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	<title>Trantran... intorno a Monza &#38; Brianza &#187; Brigantia</title>
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	<description>Notizie, eventi, curiosità a Monza e Brianza</description>
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		<title>Cavo Diotti, la grande diga del Lambro</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Elena Gorla
L’opera prende nome dal possidente locale avvocato Luigi Diotti, colui che nel lontano 1793 ebbe la brillante idea di costruire un emissario artificiale del lago di Pusiano in modo da regimentarne le piene e disciplinare il flusso delle acque del fiume Lambro, acque di vitale importanza per l’economia briantea dell’epoca.  Un paio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Elena Gorla</em></p>
<p>L’opera prende nome dal possidente locale avvocato Luigi Diotti, colui che nel lontano 1793 ebbe la brillante idea di costruire un emissario artificiale del lago di Pusiano in modo da regimentarne le piene e disciplinare il flusso delle acque del fiume Lambro, acque di vitale importanza per l’economia briantea dell’epoca.  Un paio d’anni più tardi l’ingegner Paolo Rigamonti fu ufficialmente incaricato di svilupparne il progetto.<br />
Il fiume Lambro originariamente scorreva fra i due bacini del Lago di Alserio e del lago di Pusiano e solo in funzione alla realizzazione di quest’opera si decise di deviarne il corso, facendolo entrare come emissario nel lago di Pusiano, dal quale poi fuoriesce sotto il controllo della diga in frazione Pontenuovo di Merone, ossia il Cavo Diotti.<br />
Per diversi anni il Cavo Diotti, pur elencato fra le grandi dighe d’Italia (ha, infatti, un invaso superiore a un milione di metri cubi d’acqua) non fu gestito e potenziato come opportuno per un’opera della sua importanza tant’è che il suo cattivo funzionamento concorse ad aggravare la situazione durante la recente grande alluvione del 2002 che ha causato ingenti danni alle località rivierasche e solo in seguito a questo, divenuta evidente la sua fondamentale funzione di prevenzione di disastri ambientali e di protezione civile. Finalmente dal 19 dicembre 2008 la Regione Lombardia è diventata proprietaria del Cavo Diotti (che in precedenza era di proprietà privata), del fabbricato della Casa del Camparo e di tutti i terreni annessi, ivi compreso il canale di adduzione e di scarico della diga.  Contemporaneamente all&#8217;acquisizione del manufatto la Regione Lombardia ha affidato la gestione operativa delle opere al Parco Regionale della Valle del Lambro: l’intero bacino fa, infatti, parte del Parco Naturale della Valle del Lambro ed è, quindi, zona protetta.<br />
Questa importante opera idraulica è composta da un primo tratto di canale a cielo libero, da un edificio che contiene le opere di regolazione e, infine, da un canale interrato.  Negli anni cinquanta del secolo scorso il Cavo Diotti è stato dotato di un sistema di chiuse regolabili elettricamente (la possibilità di regolazione manuale è però chiaramente mantenuta per questioni di sicurezza). Le chiuse sono due, alte 70 cm e larghe due metri, e vengono aperte nei periodi di forte pioggia in modo da abbassare il livello del lago in modo che possa sopportare le piene del Lambrone (nome che viene dato a quel tratto del fiume Lambro che, uscito dalla forra di Castelmarte, diviene un irruente e talvolta impetuoso corso d&#8217;acqua che, dopo essere sceso fino a Erba, va a sfociare nel lago di Pusiano) ma sempre prestando la massima attenzione e dissociando la loro apertura dalle piene del torrente Bevera a Molteno, in modo da non creare problemi e allagamenti nella parte più bassa del fiume Lambro. In pratica attraverso la regolazione delle paratie del Diotti si possono determinare i livelli del lago di Pusiano e quindi del fiume Lambro. Questo comporta che, nel caso di particolari eventi meteorologici, il Cavo Diotti viene chiuso per diminuire la portata del fiume Lambro già ingrossato da tutti i suoi affluenti per poi riaprire lo scarico della diga quando nel fiume è passata l&#8217;ondata di piena. Detta in questi termini la gestione sembra semplice, tuttavia la chiusura dello scarico comporta il rapido innalzamento del livello del lago sulle cui sponde esistono gli abitati di Merone, Rogeno, Bosisio Parini e Pusiano. Per questo motivo durante gli eventi particolarmente intensi, quasi sempre concentrati nei mesi di novembre-dicembre e aprile-maggio, la regolazione è un continuo aprire chiudere di paratoie di giorno e di notte spesso per diversi giorni di seguito.<br />
Oggi, dopo duecento anni di attività, la grande diga di Merone deve subire degli interventi di “ammodernamento” e ristrutturazione e adeguamento alla normativa in materia di grandi opere di sbarramento. Dovranno essere sistemate la casa del camparo (colui che da sempre è l’ addetto alle chiuse), che è oggi è ridotta a ripostiglio per le attrezzature di pulizia e manutenzione della diga in modo che possa ospitare anche gli uffici dei responsabili della diga e, intervento ben più complesso,<br />
messe a punto le nuove paratie, che andranno a sostituire quelle esistenti per rendere ancora più sicuro il controllo dei flussi. </p>
<p>IL COMITATO BEVERE</p>
<p>Il Consorzio Parco Regionale della Valle del Lambro, nello spirito di condivisione degli intenti, della disponibilità e della capacità d’intervento delle Associazioni di Volontariato presenti sul territorio, <strong>ha stipulato una convenzione con il Comitato Bevere per l’attività di manutenzione ordinaria delle opere e dei manufatti costituenti il Cavo Diotti e di cura dello stesso.</strong><br />
<strong>Il Comitato Bevere </strong>è una libera associazione costituitasi per il risanamento delle rogge Bevera e per la tutela e salvaguardia del fiume Lambro. Questo gruppo ecologico brianzolo annovera fra i suoi membri tecnici ambientali di diversificata formazione che permettono al Comitato Bevere di essere attivo sul territorio con svariati progetti di monitoraggio e riqualifica ambientale.</p>
<p><strong>Per saperne di più:</strong> www.comitatobevere.org<br />
<strong>Per associarsi (costo tessera annuale € 10,00): </strong>info@comitatobevere.org<br />
<strong>Per devolvere il 5&#215;100:</strong> Codice Fiscale 91069530151</p>
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		<title>Calolziocorte: il Castello dell’Innominato</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 11:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brigantia]]></category>
		<category><![CDATA[Caloziocorte]]></category>
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		<category><![CDATA[Innominato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Adriana Colombo
 
 
 
 
Chi non si ricorda dall’Innominato: «…un terribile uomo. Di costui non possiam dire né il nome, né il cognome, né un titolo, e nemmeno una congettura sopra nulla di tutto ciò. […] un tale che, essendo de’ primi tra i grandi della città, aveva stabilita la sua dimora in una campagna, situata sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Adriana Colombo</p>
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<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/untitled2.png"><img class="alignleft size-large wp-image-5424" title="untitled" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/untitled2-768x1024.png" alt="untitled" width="538" height="717" /></a>Chi non si ricorda dall’<strong>Innominato</strong>: <em>«…un terribile uomo. Di costui non possiam dire né il nome, né il cognome, né un titolo, e nemmeno una congettura sopra nulla di tutto ciò. […] un tale che, essendo de’ primi tra i grandi della città, aveva stabilita la sua dimora in una campagna, situata sul confine; e lì, assicurandosi a forza di delitti, teneva per niente i giudizi, i giudici, ogni magistratura, la sovranità; menava una vita affatto indipendente; ricettatore di forusciti, foruscito un tempo anche lui; poi tornato, come se niente fosse […]. Fare ciò ch’era vietato dalle leggi, o impedito da una forza qualunque; esser arbitro, padrone negli affari altrui, senz’altro interesse che il gusto di comandare; esser temuto da tutti, aver la mano da coloro ch’eran soliti averla dagli altri; tali erano state in ogni tempo le passioni principali di costui…». </em>Questo personaggio, uno dei più complessi e affascinanti tra gli attori de <em>I Promessi Sposi di <strong>Alessandro Manzoni</strong>.</em></p>
<p>In questo numero parliamo di libertà, intesa nel suo senso più ampio e con tutte le sue sfaccettature. A me è venuto in mente l’Innominato, un uomo che, nel momento in cui lo conosciamo nel romanzo è alla spasmodica ricerca della libertà: prigioniero di sé stesso e del suo ruolo.</p>
