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	<title>Trantran... intorno a Monza &#38; Brianza &#187; Clochart</title>
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	<description>Notizie, eventi, curiosità a Monza e Brianza</description>
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		<title>Pino Scotto: il prezzo della sincerita’.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 12:21:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marta Migliardi

Pino Scotto non ha certo bisogno di lunghi preamboli; lo conosciamo tutti per la sua lunga carriera dai Vanadium fino ai giorni nostri, con il suo ultimo lavoro Codicikappao. Pino Scotto e’ anche famoso per non avere peli sulla lingua e per la sua irriverenza e voglia di giustizia e ribellione contro cio’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Marta Migliardi</p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/MG_9479ok.jpg"><img src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/MG_9479ok-300x200.jpg" alt="_MG_9479ok" title="_MG_9479ok" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-5767" /></a></p>
<p>Pino Scotto non ha certo bisogno di lunghi preamboli; lo conosciamo tutti per la sua lunga carriera dai Vanadium fino ai giorni nostri, con il suo ultimo lavoro Codicikappao. Pino Scotto e’ anche famoso per non avere peli sulla lingua e per la sua irriverenza e voglia di giustizia e ribellione contro cio’ che nega la dignita’ e il rispetto delle persone. Concetti che ha spesso espresso senza tante metafore. Prima di incontrarlo, con la troupe di TMB, mi figuro scene alla Ozzy Osbourne e mi preparo, timorosa, all’intervista. Ma, come spesso accade, l’apparenza inganna: gentilissimo e pieno di entusiasmo si racconta generosamente ai nostri microfoni. Conosce Monza e la Brianza non solo  perche’ va ogni tanto all’Enoteca di Lissone  ma anche perche’ si occupa di un grande progetto umanitario insieme alla Dott.ssa monzese Caterina Vetro, a favore dei bambini del Guatemala.<br />
Ci salutiamo con un abbraccio. E’ bello poter cambiare idea. </p>
<p><strong>Cominciamo subito con il parlare del tuo ultimo lavoro Codicikappao…</strong></p>
<p>‹‹Penso che già il titolo dica il contenuto. In questo paese è andato tutto storto, la prostituzione, i codici, i politici che si fanno le leggi da soli, ma la cosa più triste è che stanno rovinando la dignità delle persone. </p>
<p><strong>In questo disco parli del degrado culturale e socio politico che stiamo vivendo, secondo te il rock ha ancora questa funzione di ribellione e informazione?</strong></p>
<p>‹‹Il rock non ha perso questa funzione, ma è la gente che se l’è dimenticata!La gente pensa che io ce l’abbia con Vasco o Ligabue ma a me non interessa la loro musica; non capisco perché loro che hanno milioni di fan non abbiano il coraggio di dirgli che gli stanno rubando la vita! Gli unici, oggi, che hanno il coraggio di dire queste cose, sono le nuove generazioni di rapper che sono nate in Italia››.</p>
<p><strong>A proposito di questo, hai delle collaborazioni con i Club Dogo, vuoi parlarcene?</strong></p>
<p>‹‹ Le collaborazioni dei miei album sono fatte con amici con cui ci frequentiamo, nella Milano by night; sono lavori cominciati già da “Date di fuoco”, album di qualche anno fa, dove avevo iniziato a contaminare la mia musica con quella di J-ax, Enrico Ruggeri e tanti altri. Nell’album  c’è un brano con Edoardo Bennato, uno con i Modena City Ramblers e un brano con i Club Dogo, le chitarre le ha fatte un chitarrista degli Europe, la batteria Mike Terrana, batterista americano che ha suonato con gli Ozborne. Il pezzo con i Club Dogo l’avevamo già registrato otto mesi prima dell’album e l’avevamo messo su iTunes per il progetto Rainbow, realizzato con la Dott.ssa Vetro in Centro America. Io mi aspettavo che almeno un migliaio di persone lo avrebbero scaricato, ma va bene comunque…››</p>
<p><strong><br />
Puoi dirci qualcosa di più di questo progetto?</strong></p>
<p>‹‹Questo progetto nasce dalla mente e dall’anima della Dott.ssa Caterina Vetro, nata a Monza , psicologa che appena laureata, cominciando a lavorare a Milano si era accorta che stava curando solo “finti malati”, persone che si preoccupavano solo di problemi futili, e per questo ha cominciato a lavorare nelle associazioni umanitarie. Un giorno, vedendo dei piccolissimi bambini negli orfanotrofi, vittime di abusi, ho detto : “dobbiamo fare qualcosa”, così abbiamo cominciato a costruire piccole casette, tirando fuori questi bambini dagli orfanotrofi, abbiamo costruito una scuola di musica; l’anno dopo siamo andati in Guatemala, dove c’è la più grande discarica di rifiuti e dove i bambini lavorano tutto il giorno in mezzo alla sporcizia per raccogliere qualsiasi cosa. Abbiamo costruito una piccola clinica che è già operativa. Ora siamo in Cambogia, dove abbiamo costruito un laboratorio di saponi e oli naturali, dando così lavorano alle donne. Per chi ne volesse sapere di più: Rainbowprojects.it, dove potete trovare tutti i progetti passati e in corso››.</p>
<p><strong>Oltre che per la tua musica sei famoso anche per il tuo carattere acceso. Parlandoti si capisce, invece, che sei una persona molto gentile e disponibile&#8230;qual è quindi il prezzo della sincerità?</strong></p>
<p>‹‹E’ un prezzo molto alto, perché le persone che desiderano un mondo pulito, dove regna il rispetto, l’amore, la compassione e l’aiuto reciproco vivono male perché sentono addosso tutta questa “sporcizia” ed è un prezzo che non paga. Negli altri ambiti lavorativi, come per esempio una fabbrica paghi, perché non riesci a non dire quello che pensi, mentre questo, dello spettacolo, è un mondo dove la gente si lecca il culo uno con l’altro››. </p>
<p><strong>Anche nel mondo della musica ci sono questi pregiudizi? </strong></p>
<p>‹‹In questo mondo è molto peggio! C’è molta finzione, purtroppo&#8230;ho visto artisti che sul palco si abbracciano ma appena si incontrano se ne dicono dietro di ogni››.</p>
<p><strong><br />
Tornando alla musica, Codicekappao, ritmi inconsueti che rispecchiano la tua personalità eclettica e le tue idee, com’è nata la passione per questo genere?</strong></p>
<p>‹‹Nasce da un Pino Scotto 13enne, quando ascoltavo Elvis e mi pettinavo come lui, mi facevo fare le camicie come lui, mi mettevo davanti allo specchio con la scopa! M’intrigava tutto questo ma non pensavo di cantare, invece sono bastati due anni!A sedici anni sono scappato di casa, da un piccolo paese in provincia a Napoli perché lì c’erano più possibilità. Ho dormito per tre mesi in una 500 che un parcheggiatore abusivo mi faceva usare perché il proprietario spesso non la utilizzava e mi diceva:”questo è quello che non va mai a lavorare”, altre volte, invece quando lo vedeva arrivare mi svegliava&#8230;ed è lì che è iniziata la mia passione!››</p>
<p><strong>Dato che sei una persona senza peli sulla lingua, cosa ne pensi del Movimento 5 stelle?</strong></p>
<p>‹‹Io sto lavorando con Beppe da 5 anni, ero a Roma con lui prima delle elezioni… lo conosco bene e ci credo, la cosa che mi dispiace è che se prendevamo un po’ di voti in più potevamo mandare a casa tutta questa gente! So che c’è un certo tipo di italiano che vuole il bunga bunga, un paese di inciuci e di ladri, perché è ladro anche lui, ma non caspico quella gente che ha votato le persone che hanno rovinato il nostro paese..non dico di credere in Beppe Grillo, ma almeno proviamo&#8230;tanto peggio di così non può andare! Prima c’era Monti che ci ha dissanguati adesso ci sono i saggi che studiano come dissanguarci dagli ultimi centesimi che ci sono rimasti! ››</p>
<p><strong>Tre motivi per cui vale la pena vivere?</strong></p>
<p>‹‹Brian, mio figlio, mentre io ad ottobre faccio 64 anni lui il giorno prima ne fa 41…per me è come se fosse ancora un bambino, la musica, il rock and roll e la speranza di veder e un mondo migliore.. io continuo a crederci, anche se mia mamma da buon napoletana dice: “chi vive sperando muore cagando”! ››</p>
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		<title>Antonio Maggio: il pretesto del testo!</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 11:54:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clochart]]></category>
		<category><![CDATA[album]]></category>
		<category><![CDATA[antonio maggio]]></category>
		<category><![CDATA[carriera]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo Giovani]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesca Rizzuti

Antonio Maggio, 26enne vincitore di Sanremo Giovani 2013, per chi non si ricordasse di lui, ex concorrente e vincitore di XFactor con gli Aram Quartet, ci parla del suo disco d’esordio come solista e cantautore, svelandoci i retroscena che lo hanno portato dal talent show, alla pubblicazione di questo suo ultimo album.  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Francesca Rizzuti<br />
<a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Antonio-Maggio_2_foto-di-FotoGlamour-Studio_media.jpg"><img src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Antonio-Maggio_2_foto-di-FotoGlamour-Studio_media-300x200.jpg" alt="Antonio Maggio_2_foto di FotoGlamour Studio_media" title="Antonio Maggio_2_foto di FotoGlamour Studio_media" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-5746" /></a></p>
<p>Antonio Maggio, 26enne vincitore di Sanremo Giovani 2013, per chi non si ricordasse di lui, ex concorrente e vincitore di XFactor con gli Aram Quartet, ci parla del suo disco d’esordio come solista e cantautore, svelandoci i retroscena che lo hanno portato dal talent show, alla pubblicazione di questo suo ultimo album.  Un giovane musicista, ispirato dagli insegnamenti del suo “vecchio maestro” Morgan, entusiasta della sua nuova carriera musicale che ci sorprende per la sua proprietà linguistica e per l’ironia che pervade i suoi testi….quando il testo è solo un pretesto!</p>
<p><strong>Vincitore per la critica e vincitore assoluto di Sanremo Giovani 2013, cominciamo subito con il parlare del tuo ultimo album Nonostante tutto…</strong></p>
<p>‹‹ Nonostante tutto  è, come prima cosa,  il mio disco d’esordio, e sebbene ne abbi fatti altri due con gli Aram Quartet (nb. Gruppo vocale vincitore della prima edizione di XFactor ), può essere considerato a tutti gli effetti  il mio primo album da solista e cantautore. Si tratta di dieci canzoni scritte interamente da me,  ed un paio in collaborazione con un mio caro amico ed ex compagno di scuola, salentino anche lui; sono autore e compositore sia delle musiche sia dei testi. In questo disco c’è una sorta di mix tra la ricerca del nostro folklore musicale, la cui melodia ha reso così grande la nostra musica nel mondo, misto all’elettronica.. .e il mix esplosivo che ne esce fuori rappresenta tutto il mio lavoro!››</p>
<p> <strong>Sono rimasta colpita dai tuoi testi molto ironici. Nella vita e nell’arte quanto conta per te l’ironia?</strong></p>
<p>‹‹ E’ molto importante perché ci aiuta ad affrontare la vita in maniera più leggera e scanzonata; la musica poi dovrebbe essere un momento di svago, quindi a maggior ragione, oltre che nella vita, la uso anche artisticamente…››</p>
