siete fatti mancare niente e siete sbarcati anche al cinema….</strong></p>
<p>«Sì, abbiamo avuto la fortuna di essere notati anche da <strong>Twenty Century fox</strong> che ci ha scelti come interpreti italiani della colonna sonora del film <strong>Le Cronache di Narnia 3, </strong>colonna sonora scritta da<strong> Carry Anderson </strong>che è una cantautrice americana. Anche questo ci ha portato tantissimo, perché comunque tantissima gente andando a vedere il film al cinema che è anche un film di produzione internazionale, ha sentito anche la nostra interpretazione e questo, sicuramente ha fatto sì che la nostra musica, per riflesso potesse andare fuori dai confini italiani, non solo in Sud America ma, in altri paesi come, ad esempio la Francia, dove sono nati dei fan club proprio grazie a questa avventura con <strong>Twenty Century Fox</strong>».</p>
<p><strong>Voi siete giovanissimi (Ndr. 30 e 25 anni) per avere un passato così. Il successo quanto ha cambiato la vostra vita?</strong></p>
<p>«L’ha cambiata relativamente, nel senso che siamo sempre in viaggio e, questo è bellissimo, e viviamo facendo il lavoro che abbiamo sempre sognato sin da bambini. Per quanto riguarda i rapporti personali e la vita sociale è cambiata ben poco, perché già prima di arrivare alla notorietà suonavamo tutte le sere nei locali, quindi più o meno è la stessa cosa; solo che invece che suonare di fronte a 40/50 persone fai un concerto».</p>
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		<title>Yuri Beretta: la gentilezza è la cosa che manca…</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 11:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bis!]]></category>
		<category><![CDATA[la gentilezza]]></category>
		<category><![CDATA[Yuri Beretta]]></category>

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		<description><![CDATA[di Adriana Colombo
 

 
Yuri Beretta è un, musicista e poeta milanese, ma anche cantante-attore-danzatore dalla presenza istrionica e contagiosa.
L’esercizio della gentilezza è il suo secondo lavoro da solista ma, il quinto se si contano le uscite con la sua band, i Genialando Minimamente.
Il tuo nuovo album si intitola L’esercizio della gentilezza. Cos’è per te la gentilezza?
«Mi riferisco a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Adriana Colombo</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/IMG_74051.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-5415" title="IMG_7405" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/IMG_74051-1024x682.jpg" alt="IMG_7405" width="717" height="477" /></a></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>Yuri Beretta </strong>è un, musicista e poeta milanese, ma anche cantante-attore-danzatore dalla presenza istrionica e contagiosa.</p>
<p><strong><em>L’esercizio della gentilezza</em></strong> è il suo secondo lavoro da solista ma, il quinto se si contano le uscite con la sua band, i <strong>Genialando Minimamente</strong>.</p>
<p><strong>Il tuo nuovo album si intitola <em>L’esercizio della gentilezza.</em> Cos’è per te la gentilezza?</strong></p>
<p>«Mi riferisco a quella cosa semplicissima che conosciamo tutti. È proprio il sorridere, l’essere gentile verso gli altri: quel gesto semplice, base che, secondo me, può avere una grande forza, può risolvere tanti problemi. Secondo me,  la gentilezza è la cosa che manca tanto oggi, gente gentile ce ne è ma, abbiamo intorno un mondo molto violento ed è per questo che ho sentito la necessità di sottolineare l’importanza dell’esercizio della gentilezza.»</p>
<p><strong>Yuri, tu sei un cantautore, ci parli del rapporto tra parole e musica?</strong></p>