<p>Quella libertà di essere e vivere, di affrancarsi dalle brutture, che inizia a farsi largo in lui con la parola compassione detta dal <strong>Nibbio</strong> (Ndr. Il capo dei suoi bravi) nei confronti di <strong>Lucia;</strong> a diventare sempre più una necessità ascoltando la frase di quest’ultima detta, non come supplica a lui ma, come propria certezza e, speranza per lui: «<em>Dio perdona molte cose per un atto di misericordia</em>». Quel senso di libertà e di non costrizione che proverà solo il giorno seguente durante l’incontro con <strong>Federigo Borromeo</strong> e la sua definitiva conversione.</p>
<p>L’Innominato «<em>Era quell&#8217;uomo che nessuno aveva potuto umiliare e che s&#8217;era umiliato da sé</em>».</p>
<p>Bene, io, come molti altri credo, non ero mai stata nel Castello dell’Innominato e, nemmeno sapevo dove fosse; mi ci sono trovata per una felice occasione, il matrimonio di un carissimo amico. Sono rimasta affascinata da questo luogo e, mi sono tornate in mente, non so da quale cassetto della memoria le parole del Manzoni: «<em>Dall&#8217;alto del castellaccio, come l&#8217;aquila dal suo nido insanguinato, il selvaggio signore dominava all&#8217;intorno tutto lo spazio dove piede d&#8217;uomo potesse posarsi, e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto</em>.» e, in effetti guardare il panorama da questo luogo ti fa sentire come un’aquila in volo.</p>
<p>Il Castello tradizionalmente chiamato dell’Innominato si trova a Rossino, frazione di <strong>Calolziocorte</strong>, in Val San Martino. Il castello è situato in posizione sopraelevata rispetto a <strong>Calolziocorte</strong> e,  sorge lungo il tracciato di un’antica strada romana  che collegava gli antichi insediamenti di Brescia, Bergamo e Como e presidiava il passaggio di persone e merci.</p>
<p>Pare che all’origine la fortificazione avesse più torri,  quattro o addirittura sei, collegate da mura difensive in seguito distrutte. La torre a cinque piani, sopravvissuta ai vari rifacimenti nel corso della storia, è l’unica testimonianza dell’antico castello medievale.</p>
<p> Il Castello passò nel corso dei secoli nelle mani di varie famiglie: nel ‘300 pare fosse della famiglia Benaglio;  passò poi  nelle mani della famiglia Rota e nel ‘700 lo ritroviamo tra le proprietà dei marchesi Solza.</p>
<p>Oggi<strong> il Castello di Rossino (o dell’Innominato</strong>) è di proprietà privata e non è aperto al pubblico se non in occasione di eventi, o per scolaresche o, previo appuntamento con la proprietà, per visite per appassionati di Storia dell’Arte.</p>
<p>(Per info<strong> <a href="http://www.castellodirossino.it/">www.castellodirossino.it</a></strong> )</p>
<p>Ma  Rossino è una meta ricchissima di storia e arte! Potrete, infatti, ammirare anche  la <strong>Chiesa di San Lorenzo Vecchio</strong>, con un pregevole ciclo di affreschi e una struttura architettonica tipica della prima metà del XII secolo.</p>
<p>Di fronte alla chiesa, nella medesima piazza, vi è l’attuale parrocchia, costruita nel 1615, di cui rimane una porzione muraria con affreschi del 1400-1500. Da segnalare nella frazione di Lorentino la chiesa di S. Brigida, con primitiva struttura romanica e la facciata con portale principale ricavato da una torre d’avvistamento medioevale.</p>
<p>Per gli appassionati di storia è poi da sottolineare come le prime tracce di presenza umana nel territorio di Calolzio sembrano risalire addirittura alla preistoria: appare infatti di un certo rilievo la presenza di un insediamento riferibile<span style="color: #000000;"> all&#8217; età del ferro </span>e alla cultura celtica  di Golasecca(IX-V secolo a.C.) individuato presso la vicina rocca di Somasca.</p>
<p>La prima testimonianza scritta di una località calolziese, ovvero Corte, risale all&#8217;anno 774, quando Rado de Curte compare come testimone in una pergamena bergamasca. Il personaggio sarebbe il più antico abitante di Calolziocorte di cui esista prova documentata.</p>
<p>Molto importante dal punto di vista artistico e storico è l’ex <strong>monastero del Lavello</strong> con l’attigua chiesa di Santa Maria. A cui è legata una piccola curiosità e, cioè che nel XV secolo fu scoperta una fonte miracolosa che portò ad una grande devozione religiosa, perpetuata nei secoli dai padri Serviti. Due chiostri rinascimentali completano il complesso. All’interno della chiesa si conservano affreschi del XV-XVII secolo.</p>
<p>Inoltre, per gli amanti della natura, ricordiamo che <strong>Calolzicorte</strong> è ubicata sulla riva sinistra dell’<strong>Adda</strong> e ha alle spalle  colline e poi montagne  che  creano un paesaggio affascinante e offre la possibilità di effettuare lunghe e rilassanti passeggiate immersi nella natura.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Appuntamenti:</p>
<p>Sabato 8 dicembre “Vetrina del gusto” P.zza Regazzoni Pro Loco e Confcommercio</p>
<p>Sabato 8 dicembre Festa della Madonna di Casale “Fera di Pomm”</p>
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		<title>Arosio e il Mondo delle Uova</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Oct 2012 15:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brigantia]]></category>
		<category><![CDATA[Arosio]]></category>
		<category><![CDATA[associazione giovanile]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Giulia Larocca
 
 
Arosio, è un comune lombardo in provincia di Como, che ospita più di 4900 abitanti. La storia di questo paese è antichissima infatti sembra che, ai tempi della regina Teodolinda, esso si sviluppò come corte del Monastero Maggiore di Milano. Ad oggi Arosio può quindi vantare una perfetta coesistenza tra storia e modernità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di </em><em>Giulia Larocca</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p> <a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/10/arosio.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5333" title="arosio" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/10/arosio-300x300.jpg" alt="arosio" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Arosio</strong>, è un comune lombardo in provincia di Como, che ospita più di 4900 abitanti. La storia di questo paese è antichissima infatti sembra che, ai tempi della regina <strong>Teodolinda</strong>, esso si sviluppò come corte del Monastero Maggiore di Milano. Ad oggi Arosio può quindi vantare <strong>una perfetta coesistenza tra storia e modernità</strong>, visibile dalla presenza della <strong>Chiesa parrocchiale di San</strong><strong> </strong><strong>Michele </strong>o dal museo “Al Castello”, affiancata ad una scrupolosa e moderna attenzione per la salvaguardia della natura, ne è un esempio il ricco e complesso osservatorio Ornitologico di Arosio.</p>
<p>In mezzo a questo clima che spazia dall’antico al nuovo, i giovani di Arosio sono incentivati alla creazione di associazioni culturali o sportive, in modo da dare spazio a cittadini e non e di mettere alla prova la propria creatività e capacità di condivisione.</p>
<p>Spesso sentiamo parlare di giovani nullafacenti, giovani fannulloni, giovani passivi, talmente spesso che quando questi aggettivi si discostano dalla loro personalità ecco che incominciamo a stupirci come se fossimo abituati a considerare la classe dei giovani una classe estranea alla vita di tutti i giorni.                                                                                                                                                                          Abbiamo intervistato <strong>Benedetta Rubino</strong>, una firmataria dell’associazione culturale <strong><em>Il</em> <em>mondo delle uova</em></strong> di Arosio, che ci ha spiegato come l’aspetto comunitario assuma in questo tipo di associazioni un punto focale nella vita di chi ne prende parte: “Questo luogo di ritrovo per noi è fondamentale, ormai è diventato una seconda casa”.                                                                                                                                              </p>
<p><strong>Com’è nata questa associazione?</strong></p>
<p>«L’associazione è nata nel 1999 e inizialmente era nota come Atelier, vi si sono succedute ben 3 generazioni ed oggi conta più di 130 tesserati»</p>
<p><strong>Come mai il nome <em>Il mondo delle uova</em>?</strong></p>
<p>«Ci sono varie leggende su questo nome diciamo che quella più credibile riguarda il fatto che, essendo questa casa utilizzata come sala di registrazioni e di prove, tempo fa per insonorizzare le pareti si usavano proprio i cartoni delle uova e da qui si è deciso di denominarla  <strong><em>Il mondo delle uova </em></strong>»</p>
<p><strong>Quali sono le attività che svolgete oggi? Com’è cambiato rispetto a prima?</strong></p>