<p><strong>Lavorare da solista e lavorare in gruppo… com’è stata questa trasformazione? Oppure tu ti sei sempre sentito un po’ più solista?</strong></p>
<p>‹‹ Anche prima degli Aram ero solista, è stato un po’ un ritorno alle origini! L’esperienza con gli Aram è stata una parentesi bellissima, a cui sono ovviamente grato perché mi ha aiutato ad allargare“le spallucce” per affrontare questa nuova esperienza  nella maniera più serena possibile, ovviamente da solo si ha una libertà creativa che prima non si aveva, perché bisogna condividere la creatività con le esigenze delle altre persone,  in ogni caso è stata un’esperienza impagabile! Ora mi sento totalmente  sicuro, perché ho la libertà di far arrivare alla gente la mia musica e di conseguenza quello che sono io&#8230; ››</p>
<p><strong>Ho letto nella tua biografia che hai fatto un corso di canto jazz, una cosa molto bella e curiosa,eclettica direi, come mai proprio il canto jazz?</strong></p>
<p>‹‹E’successo poco prima dell’esperienza di X Factor, in realtà  volevo affiancare allo studio universitario, (lo scorso marzo ho conseguito la Laurea in Lingue e Letterature Mediterranee) qualcosa di accademico,  musicalmente parlando, e al Conservatorio  di Tarato l’unico corso relativo al canto era il canto Jazz..è stata un’esperienza che mi ha aperto anche ad altri orizzonti musicali››.</p>
<p><strong>Due domande un po’ particolari: nei tuoi testi si parla sempre di bene e di male, di quello  che fa bene e di quello che fa male, un tema che voi artisti  affrontate spesso sul filo del rasoio, per te cosa fa bene e cosa fa male?</strong> </p>
<p>La musica bella fa bene e la musica brutta fa male! ››</p>
<p><strong>Domanda d’obbligo per noi monzesi: tu sei stato nella squadra di XFactor con Morganvi lega  un’amicizia e stima reciproca, cosa ti porti dietro dei suoi insegnamenti ?</strong></p>
<p>‹‹Mi porto dietro tanto&#8230; perché parliamo di una persona  che è un pozzo senza fondo di conoscenze musicali! Mi ricordo il primo periodo che abbiamo collaborato insieme… c’è stata subito una scintilla fra di noi, e questo penso che si sia visto nel corso della trasmissione; i primi mesi mi ricordo che lo guardavo a bocca aperta mentre parlava di musica, è un’enciclopedia, sa veramente tutto! Al di là del suo essere, il suo genio e la sua cultura musicale sono le cose che mi colpiscono di più››. </p>
<p><strong>Secondo te, è in una canzone è più importante  il testo o il sottotesto?</strong></p>
<p>‹‹Ovviamente il sottotesto.. perché il testo è un pretesto! ››</p>
<p><strong>Se avessi la bacchetta magica, con chi ti piacerebbe, duettare? vivo o morto, reale o immaginario?</strong></p>
<p>‹‹Beh, un duetto con Lucio Dalla o Domenico Modugno sarebbe il top! ››</p>
<p><strong>Hai qualche progetto imminente per il futuro?Concerti, tour? Puoi darci un sito dove controllare?</strong></p>
<p>‹‹Il sito è www.Antoniomaggio.net, poi c’e’ la pagina facebook ufficiale e Twitter. Il tour partirà da maggio››.</p>
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		<title>Patty Pravo: Quando la vita è una… pazza idea</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 11:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
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		<category><![CDATA[patty pravo]]></category>
		<category><![CDATA[pazza idea]]></category>
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		<description><![CDATA[di Alfredo Rossi

La vita di Nicoletta Strambelli, diventata per esigenze d’arte Patty Pravo, è un vero romanzo. A cominciare dal nome: l’ha detto anche lei: “In realtà all’anagrafe sono stata registrata con il nome di Nicola e quando cominciai a esibirmi, in microgonna ma con una voce roca e graffiante, un po’ maschile, nacque la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Alfredo Rossi</p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Patty-Pravo_foto-di-Angelo-Trani-©_b.jpg"><img src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Patty-Pravo_foto-di-Angelo-Trani-©_b-300x300.jpg" alt="Patty Pravo_foto di Angelo Trani ©_b" title="Patty Pravo_foto di Angelo Trani ©_b" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-5736" /></a></p>
<p>La vita di Nicoletta Strambelli, diventata per esigenze d’arte Patty Pravo, è un vero romanzo. A cominciare dal nome: l’ha detto anche lei: “In realtà all’anagrafe sono stata registrata con il nome di Nicola e quando cominciai a esibirmi, in microgonna ma con una voce roca e graffiante, un po’ maschile, nacque la voce che ero un  maschio travestito. E la cosa mi divertì da matti!”.<br />
Un romanzo, per essere tale, passa anche tra grandi storie d’amore. E matrimoni: e lei ha avuti quattro, celebrati civilmente, secondo il rito ortodosso, in Scozia, in Italia e nel resto del mondo. “Ho sempre voluto dare il suggello di un rito a una grande storia d’amore. Il fatto è che quando mi innamoro, mi vien voglia di innamorarmi anche degli altri, non solo di mio marito. E così oggi mi ritrovo anche con tante suocere e ci vogliamo tutti bene. Sono stata anche tra i primi a divorziare e così ho creato una gran confusione tra le diverse leggi dei vari Paesi e mi sono ritrovata anche, per qualche tempo, bigama e trigama. Ma l’amore è una cosa meravigliosa che va vissuto anche quando ti mette nei casini”.<br />
Ma tornando alla Nicoletta bambina c’è da dire che è stata allevata dai nonni. “I miei erano giovani e avevano altro da fare e così mi hanno affidata ai nonni: loro per me sono stati più che dei genitori. A mio nonno Domenico era attaccata come una cozza: lui mi ha insegnato la disciplina, che ancora oggi governa la mia vita professionale e la gioia della libertà, anche quando devi pagarne il prezzo”.<br />
E gli amici di nonno Domenico, e di lei ragazzina,  hanno probabilmente segnato la sua vita. Perché i suoi amici erano il cardinale Roncalli (che poi sarebbe diventato papa Giovanni XXIII), Peggy Guggenheim (celebre collezionista d’arte che aveva scelto Venezia tra tutte le città del mondo perché la considerava magica) e gli artisti che la circondavano. E poi il Ezra Pound, il poeta e scrittore americano da molti considerato “maledetto” e tanti altri. Giovanissima Nicoletta si iscrive al conservatorio, sa già suonare il pianoforte e in testa ha un’idea: diventare direttrice d’orchestra.<br />
Ma sarebbe stato troppo banale in un romanzo. Allora se ne va in Inghilterra poer studiare bene l’inglesee da lì una sera piomba al Piper, un locale di Roma che in quel momento furoreggiava, non solo in Italia ma nel resto d’Europa. Lei ci arriva appunto in microgonna, capelli lunghi e sciolti, una capacità di ballare che le deriva dall’aver frequentato la scuola di ballo alla Fenice di Venezia: ed è subito notata, visto che tutti si bloccano a guardarla, tra cuiu Gianni Boncompagni, Renzo Arbore e luigi Tenco, che frequentavano il Piper.<br />
Da lì a diventare cantante il passo fu breve e così nacque Patty Pravo: “Perché quel nome? Perché a me quando studiavo Dante piacevano di più le ‘anime prave’ dell’Inferno, invece che i protagonisti del paradiso o del purgatorio. E Patty perché suona bene con Pravo e ha lo stesso numero di lettere”, spiega lei stessa.<br />
E da allora successi che ancora oggi si ascoltano e si cantano: “Ragazzo triste”, “Se perdo te”, “La bambola” (canzone che non le piaceva e la incise solo perché alla casa discografica insistettero molto perché lo facesse), “Pazza idea”, “Pensiero stupendo” e tante, tantissime  altre, tra cui anche “Il vento e le rose”, presentata a Sanremo 2011 e che canta in duetto con Morgan. E di lui dice: “L’ho capito subito, 10 anni fa, che aveva qualcosa di speciale: le idee. Io ho lottato per le mie idee e adesso tocca a lui. E non lo giudico: anch’io ho commesso degli errori e li ho pagati”. Ma sono tanti gli amici del mondo dello spettacolo, a cominciare da Vasco Rossi che per lui ha scritto diversi brani: “Ogni tanto lo sento al telefono. Quello che ha avuto non è stata una passeggiata ma recentemente l’ho sentito bello carico”. Anche lei, ubn paio di anni fa, era andata in crisi: “Gli attacchi di panico, mi colpivano e mi asciugavano l’anima e la testa. Per fortuna ne sono venuta fuori, ma è stata un’esperienza durissima che mi ha davvero segnato”. Oggi ha 65 anni, splendidamente portati: “Il fatto è che me ne sbatto dell’età. Quando ne avevo 57 dicevo di averne già 60… L’età che hai conta fino a un certo punto: L’importante è essere in buona salute, il resto sono solo numeri. Certo, non nego che sarebbe meglio averne 25, ma non si può fare e allora va bene così”.<br />
E’ felicissima dell’ingresso di tante donne nel nuovo governo e soprattutto del fatto che ci sia Emma Bonino: “Una donna libera e competente. Ne sono felice. Così come sono stata felice per òl’elezione a papa di Francesco: mi ricorda tanto Giovanni XXIII”. Ma Patty Pravo crede in Dio: “Certo che sì, forse credo meno nei suoi ministri. Ma a Dio ci credo e ogni tanto lo ringrazio  di avermi dato questo splendido dono: la mia voce”. Quanto si diventa ricchi a vendere così tanti dischi? “Non lo so. Ho sempre avuto le mani bucate, perché trovo che dia più libertà spendere che accumulare, accumulare intristisce e io non voglio essere triste. Tanto per dirne una nella metà degli anni 70 ho speso un miliardo di lire per comprare l’impianto scenico dei Pink Floyd: Uno potrebbe chiedermi: ma non era meglio se tenevi quei soldi? No, la soddisfazione e la gioia che ho provato nel sentirmi proprietaria di quella cosa è impagabile”.<br />
E si potrebbe andare avanti per ore a leggere il romanzo della vita di Nicoletta Strambelli in arte Patty Pravo, senza la paura di annoiarsi. Ma forse la cosa migliore, ancora oggi, è ascoltarla. E’ infatti uscito da pochi giorni un cofanetto con tre Cd intitolato “Meravigliosamente Patty” che propone 46 sue canzoni, un best of della sua vita musicale: “Questa volta ho scelto io i brani, dopo tutti i cofanetti usciti senza che io avessi deciso niente. E ho scelto anche pezzi che erano rimasti in ombra, che avrebbero meritato più attenzione. Mi sono messa a riascoltare tutto quello che avevo fatto in oltre quarant’anni di carriera. Quasi una vita…”. E chissà quanti, giovani e meno giovani, hanno punteggiato il romanzo della loro vita con un brano imparato a memoria di Patty Pravo, all’anagrafe Nicoletta (a dire il vero Nicola) Strambelli…</p>
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		<title>STEFANOGENTILENERDART:dal sex shop al museo d&#8217;arte contemporanea</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 12:39:29 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Clochart]]></category>
		<category><![CDATA[nerdart]]></category>
		<category><![CDATA[stefano gentile]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
 
 
Primo pomeriggio di un anonimo martedì di fine inverno.
Mi trovo nella casa studio di un ex giovane, come lui ama definirsi. Sto parlando di Stefano Gentile, ovvero il &#8220;portatore sano&#8221; della &#8220;Nerdart&#8221; in Brianza.
