<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Trantran... intorno a Monza &#38; Brianza</title>
	<atom:link href="http://www.trantran.net/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.trantran.net</link>
	<description>Notizie, eventi, curiosità a Monza e Brianza</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 May 2013 12:13:27 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.5</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>BANCHE: PUO’ DARSI CHE MUOIA</title>
		<link>http://www.trantran.net/2013/05/20/piccoli-focus/banche-puo%e2%80%99-darsi-che-muoia/</link>
		<comments>http://www.trantran.net/2013/05/20/piccoli-focus/banche-puo%e2%80%99-darsi-che-muoia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 12:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piccoli focus]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[prestiti]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.trantran.net/?p=5860</guid>
		<description><![CDATA[La storia vera di un’anonima cittadina.
Di Marta Migliardi

Avrete già letto a pagina sei, le osservazioni del mio collega inerenti il sistema bancario odierno. Non credo di avere molto da aggiungere e non vorrei neanche pedissequamente ripetere gli stessi concetti. Pertanto, quando mi è stato domandato di scrivere uno speciale sul tema, ho deciso di affrontarlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La storia vera di un’anonima cittadina.</strong></p>
<p><em>Di Marta Migliardi</em></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/23387_507636152622032_1195527584_n.jpg"><img src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/23387_507636152622032_1195527584_n-262x300.jpg" alt="23387_507636152622032_1195527584_n" title="23387_507636152622032_1195527584_n" width="262" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-5861" /></a></p>
<p>Avrete già letto a pagina sei, le osservazioni del mio collega inerenti il sistema bancario odierno. Non credo di avere molto da aggiungere e non vorrei neanche pedissequamente ripetere gli stessi concetti. Pertanto, quando mi è stato domandato di scrivere uno speciale sul tema, ho deciso di affrontarlo raccontando non la disastrosa storia della decadenza di un sistema ma le storie concrete delle persone, della gente, dei volti che incrociamo agli sportelli, quasi mai allegri.<br />
Mi sono, quindi, piazzata fuori da diverse banche negli orari più disparati, per cercare di incontrare tipologie differenti di persone e, senza pregiudizi e garantendo loro il giusto anonimato, ho chiacchierato con loro, con quelli che non mi hanno mandato al diavolo.<br />
I nomi riportati di seguito sono, pertanto, di pura fantasia. Le storie temo, invece, siano vere.<br />
Quella che mi preme raccontarvi è la storia di Chiara.<br />
Tacchi, gonna al ginocchio, occhialoni da sole e borsa all’ultima moda: una così, che esce dalla banca alle ore 12.30 imbronciata e furibonda, non me la posso proprio far scappare. Immaginavo mi avrebbe ignorata, dato il passo spedito che la conduceva verso la sua macchina parcheggiata rigorosamente in seconda fila, invece, grazie alle chiavi che si erano smarrite nella grande borsa e che le impedivano di scappare senza neanche guardarmi negli occhi, alla fine l’ho convinta a rispondere ad alcune domande, sfociate in un fiume in piena, un legittimo sfogo: la sua storia merita davvero di essere raccontata.<br />
Chiara ha 35 anni. Una laurea umanistica, un lavoro a tempo indeterminato, una casa che divide con il fidanzato e un mutuo che paga regolarmente da 8 anni e le cui rate termineranno ‘quando io sarò già al creatore’ (sue parole testuali). Non ha grossi problemi economici, sia lei sia il convivente lavorano, ma la Banca, essendo lei un’ottima pagatrice, l’ha convocata per sapere se volesse usufruire di un nuovo prestito. ‘Perche no? Mi sono detta, tanto niente è mio: la casa non sarà mia fino al 2020, la macchina la sta pagando il mio ragazzo e sarà sua tra cinque anni, a questo punto qualche lira in più sul conto, poiché mi hanno chiamato loro, mi poteva fare davvero comodo. Il ragionamento non fa una piega. Ma una volta allo sportello, dallo stesso addetto che l’ha chiamata per proporle l’affarone, le vengono fatte delle osservazioni: il suo stipendio non basta più (anche se ha un contratto a tempo indeterminato) e nemmeno quello del suo ragazzo (non sono regolarmente sposati e ora come garanti prediligono familiari).  