<p>«Abbiamo preservato un po’ le stesse attività di sempre: ancora oggi questa associazione viene usata da moltissimi giovani come sala prove o registrazioni. Ovviamente con il passare degli anni si è cercato di dare un’impronta sempre più moderna cercando di non lasciare in secondo piano l’aspetto del divertimento».</p>
<p><strong>Parlando dell’aspetto più tecnico dell&#8217;associazione: come siete organizzati tra di voi? E come gestite le spese?</strong><strong></strong></p>
<p>«&#8221;Il mondo delle uova&#8221; è un’associazione riconosciuta a tutti gli effetti e per questo registrata (in Italia il diritto di associazione è infatti riconosciuto dalla Costituzione stessa all’art.18 ndr.) per questo si chiede a ogni tesserato il versamento di 5 euro in modo da poter provvedere alle spese da affrontare per rendere l’ambiente sempre più accogliente e utilizzabile acquistando gli strumenti necessari. Per l’organizzazione interna abbiamo invece un vero e proprio Statuto secondo il quale ognuno è libero di riunirsi per discutere di problemi o tematiche da affrontare. I firmatari al momento sono 7 tra cui io stessa. Non esistendo una vera e propria gerarchia all’interno della nostra associazione non ricopriamo ruoli più importanti rispetto agli altri tesserati, semplicemente abbiamo noi le chiavi per aprire e chiudere l’associazione, che ad ogni evenienza però possiamo prestarci l’un l’altro».</p>
<p><strong>Organizzate anche eventi al di fuori dell’associazione?</strong></p>
<p>«Sì, quando riusciamo organizziamo feste ed eventi che hanno come oggetto o un concerto o la presentazione di un CD magari accompagnati da un panino con la salamella e un buon bicchiere di birra».</p>
<p><strong>Fate tutto da soli?</strong></p>
<p>«No, in zona ci sono moltissime altre associazioni che hanno lo stesso carattere della nostra a esempio “ Erbattiva” o “ Tricheco” o ancora “il muretto” , e spesso, cercando di collaborare l’una con l’altra, ci si divide un po’ i compiti : all’ultima festa per esempio noi ci siamo occupati della cucina! »</p>
<p><strong>Qual è per voi l’importanza di questa associazione?</strong></p>
<p>«Per noi questa associazione è diventata una sorta di seconda casa, infatti quando dobbiamo studiare o vogliamo un momento di svago sappiamo sempre a chi rivolgerci basta uno squillo di telefono. All’interno dell’associazione ci sono una sala tv, una sala pc e una stazione playstation, dove poter guardare film o partite qualsiasi volta lo desideriamo».</p>
<p><strong><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/10/P2198686.JPG"><img class="alignleft size-large wp-image-5334" title="P2198686" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/10/P2198686-1024x768.jpg" alt="P2198686" width="717" height="538" /></a></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>Come vedono i vostri “ vicini” l&#8217;associazione?</strong></p>
<p>«Abbiamo dei rapporti buoni con tutti qui in paese questo perché siamo molto fiscali: l&#8217;associazione è aperta dalle 20.00 alle 24.00 tutti i giorni e l’accesso è libero. Dopo una certa ora il volume della musica si abbassa ma per ora tutto funziona alla perfezione forse grazie al forte equilibrio interno che c’è».</p>
<p><strong>A chi appartiene questa casa? </strong></p>
<p>«La casa appartiene a un signore del luogo che gentilmente ce la affitta regolarmente: era una casa disabitata prima, l’abbiamo pulita e ri-arredata. Tutti sono molto partecipativi anche i genitori dei giovani ragazzi tesserati e pensa che spesso vengono a trovarci anche vecchi tesserati a farci conoscere i loro piccoli bimbi! » </p>
<p><strong>Come vi vedete in futuro? </strong></p>
<p>«Cerchiamo di non pensarci: ognuno va avanti con la propria carriera scolastica o lavorativa cosciente del fatto che ha sempre un posto in cui poter andare in qualsiasi momento. Ci basiamo più che altro sul presente e ad oggi ti dico che siamo fieri di aver fatto di tutto per poter trasformare la casa di nessuno nella casa di tutti.</p>
<p>In un momento di crisi che più che economica sembra essere di valori, riscoprire la voglia di sapersi ancora appassionare a qualcosa è straordinario. Forse aveva ragione chi diceva che il futuro è nelle mani dei giovani…un futuro che senza prendersi in giro promette ben poco, un futuro che a quanto pare ha tolto la voglia di fare solo a chi non poteva permetterselo. Siamo stati chiamati da svariati politici e figure di spicco della nostra povera Italia “fannulloni”, ecco io penso che forse un buon modo per togliersi questo appellativo è iniziare a impegnarsi in associazioni come questa, associazioni che hanno scampato la grande influenza del dio-denaro. Riscoprire la gioia di poter condividere, vedere qualcosa che ti appartiene crescere e migliorare a vista d’occhio è sicuramente utile sia a livello personale che educativo e ancor meglio se unito ad amici e divertimento. Il numero di associazioni che vanta queste caratteristiche sta crescendo sempre più rapidamente nel territorio brianzolo: oltre ad essere molteplici esse riescono anche ad unirsi e creare eventi e serate aperti a tutti che offrono un momento di svago “low cost”. Da non dimenticare è inoltre l’attenzione riservata alla musica, un fattore, forse l’unico, che sembra unire oggi milioni di giovani in tutta Italia. Avere un’associazione culturale gestita da giovani, non significa certo tornare a Woodstock  significa solo condividere un interesse e una passione, significa per i giovanissimi sapere di potere evadere almeno per un pomeriggio o una serata da giornate noiose, significa muovere i primi passi per imparare a stare al mondo. Personalmente ci auguriamo che associazioni come “ Il mondo delle uova” continuino a svolgere la loro attività per molte altre generazioni, continuino a diffondere l’immagine di una casa aperta a tutti in qualsiasi momento e soprattutto l’immagine di una Brianza al passo coi tempi. I primi passi sono stati fatti ora c’è da chiedersi : siete pronti anche voi a trasformare la “<em>casa di nessuno nella casa di tutti</em>”? »</p>
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		<title>Ognuno tira l’acqua al suo mulino…</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 12:22:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brigantia]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Brianza]]></category>
		<category><![CDATA[Mulini]]></category>
		<category><![CDATA[Mulini di Baggero]]></category>

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		<description><![CDATA[di Elena Gorla
 
Modo di dire molto in uso per indicare che ognuno, in fondo in fondo, non persegue che i propri interessi. Modo di dire di antichissime origini, tanto usato quanto realmente poco capito.  Personalmente ho sempre usato questa metafora in modo corretto ma sicuramente superficiale, attenendomi al suo unico valore metaforico, senza mai fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Elena Gorla</em></p>
<p><strong> <a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/09/Mulino-di-Baggero.-Il-locale-macina.JPG"><img class="alignleft size-large wp-image-5225" title="Mulino di Baggero. Il locale macina" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/09/Mulino-di-Baggero.-Il-locale-macina-641x1024.jpg" alt="Mulino di Baggero. Il locale macina" width="385" height="614" /></a></strong></p>
<p>Modo di dire molto in uso per indicare che ognuno, in fondo in fondo, non persegue che i propri interessi. Modo di dire di antichissime origini, tanto usato quanto realmente poco capito.  Personalmente ho sempre usato questa metafora in modo corretto ma sicuramente superficiale, attenendomi al suo unico valore metaforico, senza mai fare lo sforzo mentale di risalire a ciò che concretamente la metafora cela. Un giorno, però, la forza e il valore di questa espressione sono palesati ai miei occhi in modo del tutto spontaneo, importante e vitale oggi come mille anni fa.</p>
<p>Osservavo il canale adduttore del mulino di Peregallo a Briosco, tristemente in secca (dopo i lavori al letto della roggia effettuati pochi anni prima dalla pubblica amministrazione in modo evidentemente non ottimale) e ridotto a un pantano colmo di vegetazione in cui agonizzavano i pochi pesci che avevano avuto la sventura di incapparvi, e l’importanza vitale ed economica di quel detto si è manifestata nella sua antica concretezza. Perché visto da lì il mulino per la prima volta mi è apparso per quello che è: non una pittoresca vestigia di una civiltà tramontata ma uno strumento di lavoro prezioso, ieri come oggi, una macchina capace di sfruttare l’energia dell’acqua in modo pulito ed efficace per produrre altra energia utile a muovere macine e lavorare materie prime…una macchina capace di usare l’acqua del fiume, senza alterarla, senza svilirla, restituendola poi al suo normale corso per produrre energia…la cosa più moderna ed attuale che potessi scoprire!</p>