Meglio conosciuto come STEFANOGENTILENERDART, da poco è entrato in maniera dirompente nel mondo dell&#8217;arte contemporanea con i suoi dipinti dissacranti, ironici e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/04/120320131742.jpg"><img class="size-large wp-image-5668 alignleft" title="120320131742" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/04/120320131742-795x1024.jpg" alt="120320131742" width="446" height="574" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Primo pomeriggio di un anonimo martedì di fine inverno.</p>
<p>Mi trovo nella casa studio di un ex giovane, come lui ama definirsi. Sto parlando di <strong>Stefano</strong> <strong>Gentile</strong>, ovvero il &#8220;portatore sano&#8221; della &#8220;Nerdart&#8221; in Brianza.</p>
<p>Meglio conosciuto come <strong>STEFANOGENTILENERDART</strong>, da poco è entrato in maniera dirompente nel mondo dell&#8217;arte contemporanea con i suoi dipinti dissacranti, ironici e surreali, frutto di un&#8217;intuitiva commistione tra mondo del cinema, fumetto e temi d&#8217;attualità.</p>
<p>Nei suoi lavori si respira l&#8217;atmosfera degli eroi degli anime, dei comics e dei personaggi di<strong> Star</strong> <strong>Wars</strong>, ai quali ha dedicato un intero ciclo di opere.</p>
<p>Dalle tele al business, come nei più importanti esempi degli artisti di prim&#8217;ordine del nuovo millennio, il salto è breve. Stefano Gentile si è infatti cimentato anche nella creazione di un vero e proprio brand di abbigliamento e merchandising proponendo al proprio pubblico una vasta gamma di poster, grafiche, t-shirt e felpe che riproducono i soggetti dei propri lavori.</p>
<p>La sua storia, la sua discesa artistica mi hanno molto incuriosito e affascinato. Leggendo le risposte alle domande di questa intervista capirete il perché!</p>
<p> </p>
<p><strong>L&#8217;inizio della tua attività artistica è relativamente recente. Ne vogliamo parlare?</strong></p>
<p>‹‹ Certo! Tutto parte da un momento di crisi, anzi dalla Crisi con la C maiuscola che tutto il mondo sta vivendo in questo momento.</p>
<p>Ho infatti lavorato fino a dicembre del 2011 in un sex shop di Milano che a causa di dissesti economici ha chiuso i battenti. Mi sono così ritrovato di punto in bianco a dover affrontare la vita di tutti i giorni, e quanto ne consegue, senza più un lavoro. Da lì la scelta di riprendere in mano i pennelli e ricominciare a coltivare una mia grande passione, ovvero la pittura. In pochi mesi tutto è successo: le prime tele, le prime mostre in piccole e grandi manifestazioni,le prime vendite, la prima personale in galleria e poi il sito, le partecipazioni ad importantissimi premi artistici nazionali fino ad arrivare all&#8217;invito, da parte della galleria &#8220;Mondo Bizzarro&#8221; di Roma, ad esporre le mie opere al MACRO (Museo d&#8217;arte Contemporanea di Roma), uno dei punti nevralgici della nuova arte Italiana››.</p>
<p> </p>
<p><strong>Da commesso sex shop ad artista ufficialmente invitato al MACRO di Roma in pochi mesi. La tua storia ha dell&#8217;incredibile! Come te lo spieghi?</strong></p>
<p>‹‹ Vedo tutta questa vicenda come una sorta di processo continuo. Fuori dal comune era lavorare nel sex shop, inusuali e dissacranti le mie opere, bizzarro</p>
<p>e improbabile la mia accelerata nel mondo dell&#8217;arte. Tutto sembra ricollegarsi. In 10 anni di lavoro tra scaffali di video porno, falli in lattice e fruste di cuoio sono venuto a contatto con clienti e situazioni non meno surreali e stravaganti di quelle presenti nei film cult da cui prendo ispirazione. Personalmente credo che il seno rifatto di Jenna Jameson (attrice porno), non sia più reale della pelliccia di Chewbacca in Star Wars››.</p>
<p> </p>
<p><strong>Parlaci delle tue tele.</strong></p>
<p>‹‹ Lavoro principalmente con acrilico, per ora su piccoli formati. Il punto di partenza dell&#8217;imprinting creativo parte quasi sempre dal cinema di fantascienza, dai cartoni animati della mia infanzia e dai fumetti della mia adolescenza. Reinterpreto in chiave ironica le icone della cultura pop con la quale sono cresciuto, come per esempio Goldrake, Yoda, Iron Man… Dissacrando capolavori dell&#8217;arte classica, nobilitando di contro gli eroi della TV››.</p>
<p> </p>
<p><strong>Bene. Ora parlaci dell&#8217;impacchettamento delle tue tele. So infatti che vendi molto anche all&#8217;estero tramite internet, addirittura in Alaska e Chicago!</strong></p>
<p>‹‹ E&#8217; vero! Ho trovato un mercato molto fiorente grazie alla rete. Non pochi però sono i problemi legati alle spedizioni di opere d&#8217;arte negli Stati Uniti. L&#8217;iter è infatti molto burocratico ma, superato questo scoglio, dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano c&#8217;è un pubblico che apprezza questo tipo di estetica. Negli States infatti sono molto più abituati a considerare i fumetti una vera e propria forma artistica ››.</p>
<p> </p>
<p><strong>Il tuo mondo si è allargato anche al merchandising, vero?</strong></p>
<p>‹‹Parallelamente alla produzione dei quadri porto avanti tutta una serie di attività collaterali legate sempre ai miei soggetti come la stampa di grafiche, poster, t-shirt e felpe, alimentando così la personale convinzione che l&#8217;arte pop debba essere usufruibile da tutti e nelle più svariate forme››.</p>
<p> </p>
<p><strong>Quali sono i tuoi progetti futuri, dove potremo vedere prossimamente le tue opere?</strong></p>
<p>‹‹<strong>Dal 4 al 7 aprile parteciperò alla Collettiva &#8220;GothikArt&#8221;,</strong> organizzata dalla galleria &#8220;PassepARTout&#8221;, a Samarate (VA). Si tratta di una mostra che ha come tema principale il Male, nelle sue più varie sfumature ed interpretazioni, dalla cinematografia alla vita reale. A maggio prenderò invece parte ad un altra mostra collettiva dal titolo &#8220;Dart Human Fener&#8221;, giunta in Italia alla seconda edizione e che ha già toccato diverse grandi città del mondo come Los Angeles e Tokyo. Sempre a maggio, invitato dalla rivista Orgoglio Nerd, sarò presente nella collettiva del festival fantasy di Firenze››.</p>
<p> </p>
<p>Di occasioni per poter vedere i lavori di STEFANOGENTILENERDART direi che ne sono! Se qualcuno però volesse cominciare a dare un&#8217;occhiata alle sue opere e a tutti i progetti collaterali comodamente seduto sulla poltrona di casa propria, ecco alcuni link utili:</p>
<p><a href="http://www.stefanogentilenerdart.com/">www.stefanogentilenerdart.com</a></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/Stefanogentilenerdart">www.facebook.com/Stefanogentilenerdart</a> </p>
<p> </p>
<p>G.M.</p>
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		<title>Antonio Ricci, il papà di Sriscia la notizia</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 12:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
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		<category><![CDATA[antonio ricci]]></category>
		<category><![CDATA[sconti]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;UOMO CHE NON FA SCONTI
 
Undici o dodici anni fa: non ricordo bene la data, ma ho ben presenti le circostanze. Allora ero vicedirettore di Novella 2000 e il giovedì si faceva tardi in redazione perché c&#8217;era da chiudere il giornale in tipografia e da scegliere la copertina: saranno state le otto e un quarto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;UOMO CHE NON FA SCONTI</p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/04/ANTONIO-RICCI-5.jpg"><img class="size-large wp-image-5660 alignleft" title="ANTONIO RICCI-5" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/04/ANTONIO-RICCI-5-1024x695.jpg" alt="ANTONIO RICCI-5" width="573" height="389" /></a> </p>
<p>Undici o dodici anni fa: non ricordo bene la data, ma ho ben presenti le circostanze. Allora ero vicedirettore di <em>Novella 2000</em> e il giovedì si faceva tardi in redazione perché c&#8217;era da chiudere il giornale in tipografia e da scegliere la copertina: saranno state le otto e un quarto di sera. Arriva la segretaria, che mi dice trafelata: &#8220;Gli ho detto che siete occupati e se poteva richiamare, ma dice che è una cosa urgente. C&#8217;è al telefono Antonio Ricci per te&#8221;. Antonio Ricci già allora potevo definirlo un amico di lavoro: ci sentivamo spesso (a <em>Striscia</em> le Veline allora erano Elisabetta Canalis e Maddalena Corvaglia e spesso erano protagoniste sulle pagine di <em>Novella</em>. E spesso ci sentivamo al telefono con Ricci, che non dava mai notizie (&#8221;Io non so niente, sto sempre chiuso nel mio ufficio a lavorare&#8221;, rispondeva se gli chiedevi qualche gossip) e a volte ci si vedeva a qualche conferenza stampa. Sempre arguto, divertente, con quel suo sguardo che non capivi mai se voleva essere tuo complice o ti stava prendendo per i fondelli.</p>
<p>Sollevo il telefono. Sento la sua voce che mi dice: &#8220;Fra meno di dieci minuti andiamo in onda. Sai, per me c&#8217;è puzza di truffa: abbiamo controllato tutto e quindi va in onda. Solo che non vorrei che tu lo venissi a sapere dalla Tv, per questo te lo dico. Potrebbe essere una tua parente: qualcuno qui da noi dice che potrebbe essere una tua zia o una cugina….&#8221;. E mi spiega: gli inviati di <em>Striscia</em> hanno scoperto una persona che si faceva dare soldi in cambio di… niente. Andando avanti nel discorso, ho capito che era solo un caso di omonimia: la persona protagonista del servizio non era una mia parente, anche se la conoscevo. &#8220;Meglio così&#8221;, concluse Ricci: &#8220;Comunque se accendi la Tv è il primo servizio che va in onda stasera. Buon lavoro&#8221;. Da quel momento ho soprannominato Antonio Ricci &#8220;l&#8217;uomo che non fa sconti&#8221;. Perché era chiaro che, se anche fosse stata una mia parente, lui quel servizio, nonostante ci conoscessimo, nonostante potessimo dire che in fondo in fondo eravamo amici, sarebbe andato regolarmente in onda. E credo che da allora, ma anche prima, lui sia rimasto l&#8217;uomo che non fa sconti. E non solo a me, che non sono nessuno. Le sue ragioni e le sue convinzioni le ha sempre difese a spada tratta, senza paura, senza cedere di un millimetro. Con chiunque: direttori di giornali, intellettuali, magnati. E di sconti, molto probabilmente, non ne ha mai fatti neanche a se stesso.</p>
<p>Eppure tutto sommato potrebbe essere soddisfatto di se stesso e del suo lavoro. Perché Ricci è uno dei pilastri della nostra Tv: nei libri che raccontano la storia del piccolo schermo ci è già ampiamente finito e sicuramente ci finirà anche tra vent&#8217;anni. Proviamo a mettere in fila qualche trasmissione da lui realizzata. Comincia come autore di testi e a 28 anni firma tre <em>Fantastico</em> (1978, &#8216;79, &#8216;80). Poi, in coppia con Beppe Grillo, <em>Te la do io l&#8217;America</em>, <em>Te lo do io il Brasile</em>; lascia la Rai e passa a Mediaset e inventa <em>Drive In</em>, <em>Striscia la notizia</em> (arrivata al venticinquesimo anno di messa in onda!), <em>L&#8217;Araba fenice</em>, <em>Odiens</em>, <em>Paperissima</em>, <em>Veline</em>, <em>Velone</em>, <em>Cultura moderna slurp</em>. Insomma, uno che la Tv la conosce bene e che sa come si costruiscono trasmissioni che hanno un greande successo e che incidono sul costume. Tanto è vero che molte trasmissioni di <em>infotainment</em>, neologismo che sta a indicare quelle trasmissioni che fanno informazione e spettacolo, che oggi vanno per la maggiore non potrebbero esistere se prima, a fare da apripista, non ci fossero state le sue tramissioni. E tutto questo gli ha procurato una valanga di premi e di riconoscimenti, anche per il linguaggio e per le battaglie civili sostenute nelle sue trasmissioni, tanto che ha tenuto una <em>lectio magistralis </em>in tre facoltà differenti alla Sorbona di Parigi, una delle più antiche e prestigiose università europee, è stato insignito di un Educational Award per il libro <em>Striscia la tivù</em>, che non si trova più, se non nelle biblioteche e vi invito a leggerlo (è un libro breve, che si beve di un fiato) e vedrete come la Tv, dopo, non avrà più segreti per voi. Perché Ricci spiega come si fa uno spettacolo, come si costruisce un &#8220;tormentone&#8221;, come s&#8217;inventa un personaggio, quali sono i trucchi per far ridere, come funziona l&#8217;Auditel, come scatta la censura (e l&#8217;autocensura). Con <em>Striscia la Tivù</em> si entra davvero nella fabbrica delle parole e delle immagini che hanno libero accesso nelle case degli italiani, che li divertono (e a volte li intossicano).</p>
<p>Per questoha avuto grandi premi giornalistici, che si sono aggiunti ai tanti riconoscimenti per la salvaguardia dell&#8217;ambiente (una delle sue priorità). E naturalmente una valanga di premi. E dove le tiene queste centinaia di targhe, medaglie, coppe?</p>
<p>«Ho avuto 26 premi Regia Televisiva per <em>Striscia la notizia</em>. Li tengo in casa, insieme ai 29 Telegatti che però tengo in  una teca speciale con la lettiera di sabbia, perché sporcano un po’. Tengo in casa anche il premio a cui sono più affezionato che è la &#8220;Fionda di legno&#8221;: me lo hanno donato  i fieui di carrugi del mio paese natale per aver sventato la costruzione di 4 grattacieli nel centro storico di Albenga. E’ una bella provocazione perché vuol dire che uno può essere profeta anche in patria». (A proposito di profeta, Ricci ha anche scritto la sceneggiatura del film <em>Cercasi Gesù</em>, interpretato da Beppe Grillo e Maria Schneider e diretto da Luigi Comencini…).</p>
<p>Da poco sono finite le elezioni (di cui non parla, ma state certi che se scoprirà qualcosa su Grillo e sui grillini lo vedrete a Striscia, così come è successo con D&#8217;Alema, Berlusconi, Di Pietro, Schifani eccetera eccetera) e il festival di Sanremo. Festival a cui lui ha già partecipato nel 1995 col nome di battaglia di &#8220;Crotalo fritto&#8221; nel gruppo &#8220;La riserva indiana&#8221; capeggiata da Sabina Guzzanti. Ha fatto il cantante da giovane (capelli lunghi e chitarra al collo) e forse non tutti sanno che la voce cantante del Gabibbo è lui. E allora perché non andare a Sanremo a cantare tra i big?</p>
<p>«Non serve che ci vada. Potrei anche dire di aver già vinto un Festival di Sanremo, tanto dopo due mesi non si ricorda più nessuno chi ha vinto e cosa ha cantato. Per ora preferisco continuare a cantare sotto la doccia nel residence dove vivo quando sono a Milano: e i vicini purtroppo si ricordano benissimo le mie… splendide melodie».</p>
<p>Tornando invece a <em>Striscia</em> e alle sue battaglie, c&#8217;è da dire che fino a oggi Ricci ha ricevuto qualcosa come 300 denunce. E la curiosità di sapere come lui le considera -rottura di balle, attestati di benemerenza, certificazione di essere un uomo che non fa sconti- lui risponde serafico: «Tutte e tre le cose. A seconda delle denunce l’ordine della considerazione cambia. Ultimamente devo dire che c’è una prevalenza assoluta di rotture di scatole, ahimé!».</p>
<p>Ma di sicuro lui non smetterà di andare avanti…</p>
<p>                                                                                                                 Alfredo Rossi</p>
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		<title>EMILIO SOLFRIZZI: DUE DI NOI</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 10:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clochart]]></category>
		<category><![CDATA[Due di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[Emilio Solfrizzi]]></category>
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		<description><![CDATA[di Adriana Colombo
 
Emilio Solfrizzi sarà al Teatro Manzoni insieme a Lunetta Savino dal 28 febbraio al 3 marzo con lo spettacolo Due di noi di Michael Frayne per la regia di Leo Moscato.