<p>«E&#8217; sicuramente un argomento complesso. L’obiettivo di ogni cantautore è quello di far sì che la musica dia forza alle parole e viceversa. Che ci sia un rapporto armonioso tra le due componenti; a me, piace a volte, giocare anche sul contrasto tra le due cose; a volte, anziché giocare sul fatto che siano armoniose, può essere divertente, ad esempio avere una melodia triste dicendo delle cose allegrissime, giocando proprio sul contrasto; anche questa può essere una modalità.</p>
<p><strong>Tu sei un solista ma, avete fatto l’esperienza de Il gruppo Corrente. Che  cosa c’è di diverso tra l’esperienza del gruppo e da solista?</strong></p>
<p>«In realtà la dimensione del gruppo è molto bella perché la condivisione rende sempre tutto più interessante. L’energia di ognuno interviene sui vari pezzi, si scoprono nuovi colori ed è sempre più leggero lavorare. La dimensione della solitudine, invece e, interessante proprio perché non è così leggera e ti impone una disciplina invece lavorando in gruppo non è così necessaria perché la voglia di ognuno dà forza a tutti gli altri. Da soli bisogna essere molto disciplinati perché se no non si riesce a combinare niente. Bisogna essere sempre presenti a quello che si fa e, a volte non è facilissimo».</p>
<p><strong>Il tuo nuovo disco è coprodotto con Lele Battista. Ci parli di questa vostra collaborazione?</strong></p>
<p>«Io e Lele ci siamo conosciuti da giovanissimi, avevamo 15 anni. Abbiamo subito apprezzato, reciprocamente, il lavoro dell’altro; poi, ognuno ha fatto la sua strada. Nel 2008 abbiamo prodotto insime il mio disco  <strong>La Forza</strong>. È un piacere lavorare insieme, anche perché, abbiamo insistito e, adesso c’è un’intimità sufficiente a lavorare con leggerezza, capirsi velocemente, ad avere degli obiettivi comuni; non ci sono tensioni quando si lavora, lavoriamo con gioia, con divertimento e, per me, è fondamentale sia così. Non credo nelle opere che scaturiscono dalla tensione o, per lo meno, a volte sono anche dei capolavori ma, non è il mio modo di lavorare. Io tengo tantissimo  al fatto di portare un’energia che sia dolce, che sia “gentile”. Sono contento di avere continuato a lavorare con lui proprio per questo perché a volte si fanno dei lavori, non si ottiene quello che si voleva e si cambia strada invece, proprio conoscersi e continuare per correggere anche quello che si è sbagliato la volta precedente».</p>
<p><strong>Yuri, il tuo rapporto con la Brianza?</strong></p>
<p>«Io abito a Cinisello Balsamo. Per me la Brianza è la campagna più vicina. È il posto dove posso andare a rilassarmi a fare passeggiate nel verde. I musicisti coi quali ho lavorato vivono tutti e due in Brianza.</p>
<p>Io ho molto bisogno della natura e la Brianza è sicuramente il polmone verde più vicno, mi viene incontro in questo».</p>
<p><strong>Con <em>Cos’è</em>  hai voluto fare quasi un inchino a Modugno, ce lo racconti?</strong></p>
<p>«<strong>Modugno</strong> è uno dei miei artisti preferiti, amo moltissimo il suo lavoro. Credo che la sfida più grande fosse quella di riuscire a fare un atto liberatorio se non all’altezza, ispirato al ritornello di <strong>Volare</strong>. Perché secondo me il ritornello di<strong><em> Volare</em></strong> è la cosa più catartica che ci sia da cantare. Mi interessava anche come c’era arrivato perché io con la mia canzone ho cercato di riprodurre anche i livelli emotivi di Volare, con un incipit parlato, tenendo il pezzo molto fermo, seguito da una strofa un po’ melodica per poi esplodere nel ritornello».</p>
<p><strong>Come è nata la tua passione per la musica?</strong></p>
<p>«È nata sin da bimbo. Già quando avevo 5 anni cantavo e anche da piccolo mi  affascinava molto pensare al come si faceva? Come si faceva a mettere insieme le parole cn la musica. Sembrava un lavoro difficilissimo. Sono sempre stato affascinato dalle canzoni più che dalla musica. Quando sono stato un po’ più grande ho iniziato con la chitarra e subito a scrivere. Ricordo ancora la grande emozione quando composi la prima canzone che mi sembrava avesse un senso. Scrivere canzoni è sempre un gioco sorprendente».</p>