<p>“Bisogna riportare l’acqua al mulino!”. In una frazione di secondo avevo compreso tutto ciò che negli anni avevo letto e studiato sull’importanza dei fiumi per lo sviluppo economico delle differenti aree urbane. Non che non lo avessi capito anche prima a livello teorico ma quelle nozioni di storia e di geografia in cui i dati ambientali vanno a influenzare taluni o talatri aspetti sociali ed economici, nella mia mente continuavano a mantenere la forma di astratte nozioni che non mi portavano a cogliere il legame profondo che s’instaura fra un luogo e chi lo vive, magari con fatica, ogni giorno della propria vita. Il mulino di Briosco aveva svelato il piccolo miracolo della sintonia profonda che può esistere fra l’uomo e il proprio ambiente. Per lunghi secoli i mugnai non hanno solo lavorato con il fiume, ci hanno convissuto: hanno sfruttato la forza delle sue acque ma se ne sono anche presi cura, hanno attinto da quelle acque il proprio reddito e in quelle acque hanno spesso perso quasi tutto ciò che avevano, sottratto dalla furia delle piene. Per questo i mulini mantengono comunque, anche abbandonati, diroccati, dimenticati e inghiottiti dalla rigogliosa vegetazione rivierasca, una grande e vitale energia: è l’energia dell’acqua in cui affondano le fondamenta delle proprie mura, mura umide ma vitali.</p>
<p>Il Lambro, pur non essendo un fiume dall’eccezionale portata d’acqua, ha per secoli rivestito un ruolo primario nell’economia brianzola e monzese: mulini, torchi, magli, e, infine, filande.</p>
<p>Per questo fin dai decreti legislativi del XVIII secolo veniva spesso ribadita l’importanza del lavoro dei campari (figure addette al controllo, alla manutenzione e alla pulizia di rogge e canali) per la cura del fiume, si richiamavano i mugnai all’onestà nel corretto sfruttamento delle acque e si avvisavano gli agricoltori sul divieto di deviare il corso dei fiumi a scopi irrigui senza una debita licenza. La legge prescriveva, infine, che qualora piante o massi fossero caduti accidentalmente nel fiume dovevano essere prontamente rimossi dai proprietari dei terreni lambiti dalle acque o dal camparo di zona e stabiliva sanzioni per coloro che fossero stati riconosciuti responsabili di avere gettato rottami lungo il corso del Lambro…cattive abitudini che, come spesso vediamo ancora oggi, faticano a scomparire!</p>
<p>Il tutto perché le acque potessero scorrere regolarmente con vantaggio di tutti.</p>
<p>Dei tanti mulini un tempo alimentati dalle acque del Lambro oggi non sopravvivono che pochi esemplari (circa una trentina) ma la maggior parte di essi versa in un triste stato di rovina o è stato trasformato edifici residenziali che troppo poco hanno voluto conservare della natura originaria della costruzione. Di queste macchine ad acqua in Brianza sopravvivono, fortunatamente, alcuni esemplari molto antichi, complementi architettonici e paesaggistici di grande valore storico e culturale. Il più antico di tutti è probabilmente il <strong>Mulino d’Occhiate</strong>, nel comune di Brugherio, di cui appare una prima notizia in un documento dell’<strong>856</strong>, e di cui sono ancora visibili due pale (una in ferro e una in legno) sulla roggia Molinara. Del <strong>Mulino Ronchi di Peregallo</strong> (Briosco) la prima menzione risale, invece, a un atto notarile del <strong>1402</strong> redatto dal notaio <strong>Giovannino Briosco</strong>. Quello di Briosco è il solo mulino, lungo tutto il tratto che da Monza arriva a Merone, ancora funzionante e capace di produrre farina, poiché conserva intatti sia gli apparati idraulici che il locale e le attrezzature per la molinatura. Molto antico anche il <strong>Molino Bassi</strong>, a Sovico, di cui si trova una citazione nel <em>Rilevamento dei mulini sul fiume Lambro</em> effettuato dall’ingegner <strong>Pietro Antonio Barca</strong> nel <strong>1615</strong>.</p>
<p>Altrettanto antico e censito dal Barca il <strong>Molino Resica</strong> a Verano che conserva integro il locale macine.</p>
<p>Più recenti (<strong>XVIII secolo</strong>) ma ben conservati anche i <strong>Mulini di Baggero</strong>, di cui sono rimaste le paratie, le ruote idrauliche e un locale con frantoio.</p>
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		<title>PARCO DEI COLLI BRIANTEI</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 12:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brigantia]]></category>
		<category><![CDATA[Parco colli Briantei]]></category>

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		<description><![CDATA[La Brianza … come non l&#8217;avete mai vista
di Marco Monguzzi,  foto di Marco Busoni

         Le &#8216;Terre Alte’, così storicamente venivano indicati i primi rilievi del Nord Milano e proprio dal termine celtico Brigg (altura) la Brianza stessa ha preso il nome.
Quando si pensa a questo territorio vengono in mente le fabbriche, le ciminiere, la nebbia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Brianza … come non l&#8217;avete mai vista</strong></p>
<p><em>di Marco Monguzzi,  foto di Marco Busoni</em></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/05/Colli_Briantei_natura_da_vivere_foto_di_Marco_Busoni.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-4907" title="Colli_Briantei_natura_da_vivere_foto_di_Marco_Busoni" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/05/Colli_Briantei_natura_da_vivere_foto_di_Marco_Busoni-1024x685.jpg" alt="Colli_Briantei_natura_da_vivere_foto_di_Marco_Busoni" width="717" height="479" /></a><br />
         Le &#8216;Terre Alte’, così storicamente venivano indicati i primi rilievi del Nord Milano e proprio dal termine celtico <em>Brigg </em>(altura) la <em>Brianza </em>stessa ha preso il nome.</p>
<p>Quando si pensa a questo territorio vengono in mente le fabbriche, le ciminiere, la nebbia, ma per fortuna la Brianza non è tutta qui. Le colline che si alzano dalla piana del vimercatese verso Montevecchia racchiudono un patrimonio naturale e paesaggistico sorprendente fatto di boschi, campi, visuali, corsi d’acqua.</p>
<p>Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale (P.L.I.S) dei colli Briantei nasce nel 2007 grazie all’intesa tra le amministrazioni di Arcore, Camparada ed Usmate Velate. L&#8217;estensione del parco, prevista a breve, sul territorio di Casatenovo  consentirà  finalmente di creare un nuovo corridoio ecologico in grado di collegare le aree protette del vimercatese con il parco regionale del Curone, il San Genesio ed il parco regionale del Monte Barro. Di recente il parco in collaborazione con le associazioni locali ha lanciato l&#8217;idea di collegare queste aree protette attraverso un sentiero, il sentiero dei quattro parchi, che da Arcore in due giorni di cammino conduce sin sulle sponde del Lario.</p>
<p>Molti i punti di interesse presenti nel parco. Ad Arcore la bella corte Durini con il palazzo padronale e la chiesina di San Giacomo dalla quale si diramano i sentieri della parte meridionale del PLIS, una zona di boschi ad alto fusto e di zone umide ricche di biodiversità come il Laghettone ed il Laghettino. Risalendo per il sentiero principale del parco si arriva a Camparada dove si trova una delle cascine più belle di tutta la Brianza: La cascina Masciocco, un luogo ricco di storia e tradizioni dove ogni anno a ferragosto si tiene una popolarissima sagra.</p>
<p>Il vallone di Camparada, scavato dal Rio Molgorana racchiude boschi tra i più belli del parco, habitat ideali per picchi, volpi e scoiattoli. Sempre a Camparada meritano menzione i boschi di Cabella che in primavera ospitano lo spettacolo meraviglioso dei ciliegi in fiore.</p>
<p>Il bosco della Cassinetta di Usmate Velate si estende per circa 18 ettari e la sua storia è legata indissolubilmente a quella del volontari del locale circolo di Legambiente che dal 1995 si prendono cura dell&#8217;area. L&#8217;oasi della Cassinetta è entrata di recente a far parte della rete della Custodia del Territorio, il sistema nazionale di aree verdi gestite da Legambiente.</p>
<p>Nella parte Nord del parco, al confine tra Usmate Velate e Casatenovo i boschi lasciano spazio ai pianalti, un paesaggio collinare di grande fascino nel quale si aprono scorci indimenticabili verso Montevecchia, il Resegone e le Grigne. La storia di questi luoghi è legata a quella del principe di Belgioioso, figura emblematica e controversa che lasciò un&#8217; impronta indelebile sul paesaggio della zona, si pensi solo alla Villa Scaccabarozzi, al viale alberato del Mongorio o ancora alla Montagnola, un&#8217;altura rialzata artificialmente di qualche metro per far si che, con i suoi 300 mt di altezza totali rappresentasse il luogo più alto della zona, una terrazza naturale dove invitare nobili e re ad ammirare un panorama impagabile.</p>