Chiara, un po’ perplessa propone di far fare da garante a suo padre, 72 anni e una pensione che sfiora i 4000 euro. Una pensione alta data dal lavoro di dirigente di una vita intera che nulla ha a che fare con quella della Minetti, per intenderci. Lo sportellista tutto contento prende i documenti di lei, del padre e per sicurezza pure del convivente e inoltra alla finanziaria. Eh già! Perché, spiega Chiara, non è la Banca a dare il prestito ma la finanziaria cui la Banca si appoggia. Nei successivi due giorni è letteralmente inondata di telefonate in italiano scorretto, con congiuntivi sbagliati e una certa maleducazione di base, classica di chi sfoga le sue frustrazioni nell’unico momento in cui sente di avere un minimo e misero potere: le centraliniste della finanziaria cominciano a scrutare la vita di Chiara. Dove lavori, quanti anni hai, hai figli, conosci il sig. Rossi? No, perche? E’ nel tuo palazzo. Cose assurde insomma. Chiara un po’ seccata, anche perché le telefonate arrivavano in qualsiasi ora del giorno, anche quando lei era al lavoro, risponde un po’ seccata a tutto, ma sempre con gentilezza, fino all’ultima, grande provocazione.<br />
Chi le farebbe da garante?<br />
Mio padre<br />
Quanti anni ha suo padre?<br />
72 appena compiuti.<br />
Quanto prende di pensione?<br />
Le ho mandato il foglio INPS, comunque più di 3000 euro. Ma anch’io ho il mio lavoro.<br />
Eh no… così non possiamo erogarle il prestito perché suo padre può darsi che muoia.<br />
Mi scusi?<br />
Volevo dire è vecchio, per dieci anni non glielo possiamo fare. Dovrebbe alzare la rata e diminuire il tempo.<br />
A quel punto Chiara, molto incazzata per la risposta zotica e indelicata, chiede alla signorina centralinista di poter avere il tempo di consultarsi con la sua banca (tanto per ricordarvi, la stessa Banca che l’aveva chiamata, essendo lei un’ottima pagatrice per proporle questo meraviglioso prestito) per simulare con lo sportellista eventuale nuovo importo o nuova dilazione.<br />
Aih loro, l’impiegato che aveva in mano la pratica di Chiara quel giorno era in ferie. Il giorno dopo la Banca riceve dalla finanziaria l’esito negativo della richiesta.<br />
Ricapitolando:<br />
Chiara ha un lavoro<br />
Chiara è un’ottima pagatrice<br />
Chiara è contattata dalla Banca, proprio per questo, per proporle un altro finanziamento.<br />
Chiara non ha proprio bisogno di un altro finanziamento ma, infine, si persuade.<br />
Chiara non va più bene: ci vuole un garante.<br />
Chiara trova come garante suo padre: super pensionato di 72 anni.<br />
Chiara scopre dalla gentile centralinista che suo padre deve morire (ricordatevi che dovete morire).<br />
Chiara è respinta e segnalata nel registro nero delle finanziarie. Registro dove per 6 mesi, se mettono anche solo il suo nome e cognome, risulterà un bel NO grande come una casa. E non importa se il NO è perché sei protestato, insolvente, aguzzino, criminale: il NO è NO.<br />
Il male di Chiara, per cui per i prossimi sei mesi sarà additata da Banche e finanziare, è di avere un lavoro fisso che non basta più e un padre di 72 anni che può darsi che muoia.<br />
Ah, dimenticavo: Giorgio Napolitano è stato rieletto Presidente della Repubblica ed ha 88 anni.<br />
Non dategli credito.<br />
Può darsi che muoia. </p>
<p>Se pensate di aver subito un torto dalla vostra banca, ma non volete tirare in ballo costosi avvocati, sappiate che esistono anche soluzioni low cost. Innanzitutto provate a comunicare alla banca le vostre rimostranze in forma scritta con una raccomandata con ricevuta di ritorno. In questo caso la banca dovrà rispondervi per legge entro 30 giorni. Se la banca non vi risponderà o se considererete insufficienti le risposte ottenute, allora potrete rivolgervi all’Arbitro bancario finanziario o alla Camera di Conciliazione Consob. Maggiori informazioni su www.arbitrobancariofinanziario.it e www.camera-consob.it </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.trantran.net/2013/05/20/piccoli-focus/banche-puo%e2%80%99-darsi-che-muoia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’anno delle comete</title>
		<link>http://www.trantran.net/2013/05/20/di-tutto-un-po/l%e2%80%99anno-delle-comete/</link>
		<comments>http://www.trantran.net/2013/05/20/di-tutto-un-po/l%e2%80%99anno-delle-comete/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 09:42:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Di tutto un po']]></category>
		<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[comete]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.trantran.net/?p=5852</guid>
		<description><![CDATA[
Già nel numero di Dicembre 2012 avevamo avuto occasione di parlarvi delle “Stelle Comete”, una interessante teoria (o leggenda metropolitana se preferite)  del nostro immaginario collettivo.