<p><strong>Parlavi di <em>Modugno</em>, dicci a chi altro si può dire che Yuri Beretta si sia ispirato nel suo lavoro?</strong></p>
<p>«Io conosco e apprezzo tutti i cantautori che hanno fatto  la storia della musica italiana, si può dire che conosco molti repertori a memoria da <strong>Dalla</strong> a <strong>Paolo Conte</strong> a <strong>De André</strong> ecc…. Ma credo di avere un gusto un po’ beffardo che si può avvicinare a <strong>Rino Gaetano</strong> o a <strong>Buscaglione</strong>, anche se ho un modo un po’ diverso di esprimerlo. Questi modi un po’ più paradossali di esprimersi, le voci fuori dal coro sono quelle che mi affascinano di più ultimamente sto collaborando con <strong>Edda</strong> che è sicuramente un altro molto strambo e infatti ci troviamo bene (Ndr. Ride) ».</p>
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		<title>Il Porno Groove di Immanuel Casto</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Immanuel Casto]]></category>
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		<description><![CDATA[di Niccolò Rossi    
 

 
Immanuel Casto, cantante di musica elettronica con ispirazione alla dance anni 90 ed esponente assoluto del “porno groove”, è uno di quelli che non ti lasciano indifferenti. La sua fama la deve sicuramente a You tube, dove i video delle sue canzoni  (le più note hanno per titolo Che bella la cappella, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di<strong> </strong>Niccolò Rossi    <strong></strong></em></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/IMMANUEL-CASTO-ph.-Francesco-Marinelli-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5408" title="IMMANUEL CASTO ph. Francesco Marinelli (3)" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/IMMANUEL-CASTO-ph.-Francesco-Marinelli-3-300x300.jpg" alt="IMMANUEL CASTO ph. Francesco Marinelli (3)" width="300" height="300" /></a></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>Immanuel Casto</strong>, cantante di musica elettronica con ispirazione alla dance anni 90 ed esponente assoluto del “porno groove”, è uno di quelli che non ti lasciano indifferenti. La sua fama la deve sicuramente a <strong>You tube</strong>, dove i video delle sue canzoni  (le più note hanno per titolo <em>Che bella la cappella</em>, <em>Bondage</em>,<em> 50 bocca/100 amore</em>, <em>Escort 25</em>, <em>Anal Beat</em>) sono stati cliccati <strong>oltre un milione di volte</strong>! Riferimenti sessuali precisi, senza troppi giri di parole. Lui dice: “Io fotografo la società e la descrivo, ma con ironia. I miei spettacoli sono ludici, perché ci vuole anche il divertimento: non inseguo solo la critica sociale, non è la missione. Dentro mi sento un artista e così mi piace –e mi diverte- esprimermi”.</p>
<p>Un po’ di biografia. Nasce, con il nome di <strong>Manuel Cuni</strong>, nel settembre 1983 ad Alzano Lombardo (Bergamo). Come arriva Immanuel Casto? Spiega lui: ”Immanuel perché al liceo ne sapevo più del professore di filosofia  e i compagni mi chiamavano con il nome del grande filosofo tedesco <strong>Kant</strong>. Casto viene da ‘Casto divo’, contaminazione della celebre aria ‘Casta diva’, tratta dall’opera <em>Norma</em> di Vincenzo Bellini, resa immortale dalla grande <strong>Maria Callas</strong>”.</p>
<p>Prima di approdare alla musica (ma non solo…) Immanuel ha studiato arti visive e grafica. Dieci anni fa si è trasferito a Bologna e là ha cominciato a lavorare come art director. Spiega: “E non ho abbandonato questa attività, che continuo per spot pubblicitari e videogiochi. Quello che guadagno con la musica, lo reinvesto  in ambito artistico perché voglio esprimermi sempre meglio”.</p>