<p>L&#8217;ingresso di Casatenovo tra i comuni aderenti al parco porterà con sè la tutela di zone paesaggistiche e naturalistiche di grande pregio come la piana agricola di Rogoredo e la Valle della Nava oasi naturalistica e vero e proprio paradiso per studiosi e birdwatchers.</p>
<p><strong>Un Parco da Vivere … con le associazioni del territorio</strong><br />
Il parco vive grazie alla collaborazione con le associazioni del territorio, un vero e proprio esperimento di promozione territoriale condivisa.</p>
<p>Molte le iniziative in programma nei prossimi mesi:</p>
<p>Il 13 Maggio con Legambiente &#8216;BimbinBici&#8217; e &#8216;100 strade per giocare&#8217; evento per  grandi e piccini alla scoperta del parco e dintorni, il 20 la ‘Camminata nel parco’ manifestazione podistica non competitiva che ogni anno richiama centinaia di appassionati, il 24 e il 28 due serate alla scoperta delle stelle con ASCA Camparada e GAV Villasanta, il 22 Giugno il trekking dei 4 parchi raccontato per immagini con CEA e Proloco Arcore, Arcoreciclabile e Gruppo Valle Nava.<br />
Infine ricordiamo gli eventi storico-naturalistici nel parco, realizzati grazie a</p>
<p>Natura &amp; Arte e Sentieri e Cascine associazioni che da tempo propongono</p>
<p>percorsi simili. Tre gli appuntamenti in programma: Il 2 Giugno “Sentierando, Il sogno del principe di Belgioioso”, una camminata sulle tracce dell&#8217;estroso principe. In autunno: “Mercanti e Servi” un itinerario tra I luoghi della memoria, dal palazzo dei ricchi mercanti Durini alle cascine, luogo di lavoro e povertà e infine “Storie di contadini e partigiani”, I partigiani e la vita in cascina, Valaperta luogo simbolo della resistenza.<br />
Sul sito <a href="http://www.parcocollibriantei.it/">www.parcocollibriantei.it</a>  il calendario completo delle iniziative e la cartina del parco con gli itinerari a piedi ed in bici.</p>
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		<title>Gli Amici della Natura di Triuggio: prendiamoci cura oggi di ciò che vorremmo avere domani!</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 11:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brigantia]]></category>
		<category><![CDATA[Amici della Natura di Triuggio]]></category>
		<category><![CDATA[Contratto di Fiume]]></category>
		<category><![CDATA[lambro]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Inglesi]]></category>
		<category><![CDATA[Parco Valle Lambro]]></category>

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		<description><![CDATA[di Elena Gorla
 
 
 
Gli Amici della Natura di Triuggio sono un’associazione che opera con impegno e competenza sul territorio (fra i suoi soci annovera, infatti, ben 6 Guardie Ecologiche Volontarie del Parco Valle Lambro e 3 educatori ambientali), realizzando incontri, corsi, escursioni guidate e programmi di educazione ambientale rivolti alle scuole, con lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>di Elena Gorla</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<div id="attachment_4667" class="wp-caption alignleft" style="width: 172px"><strong><em><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/04/Un-disegno-realizzato-dai-bambini-delle-scuole-di-Triuggio-in-occasione-di-un-concorso-tematico.jpg"><img class="size-medium wp-image-4667" title="Un disegno realizzato dai bambini delle scuole di Triuggio in occasione di un concorso tematico" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/04/Un-disegno-realizzato-dai-bambini-delle-scuole-di-Triuggio-in-occasione-di-un-concorso-tematico-162x300.jpg" alt="Un disegno realizzato dai bambini delle scuole di Triuggio in occasione di un concorso tematico" width="162" height="300" /></a></em></strong><p class="wp-caption-text">Un disegno realizzato dai bambini delle scuole di Triuggio in occasione di un concorso tematico</p></div>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>Gli <strong>Amici della Natura</strong> di Triuggio sono un’associazione che opera con impegno e competenza sul territorio (fra i suoi soci annovera, infatti, ben 6 <em>Guardie Ecologiche Volontarie</em> del Parco Valle Lambro e 3 educatori ambientali), realizzando incontri, corsi, escursioni guidate e programmi di educazione ambientale rivolti alle scuole, con lo scopo di promuovere la conoscenza e la tutela dell’ambiente e favorire la diffusione di stili di vita responsabili sia dal punto di vista ambientale che sociale.</p>
<p>“Il nostro impegno è quello di suscitare l’interesse, sia delle istituzioni che dell’opinione pubblica, promuovendo iniziative inerenti la difesa dell’ambiente, del paesaggio urbano e rurale, della salute pubblica, del recupero ambientale, paesaggistico e del patrimonio artistico”, spiega <strong>Luciano Inglesi</strong>, presidente dell’associazione, “ e cerchiamo di fare questo attraverso l’organizzazione di molte iniziative volte al coinvolgimento della popolazione e delle famiglie. Come di consueto anche quest’anno abbiamo preparato un fitto calendario di appuntamenti, dedicati ai grandi ma anche ai più piccoli&#8221;.</p>
<p>Per consultare l’intero programma si veda il sito<a href="http://www.amicidellanaturaditriuggio.it" target="_blank"> <span style="text-decoration: underline;">www.amicidellanaturaditriuggio.it</span></a></p>
<p>Prosegue Inglesi: &#8220;Collaboriamo attivamente con gli enti e le altre associazioni del territorio: infatti, ad esempio, organizziamo molte serate in collaborazione col Parco Valle Lambro e, cosa che ci sta molto a cuore, abbiamo aderito al <strong><em>Contratto di Fiume </em></strong>per il fiume Lambro&#8221;<strong><em>. </em></strong></p>
<p>Con <strong><em>Contratto di Fiume </em></strong>s&#8217;intende un<strong><em> </em></strong>progetto della Regione Lombardia nato con molteplici scopi di tutela fluviale (dalla riduzione dell’inquinamento alla diminuzione dei rischi idraulici lungo le sponde dei fiumi) che non coinvolge il solo Lambro ma tutti i principali fiumi lombardi.  Nell’ambito di questo progetto sono, quindi, coinvolte moltissime associazioni ed enti, con lo scopo di prendersi cura delle rive dei nostri corsi d’acqua. Nell’ambito di questo progetto gli Amici della Natura fino all’anno scorso si sono dedicati alla cura di 250 alberi che sono stati piantati dal Parco Valle Lambro lungo la sponda del fiume nel territorio di Verano Brianza.</p>
<p>Puntualizza Inglesi: <strong>&#8220;Quest’anno, invece, ci prenderemo cura di quella porzione di fiume legata al nostro territorio, quindi quel tratto che da Canonica giunge fino a Rancate. Lungo questo tratto vorremmo aprire un sentiero che attualmente non è percorribile in quanto invaso dai rovi.</strong> Da un punto di vista naturalistico ci sembra importante ripristinare questo sentiero sulla sponda sinistra del Lambro e ci prefiggiamo di arrivare almeno fino alla confluenza del Rio Cantalupo, la cui valle  è un sito di interesse comunitario&#8221;.</p>
<p><strong>Per partecipare alle operazioni di apertura e pulizia del sentiero, come alle altre iniziative,  è necessario iscriversi scrivendo a:<a href="http//adn.triuggio@gmail.com" target="_blank"> adn.triuggio@gmail.com</a> </strong></p>
<p>* Gli Amici della Natura collaborano anche con le scuole attraverso differenti progetti di educazione ambientale: quello di quest’anno, <em>M’illumino di meno,</em> si è appena concluso il 31/03 con la scelta dei disegni vincitori per il tema del risparmio energetico ed ha visto l’adesione di moltissime classi.</p>
<p>* Sempre dedicata ai ragazzi ed alle famiglie è l’oramai tradizionale <strong>Marcia di Primavera</strong>, in programma per il <strong>15 Aprile</strong> (iscrizioni presso la Scuola Primaria, in via Don Colli, Tregasio), <strong>che raggiungerà il Bosco del Chignolo. </strong>Un percorso svolto prevalentemente su strade vicinali e sentieri che raggiungerà l’area boschiva a forma di cuneo (in dialetto: <strong><em>chignoeu</em></strong>), arricchita da pannelli che illustrano  le specie vegetali ed animali presenti nel bosco: una bella occasione di aggregazione fra i bambini e un momento didattico a diretto contatto con la natura.</p>
<p>* Il 7 giugno alle ore 21 sarà la volta di <strong>Insieme ai pipistrelli.</strong> In occasione dell’<strong>Anno del Pipistrello</strong>, è stata organizzata una serata per il ciclo <em>Conosciamo il Parco,</em> in cui, accompagnati dalla dottoressa Mariella Nicastro del Parco Valle Lambro, si cercherà di effettuare un primo censimento delle specie di pipistrelli presenti sul nostro territorio. Aiutati da una particolare attrezzatura che permette di registrare un grafico degli ultrasuoni emessi da questi animali e tali da essere identificativi della specie di appartenenza, si cercherà di monitorare le specie presenti nel parco: questo perché i pipistrelli, in natura sono molto difficili da osservare senza speciali attrezzature”.</p>
<h2><strong>Appuntamenti “in trasferta” con gli Amici della Natura:</strong></h2>