Noi lo abbiamo raggiunto telefonicamente per parlare con lui di questo suo ritorno a teatro e conoscere un po’ meglio questo grande attore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Adriana Colombo</strong></p>
<p><strong> <a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/02/emilio-solfrizzi-photo-by-©marcodelia_DSC7060.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-5600" title="emilio solfrizzi photo by ©marcodelia_DSC7060" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/02/emilio-solfrizzi-photo-by-©marcodelia_DSC7060-1024x682.jpg" alt="emilio solfrizzi photo by ©marcodelia_DSC7060" width="368" height="245" /></a></strong></p>
<p><strong>Emilio Solfrizzi </strong><strong>sarà al Teatro Manzoni insieme a </strong><strong>Lunetta Savino</strong><strong> dal 28 febbraio al 3 marzo con lo spettacolo <em>Due di noi</em> di </strong><strong>Michael Frayne</strong><strong> per la regia di Leo Moscato.</strong></p>
<p><strong>Noi lo abbiamo raggiunto telefonicamente per parlare con lui di questo suo ritorno a teatro e conoscere un po’ meglio questo grande attore italiano che ha vestito i panni di molti personaggi cari al pubblico televisivo.</strong></p>
<p><strong>Partiamo dalla fine, ossia dal tuo ultimo lavoro. Ci parli di <em>Due di noi</em> che andrà in scena al Teatro Manzoni, dove lavori con <em>Lunetta Savino</em> ?</strong></p>
<p> «Sono felicissimo di affrontare questa avventura con Lunetta. Ci conosciamo da molto tempo perché abbiamo lavorato insieme in uno dei primi film importanti delle nostre carriere,  <em>Matrimoni</em> di <strong>Cristina Comencini</strong>, poi, sempre per la regia della Comencini, abbiamo lavorato insieme anche in  <em>Liberate i pesci</em>. È stata proprio Lunetta a propormi questo testo dopo averne parlato con il regista <strong>Leo Muscato</strong>, con cui lei aveva già lavorato in <em>Casa di bambola</em>.</p>
<p>Cercavo da anni una bella occasione per tornare a lavorare in teatro (dal quale mancavo da una decina d’anni) e Lunetta e<strong> </strong>Leo Muscato<strong> </strong>me l’hanno offerta ed io mi ci sono buttato a capofitto!</p>
<p><em>Due di noi</em> è un testo meraviglioso e, per fortuna, non sono io a dirlo ma i critici! E’ il testo d’esordio in teatro di <strong>Michael Frayne</strong>, un autore che è diventato poi famosissimo in tutto il mondo con <em>Rumori fuori scena</em>, la sua seconda opera teatrale. <em>Due di noi</em> contiene tutti gli elementi che poi <strong>Frayne</strong> svilupperà in <em>Rumori fuori scena</em>. È uno spettacolo scritto  per due soli attori che devono interpretare ben cinque ruoli: da attore posso dirti che è davvero una bellissima esperienza. E’ uno spettacolo agile, leggero, molto divertente che dura un’ora e quarantacinque minuti senza interruzioni».</p>
<p><strong>Qualche aneddoto del dietro le quinte?</strong></p>
<p>«Avrei solo l’imbarazzo della scelta…se verrai a vederlo sarà facile capire a cosa mi riferisco: soprattutto l’ultimo atto è una specie di girandola, dove i personaggi escono da una porta e rientrano dall’altra in una veste diversa! Solo nell’ultimo atto io ho undici cambi di costume per entrate e uscite di personaggi diversi… più volte il direttore di scena mi ha fermato mentre mettevo una parrucca sbagliata o prendevo un oggetto sbagliato».</p>
<p><strong>Si può dire che il teatro è il tuo primo amore?</strong></p>
<p>«Il palcoscenico lo è indubbiamente perché lì hai il vero riscontro del pubblico. Il teatro non tradisce. Al cinema o in televisione se sbagli una scena, hai la possibilità di rifarla fino a quando non sei soddisfatto; in teatro questa possibilità non ce l’hai per cui energia, concentrazione, determinazione devono essere sempre al massimo. La cosa che continua a emozionarmi ogni giorno è che lo spettacolo non è mai uguale a se stesso: ci sono state persone che sono venute più volte a vederlo e lo hanno trovato sempre diverso e questo dipende anche dal pubblico: il pubblico è parte fondamentale dell&#8217;esperienza teatrale. Il pubblico è attore a sua volta e questa continua a essere un’esperienza straordinariamente emozionante».</p>
<p><strong>Non mancano, però, nella tua carriera importanti lavori televisivi in cui interpreti ruoli spesso molto distanti fra loro: c’è qualche personaggio cui sei rimasto più legato?</strong></p>
<p>«Io sono totalmente affascinato dalle sfide! Sono una persona curiosa e questo, ovviamente, si ripercuote anche sul lavoro: andare a esplorare ambiti per me nuovi  è sempre stata una cosa che mi ha divertito. Io ero noto nell’ambiente per fare cose divertenti, comiche, per avere mostrato sempre e solo il mio lato più umoristico. Poi, ho avuto la fortuna di incontrare registi come <strong>Enzo Monteleone</strong> che mi ha offerto  il primo ruolo drammatico in un film che io considero  un capolavoro della cinematografia italiana <em>El Alamein &#8211; la linea del fuoco.</em> Sono davvero molto grato a Enzo Monteleone per avere visto in me potenzialità che altri che si fermano alla superficie non avevano visto. Non ho mai voluto essere etichettato in categorie, ho sempre cercato di essere un attore a tutto tondo:  da bambino sognavo di fare l’attore proprio perché  questo mestiere permette di potere vestire dei panni completamente diversi uno dall’altro.</p>
<p>In seguito, ed è stata un’esperienza molto bella,  ho avuto la possibilità di interpretare anche personaggi storici come il giudice <strong>Borsellino, </strong>il padre di<strong> Anna Frank </strong>e<strong> Ferdinando di Borbone (</strong>nel film tv<strong> </strong><em>Luisa Sanfelice</em><strong> </strong>di <strong>Paolo e Vittorio Taviani)</strong>».</p>
<p><strong>Televisione, cinema, teatro: un pregio e un difetto per ognuno…</strong></p>
<p>« Il difetto più grosso del teatro è la turné che mi costringe a stare lontano da casa, dalla famiglia, dai figli. Costringe a un grande sacrificio perché coinvolge la tua sfera privata e, questa, per me è la fatica più grossa: stare quattro, cinque mesi lontano da casa. Lo spettacolo in sé è entusiasmante.</p>
<p>Quanto alla televisione, la considero un grande contenitore da riempire di contenuti:  può essere anche un luogo in cui sperimentare nuovi linguaggi. Io, ad esempio ho avuto la fortuna di essere protagonista di <em>Tutti pazzi per amore</em> dove, sono certo di potere dire di avere scritto una piccola pagina di televisione nuova. Credo che questa, che è stata definita una fiction “leggera”, sia stata davvero un’innovazione per la nostra televisione perché i bei risultati ottenuti sono frutto del grande sforzo necessario per ottenere la leggerezza  pur affrontando temi complessi come l’omosessualità, la malattia, la morte di un amico.</p>
<p>Il cinema, è talmente bello ed emozionante  che vivo il fatto di essere chiamato ogni tanto a farlo scome un privilegio enorme di cui sono consapevole».</p>
<p><strong>Hai ricevuto anche molti premi lungo la tua carriera…ce ne è uno che ti ha reso più orgoglioso?</strong></p>
<p>Devo dire che i premi mi lasciano sempre piuttosto indifferente ma al momento sono sempre orgoglioso di riceverli!</p>
<p>Un premio tra gli altri che mi ha reso particolarmente felice perché, riguarda un lato di me che è rimasto sempre un piacere privato, è il <strong>Nastro d’Argento</strong> che ho ricevuto nel 2011 per la canzone <em>Amami di più</em> (<em>Ndr. Scritta con <strong>Francesco Cerasi</strong> e <strong>Alessio Bonomo</strong></em>) che ho scritto per <em>Se sei così ti dico sì</em> di <strong>Eugenio Capuccio</strong>. Comporre canzoni è una cosa che avevo sempre lasciato al mio divertimento privato invece, mi è capitata l’occasione di potere pubblicare una canzone ed è stato davvero emozionante…il fatto, poi di ricevere anche un premio per questa canzone è stato straordinario e, quindi, ero un po’ in imbarazzo nel ritirare il premio… mio ego, però, era completamente soddisfatto!».</p>
<p><strong>C’è qualche esperienza che vorresti fare e che non hai ancora fatto?</strong></p>
<p><strong>«</strong>Tantissime. Una cosa che sto facendo e mi piacerà tantissimo andare a vedere quando arriverà nelle sale il prossimo anno,  è il film di animazione a cui sto prestando volto (che sarà però deformato) e voce. Si tratta di una produzione italo-francese in cui attori di entrambe le nazionalità daranno il volto a scimmioni dell’età della pietra: non vedo l’ora di andarlo a vedere con mio figlio!</p>
<p>Io sono un appassionato di fantasy, mi piacerebbe da morire fare un film fantasy… con tutti quegli effetti speciali! Conosco a memoria tutti gli eroi della Marvel e faccio finta con mia moglie, quasi fosse un sacrificio, di andare al cinema a vederne i film solo per fare felici i miei figli mentre, in realtà, ci vado con grandissimo piacere».</p>
<p><strong>Testimonial della campagna <em>Every One</em> di <em>Save the Children</em>. Pensi che voi operatori dello spettacolo abbiate il dovere di essere esempi?</strong></p>
<p><strong>«</strong>Questo è un argomento molto delicato, perché attiene al privato di ognuno di noi. Da un lato c’è la consapevolezza di avere avuto molto e, allora, anche un po’ la voglia di restituire; da un lato c’è, ad esempio, nel mio caso anche una particolare sensibilità al tema dei bambini e, quindi quello che chiami spendersi o, dare un volto non è un dovere morale dell’attore ma, credo sia un dovere morale di ognuno di noi. È chiaro che sono molto felice se poi, la mia immagine pubblica serve ad una buona causa.  Il problema è che mi piacerebbe, come dire, sostenere molte più situazioni, associazioni e iniziative ma, spesso bisogna scegliere. <em>Every One</em> è una campagna meravigliosa di cui sono testimone anche dei risultati: adesso stiamo tentando di organizzare una visita ai vari luoghi che hanno beneficiato dei proventi delle campagne, proprio per testimoniarle con la mia presenza e descriverle».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Se tu dovessi esprimere tre desideri oggi, quali sarebbero?</strong></p>
<p>Col primo rischio  la banalità ma è il mio desiderio più grande: mi piacerebbe che si aprisse un orizzonte un po’ più fiducioso nel paese, tale da ridare alle persone la speranza e la voglia di credere nel futuro. Il secondo desiderio riguarda i giovani. Io ho due figli e mi piacerebbe che anche loro potessero guardare con più ottimismo il futuro: potere investire su se stessi certi di potere trovare una strada. Il terzo: mi auguro di campare a lungo (<em>Ndr. Ride</em>)».</p>
<p><strong>Un tuo pregio e un tuo difetto?</strong></p>
<p>«Un difetto che mi attribuiscono è che sono un precisino. Detesto le cose abborracciate e la superficialità.</p>
<p>Un pregio è che… sono un precisino. Per cui mi capita di volere fare bene le cose, di rifiutare la superficialità!</p>
<p>A me hanno insegnato a scuola, quando studiavo filosofia, che gli opposti coincidono, e io ci credo molto».</p>
<p><strong>Che consiglio daresti oggi a dei ragazzi che volessero entrare nel mondo dello spettacolo?</strong></p>
<p>«Di non farsi incantare dalle sirene. Il problema è che negli ultimi anni è venuto sempre più fuori come messaggio dalla televisione, dalla società, dalla politica di inseguire il minimo impegno per il massimo risultato. Invece bisognerebbe tornare a qualche valore un po’ più vecchio, sarà l’età a farmelo dire (<em>Ndr. Ride</em>), io mi ricordo mio padre che diceva: “Se ti impegni, ce la farai”. Adesso si pensa: “se hai la raccomandazione, se conosci tizio o caio allora entri”. Io, invece, credo che l’impegno, il sacrificio  la determinazione, la voglia e l’entusiasmo producano dei risultati veri e positivi. Io ci credo ancora e provo continuamente a trasmetterlo ai miei figli. Nella vita di certo non passa un solo treno ma quando arrivac bisogna essere pronti a salirci e arrivarci preparati. Inoltre se qualcuno scegliesse di fare questo lavoro, deve farlo “per questo lavoro”, non per gli effetti collaterali che produce: notorietà, fama , ecc. Chi affronta questo lavoro debba volerlo fare per passione. Questo è un lavoro che bisogna amare veramente tanto perché, costringe anche a moltissime rinunce».</p>
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		<title>Fernando Saunders: intervista esclusiva.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 10:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clochart]]></category>
		<category><![CDATA[Detroit]]></category>
		<category><![CDATA[Fernando Saunders]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni pollstri]]></category>
		<category><![CDATA[Happiness]]></category>
		<category><![CDATA[Lou Reed]]></category>
		<category><![CDATA[Plant a seed]]></category>
		<category><![CDATA[Susan Vega]]></category>

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		<description><![CDATA[Io e Lou Reed: We both teach other, la bellezza dell’oscurità e il sole.