<p>Già, perché oltre a cantare Casto ha mille altri interessi. Ha inventato anche un gioco di strategia con le carte che si chiama <strong><em>Squillo game</em></strong>. E anche per questo, mille polemiche, con addirittura un’interrogazione parlamentare della senatrice brianzola <strong>Emanuela Baio Dossi</strong> che chiedeva ne fosse vietata la vendita perché con quel gioco di carte “si istiga allo sfruttamento e all&#8217;induzione alla prostituzione e si incita all&#8217;omicidio, alla vendita di organi” (parole dell’onorevole). Spiega lui: “Un’esagerazione: come a dire che <em>Risiko</em> istiga a fare la guerra e a invadere gli altri stati! Certo, è una provocazione ma anche, e soprattutto, un gioco in cui bisogna saper sfruttare le abilità di squillo, escort e giovani ragazze per diventare ricchi, un po’ come succede con il <em>Monopoli</em>. Ma è un gioco di carte, disegnate con ironia, non ci sono neanche le foto! Chi le vuole, se maggiorenne, le può ordinare per internet”.</p>
<p>Immanuel, che è stato la star dell’ultimo <strong>Gay Pride</strong> svoltosi a Bologna, è regista oltre che interprete di un cortometraggio, <strong><em>A wonderful life</em></strong>, che ha già partecipato alle finali di qualche concorso riservato ai “corti”. Puntualizza lui: “Amo la musica, le esibizioni dal vivo, ma il cinema in questo momento sta esercitando su di me un fascino particolare, perché racchiude tutto: le immagini, il suono, il gusto delle luci. Risentirete parlare di me anche in quest’ambito”. E non è detto che sia l’unica novità: Casto scrive i testi delle sue canzoni e scrivere è una sua grande passione. <strong>Che qualcosa stia bollendo in pentola?</strong></p>
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		<title>Astenia: e la musica ti dà la carica</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2012 16:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bis!]]></category>
		<category><![CDATA[Astenia]]></category>
		<category><![CDATA[fa che sia tutto diverso]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Niccolò Rossi 
 
Sono al telefono con Fabio Blando, chitarrista degli Astenia, progetto musicale nato a Roma nel’inverno del 2005. La band capitolina è composta inoltre da Gianluca Gabrieli (voce e chitarra), Edoardo Siliquini (basso e synth) e Riccardo Acanfora (batteria). Nel corso degli anni pubblicano diverse demo, partecipano a importanti festival e aprono grandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/Fa-Che-Sia-Tutto-Diverso_cover.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5376" title="Fa Che Sia Tutto Diverso_cover" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/Fa-Che-Sia-Tutto-Diverso_cover-300x300.jpg" alt="Fa Che Sia Tutto Diverso_cover" width="300" height="300" /></a>Di Niccolò Rossi </em></strong><strong><em></em></strong></p>
<p> </p>
<p>Sono al telefono con <strong>Fabio Blando</strong>, chitarrista degli<strong> Astenia</strong>, progetto musicale nato a Roma nel’inverno del 2005. La band capitolina è composta inoltre da <strong>Gianluca Gabrieli</strong> (voce e chitarra), <strong>Edoardo Siliquini</strong> (basso e synth) e <strong>Riccardo Acanfora </strong>(batteria). Nel corso degli anni pubblicano diverse demo, partecipano a importanti festival e aprono grandi concerti come quello di <strong>Max Gazzè,</strong> <strong>Il Teatro Degli Orrori</strong> (intervistati da Trantran nel numero precedente) o dei<strong> Ministri</strong>. Nell’aprile 2012 esce il loro primo EP “Fa che sia tutto diverso”, contenente quattro brani realizzati in co-produzione artistica con i <strong>Velvet</strong>. Sentiamo cos’ha da dirci Fabio&#8230;</p>
<p><strong>Com’è nato il progetto Astenia e da dove deriva il nome ?</strong></p>