<p><strong>Week End Natura: 19 e 20 maggio</strong></p>
<p>Toscana: Lucca, Versilia, Garfagnana e Alpi Apuane</p>
<p>(trasferimento con mezzi propri- Prenotazione Obbligatoria)</p>
<p><strong>10 giugno: Sestri Levante, Punta Manara</strong></p>
<p>(trasferimento in pullman- Prenotazione Obbligatoria)</p>
<p><strong>8 Luglio: Svizzera, Valle Verzasca</strong></p>
<p>(trasferimento in pullman- Prenotazione Obbligatoria)</p>
<h2><strong>Corso sulla Biodiversità , a cura di Luciano Inglesi per UTL Valle Lambro</strong></h2>
<p>Il corso intende sviluppare, attraverso lezioni e visite guidate, la conoscenza del nostro territorio mettendone in evidenza le caratteristiche e la ricchezza ambientale.</p>
<p>* Giov. <strong>12/03</strong>- ore 14, in sede, via Silvio Pellico 5- Triuggio</p>
<p><strong>Cosa si intende per biodiversità</strong>. Introduzione generale</p>
<p>* Giov. 19/03- ore 14, presso Cascina Boffalora</p>
<p><strong>L’avifauna del Parco. Da Cascina Boffalora uscita sul territorio: il rio Brovada</strong> (rientro per le 16.30)</p>
<p>* Giov. 03/05 –partenza da via Pellico ore 13.30</p>
<p>Il lago di Alserio e passeggiata al Centro Caslin del lago, del Parco valle Lambro.</p>
<p>* Giov. 10/05- partenza da via Pellico ore 13.30</p>
<p><strong>L’Oasi di Baggero, passeggiata attorno al lago, visita di un mulino e di una bottega artigiana</strong></p>
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		<title>Tra storia e natura alla scoperta del Parco Valle Lambro</title>
		<link>http://www.trantran.net/2012/03/07/brigantia/tra-storia-e-natura-alla-scoperta-del-parco-valle-lambro/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 10:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brigantia]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi percorsi]]></category>
		<category><![CDATA[Parco Valle Lambro]]></category>
		<category><![CDATA[Pipistrello]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo numero Trantran, approfittando dell’arrivo della primavera, si è messa in contatto con gli uffici del Parco regionale della Valle del Lambro, per mettervi al corrente delle varie novità che riguardano sia le manifestazioni che i percorsi. Tutte informazioni utili per poter organizzare le vostre giornate primaverili, all’insegna della natura ma anche dell’arte e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo numero Trantran, approfittando dell’arrivo della primavera, si è messa in contatto con gli uffici del Parco regionale della Valle del Lambro, per mettervi al corrente delle varie novità che riguardano sia le manifestazioni che i percorsi. Tutte informazioni utili per poter organizzare le vostre giornate primaverili, all’insegna della natura ma anche dell’arte e della storia. </p>
<p> <em>A partire dal 18 marzo al via la tradizionale manifestazione che permette di conoscere i punti più suggestivi della Valle del Lambro</em></p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/03/MG_0949.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-4481" title="_MG_0949" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/03/MG_0949-1024x682.jpg" alt="_MG_0949" width="717" height="477" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>TRIUGGIO &#8211; Sarà il «re della notte» il protagonista della nuova edizione di Dentro il Parco. Al <strong>pipistrello</strong>, scelto dall’<strong>Onu</strong> come animale simbolo del 2012, in primavera sarà dedicata un’intera mostra. Sarà questo il momento simbolicamente più importante della manifestazione, inventata dal <strong>Parco Regionale della Valle del Lambr</strong>o, per avvicinare le famiglie, i bambini e i giovani ai gioielli, naturali e storici, del suo patrimonio culturale.</p>
<p><strong>Natura -</strong> Tra gli appuntamenti naturalistici più amati ci sono senza dubbio le serate con le lucciole e quelle di ascolto delle voci dei rapaci notturni. Non di rado i bambini hanno per la prima volta in questa occasione la possibilità di scoprire queste creature tanto affascinanti. Numerosi sono poi gli itinerari dedicati alle oasi naturalistiche più pregiate del Parco, come la Valle del Rio Pegorino, il bosco della Buerga, il bosco del Chignolo e il lago di Pusiano.</p>
<p><strong>Arte e storia -</strong> Da qualche anno uno spazio sempre maggiore hanno anche gli itinerari dedicati più specificamente al patrimonio artistico. Da segnalare in particolare il classico appuntamento con la Basilica e il Battistero di Agliate e le cascine del Parco di Monza. Di particolare impatto sono poi, a Inverigo, la Rotonda, il santuario di Santa Maria del Noce e il castello Crivelli.</p>
<p><strong>S</strong><strong>otto l’ala delle Gev -</strong> Come sempre a guidare, passo dopo passo, i visitatori saranno le Guardie Ecologiche Volontarie, che porteranno, insieme alle loro divise verdi, anche il loro bagaglio di passione e di esperienza. Per maggiori informazioni è possibile contattare l’Ufficio educazione ambientale (telefono: 0362-970961-2 e-mail: <a href="mailto:michela.zanonepoma@parcovallelambro.it">michela.zanonepoma@parcovallelambro.it</a>). In allegato il programma completo.</p>
<p> </p>
<p>«<em>Lo scopo di questa iniziativa</em> – spiega il presidente del Parco Regionale della Valle del Lambro, <strong>Alfredo Viganò</strong> – <em>è quello di diffondere a un pubblico sempre più vasto i valori del Parco. In particolare, <strong>la tutela del patrimonio verde</strong></em>».</p>
<p>«<em>Altro obiettivo – </em>prosegue Matteo Vitali, consigliere delegato all’Educazione ambientale<em> – è promuovere un reale riavvicinamento tra uomo e natura, finalizzato alla riscoperta e alla fruizione delle bellezze del nostro territorio</em>».</p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Tre nuovi percorsi lungo le vie del Parco</strong></p>
<p> Viaggiare «cullati» dal web per gli spazi naturali del Parco Regionale del Lambro sarà sempre più facile. E l’esperienza sempre più ricca. Ora <a href="http://www.levidedelparco.it/">www.levidedelparco.it</a> &#8211; il sito di e-touring dell’ente &#8211; si arricchisce di tre nuovi percorsi. Tre itinerari inediti che – come per gli altri sei già installati nei mesi scorsi – sarà possibile utilizzare in modo multimediale. Stampando gli itinerari e utilizzandoli come una classica cartina, oppure scaricandoli e installandoli nel proprio navigatore satellitare, montato sulla mountain bike.</p>
<p>Le tre nuove tappe – I tre nuovi percorsi accompagnano il turista lungo tre mete tra le più attraenti del Parco Naturale.</p>
<ol>
<li><strong>Costa Masnaga-Bevera-Moiana-Rogeno</strong> – Si potrà visitare due parchi comunali, quello di Brenno e quello della Bevera, dai quali si diramano idealmente quattro percorsi: a nord verso il Lago di Pusiano, a sud ovest verso il Lambro e nord est verso la superstrada. Si tratta di luoghi costellati di tesori d’arte e ambientali, come l’antico mulino di Baggero, il lago di Alserio e il bosco della Buerga.</li>
<li>Interessante è anche il percorso tra <strong>Inverigo, Lurago e Lambrugo</strong>. C’è il Santuario di Santa Maria della Noce, il lido di  Moiana e la camminata a lago attorno a <strong>Pusiano.</strong></li>
<li>L’ultima novità – nella Brianza monzese &#8211; è l’itinerario delle <strong>nobili dimore</strong>, che permette di incrociare ville di grande valenza storico-architettonica come di Villa Borromeo d’Adda, Villa San Martino, Villa Mirabello.</li>
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<p>Per ogni percorso viene indicato un itinerario e i mezzi più opportuni per giungere in loco e poi per spostarsi. E’ anche offerto un sintetico profilo di ogni singolo monumento o attrazione ambientale. C’è infine un corredo fotografico con indicazioni sulle difficoltà del percorso.</p>
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<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> La natura non fa nulla di inutile.” </span></strong><a title="Frasi Belle Aristotele" href="http://www.bellefrasi.it/frasi-belle-aristotele/" target="_top"><strong><span style="color: #000000;">Aristotele</span></strong></a><strong><span style="text-decoration: underline;"> (384-322 a.C.), filosofo greco.</span></strong></p>
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		<title>Il giorno della Memoria:Internati militari italiani: una storia da raccontare</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 12:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giorno della memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[di Juri Casati,  foto www.robertozamboni.com

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Questa volta vorremmo utilizzare questa rubrica per parlare di storia. Una storia poco celebrata, una storia di cui colpevolmente si è persa memoria, ma che ci riguarda da vicino.