di Antonello Radice 
A cura di Marta Migliardi

 
E’ uscito il nuovo album di Fernando Saunders, Happiness ( che vede la collaborazione d Lou Reed e Susan Vega) e, in esclusiva, abbiamo la possibilità di intervistarlo via skype. Una lunga chiacchierata, generosa e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Io e Lou Reed: We both teach other, la bellezza dell’oscurità e il sole.</strong></p>
<p><em>di Antonello Radice </em></p>
<p><em>A cura di Marta Migliardi</em></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/02/Fernando-Saunders.JPG"><img class="alignright size-large wp-image-5574" title="Fernando Saunders" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/02/Fernando-Saunders-683x1024.jpg" alt="Fernando Saunders" width="410" height="614" /></a></p>
<p> </p>
<p>E’ uscito il nuovo album di <strong>Fernando Saunders</strong>,<strong><em> Happiness </em></strong><em>( che vede la collaborazione d Lou Reed e Susan Vega<strong>) </strong></em>e, in esclusiva, abbiamo la possibilità di intervistarlo via skype. Una lunga chiacchierata, generosa e intensa, che ci fa viaggiare dalle strade di Detroit ai grandi palcoscenici, da lui calcati  anche in compagnia di artisti del calibro di Lou Reed, Luciano Pavarotti ( e tantissimi altri), fino alle viscere dei suoi pensieri più profondi. L’amicizia con Lou Reed, la musica corale, la timidezza e la gentilezza, palpabili anche dalla generosità delle sue parole. Presto sarà in Italia per alcune tappe del suo tour. Lo aspettiamo, come il sole in primavera.</p>
<p><strong>Partiamo dal tuo ultimo lavoro<em> Happiness</em>, come lo definiresti?</strong></p>
<p>«La canzone <strong><em>Happiness </em></strong>è nata tempo fa quando stavo lavorando al mio album precedente <strong><em>Plant a seed</em></strong>. Volevamo pubblicarlo in Italia e non sapevamo come fare, così parlando con <strong>Giovanni Pollastri</strong> e<strong> Videoradio</strong>, R<strong>aitrade </strong>abbiamo deciso insieme che avrei inciso delle nuove tracce e remixato altre registrazioni passate, dando rilievo soprattutto alla mia figura di musicista oltre che di cantante; e questo divenne una sfida eccitante per me. Giovanni mi mise subito in condizioni di poter esprimere il mio talento senza avere pressioni esterne o scadenze temporali, lasciandomi quindi carta bianca per tutti gli strumenti e i generi delle varie tracce; mi ritrovai da lì a poco con molto materiale sia strumentale sia vocale, dove potevo esprimere tutta la mia creatività di musicista, e così nacque <strong><em>Happiness</em></strong>. Il testo di questa canzone è molto significativo perché rivela un percorso e uno stato dell’animo, ti chiedi dove realmente sei, prima appari e poi scompari, e quindi è il messaggio della canzone che la rende così speciale per me. Poi ho mandato la canzone a “<strong>Pete il Belga</strong>”, un mio amico molto bravo con cui avevo scritto altri pezzi, e voleva essere un mio regalo per lui, ma poi si sono aperte nuove strade e ho così messo in contatto anche altri amici come Lou Reed, Tom Petty e la canzone si è trasformata in molte varianti, fino a diventare un vero album».</p>
<p><strong>Esiste una linea comune, un file rouge che lega insieme le tracce e gli artisti che hanno suonato con te in<em> Happiness</em>, mi riferisco a Lou Reed , Susanne Vega e Jan Hamnmer.</strong></p>
<p> «Tutto nasce e si riferisce ai diversi significati della parola felicità e lo puoi raffigurare come un percorso della vita e ad ogni emozione relativa che ne scaturisce, così sono nati altri brani come <strong><em>Feel like crying</em></strong> e <strong><em>Plant a</em></strong> <strong><em>Seed</em></strong>. In particolare quest’ultima è molto importante per me perché l’ho scritta in un momento di dolore quando mio padre è morto, e questo e’ accaduto mentre ero in Itala in tour con Lou Reed, e mi sono ritrovato al suo funerale e il giorno dopo ancora in concerto in Sardegna con Lou, e questo periodo di lavoro intenso  ha congelato le mie emozioni fin quando poi mi sono trovato , sempre per lavoro , a Tokyo e in quel momento ho lasciato libero il mio dolore per la perdita di mio padre e ho iniziato a pensare alla morte, e sono arrivato al’idea che i genitori sono le piante, e noi figli, le  foglie che loro crescono, poi la pianta muore e noi foglie diveniamo piante ; e’ un concetto molto semplice che racchiude tutto l’album, cioè che la perdita non e’ la fine ma una porta che si apre, che da una perdita poi scopri altre nuove realtà, e ciò che hai seminato 10 anni prima, alla fine poi prende forma, vita e lo ritrovi nella tue giornate. Questo è il vero concetto dell’ album, che esistono gli alti e bassi, ma non bisogna mai darsi per vinti e continuare a guardare in avanti».</p>
<p><strong>Pietro Ferri, che rappresenta la casa discografica che ha prodotto il tuo album, ha scritto una profonda recensione sul tuo lavoro; come ti sei trovato a lavorare qui in Italia a contatto con la nostra cultura, visto che già in passato avevi collaborato con Pavarotti?</strong></p>
<p>« Ti racconto un aneddoto molto significativo a proposito di Ferri: quando avevamo concluso le registrazioni si doveva creare la playlist dell’album, e questa e’ una cosa che non ho mai delegato in passato, ma i commenti e le reazioni che ha avuto Ferri e Pollastri erano così sincere e spontanee, che ho lasciato a  Ferri stesso la libertà di decidere lui la playlist, ed è quella che trovate nell’album. L’Italia e gli italiani sono i destinatari di questo mio lavoro sin dal principio, e io mi sento molto  legato a voi e alla vostra musica, grazie anche <strong>Lou Reed</strong>, <strong>Jeff Beck</strong> e soprattutto a tutti i film che ho guardato dei vostri grandi registri del passato; quindi ho sempre seguito la vostra arte e cultura, in tutte le sue forme musica, pittura, moda…. E ovviamente anche la cucina!E’ stato proprio quando ho lavorato con P<strong>avarotti</strong> e conosciuto sua moglie, che mi hanno portato a scoprire dei gioielli del vostro Paese come <strong>Modena</strong>, <strong>Bologna</strong> che all’estero non sono così famose ma che hanno davvero un fascino speciale, dove puoi scoprire venti diversi stili di vita che convivono perfettamente insieme».</p>
<p><strong>Sei un musicista molto versatile e crei molte emozioni con la tua musica, da dove nasce questa tua costante passione per la ricerca? Esiste uno stile musicale a cui sei più legato ?</strong></p>
<p>« Tutto nasce dalla mia città di origine ,<strong> Detroit</strong>, la capitale del soul e della <strong>Mototown</strong>. Sono cresciuto da adolescente negli ultimi anni prima che la Motown si trasferisse in California e , per dirti, ascoltavo Lou Reed e tutto il meglio della musica Old school che veniva trasmessa dall’unica radio musicale di Detroit a quel tempo, la <strong>CKLW,</strong> che era il  faro per la musica di noi giovani e trasmetteva qualsiasi genere . Inoltre la mia famiglia  frequentava molto la chiesa, e così anche io da piccolo ci andavo, anche se onestamente non ne avevo voglia, ma tutto questo ha però caratterizzato l’atmosfera di casa e ognuno di noi cantava gospel , qualsiasi fosse la sua professione. Alla fine anche io sono entrato nel coro e davanti a casa nostra sorgeva un luogo dove cantavano “do-up” ( a cappella), e quindi la mia voce e’ stato il mio primo vero strumento, e ho imparato a conoscerlo e svilupparlo prima di tutto a casa mia<strong>. A Detroit una cosa davvero meravigliosa era che i “vecchi “ musicisti si prendevano cura dei nuovi, li istruivano perche potessero realizzarsi, mettendo da parte il loro ego e insegnando tutto il loro sapere</strong>; lo stesso principio e’ divenuto parte della mia vita e così anche io mi apro e aiuto chiunque voglia conoscere e suonare musica. Quando avevo 16 anni suonavo con musicisti di 35/40 anni che erano anche dei maestri della musica mondiale, perché la Motown a Detroit era il fulcro della musica tutta, venivano <strong>Eric Clapton</strong>, <strong>Jeff Beck</strong> e io suonavo con gente del calibro di <strong>Marquis Belgrave</strong> che era uno dei membri della band di <strong>Ray Charles</strong>, o <strong>Hamilton Bohennan</strong>, che faceva disco music ma era anche il leader della Motown band dove suonava <strong>Stevie Wonder</strong>; quindi mi sentivo come un bambino nel negozio di caramelle ! Essere un musicista a Detroit in quel periodo significava saper suonare e conoscere ogni genere e io sono stato molto fortunato nel poter sviluppare la mia voce e imparare a suonare con persone di questo spessore e la musica classica e’ la mia preferita».<strong></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Sei un polistrumentista, da dove nasce il tuo amore per il basso?</strong></p>
<p>«Questa e’ una storia divertente, a quei tempi a Detroit suonava  con i <strong>Jackson’s Five</strong> e i <strong>Temptations</strong> tale <strong>James Jamerson</strong> , uno dei più grandi bassisti della storia musicale e anche definito il musicista più emblematico della Motown e lui e’ stato il mio più grande insegnante, ma prima di lui ho imparato a suonare  altri strumenti nella mia scuola, che era all’avanguardia rispetto al sistema standard per quanto riguarda l’arte e la musica; cosi’ ho iniziato con il clarinetto, e poi sono passato alla tromba fino a quando mio zio, che era molto popolare all’epoca come musicista con i <strong>Temptations</strong> mi ha regalato una chitarra elettrica, di cui mi sono innamorato immediatamente e, siccome il mio amico vicino di casa anche lui suonava la chitarra, abbiamo deciso di formare una band e io sono passato al basso. Ma ho proseguito a studiare altri strumenti e anche a comporre musica per arrivare a scoprire il limite di ogni strumento e quindi portare me stesso e i musicisti con cui collaboro a quel livello».</p>
<p><strong>Quali sono i musicisti emergenti che più apprezzi e che definiresti “ricercatori” nel panorama musicale odierno?</strong></p>
<p>«Sono molto attratto dalla musica rap e hip hop, soprattutto perché utilizzano dei sample di musiche passate che altrimenti sarebbero rimaste sconosciute ai giovani, e mi riferisco a brani di <strong>Joni Mitchell</strong>, <strong>Elton John</strong>, <strong>Sting</strong>, <strong>Tempations </strong>e<strong> Motown</strong> in generale; in questo modo hanno aperto le porte per un nuovo approccio alla musica anche per noi musicisti . A me in particolare piace <strong>Eminem</strong> che e’ grande narratore di storie – storyteller, , e ne discutevo proprio con <strong>Lou Reed</strong> poco tempo fa e anche lui lo rispetta molto,<strong> Adele </strong>e anche <strong>Rhianna</strong>, di cui mi ha colpito la canzone Umbrella, per il suo groove e perchè e’ ben costruita; comunque in generale credo che oggi ci sia della buona musica in giro. Rimane sempre in auge la vecchia scuola come <strong>Pat Metheny, Marcus Miller</strong> , il cui ultimo lavoro mi piace parecchio. Infine per sintetizzare, venendo da Detroit, sembrerà strano ma mi affascina la pop music, perché è fondamentale avere un chorus, una linea vocale principale o che segue quella degli strumenti per rendere completa una traccia, anche <strong>Bob Marley</strong> amava l’ apporto dei cori nella sua musica».</p>
<p><strong>Sei sia un produttore che un musicista, quale è il tuo approccio al mondo discografico odierno, in continua evoluzione tecnologica ma caratterizzato allo stesso tempo da una rivalutazione del passato.</strong></p>