<p>“Astenia” sostanzialmente è stato ideato dai due fondatori della band Gianluca ed Edoardo , (rispettivamente voce-chitarra e basso-synth), che si sono incontrati circa sette anni fa dopo varie esperienze personali con altri gruppi. In medicina l’astenìa –con l’accento sulla i- è una sindrome che comporta la mancanza di forza e di stimoli e che ti fa vivere con un continuo senso di debolezza e fatica. La nostra musica è… tutto il contrario. Per questo motivo abbiamo voluto cambiare l’accento alla parola -“Astènia”, appunto con l’accento sulla e- per ribaltare il senso del termine.</p>
<p><strong>Nell’aprile 2012 è uscito il vostro EP (mini-album) “Fa che sia tutto diverso”. Di cosa parla ? Cosa volete trasmettere ?</strong></p>
<p>La nascita dell’EP ha fatto seguito a un’esperienza che dura ormai da due anni con i Velvet, band romana con la quale condividiamo lo studio di registrazione a Monterotondo. Sono per noi fonte di grande ispirazione, oltre che ottimi amici: e noi, come loro, volevamo cercare di capire dopo aver prodotto diversi brani in studio cosa ne pensava la gente di noi e della nostra musica. Per questo motivo abbiamo pensato a un piccolo estratto piuttosto che a un album completo. Un modo per sondare il terreno, con risultati fino ad ora positivi. “Fa che sia tutto diverso” è una speranza sia a livello personale che a livello professionale di cambiamento e di svolta. E’ un invito a non arrendersi mai anche quando qualsiasi situazione ci è avversa, è una partenza, un percorso, ma mai un arrivo! Volevamo una scossa e l’abbiamo avuta. Speriamo anche di averla data.</p>
<p><strong>Dal 2005 ad oggi in cosa siete cresciuti ? In cosa invece vorreste ancora crescere ?</strong></p>
<p>Di strada da fare ancora ce n’è molta. Certo che guardando indietro, come gruppo, in particolare negli ultimi due anni, siamo maturati molto. Conosciamo meglio le nostre potenzialità -anche se sono ancora tante quelle da scoprire- e sappiamo che possiamo dare ancora molto. Non ci sentiamo per niente arrivati e appagati.</p>
<p><strong>A quali artisti o gruppi vi sentiti più vicini a livello artistico e musicale ? Avete qualche grande punto di riferimento ?</strong></p>
<p>Abbiamo sempre ascoltato e ammirato gruppi stranieri come i Foo Fighters, i Coldplay o gli Oasis , cercando di assimilare le loro tecniche musicali e artistiche per sfruttarle al meglio durante la nostra produzione. E anche artisti italiani recenti, come Buco, e passati come Battisti. Cerchiamo di essere abbastanza eterogenei nelle nostre sceltei, anche perché in fondo ognuno di noi quattro ha differenti gusti musicali.</p>
<p> </p>
<p><strong>Fabio, da dove nasce questa tua grande passione per la chitarra?</strong></p>
<p> </p>
<p>La mia passione per la chitarra è nata poco tempo fa: Ho cominciato infatti molto tardi  a suonarla, all’età di 21 anni, tentando di riprodurre le canzoni inglesi che ho sempre ascoltato e amato. Ho iniziato così a frequentare artisti emergenti o solamente altri appassionati come me, imparando da loro le tecniche fondamentali e le informazioni basilari e via via ho affinato la mia tecnica. Se sarà necessario affronterò il percorso del perfezionamento con un corso o una scuola adatta, ma non penso sia questo il momento. Il nostro gruppo, soprattutto in questo periodo, mira più all’espressionismo che al tecnicismo fine a se stesso.</p>
<p> </p>
<p><strong>Avete aperto alcuni importanti concerti della scena milanese come quello dei Ministri (gruppo alternative-rock formatosi a Milano nel 2003-2004) o dei The New Story (gruppo pop-punk milanese/comasco). Vi troveremo anche qui in Brianza in futuro ?</strong></p>
<p> </p>