Bene questa volta tratteremo delle “Comete” ossia di oggetti veri, reali,e rocciosi che periodicamente si materializzano in cielo avvistati dai telescopi di astronomi professionisti e non, posizionati strategicamente in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Comet-cluster.jpg"><img src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Comet-cluster-300x225.jpg" alt="Comet-cluster" title="Comet-cluster" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-5853" /></a></p>
<p>Già nel numero di Dicembre 2012 avevamo avuto occasione di parlarvi delle “Stelle Comete”, una interessante teoria (o leggenda metropolitana se preferite)  del nostro immaginario collettivo.</p>
<p>Bene questa volta tratteremo delle “Comete” ossia di oggetti veri, reali,e rocciosi che periodicamente si materializzano in cielo avvistati dai telescopi di astronomi professionisti e non, posizionati strategicamente in alta montagna dove, in ambienti lontani dall’inquinamento atmosferico delle nostre città si possono osservare questi piccoli “asteroidi luminosi”.</p>
<p>Infatti il 2013 sembra essere l’anno delle comete.</p>
<p>La prima e’ gia’ visibile, anche ad occhio nudo (!!??),<br />
dalla metà di Marzo: e’ stato il nostro regalo di Pasqua.</p>
<p>Questa cometa, dal nome ufficiale 258/Panstarrs. potrebbe provenire dalla nube di OORT  (teorizzata nel 1960 dallo scienziato olandese Jan Hendrik Oort), una vasta nube densa di piccoli asteroidi , situata ai margini del nostro Sistema Solare alla distanza tra 0,3 e 1,5 anni luce.dal Sole.</p>
<p>Immaginate questa nube come  un immenso “bigliardino” dove un numero imprecisato di questi piccoli corpi rocciosi, in apparente condizione di stabilità, di tanto in tanto si scontrano e quindi spinti in direzione ed all’interno del nostro sistema Solare… bene qui nascono le “Comete”.<br />
Non possedendo grandi dimensioni e masse, questi “sassi”, sono alla mercè della forza gravitazionale di grandi  pianeti quali Giove e Saturno che fanno deviare e cambiare la loro orbita, avvicinandoli ( si fa per dire) al nostro Sole.</p>
<p>A questo punto avviene un fenomeno incredibile! I raggi solari, pur a distanze siderali, riescono a far sentire i loro effetti. Il calore sublima  le particelle ghiacciate in superficie ed all’interno dell’ammasso roccioso sprigionando nel vuoto gas e polveri.</p>
<p>Il vento solare, a sua volta ionizzando questi gas, li trasforma in code, lunghe anche milioni di chilometri, le illumina di quella luce grigio azzurra, che ci consente di osservarle di notte.</p>
<p>Le comete sono oggetti molto spettacolari, tra i più affascinanti visibili nel cielo notturno..</p>
<p>Certamente ricorderete la Cometa di Halley , studiata da  Edmond Halley che ne calcolò la sua orbita , la Hale Bopp osservata al suo passaggio l’ultima volta nel 1997, e tante altre meno note.<br />
Dopo il passaggio dell’asteroide 2012 DA transitato alcuni giorni fa a soli 27800 chilometri dalla terra  ecco in arrivo la cometa  Panstarrs , la cosiddetta Cometa di Pasqua, attualmente visibile ad occhio nudo nel nostro emisfero boreale al pari di altre stelle.<br />
Bisognerà attendere il prossimo mese di Marzo per poterne osservare, subito dopo il tramonto, la sua lunga coda luminosa…magari  anche ad occhio nudo!.</p>
<p>Verso la fine di quest’anno avremo un’altra cometa, la “Ison”, che a detta degli astronomi promette bene.<br />
 Sarà la prossima  sorpresa di Natale!</p>