<p><strong> </strong>«La parte buona di Itunes e youtube e’ la possibilità che danno ai ragazzi di conoscere qualsiasi tipo di musica e genere perché loro sono attratti dalla canzone in se,e sebbene a loro piace la musica moderna, tramite questi mezzi amano quella passata in maniera più profonda e così scoprono artisti come <strong>Janis Joplin,</strong> <strong>Rolling Stones</strong>, <strong>Beatles o Bowie</strong> e contestualmente seguono i concerti dei <strong>Ramones o Iggy Pop</strong> piuttosto che nuovi artisti in voga in questo momento. E lo stesso processo e’ accaduto nel mio album <strong><em>Happiness</em></strong>, amo la tecnologia in tutte le sue forme, ma sono ritornato ad ascoltare album di artisti del passato e riprodurre alcuni dei loro suoni con strumenti analogici ed e’ giunto in un momento perfetto, non mi dovevo sentire ne troppo giovane ne troppo vecchio, ho semplicemente espresso chi sono oggi».</p>
<p><strong>Quanto influisce nella tua musica la situazione della società oggi, nelle sue dinamiche economiche e cambiamenti sociali.</strong></p>
<p> « <strong><em>Feel like crying</em></strong> è l’espressione di quello che io provo guardandomi intorno e ascoltando le storie della gente ogni giorno, esprime il senso di dolore o sconforto , che non possiamo evitare, ma con cui ci confrontiamo quotidianamente e allo stesso modo e’ lo stimolo per guardare avanti e trovare il buono e il bello che possiamo avere dalla vita. Ora vivo qui in Repubblica Ceca e ho appena incontrato l’ex presidente Havel con Lou Reed a favore di una fondazione, sono legato ad Amnesty International e credo che e’ nostro compito aiutare e dare supporto a chiunque abbia dei problemi, così e’ la mia vita e ne sono felice».</p>
<p><strong>Hai appena menzionato Lou Reed, che ti ha descritto come “un umano molto avanzato”. A quale lato della tua persona si riferiva a tuo parere? </strong></p>
<p>« (ridendo)… sapevo che me avresti posto una domanda su <strong>Lou Reed</strong> prima o poi…  Eravamo a Losanna per un’intervista ad una radio locale per promuovere <strong>Baton Rouge</strong>, che era al primo posto della classifica, e al termine Lou prese la parola e disse proprio questo con una tale semplicità  che mi sorprese parecchio, perché per tutta l’intervista non era riuscito a dare le risposte che voleva, e questa era la vera cosa che gli interessava comunicare<strong>. Il nostro rapporto e’ nato molto tempo fa, quando lui mi venne a sentire in un mio concerto a Detroit e mi propose di suonare con lui per il suo album</strong> <strong>The Blue Mask,</strong> e paradossalmente, lui sembrava molto più entusiasta di me, che ero invece e timido e impacciato all’idea di suonare insieme a <strong>Lou Reed</strong>. Onestamente il nostro e’ stato sin dal principio un rapporto di piena trasparenza e complicità e supporto vero, come due veri amici; lui usciva da un periodo difficile e si confidava con me apertamente, dal mio canto gli ho dato tutto il mio animo e la mia musica in modo sincero, perche Lou e’ davvero una persona speciale che pochi davvero, e io sono uno di questi fortunati, hanno potuto scorgere oltre la corazza che lui si e’ creato per difendersi dalle pressioni e dai <strong>sciacalli che hanno sempre contraddistinto il mondo</strong> <strong>della musica</strong>. Mi ha dato il soprannome di <strong>“the Judge”, </strong>e questo mi ha davvero reso orgoglioso sia come musicista che come uomo, in quanto lui sì e’ sempre fidato di me da quando ha iniziato a praticare il Tai Chi durante il primo periodo perche io gli parlavo dello Yoga e la meditazione, che ai quei tempi praticavo, così come allo stesso modo  entrambi rispettiamo e cerchiamo l’opinione dell’altro nella musica quando suoniamo insieme.</p>
<p><strong>We both teach other</strong> -  Noi insegniamo l’un l’altro, questo e’ davvero il motivo che ci lega cosi profondamente ogni giorno. Ti racconto questo aneddoto: come sai Lou ha un forte temperamento, e una sera viene da me dopo aver litigato con una persona e mi dice che alla fine si è scusato, e voleva ringraziare me per essere riuscito a farlo, allo stesso modo lui mi ha aiutato a capire di chi fidarmi e a non essere sempre così buono e aperto con tutti, perché molti cercano solo di sfruttarti e lui ne ha avuto una grande esperienza negativa a riguardo nella sua vita. Io ho fatto scoprire a Lou il lato solare della vita e lui mi ha insegnato la bellezza dell’oscurità, la gioia nel suo estremo limite può essere molto dolorosa».</p>
<p><strong> Infine quali sono le date del tuo nuovo Tour ora che e’ uscito “Happiness”?</strong></p>
<p>«Non conosco ancora le date precise, ma sicuramente l’Italia e’ il primo posto dove voglio suonare perche’ l’album ha davvero uno spitiro italiano e amo il vostro paese, magari riesco a inserire una data e vi faccio una sorpresa e porto <strong>Lou Reed </strong>e <strong>Susanne Vega</strong> a suonare con me lì da voi per uno special show !!!»</p>
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		<title>Quelli che amano complicarsi la vita: Violante Placido e Lele Battista.</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 11:00:40 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Clochart]]></category>
		<category><![CDATA[Lele Battista]]></category>
		<category><![CDATA[Nel Mentre]]></category>
		<category><![CDATA[Viola]]></category>
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		<description><![CDATA[di Elena Gorla
 

Un insolito connubio di voci, una strana coppia di cantautori che, al di là delle differenze musicali di partenza riesce a dare vita ad uno spettacolo davvero ben riuscito in cui le differenze si valorizzano in un’alchimia perfetta. Le affinità profonde prendono il sopravvento sulle differenze manifeste e le due voci si integrano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Elena Gorla</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/viola.jpg"><img class="size-large wp-image-5429 alignright" title="viola" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/viola-678x1024.jpg" alt="viola" width="475" height="717" /></a></strong></p>
<p><strong>Un insolito connubio di voci, una strana coppia di cantautori che, al di là delle differenze musicali di partenza riesce a dare vita ad uno spettacolo davvero ben riuscito in cui le differenze si valorizzano in un’alchimia perfetta. Le affinità profonde prendono il sopravvento sulle differenze manifeste e le due voci si integrano con grande armonia anche nell’interpretare l’uno i brani dell’altro. Lele Battista e Violante Placido aka Viola sono stati una bella sorpresa sul palco del Tambourine di Seregno dove si sono esibiti con il loro <em>Nel mentre…Live</em>.</strong></p>
<p><strong>Come’è nato il vostro incontro e come siete approdati a sviluppare il progetto <em>Nel Mentre …Live</em> che porterete in scena questa sera sul palco del Tambourine di Seregno.</strong></p>
<p><strong><em>Violante</em></strong> «Ci siamo conosciuti alle aperture dei concerti di Mauro Ermanno Giovanardi col quale avevo fatto un duetto, <em>Bang Bang</em>, nel suo album <em>Ho sognato troppo l’altra notte?</em>. Dopo questo duetto Joe mi ha coinvolta spesso, riportandomi sul palco per duettare nei live. Così durante gli spettacoli di Joe ho conosciuto Lele che apriva i suoi concerti. Ci siamo ritrovati a parlare e a scoprire i rispettivi lavori, i rispettivi mondi. Il lavoro di Lele mi aveva colpito subito moltissimo, soprattutto per la sua scrittura, tanto diversa dalla mia. Innanzi tutto io ho sempre scritto e fatto musica in inglese, ma avevo moltissima voglia di approfondire la lingua italiana anche se scrivere nella mia lingua non mi viene istintivo anche perché l’italiano è una lingua più complessa e richiede sicuramente maggiore impegno, maggiore cerebralità. Lele, invece, scrive sempre in italiano, e scrive benissimo. Ho subito sentito che la sua sensibilità mi era molto affine, perché ciò che scrive riesce a toccarmi nel profondo, anche se veniamo da mondi molto diversi e abbiamo un approccio alla musica molto diverso. Poi lui è stato così generoso da voler condividere con me la sua scrittura». </p>
<p><strong><em>Lele</em></strong> «Per onestà devo dire che io scrivo sempre in italiano per il semplice motivo che non conosco l’inglese…quindi sono abituato a scrivere in italiano da sempre e per me scrivere in Inglese sarebbe uno sforzo decisamente superiore! Quando ho conosciuto Viola mi trovavo in un momento in cui avevo voglia di provare a scrivere per altri artisti e il suo modo di cantare, di interpretare le canzoni mi ha colpito molto perché è molto sobrio, totalmente privo di fronzoli e versi che personalmente non sopporto. Trovo siamo già abbastanza pieni di cantanti che farciscono le proprie canzoni di versi! La dizione di Viola, invece, è molto pulita ma particolare e quando abbiamo provato a cantare insieme cose scritte da me, ho notato subito che i miei testi le calzavano davvero bene: aveva un approccio che mi piaceva molto, innanzi tutto perché rende ben comprensibili tutte le parole. Così abbiamo provato a fare qualcosa insieme, a passare pomeriggi in studio per mettere insieme alcuni provini da cui sono uscite alcune canzoni che ora vedremo che fine faranno…se finiranno in un disco. Per me è stato molto interessante anche perché sono sempre stato piuttosto solitario sul lavoro, avevo difficoltà nel condividere con altri la mia musica ma questa condivisione mi ha dato molto».</p>
<p><strong><em>Violante</em></strong> «Insomma, c’è stata da subito una qualche affinità! Per me avere accanto nell’esplorazione della mia lingua una persona come Lele, che stimo, di cui ho fiducia e che mi dà molta fiducia è stato davvero un forte slancio nel portare avanti questo progetto live che stiamo portando avanti contemporaneamente ai nostri lavori in studio per i nostri prossimi album solisti. Era davvero parecchio tempo che cercavo uno slancio nell’esplorazione della lingua italiana, da quando, alcuni anni fai, andai in America…un pochino per “cercare me stessa”! Facevo un po’ di tutto: scuola di chitarra, scuola di recitazione e fra le altre cose, capitai in questo corso di canto tenuto da un’anziana signora, piccolissima e con il rossetto rosso, che era stata una cantante d’Opera ed era finita con l’insegnare canto a tantissimi cantanti…su questo scrisse anche un libro, <em>From Opera to Pop Rock.</em></p>
<p>Ebbene, pur insegnando canto a cantanti di tutti i generi lei insegnava sempre in italiano perché sosteneva che per saper cantare bisogna prima saper cantare in italiano. Per me quindi cantare in italiano era doveroso dato che è la mia lingua! Sono contenta perché in questo insolito spettacolo che stiamo portando avanti, mi sento di entrare sempre più nelle canzoni di Lele, di farle sempre più un po’ mie, e questo perché mi sento sempre più a mio agio con la mia lingua! ».</p>
<p><strong>Prima accennavate al fatto che provenite da ambienti musicali differenti, che musica ascoltate? Che autori vi hanno maggiormente influenzato?</strong></p>
<p><strong><em>Lele</em></strong> «Devo dire che Violante ha davvero delle buone antenne e in questi mesi mi ha passato molti dischi che non conoscevo e che ho trovato molto interessanti come quello di Anna Calvi o quello di Sufjan Stevens, e questo in un periodo in cui anch’io avevo iniziato ad ampliare in quella direzione i miei ascolti con artisti come</p>
<p>Feist o i Bon Iver…anche se non rinnego la mia formazione che è essenzialmente molto più dark e new wave con artisti come Cure, Joy Division, Depeche Mode…nella mia formazione ho ascoltato molto anche tutti i cantautori anche se cerco di sfuggire il più possibile a certi cliché del cantautorato».</p>