<p>Assolutamente! Per il momento niente di ufficiale, ma la speranza e la voglia di suonare ci sono. In qualsiasi momento siamo pronti a fare le valigie e a partire, tanto ormai le distanze sono così facilmente percorribili…</p>
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		<title>DAVIDE DE GREGORIO – DDG PROJECT</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2012 16:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Davide De Gregorio]]></category>
		<category><![CDATA[DDG project]]></category>

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		<description><![CDATA[di Adriana Colombo
 
 
Davide De Gregorio, in arte DDG, è compositore e produttore  di origini campane che ha viaggiato e vissuto in diversi paesi del mondo da New Orleans a Londra, da New York all’Avana. Questi luoghi e, ovviamente,  Napoli sono quelli che hanno maggiormente influito sul suo modo di essere artista. Nel suo lavoro si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Adriana Colombo</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong> <a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/chaosddg.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5369" title="chaosddg" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/chaosddg-300x300.jpg" alt="chaosddg" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>Davide De Gregorio</strong>, in arte <strong>DDG</strong>, è compositore e produttore  di origini campane che ha viaggiato e vissuto in diversi paesi del mondo da New Orleans a Londra, da New York all’Avana. Questi luoghi e, ovviamente,  Napoli sono quelli che hanno maggiormente influito sul suo modo di essere artista. Nel suo lavoro si riconosce la ricerca di un linguaggio globale, un esperanto linguistico, musicale e ritmico che si distacca dai modi più convenzionali di fare musica.</p>
<p><strong>Raccontaci del <em>DDG Project </em>e di<em> Chaos </em>il tuo primo album<em>.</em></strong></p>
<p>«<em>Chaos</em> innanzi tutto è fatto tutto da me, scritto prodotto, pensato…. Ho iniziato a lavorarci più o meno dal</p>
<p>2007, in quell’anno poi, grazie ad alcuni incontri e alcune decisioni è partita la scrittura di questo album: viaggi, incontri e un insieme di altre cose. L’avevo già cominciato ma il punto di inizio che do della mescolanza e del coinvolgere ospiti che poi negli anni si sono consolidate alcune collobarazioni è il periodo che ho fatto a Londra, dove ho incontrato <strong>Josh Dunham e Cora Coleman</strong> (ndr. nell’ordine bassista e batterista di <strong>Prince</strong>). Con loro abbiamo ascoltato alcuni miei lavori che gli sono piaciuti  poi, li ho invitati a suonare nelle prime demo di questo lavoro e, così è iniziata la contaminazione. Era da un  po’ che avevo in testa l’idea di fare qualcosa che comprendesse tutte le esperienze della mia vita e, nel 2012 diciamo che si è completato il cerchio con le collaborazioni con <strong>Giovanni Hidalgo</strong> percussionista,  i producers <strong>Dave Pemberton</strong> e <strong>Jonh Kane</strong>  e tanti altri.</p>
<p>Il chaos di cui vorrei parlare nel mio lavoro è inteso in un senso più platonico: chaos come la materia da cui derivano tutte le altre dalla quale il demiurgo crea, poi, il mondo. È scontato che questo momento storico è un periodo di chaos: la crisi mondiale, gente che non mangia, gente che non ha l’acqua, parti del mondo dove le persone non possono parlare e dire le loro opinioni, chi non può votare &#8230;, ma il mio chaos musicale, partendo  dall’incazzatura per queste cose vuole essere come un’esplosione di raggi di sole».</p>
<p><strong>Ti consacri, in realtà un po’ di anni fa, era il 2001 e, vincesti l’<em>Arezzo Wave </em>con il brano <em>Hai tempo per me</em>…</strong></p>