<p>Attimo</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.trantran.net/2013/05/20/di-tutto-un-po/l%e2%80%99anno-delle-comete/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Da veejeey a cantautrice. Esce il disco d&#8217;esordio “CANTA KETTY PASSA”.</title>
		<link>http://www.trantran.net/2013/05/20/bis/da-veejeey-a-cantautrice-esce-il-disco-desordio-%e2%80%9ccanta-ketty-passa%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.trantran.net/2013/05/20/bis/da-veejeey-a-cantautrice-esce-il-disco-desordio-%e2%80%9ccanta-ketty-passa%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 09:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bis!]]></category>
		<category><![CDATA[disco d'esordio]]></category>
		<category><![CDATA[Ketty Passa]]></category>
		<category><![CDATA[tour]]></category>
		<category><![CDATA[videoclip]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.trantran.net/?p=5845</guid>
		<description><![CDATA[Di GM

E&#8217; un pomeriggio plumbeo. Questa primavera 2013 è davvero pazza! La redazione di Trantran è in trasferta a Milano per intervistare Ketty Passa, voce nuova del panorama musicale italiano, volto noto per quello televisivo. Ketty Passa è stata infatti conduttrice di alcuni programmi su deejay tv, ha partecipato al programma di Chiambretti su mediaset [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di GM</em></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Ketty-Passa-25_foto-by-Stefania-Mariposa-DAmbrosio-M.jpg"><img src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Ketty-Passa-25_foto-by-Stefania-Mariposa-DAmbrosio-M-200x300.jpg" alt="Ketty Passa (25)_foto by Stefania Mariposa D&#039;Ambrosio M" title="Ketty Passa (25)_foto by Stefania Mariposa D&#039;Ambrosio M" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-5846" /></a></p>
<p>E&#8217; un pomeriggio plumbeo. Questa primavera 2013 è davvero pazza! La redazione di Trantran è in trasferta a Milano per intervistare Ketty Passa, voce nuova del panorama musicale italiano, volto noto per quello televisivo. Ketty Passa è stata infatti conduttrice di alcuni programmi su deejay tv, ha partecipato al programma di Chiambretti su mediaset e da anni si divide tra Tv e radio. Insomma, un personaggio davvero interessante! Appena la vediamo rimaniamo abbagliati dal colore azzurro dei suoi capelli! Il grigiore di questo pomeriggio piovoso primaverile viene subito scansato dalla sua energia e solarità. L&#8217;azzuro della capigliatura sostituisce il grigio del cielo. La giusta atmosfera è dunque ristabilizzata. Cominciamo con l&#8217;intervista! ››</p>
<p><strong>Ketty abbiamo ascoltato il tuo disco “CantaKettypassa” e lo abbiamo trovato davvero molto bello e interessante. Ci racconti qualcosa sul tuo esordio musicale?</strong></p>
<p>‹‹ Cantakettypassa è un percorso, una sorta di auto guarigione psicologica. E&#8217; Un disco composto da 11 pezzi ed è la risposta ad un evento molto importante che ha segnato la mia vita nel 2010, oltre che il risultato di un nuovo progetto nato dal riassettamento del gruppo Toxic Tuna, che mi accompagna nel disco. Ho ricominciato a scrivere e a fare musica concentrandomi molto sulla comunicazione e sulla volontà di far comprendere al meglio le mie emozioni. Il disco parla di amore, di disillusione ma anche di speranza e consapevolezze. Il tutto condito da una certa ironia››.</p>
<p><strong>Nel disco s&#8217;avvertono echi di molti generi musicali. Sembra quasi una sorta di “Melting pot di sonorità”.</strong></p>