Partiamo dall’oggi. Tutti gli osservatori prevedono concordemente un 2012 fatto di sacrifici e di rinunce. Molti si chiedono però se gli italiani sapranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: left">di Juri Casati,  foto <a href="http://www.robertozamboni.com">www.robertozamboni.com</a></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/1944.jpg"><img class="size-full wp-image-4336 alignnone" title="1944" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/1944.jpg" alt="1944" width="662" height="540" /></a></p>
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<p>Questa volta vorremmo utilizzare questa rubrica per parlare di storia. Una storia poco celebrata, una storia di cui colpevolmente si è persa memoria, ma che ci riguarda da vicino.</p>
<p>Partiamo dall’oggi. Tutti gli osservatori prevedono concordemente un 2012 fatto di sacrifici e di rinunce. Molti si chiedono però se gli italiani sapranno sopportare i sacrifici che si preparano, dato che gli italiani nella loro storia non sembrano aver mai dato prova di una particolare attitudine alla sofferenza.</p>
<p>In realtà si tratta di un luogo comune, perché ci sono state diverse occasioni in cui singoli cittadini, migliaia di cittadini, e talvolta anche centinaia di migliaia di cittadini italiani hanno coscientemente scelto di tenere un comportamento opposto all’immagine comune dell’italiano molle, furbo ed opportunista, dimostrandosi in grado di saper soffrire, e talvolta anche di sapersi sacrificare. In questo senso, durante le celebrazioni dei giorni scorsi, si è persa ancora una volta l’occasione di sfatare questo luogo comune.</p>
<p>Come sapete, la legge 211/2000 ha istituito il 27 gennaio come «Giorno della Memoria». Molti pensano che il <strong>Giorno della Memoria</strong> sia stato istituito per ricordare solo le persecuzioni a cui furono sottoposti gli ebrei. In realtà la legge 211 intendeva ricordare, accanto alle persecuzioni subite dagli ebrei, anche le persecuzioni subite dai «deportati militari e politici italiani nei campi nazisti». L’anno sorso abbiamo parlato delle persecuzioni subite dagli ebrei (cfr. <em>Trantran</em> numero 15). Quest’anno vorremmo concentrare la nostra attenzione sui deportati militari italiani nei campi nazisti.</p>
<p>La loro è una di quelle vicende per le quali può essere indicato un momento di inizio preciso. Nel loro caso erano le 19.42 dell’8 settembre ’43, ora in cui la radio diffuse un comunicato del maresciallo Badoglio che cominciava con queste celebri parole: «<em>Il governo italiano, riconosciuta l&#8217;impossibilità di continuare l&#8217;impari lotta…»</em>: era l’annuncio dell’armistizio con gli Alleati, ed implicitamente era anche l’annuncio della fine dell’alleanza con la Germania nazista.</p>
<p>La rappresaglia nazista non si fece attendere: in pochi giorni i tedeschi catturarono un milione di soldati italiani e ne deportarono in Germania circa 710.000 (avete letto bene: settecentodiecimila), ai quali venne affibbiata la denominazione di <strong>Imi, internati militari italiani</strong>. I nazisti non ne facevano però una semplice questione terminologica. Infatti negare ai soldati italiani lo status di prigionieri di guerra significava sottrarli alle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra, e ciò concretamente si traduceva nella possibilità di utilizzarli nei lavori forzati, principalmente nelle miniere e nelle fabbriche di armi tedesche.</p>
<p>Dopo aver toccato con mano il rigore dei 70 campi di concentramento nazisti in cui erano stati internati (il più famoso dei quali era <em>Flossenbürg)</em>, agli Imi venne data l’opportunità di tornare in Italia – per militare ovviamente  con la Repubblica Sociale – sottoscrivendo un «impegno di ubbidienza incondizionata al capo delle forze armate germaniche, Adolf Hitler». Firmarono circa il 15% dei militari italiani deportati in Germania. Lo fecero per tornare in Italia dalla famiglia, ma anche per fame, per paura o per sfinimento. Infatti le loro condizioni di prigionia erano talmente dure che uno storico tedesco ha riconosciuto che i nazisti riservarono agli internati militari italiani il trattamento peggiore dopo quello che avevano riservato agli ebrei ed ai russi. In particolare è stato stimato che, durante la deportazione e durante i lavori forzati, siano morti circa 50.000 nostri connazionali. Tuttavia la differenza tra gli Imi da una parte, e gli ebrei e i russi dall’altra parte, era che gli Imi avrebbero potuto sottrarsi alla prigionia e ai lavori forzati, se lo avessero voluto, semplicemente firmando un giuramento. Nome e Cognome e sarebbero tornati in Italia: 600.000 scelsero di non farlo.</p>
<p>Veniamo a noi. Gli Imi brianzoli furono sicuramente nell’ordine di alcune migliaia, e l’ultimo dato a nostra disposizione, parziale e probabilmente inferiore alla portata reale dei fatti, indica in circa 90 unità il numero dei caduti brianzoli.</p>
<p>Per avere un elenco dei caduti diviso per provincia (che per motivi di spazio non posso pubblicare in questa sede), vi rimando al sito <a href="http://www.robertozamboni.com/">www.robertozamboni.com</a> (da cui abbiamo tratto le immagini), che ha una sezione <strong>dedicata a Monza e Brianza</strong>. Si tratta di un blog di un provato cittadino che ha messo a disposizione della comunità il frutto di una lunga e meticolosa ricerca nei vari archivi disponibili, con l’intenzione di far conoscere la vicenda degli Imi e di provare a stilare un elenco dei caduti. Della ricerca di <strong>Roberto Zamboni</strong>, il cui titolo emblematico è <strong><em>Dimenticati di Stato</em></strong>, mi preme sottolineare due aspetti interessanti. Da un lato alcune famiglie potrebbero eventualmente ottenere informazioni – è già successo – circa la sorte dei loro familiari dispersi in guerra e circa il loro luogo della loro sepoltura. D’altro lato, chiunque fosse in possesso di informazioni – ricordi di famiglia, diari, documenti ufficiali e non – potrebbe contribuire ad integrare (ed eventualmente a correggere) i dati fino ad oggi elaborati, partecipando così ad un tentativo di scrivere la storia «dal basso» di grande valore.</p>
<p>Un’ultima cosa. Sono sicuro che molti tra i nostri lettori non avevano mai sentito nominare gli internati militari italiani fino a questo momento. Non è strano: a partire dal dopoguerra sulla loro vicenda calò un deplorevole silenzio causato dal fatto che, in gran parte, gli Imi dissero «no» per mantenere fede ad giuramento che avevano prestato davanti al re e all’Esercito. Il re e l’Esercito furono però le Istituzioni che maggiormente caddero in disgrazia nel dopoguerra, dato che l’Italia divenne una Repubblica e dato che l’Esercito italiano scontò a lungo il fatto di essere stato un vanto del fascismo. La decadenza di queste due Istituzioni fu il principale motivo per cui gli internati militari italiani vennero trattati con indifferenza al loro rientro in Italia.</p>
<p>L’indifferenza che circondò gli Imi fu però un atteggiamento culturale superficiale e miope che sminuì l’importanza di fatti storicamente avvenuti, e che soprattutto rimosse dalla coscienza collettiva italiana un esempio civile di grande valore, fatto di rispetto delle Istituzioni, di rispetto per la parola data, di disinteresse per il proprio tornaconto immediato e di una non scontata (e mai più riconosciuta) capacità di soffrire.</p>
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		<title>Must: il primo museo interattivo e multimediale della Brianza.</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 11:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Adriana Colombo
 
Nell’area del vimercatese, posto tra il fiume Lambro e l’Adda, compie un anno di vita il Must, museo interattivo dedicato alla storia, all’arte e alle tradizioni del territorio. Villa Sottocasa ospita, infatti, dal mese di novembre 2010 questo progetto ambizioso, che ha trasformato l&#8217;ala sud dello storico edificio di via Vittorio Emanuele non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2011/12/paesaggi_contemporanei.jpg"></a>di Adriana Colombo</em></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2011/12/must_sala2.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-4188" title="must_sala2" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2011/12/must_sala2-1024x681.jpg" alt="must_sala2" width="717" height="477" /></a> </p>
<p>Nell’area del vimercatese, posto tra il fiume<strong> Lambro</strong> e l’<strong>Adda</strong>, compie un anno di vita il<strong> Must</strong>, museo interattivo dedicato alla storia, all’arte e alle tradizioni del territorio. <strong>Villa Sottocasa </strong>ospita, infatti, dal mese di novembre 2010 questo progetto ambizioso, che ha trasformato l&#8217;ala sud dello storico edificio di via Vittorio Emanuele non in una semplice esposizione permanente, ma in un vero e proprio centro di aggregazione, di promozione e di produzione culturale. Il <strong>Must</strong> è un museo che racconta la storia del territorio a partire dalle più antiche civiltà che lo hanno abitato fino a giungere alla società contemporanea.<br />
Il museo raccoglie (come scritto sul sito <a href="http://www.museomust.it/">www.museomust.it</a>), cataloga, conserva, espone testimonianze culturali &#8211; dai reperti archeologici ai beni storico-artistici, dai video alle tradizioni orali &#8211; per tessere attorno a questi oggetti una narrazione evocativa e scientificamente valida del nostro passato. Narrazione che diventa lo strumento di mediazione attraverso il quale contenuti complessi, come l&#8217;opera d&#8217;arte o il documento storico, vengono tradotti in un linguaggio divulgativo e attuale.<br />
Le grandi trasformazioni in corso, migrazioni e globalizzazione, spesso disorientano e sradicano l&#8217;individuo dai luoghi e dalle culture: la narrazione si orienta allora sul presente e diventa dialogo tra culture che vivono sul nostro territorio.<br />
Perché il museo non è solo deposito di memorie passate, ma luogo di conoscenza reciproca e di confronto tra identità diverse. Non immaginativi vecchie teche impolverate, ma un vero e proprio universo multifunzionale: sala lettura, area di ristoro, nursery e una sala di documentazione di storia locale, archivi fotografici e anche filmati. Tra le varie iniziative, anche visite guidate e itinerari esterni (sempre guidati) come passeggiare in un borgo medioevale, visite a chiese che ospitano opere d’arte e a ville di delizia brianzole. Tra le splendide proposte, segnaliamo l’itinerario <strong><em>S</em></strong><strong><em>otterranei e Fortezze medioevali</em></strong>,un viaggio nei luoghi più nascosti della città per rivivere atmosfere e suggestioni di altri tempi: da sotterranei ricchi di storia, ad antiche fortificazioni, fino ai resti di un misterioso castello. Dopo una breve visita al Must e alla sala del museo dedicata al Medioevo, l&#8217;itinerario prosegue tra le strade del borgo di Vimercate permettendo di visitare i principali monumenti di quel periodo: dalle torri difensive del Ponte di San Rocco (sec. III–XVI), alla pregevole Chiesa di Santo Stefano (sec. X-XIX) con la sua suggestiva cripta. I visitatori avranno, inoltre, l&#8217;opportunità di scendere nelle antiche cantine della Trattoria Basilio che conservano interessanti tracce dell&#8217;antico castello di Vimercate.</p>
<p><em><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2011/12/paesaggi_contemporanei.jpg"><img title="paesaggi_contemporanei" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2011/12/paesaggi_contemporanei-300x199.jpg" alt="paesaggi_contemporanei" width="300" height="199" /></a></em></p>
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<p>Sempre su iniziativa del Must ricordiamo che il <strong>17 Dicembre </strong>verrà riproposto il<strong> <em>Mercato Contadino  a Km 0</em></strong>, realizzato dalla COLDIRETTI di Milano, Lodi e Monza Brianza in collaborazione con l’Azienda Agricola Augusto Frigerio di Vimercate presso la corte d’onore di Villa Sottocasa (via Vittorio Emanuele, 53). Qui si potranno acquistare, direttamente da produttori locali, frutta e verdura di stagione, salumi, farina, riso, formaggi di capra e mucca, vino, miele e molto altro ancora. Questo per sottolineare nuovamente lo spirito interattivo del Must che vuole valorizzare anche l’attività agricola di cui è ricco il nostro territorio. Vi consigliamo vivamente di prendere visione di tutti gli itinerari e le sale presenti in questo museo made in Brianza che vi permetterà di conoscere in maniera innovativa e coinvolgente la storia e l’evoluzione di questa terra. Anche con creatività e buon gusto. <strong></strong></p>
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<p><strong>Per informazioni e prenotazioni </strong></p>
<p><strong>Tel. 039 6659488 | <a href="mailto:info@museomust.it">info@museomust.it</a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>MARGHERITA: la regina in mostra alla Villa Reale di Monza</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 11:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brigantia]]></category>
		<category><![CDATA[First lady]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita]]></category>
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		<category><![CDATA[villa reale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Juri Casati
 
Se non si considera il breve regno di Umberto II del maggio 1946, l’Italia ha conosciuto solo tre re: Vittorio Emanuele II, Umberto I e Vittorio Emanuele III.