<p><strong>Al di là di questo progetto live quali sono gli altri vostri lavori già &#8220;in cantiere&#8221;?</strong></p>
<p><strong><em>Lele</em></strong> «Stiamo entrambe lavorando al nostro prossimo album, anche se forse Violante è un po’ più avanti nei lavori rispetto a me… io sono ancora in una fase di scrittura e pre produzione. Detto questo, però, mi piacerebbe molto se il lavoro nato da questa nostra collaborazione sfociasse in una collaborazione reciproca ai rispettivi album, con qualche bel duetto».</p>
<p><strong>Torniamo allo spettacolo di questa sera: perché avete deciso di chiamare il vostro spettacolo <em>Nel Mentre…Live</em>? </strong></p>
<p><strong><em>Violante </em></strong>«Questo nome nasce pensando a una frase di una canzone di John Lennon, <em>Beautiful Boy, </em>che dice che la vita è quello che ti accade mentre stai facendo altri progetti…e questo è esattamente un po’ quello che è accaduto a noi, stavamo facendo altro. Io stavo cantando con Joe (<em>NDR. Mauro Ermanno Giovanardi</em>), stavo lavorando alle mie canzoni… mentre incontro Lele e iniziamo a scrivere delle cose e così ci viene l’idea di portare, contemporaneamente ai nostri progetti individuali, in anteprima i miei pezzi sperimentati sul palco e le sue canzoni. Così ci alterniamo fra palco e studio anche con la collaborazione imprescindibile di Gabin (NDR al secolo Alessandro Gabini, cantante dei Giuliodorme) che sta facendo un grande lavoro sia nella produzione artistica del mio disco sia accompagnandoci nei live».</p>
<p><strong>Cosa nasce prima, la musica o le parole?</strong></p>
<p><strong><em>Lele </em></strong>«Se ci fosse uno schema ne sarei ben felice, purtroppo, però, non è mai così! La nascita di una canzone è ogni volta diversa, non ho un vero e proprio metodo di lavoro. Spesso parto dai testi, anche perché, avendo sempre scritto in italiano, non mi viene proprio di scrivere un “nananana” o una strofa in finto inglese sulla quale lavorare in un secondo momento per metterci delle parole! Il mio problema, in realtà, è che talvolta nelle mie musiche finisco con il metterci un po’ troppe parole e in questo devo ringraziare Violante che è, invece, molto brava a “tagliare”, troncando un po’ di sillabe e semplificando un po’ il tutto. Spesso mi accade di scrivere dei piccoli racconti dai quali poi ricavo una musica o una poesia che poi diventa il testo di una canzone, ma tutto sempre senza un metodo definito».</p>
<p><strong><em>Violante</em></strong> «Anch’io non ho assolutamente alcun metodo per scrivere ma spesso, forse, nasce prima la musica perché è la musica perché sono le note e una determinata atmosfera che mi conducono verso una determinata emozione che poi traduco in parole, è la musica che mi mette in contatto con me stessa. A ben pensarci il mio modo di procedere è proprio quello di mettermi a suonare e tirare fuori delle emozioni, per questo ho l’abitudine di registrarmi sempre. Poi quando mi sembra sia uscito qualcosa d’interessante ci lavoro su, ci costruisco. E’come se mi fidassi più del mio istinto e del mio inconscio che di un lavoro nato da un ragionamento strutturato».</p>
<p><strong></strong>  </p>
<p><strong></strong><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/viola2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5432" title="viola2" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/viola2-198x300.jpg" alt="viola2" width="198" height="300" /></a> <strong>Che cosa cercate nelle persone, negli amici?</strong></p>
<p><strong><em>Lele</em></strong> «Cose ovvie ma sempre importanti: la complicità e la contaminazione. Trovo, inoltre, che l’abbinamento amicizia e musica sia molto interessante perché la condivisione permette di instaurare legami molto forti anche con persone che non vedono per molto tempo. Io ho sempre avuto una scrittura molto intimista ma negli ultimi anni la condivisione di esperienze con altri musicisti ma ha dato modo di capire che le cose condivise sono davvero più belle perché nella condivisione acquistano valore e giungono su strade inaspettate».</p>
<p><strong><em>Violante</em></strong> «Uscendo dall’ambito strettamente musicale io nell’amicizia ricerco libertà d’espressione, la possibilità di essere se stessi, con le proprie debolezze e virtù, ed anche un appoggio, perché io spesso mi sento di avere bisogno di un appoggio sincero e sicuro. Per questo le persone a cui mi appoggio sono pochissime e preziose».</p>
<p><strong>Puoi dirmi un pregio e un difetto di Lele?</strong></p>
<p><strong><em>Violante </em></strong>«Un suo grande pregio è che è una persona capace di infondere in me grande fiducia, e questa cosa è rara, specie in una persona meticolosa come lui, che deve sempre avere il controllo delle situazioni. Lele, invece, pur essendo un preciso è anche una persona che mette molto a proprio agio, che infonde grande tranquillità! Un difetto? …beh, è molto meticoloso, se gli cambi un programma ci mette un po’ a metabolizzare il cambiamento! »</p>
<p><strong>Un pregio e un difetto di Violante?</strong></p>
<p><strong><em>Lele </em></strong>«Un difetto è sicuramente il suo aspetto fisico perché è così bella che mette sempre un po’ di soggezione!</p>
<p>Un suo grande pregio è che è una ragazza molto amichevole e, sotto molti aspetti, anche semplice, pur essendo una ragazza complessa che, un po’ come tutti noi musicisti, è avvezza a ricercare la complicazione. Diciamo che ama complicarsi la vita!».<strong></strong></p>
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		<title>Miguel Bosé :Se la musica è buona, la tua anima vola alto.</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 11:00:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Alfredo Rossi
 

 Negli Anni ’80 faceva impazzire milioni di ragazzine, grazie a un bel viso incorniciato da un caschetto di capelli castano chiaro e da un fisico da atleta, oggi a 56 anni (è nato infatti a Panamà il 3 aprile 1956) non fa niente per nascondere i suoi anni: né un capello tinto, neanche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Alfredo Rossi</em></p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/MIGUELBOSE_9541_foto-di-RICKY-DAVILA.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-5391" title="MIGUELBOSE_9541_foto di RICKY DAVILA" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/11/MIGUELBOSE_9541_foto-di-RICKY-DAVILA-682x1024.jpg" alt="MIGUELBOSE_9541_foto di RICKY DAVILA" width="477" height="717" /></a></p>
<p> Negli Anni ’80 faceva impazzire milioni di ragazzine, grazie a un bel viso incorniciato da un caschetto di capelli castano chiaro e da un fisico da atleta, oggi a 56 anni (è nato infatti a Panamà il 3 aprile 1956) non fa niente per nascondere i suoi anni: né un capello tinto, neanche un po’ di collagene o di acido ialuronico per nascondere le rughe, come invece fanno a profusione tante star della musica italiane e straniere. No, lui è così, prendere o lasciare. Ben educato, gentile e rispettoso degli altri, <strong>Miguel Bosè</strong>  ha però dalla sua la decisione di chi crede fermamente in quello che fa. E sa di farlo bene, perché ci mette, in ogni cosa, tutte le sue capacità senza risparmiarsi. Tanto per dirne una, prima del suo tour d’esordio frequentò per sei mesi  una scuola di danza moderna a Los Angeles: una specie di galera dove si ballava, ballava, ballava fino alla sfinimento, fino a quando i passi non erano perfetti.</p>
<p>Del resto non potrebbe essere altrimenti. <strong>Luis Miguel Luchino Gonzalez Borloni</strong> (questo quello che c’è scritto sul suo passaporto), figlio dell’attrice italiana Lucia Borloni (nota come <strong>Lucia Bosé</strong>) e di <strong>Luis Miguel</strong> <strong>Gonzalez</strong> (vale a dire Luis Miguel Dominguin, di professione torero), quando era bambino faceva vedere i suoi disegni a <strong>Pablo Picasso</strong>, amico di famiglia, che glieli “correggeva” come fa ogni nonno premuroso. E le storie per farlo addormentare, gliele raccontava un altro amico di famiglia, lo scrittore americano <strong>Ernst Hemingway,</strong> autore di capolavori che resteranno per sempre nella storia della letteratura mondiale. E un altro che girava per casa (una casa bellissima ed enorme, dato che a quell’epoca il padre era una delle persone più note di Spagna) era il regista italiano <strong>Luchino</strong> (a cui lui deve il suo terzo nome, visto che fu il suo padrino di battesimo) <strong>Visconti</strong>, uno dei padri del neorealismo italiano, di quel modo di fare cinema che in quegli anni era ammirato in tutto il mondo. E poi scrittori, poeti, musicisti con contorno di belle donne e affascinanti playboy che hanno punteggiato la sua crescita fino ai 10 anni, vale a dire fino a quando i suoi genitori si separarono. Insomma <strong>Miguel Bosé</strong> ha respirato e inglobato come una spugna (e nel modo totalizzante che solo i bambini riescono a fare) lingue, modi di fare  e culture eccellenti, quasi come fosse un gioco. A questo aggiungete la voglia di rischiare e un grande impegno (forse eredità del padre che nell’arena ogni volta rischiava la pelle e doveva essere sempre  lucido e attento) e avrete come risultato lui, Miguel Bosé, uno che sa sempre essere mastro di fascino e che oggi può dire che “i miei primi fan sono rimasti ancora miei fan, pur se adesso sono diventati nonni”.</p>
<p>Dal 1979 a oggi, è passato attraverso il pop rock, la disco, la new wave, il pop latino, la musica elettronica, inanellando successi su successi, milioni e milioni di dischi venduti. Da poche settimane è uscito il suo nuovo album, <strong><em>Papitwo</em></strong> che propone 14 duetti di sue canzoni con artisti di tutto il mondo, così come il precedente <strong><em>Papito</em></strong> uscito cinque anni fa.</p>
<p><strong>Come è cambiato il tuo modo di fare musica dagli anni degli esordi a<em> Papitwo</em>?</strong></p>
<p>«Quando avevo vent’anni facevo la musica in un certo modo, era un divertimento, voglia di scaricare energia, di buttarmi sul palco. Oggi invece la mia passione è lo studio, la ricerca sui suoni per trovare qualcosa che coinvolga me stesso e poi, di conseguenza,  gli altri ».</p>
<p><strong>Come scegli le persone con cui reinterpretare i tuoi brani di maggior successo?</strong></p>
<p>«Prima di tutto devono essere degli amici, perché è con gli amici che nasce qualcosa di veramente speciale, che coinvolge anche l’anima e non solo le qualità tecniche. Perché se è solo un incontro tra due ‘tecnici’ ne esce comunque un bel pezzo, ma è fatto soprattutto di testa e non coinvolge anche il cuore e l’anima. E questo è quello che voglio ottenere. Ho pensato quindi a una festa tra amici, ho invitato le persone più care: sono stati loro a scegliere i brani. Da qui nasce la magia dell’incontro, fatto di calore, libertà, piacere ».</p>
<p><strong>Nel disco ci sono anche due artisti italiani, Ferro e Jovanotti…</strong></p>
<p>«Appunto, due grandi amici. Ho conosciuto<strong> Tiziano</strong> in Messico, dato che lui ha vissuto per otto anni a Puebla. Ha scelto la canzone <strong><em>Amiga</em>,</strong> un brano del 1977, perché gli ricordava una sua storia d’amore legata proprio a quella canzone: e la sua voce è davvero speciale. Con <strong>Jovanotti</strong> ci conosciamo da una vita: ha scelto <strong><em>Mirarte,</em></strong> un pezzo che non ho mai inciso primo ma che faccio sempre nei concerti. E’ una canzone insolita, faticosa e lui l’ha resa speciale. Più che un mio brano, sembra suo. Con un ritornello incalzante, fortemente rock ».</p>