<p>«Più che consacrazione quello lo considero un punto di  partenza. Il momento in cui, “ufficialmente”, c’è qualcun’altro, oltre a te e i tuoi amici che, pensa che i tuoi siano lavori validi o che, comunque, possano avere un futuro nel panorama musicale. Per me questo punto di partenza è stato nel 2001 ma, in realtà, ho iniziato ad approcciarmi alla scrittura delle canzoni in maniera, diciamo primordiale, nel ’92 quando abbandonai la batteria ed impugnai la chitarra.</p>
<p>Poi nel 2001 all’<strong>Arezzo Wave </strong>è arrivata la controprova che probabilmente stavo lavorando in una direzione che poteva portare qualcosa. La definisco controprova e, non consacrazione o altro, perché per me la musica non può essere vista come gara: la musica non è contro qualcuno ma, per qualcuno».</p>
<p><strong>Nel 2006 vinci anche il premio assoluto di Musicultura (ndr. Ex premio Recanati) e l’IMAIE, quello collaterale per la migliore interpretazione. Che emozioni?</strong></p>
<p>«Ti dirò mi diede molta soddisfazione e felicità il premio<strong> IMAIE</strong>, perché dipende anche dalla voce la bravura di un cantante e quindi, oltre ad essere valutato come autore essere valutato anche come cantante è una cosa in più».</p>
<p><strong>Come nasce l’amore per la musica?</strong></p>
<p>«L’amore per la musica è un po’ istinto, nasce da bambino quando incontri questa forma d’arte. Io ho un fratello che ha 7 anni più di me e, quando ero un bambino di circa 6 anni, si parla degli anni ’80, ascoltavo quello che ascoltava mio fratello: <strong>Michael Jackson, Grace Jones, George Benton, Aretha Franklin</strong> e così via e queste sono influenze musicali che ti restano dentro. In quegli anni poi, già emergeva ed esplodeva il napoletan power di <strong>Pino Daniele</strong>. Quindi con degli esempi  così importanti che hanno fatto per anni e, continuano a fare musica con un senso di dignità così alto io, non potevo approcciarmi alla musica in maniera superficiale. Perché, quando vedi che ci sono persone, che creano dei linguaggi, che provano a mescolare la musica africana al mediterraneo, non puoi non confrontarti, anche con questo background culturale che, mi ha un po’cresciuto e che è fatto da personaggi con attributi pazzeschi che hanno fatto della musica una ricerca, l’affermazione di un’idea.  Crescere con questi esempi ti porta inevitabilmente ad assorbire questi valori».</p>
<p><strong>Come mai sei passato dall’italiano ad una track list tutta in inglese?</strong></p>
<p>«Io sono italiano ma, in questo disco racconto tutto quello che sono diventato poi, tutte le esperienze che ho fatto. Sono italiano e sono campano ed anche il dialetto campano per me musicalmente è un vantaggio perché me lo porto come file. Col tempo  ho cominciato a conoscere una serie di altri artisti e, ad ascoltare musica a 360°. Il mio lavoro mi ha portato spesso all’estero e, anche quando ero in Italia ho vissuto per molti anni in una situazione quasi di Erasmus quotidiano, dividendo la casa con persone di tutto il mondo che venivano qui a studiare l’italiano; l’inglese era, soprattutto nei primi periodi in cui arrivavano, la lingua universale, il mio primo approccio con l’inglese è stato per così dire on the road. L’inglese  è la chiave per comunicare con più persone possibili.</p>
<p>Fare questo lavoro in inglese non è stata una forzatura ma mi è venuto molto istintivo.</p>
<p>Dopo quel primo approccio on the road ho lavorato molto con artisti stranieri e, l’inglese è entrato a fare parte di me, tra i miei file. Il mio approccio è quello di confrontarmi con il mondo e vedere che succede, magari il mondo mi respingerà.  Tutto è relativo nella nostra professione e,  magari il mio prodotto potrà funzionare in Olanda e non in Corea, si vedrà. In questo disco ho voluto descrivere quello che sono io cercando di farne un prodotto che mi rappresenti e di usare il mio» .</p>
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