Alla Villa Reale di Monza è stata organizzata una mostra dedicata alla regina Margherita (1851-1926), moglie di Umberto I, secondo re d’Italia, che governò dal 1878 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Juri Casati</p>
<p> <a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2011/11/abito_dipinto_stanza_margherita_alta.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-3998" title="abito_dipinto_stanza_margherita_alta" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2011/11/abito_dipinto_stanza_margherita_alta-678x1024.jpg" alt="abito_dipinto_stanza_margherita_alta" width="407" height="614" /></a></p>
<p>Se non si considera il breve regno di Umberto II del maggio 1946, l’Italia ha conosciuto solo tre re: Vittorio Emanuele II, Umberto I e Vittorio Emanuele III.</p>
<p>Alla Villa Reale di Monza è stata organizzata una mostra dedicata alla regina Margherita (1851-1926), moglie di Umberto I, secondo re d’Italia, che governò dal 1878 al 1900, anno in cui fu ucciso a Monza dall’anarchico Bresci.</p>
<p>Sotto il regno di Umberto I avvenne il consolidamento amministrativo, legale e finanziario dell’Italia unita. Tale consolidamento fu però possibile solo grazie al fatto che anche quegli strati di popolazione che non avevano partecipato al Risorgimento o che lo avevano avversato, finirono per riconoscersi nell’Italia unita e nella sua incarnazione più alta: la monarchia sabauda.</p>
<p>Per comprendere la portata della figura e dell’azione di Margherita dobbiamo calarci nel contesto dell’epoca. Vittorio Emanuele II aveva contribuito a costituire l’Italia, ma non amava la vita di corte, dava pochi pranzi ufficiali, e soprattutto partecipava a pochissime cerimonie pubbliche. Il suo entourage gli segnalò però che, negli anni successivi all’unificazione, sarebbe stata al contrario più opportuna una sua massiccia attività di presentazione e promozione di sé stesso e di Casa Savoia, volta a favorire la creazione di un’identità nazionale; cosa che tuttavia Vittorio Emanuele II non aveva né la voglia né la forza di fare.</p>
<p>Il compito di rappresentare i Savoia nell’Italia unità venne pertanto affidato al figlio Umberto e a Margherita, che si sposarono nel 1868, e ai quali Vittorio Emanuele II donò la Villa Reale di Monza.</p>
<p>Fu quindi in questo contesto che si affermò la figura, complessa ed affascinante, di Margherita di Savoia – figlia del duca di Genova e di Elisabetta di Sassonia – che divenne la prima first lady che l’Italia abbia mai avuto. Margherita però non è stata solo la prima, ma è stata anche l’unica first lady che l’Italia abbia mai avuto perché, all’infuori del suo esempio, non si sono registrati successivi esempi di mogli che sono state utilizzate per ispirare simpatia e per creare un consenso politico, come invece accade da sempre negli Stati Uniti, dove le mogli dei presidenti sono più importanti dei vicepresidenti ed accompagnano i mariti agli incontri istituzionali; compiono una loro opera diplomatica parallela visitando scuole, ospedali e musei; si dedicano ad opere filantropiche.</p>
<p>Margherita consolidò il consenso di Casa Savoia in tutti ambienti con cui entrò in contatto, e in tutti i ceti sociali.</p>
<p>Per esempio la filantropia di Margherita – con un comportamento studiato – si rivolse soprattutto verso gli istituti religiosi, con la chiara intenzione di stemperare i rapporti tra Chiesa e Corona che, nella fase calda del Risorgimento, erano scesi ad un livello bassissimo.</p>
<p>Inoltre Margherita riuscì a conquistare l’aristocrazia e l’alta borghesia romana – cosa importante dato che Roma era stata conquistata da pochi anni – diventandone il punto di riferimento nel campo della moda, del gusto e dei comportamenti. L’aristocrazia e l’alta borghesia romana vennero a tal punto coinvolte in una serie infinita di balli e feste a corte – impensabili ai tempi di Vittorio Emanuele II – che l’amministrazione di Casa Savoia fu costretta a ristrutturare le sale del Quirinale per aumentarne la capienza.  </p>
<p>Nacque così quel fenomeno denominato «margheritismo», cioè il diffondersi del gusto della regina nell’alta società, e a cui la mostra in Villa Reale è in gran parte dedicata con l’esposizione di abiti d’epoca, gioielli, tavolate apparecchiate ed arredamenti. </p>
<p>Margherita però conseguì il suo maggior successo con il popolo, soprattutto quello del Sud, che altrimenti sarebbe stato facile preda di nostalgie borboniche.</p>
<p>Infatti Margherita e Umberto avevano intrapreso, fin da quando erano ancora principi, un lungo tour per l’Italia che li portò a visitare città ed istituzioni, ed ad accorrere nei luoghi delle inondazioni, dei terremoti e delle pestilenze. Inoltre nel 1869 Umberto e Margherita scelsero acutamente di far nascere il loro unico figlio, il futuro Vittorio Emanuele III, a Napoli, l’ex capitale borbonica. E l’anno successivo Margherita, con una mossa demagogica di grande effetto, un giorno portò il bambino in un mercato di Napoli per farlo vedere alle popolane.</p>
<p>Il popolo, anche per atteggiamenti di questo tipo, arrivò ad idolatrarla. Il fatto che le venne dedicata la famosa pizza non deve essere frainteso perché negli archivi sono conservate anche diverse lettere indirizzate a Margherita che le chiedevano un miracolo o la guarigione di una malato; ed è stato osservato che, in particolare al Sud, la figura di Margherita venne sovrapposta a quella di Maria.</p>
<p>Se il ruolo di Margherita fu quello di alta rappresentante dei Savoia, chi era però Margherita?</p>
<p>Margherita era un’intellettuale che prendeva lezioni di canto, di pianoforte, di latino; era inoltre una fine letterata che apprezzava l’opera di Fogazzaro e di Carducci (e Carducci, che pure era un repubblicano convinto, ne rimase affascinato e le dedicò una famosa ode). A riprova della sua cultura, nella mostra in Villa Reale potrete apprezzare l’enorme biblioteca del re e della regina con i loro rispettivi scrittoi.</p>
<p>Margherita aveva però anche, per così dire, un lato più frivolo che consentiva alla borghesia di identificarsi in lei: partecipava a balli e feste; non disdegnava di fumare sigarette; fu affascinata dal cinema (a Monza furono ospiti i fratelli Lumière); si interessò anche l’occultismo, tanto che in una seduta spiritica a cui prese parte predisse la morte del suocero.</p>
<p><strong>La mostra «Regina Margherita», che espone significativi esempi di stile e di gusto di Margherita nei loro ambienti originari, è visitabile fino all’8 gennaio 2012 presso la Villa Reale di Monza.</strong></p>
<p><strong>Gli orari sono 9.00-19.30, dal martedì alla domenica. I biglietti costano 15,00 euro per gli appartamenti reali e 5,00 euro per la Sala Tavolata. Sono comunque previste diverse riduzioni (e, per aver diritto alla riduzione, basta essere, per esempio, residenti a Monza).</strong></p>
<p><strong>Io però vi consiglio di fare una visita guidata (informazioni e prenotazioni al numero 02 29010404).</strong></p>
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