<p><strong>Avresti voluto qualche altro italiano con te?</strong></p>
<p>«<strong>Franco Battiato</strong>, già da <strong><em>Papito</em></strong>. Ma se allora ci riuscii con Mina, anche questa volta gli impegni di Franco, assommati ai miei, ci hanno impedito di trovare il tempo per metterci assieme a cantare. Già, perché fare un disco come questo ci vuole un sacco di tempo e di fatica: ho fatto più di 100 ore di volo in aereo su e giù per i continenti per mettere assieme questi brani. Spero di riuscire a combinare le cose per <strong><em>Papito 3</em></strong>. Insomma, prima o poi ce la faremo ».</p>
<p><strong>Qualche altro italiano nel mirino per il futuro</strong>?</p>
<p>«Mi piacerebbe moltissimo con <strong>Raffaella Carrà</strong>. La ‘Raffa’è un vero mito in Italia e nell’America Latina.. E poi, e per lui sarei felice di fare un’eccezione perché neppure lo conosco, <strong>Adriano Celentano</strong>. Mi intriga il suo modo di cantare e un duetto con lui sarebbe davvero fantastico ».</p>
<p><strong>In <em>Papitwo</em> duetti anche con l’attrice Penelope Cruz, una tua cara amica. A proposito, il cinema è ormai un periodo dimenticato?</strong></p>
<p>«Ho avuto la fortuna di girare con grandi registri e di fare, oltre che qualche film non proprio da cineteca, anche delle pellicole importanti. Ho iniziato quasi per gioco, poi quando ho capito bene cosa dovevo fare sul set, me ne sono andato. Non sono un attore, sono bravo a cantare ».</p>
<p><strong>E la vita privata, come va?</strong></p>
<p>«Non se ne parla. E’ il mio tempio segreto e me lo tengo per me. Non ne ho mai parlato e mai ne parlerò».</p>
<p>(Miguel un anno fa, il 26 marzo, è diventato papà di <strong>Diego e Tadeo</strong>, due gemelli nati da una donna che ha accettato di metterli al mondo e poi di scomparire, come ha fatto prima di lui anche il cantante Ricky Martin, suo grande amico. Di se stesso una volta ha detto: “Più che bisessuale mi considero trisessuale”. In questo periodo il gossip che lo riguarda è che faccia coppia anche nella vita con <strong>Tiziano Ferro</strong>, ma nessuno dei due ha voluto dire nulla in proposito).</p>
<p><strong>Una domanda su Diego e Tadeo: ti hanno cambiato la vita?</strong></p>
<p>«Immensamente. Sono diventato papà tardi, ma se potessi tornare indietro la diventerei molto prima. Certo, la mia vita ora è più incasinata: se devo partire non prendo una sacca con dentro lo spazzolino, ma ho bisogno di una valigiona, biberon, pannolini, latte in polvere e tata al seguito. Ma è una gioia indescrivibile vederli crescere. Ho un’energia nuova: ora i progetti non valgono solo per me o per la coppia del momento, hanno un valore assoluto e la mia forza deriva da questa straordinaria responsabilità: Spero molto di poter essere un buon padre per loro, così come lo è stato il mio con me ».</p>
<p>Un’ultima domanda? E’ vero che sei stato contattato per <strong>X Factor</strong>?</p>
<p>«Sì, è vero, ma poi non se n’è fatto niente per i miei impegni. Ma nella vita mai dire mai. Potrebbe succedere, perché dove c’è musica io mi trovo bene» .</p>
<p><strong>Cos’è la musica per te?</strong></p>
<p>«Quando senti la musica, se è bella, se è piena di sentimento, ti senti dolcemente intrappolato. E senti suoni e vedi colori straordinari e tutta la tua anima vola alto. Questa è la musica ».</p>
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		<title>PRIMO CLASSIFICATO: RAFFAELE PAGANINI</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Oct 2012 15:41:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di Guido Caimmi
 Il termine étoile -letteralmente stella-  nel linguaggio del mondo dello spettacolo sta a indicare il primo ballerino. La più importante étoile del nostro paese negli anni ’80/’90 è stato Raffaele Paganini, maggiore rappresentante della danza classica italiana nel mondo. Nato a Roma il 28 settembre del 1958, inizia a studiare danza a 14 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Guido Caimmi</em></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/10/paga-web.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-5339" title="paga-web" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/10/paga-web-678x1024.jpg" alt="paga-web" width="407" height="614" /></a> Il termine étoile -letteralmente stella-  nel linguaggio del mondo dello spettacolo sta a indicare il primo ballerino. La più importante étoile del nostro paese negli anni ’80/’90 è stato <strong>Raffaele Paganini</strong>, maggiore rappresentante della danza classica italiana nel mondo. Nato a Roma il 28 settembre del 1958, inizia a studiare danza a 14 anni presso la Scuola di ballo del Teatro dell’Opera della quale diventa primo ballerino dopo soli 4 anni. Complici numerose apparizioni in programmi televisivi <em>come Fantastico 2, Il cappello sulle 23, Europa Europa</em>, diventa estremamente popolare a livello nazionale. Segue poi il successo anche all’estero dove lavora come étoile nelle più importanti compagnie teatrali quali il <strong>London Festival Ballet</strong>, il <strong>Ballet Theatre Français</strong> <strong>di Nancy</strong>, e <strong>l&#8217;Opera di Zurigo</strong>. Diventa, per un certo periodo, primo ballerino della Scala di Milano. Danza al fianco di stelle del calibro di<strong> Carla Fracci</strong>. Si è confrontato nell’arco della sua carriera con artisti come <strong>Baryshnikov</strong>, <strong>Nureyev</strong> e <strong>Vassiliev</strong>.</p>
<p>Con lui abbiamo cercato di stilare un “classifica” delle sue esperienze artistiche e di vita per cercare di capire come nasce un&#8217;étoile.</p>
<p><strong>Se dovesse fare un podio, chi salirebbe sui primi tre gradini tra le ballerine con cui ha collaborato?</strong></p>
<p>«Fare un podio è difficile. Quando lavori con una ballerina per mettere in piedi un’esibizione vivi con lei, fianco a fianco, per almeno un paio di mesi. È un periodo che ti permette di legarti molto a una persona se la vivi intensamente e per questo in classifica mi sentirei di fare davvero molti nomi. Ma se proprio devo indicare un podio lo comporrei così:</p>
<p>1° <strong>Alessandra Ferri</strong></p>
<p>2° <strong>Carla Fracci</strong></p>
<p>3° <strong>Margareth Hilman</strong></p>
<p>Alessandra in cima perché con lei ho cominciato al <strong>Teatro dell’Opera di Roma</strong>. Non abbiamo fatto molto insieme, ma quel poco che è stato lo ricordo come davvero prezioso.</p>
<p>Carla è stata emozionante. Quando ho lavorato con lei la prima volta ero giovane, avevo 21 anni, e lei era una ballerina assolutamente già affermata. È stata una maestra oltre che un esempio per me.</p>
<p>Di Margareth invece posso solo dire che era una ballerina favolosa».</p>
<p><strong>E se le chiedessi di darmi il podio anche dei suoi principali concorrenti?</strong></p>
<p>«Parliamo di concorrenti e va bene. Ma parliamo anche di amici e di persone con cui ho condiviso grandi momenti. Con le étoile di altri paesi ci siamo davvero spartiti il mondo della danza classica per anni. Li ricordo tutti con stima e affetto. In ogni caso metterei:</p>
<p>1° <strong>Fernando Bujones</strong></p>
<p>2° <strong>Peter Shaufuss</strong></p>
<p>3° <strong>Julio Bocca</strong></p>
<p>Sarei tentato di metterli a pari merito. Con tutti e tre abbiamo lottato tanto per guadagnarci i teatri e gli spettacoli più prestigiosi del mondo».</p>
<p><strong>E quali sono i teatri più belli del mondo?</strong></p>
<p>«1° <strong>Albert Hall di Londra.</strong></p>
<p>Primo con enorme distacco dagli altri. Un luogo carico di una storia e di una tradizione da far rabbrividire. Ho vissuto a Londra per due anni e poi ho lavorato lì per svariate altre volte. Non ricordo una sola occasione in cui non mi sia emozionato.</p>
<p>2° <strong>San Carlo di Napoli, Teatro dell’Opera di Roma, Scala di Milano.</strong></p>
<p>Ex aequo. Anche se l’ordine in cui li ho detti non è del tutto casuale. Infatti nonostante sia cresciuto artisticamente a Roma nutro una particolare simpatia per il San Carlo di Napoli. E naturalmente La Scala è La Scala».</p>
<p><strong>Quindi l’Italia, la terra delle origini, ha lasciato un segno profondo anche se al primo posto c’è l’Inghilterra?</strong></p>
<p>«Assolutamente sì. E soprattutto l’Italia è il paese dove ho accresciuto esponenzialmente la mia popolarità e dove sono riuscito in uno dei miei intenti che era quello di portare la danza classica nelle piazze. Gli spettacoli che ho fatto nelle piazze d’Italia sono stati impareggiabili . Sono riuscito a richiamare attorno al mondo del balletto classico migliaia di persone e l’impresa non è riuscita altrettanto bene in nessun’altra parte del mondo. E poi la televisione italiana ha contribuito un sacco a creare il mio personaggio. Se la gente che mi incontra mi saluta e mi chiama “maestro” è solo grazie alla televisione che ha dato un volto all’étoile del <strong>La Scala</strong> e del <strong>Teatro dell’Opera</strong>. Senza Tv sarei rimasto bravo, ma non sarei diventato popolare. Alcuni colleghi mi hanno criticato per il mio esibirmi in televisione. Lo consideravano un commercializzarsi non adatto a un artista del mio calibro. Ma poi hanno capito che il mio era solo un modo per portare la danza laddove ancora non era fruita sufficientemente».</p>
<p><strong>A proposito di televisione. Diamo un voto alla sua ultima esperienza sullo schermo. L’edizione 2011 del <em>L’</em> <em>Isola dei Famosi.</em></strong></p>
<p>Voto 7</p>
<p>Buon voto perché è stata una buona pubblicità per il personaggio Raffaele Paganini. Lo ha mostrato al pubblico nella sua naturalezza e credo che il riscontro sia stato positivo. In realtà il voto andrebbe ridimensionato se dovessi dire veramente quello che penso dei reality show, ma il bello dell’Isola è che mostra situazioni estreme e reali. Vivere per giorni coi nervi a fior di pelle è un’esperienza che segna e il vero vincitore è chi riesce a mantenere il controllo di sé. Le vittorie però vanno sempre a chi strilla di più. In ogni caso ben vengano i reality show “spazzatura”. È anche grazie a loro che la gente trova il coraggio di spegnere la televisione e tornare a teatro…».</p>
<p><strong>Per restare su un argomento piccante. Diamo un voto a Roberto Bolle, attualmente il più grande ballerino italiano, che lei aveva “criticato” dichiarando che oltre a essere bravo è anche fortunato perché è nato in un periodo di scarsa concorrenza.</strong></p>
<p>Voto 11</p>
<p>Viva <strong>Roberto Bolle</strong>, talento eccezionale. Dobbiamo esserne fieri. E dobbiamo essere amareggiati per il fatto di essercelo fatto sfuggire. Adesso lui lavora prevalentemente in America, ma io lo avrei voluto qui perché è un vero e proprio patrimonio per il nostro paese. Avremmo dovuto impedirgli di <strong>abbandonare La Scala di Milano</strong>. Oggi è senza dubbio il miglior ballerino Italiano. Sono fiero di lui e quello che ho detto circa la sua fortuna è stato sicuramente mal interpretato».</p>
<p><strong>Chiudiamo. Lei è una stella di livello mondiale. Ma Monza e Brianza le dice qualcosa?</strong></p>
<p>«Come no. Teatro Manzoni. Ci ho passato un capodanno meraviglioso. Alla fine di uno spettacolo scesi tra il pubblico e brindammo tutti assieme. Una platea meravigliosa, silenziosa concentrata e attenta. Io non mi fermo mai molto dopo gli spettacoli. Torno subito a casa dalla mia famiglia. Ma quella volta ci eravamo trovati così bene che ci sentimmo in dovere di ricompensare il pubblico.</p>
<p>Voto 10 e lode. A Monza e al suo pubblico».</p>
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