<p>‹‹E&#8217; verissimo! E credo anche che ti ruberò il termine con cui l&#8217;hai descritto. Nel disco si respirano diversi generi e questo nasce dall&#8217;esigenza di non volersi chiudere in un solo genere musicale. Abbiamo sperimentato molte sonorità. C&#8217;è un po&#8217; di swing, un po&#8217; di reggae, un po&#8217; di pop anni &#8216;60, un po&#8217; di elettronica. Insieme a Olly Riva, cantante degli Shandon e produttore del disco,abbiamo unito la tradizione a qualcosa di nuovo››.</p>
<p><strong>Domanda che discerne dall&#8217;ambito musicale. Vivisezione: cosa ne pensi di questa piaga?</strong></p>
<p>‹‹E&#8217; un argomento molto delicato. Ho un cugino che si batte molto per la causa animalista. Io sono<br />
un po&#8217; meno attiva in questo senso ma appoggio tutte le iniziative a favore degli animali. Chi fa male a un animale fa male anche a se stesso e non ha capito cosa vuol dire la parola amore››. </p>
<p><strong>Abbiamo visto il video del singolo “Ultimo tango”. E&#8217; davvero molto interessante. Ce ne parli?</strong></p>
<p>‹‹Angelo Poli è il regista del videoclip. E stato bravissimo e sicuramente collaboreremo ancora insieme in futuro. Non era facile comunicare quello che canto nel pezzo ma Angelo è riuscito perfettamente nella mission lavorando molto con la fotografia, alternando molto immagini a colori e il bianco nero. I ballerini che appaiono nel video sono 2 insegnanti di tango (Luca Giadima e Marzi Colangelo), vorremmo addirittura inserirli nei concerti live. La loro performance nel video è stata veramente un grande valore aggiunto. Sarebbe bello dunque riuscire a creare un spettacolo che includa anche la danza, un&#8217;altra mia grande passione che porto avanti da oltre 20 anni››.</p>
<p><strong>I tuoi prossimi impegni artistici?</strong></p>
<p>‹‹Stiamo strutturando un tuor promozionale per presentare il nostro disco in situazioni sia electro che acustiche. Avremo date in tutta Italia: seguiteci su www.kettypassa.it dove potrete vedere direttamente tutte le date. Per il momento vi poss dire che il 4 maggio sarò al Vinile Club di Rosà (Vicenza) e il 17 maggio all&#8217;Una e trentacinque circa di Cantù (Como)››.</p>
<p>Che dire? Kettypassa è davvero un&#8217;artista molto interessante e completa. Il disco “CantaKettypassa” è in vendita in tutti i negozi di dischi, il videoclip del singolo “Ultimo tango” è online. Il sito ufficiale è <strong>www.kettypassa.it. </strong>Tutti i riferimenti quindi ve li abbiamo dati. Ora tocca a voi scoprire la sua musica!</p>
<p>Se vuoi vedere l&#8217;intervista integrale in video vai su <strong>www.tmbtv.it </strong>sezione ON DEMAND &#8211; MUSICA &#038;SPETTACOLO &#8211; programma OVERSOUND.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.trantran.net/2013/05/20/bis/da-veejeey-a-cantautrice-esce-il-disco-desordio-%e2%80%9ccanta-ketty-passa%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La redazione risponde&#8230;.</title>
		<link>http://www.trantran.net/2013/05/20/le-sciure/monza-for-animals-2013/</link>
		<comments>http://www.trantran.net/2013/05/20/le-sciure/monza-for-animals-2013/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 09:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le sciure]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[evento]]></category>
		<category><![CDATA[Monza]]></category>
		<category><![CDATA[redazione risponde]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.trantran.net/?p=5838</guid>
		<description><![CDATA[Monza for Animals 2013
Gentile Redazione, 
Ma quest’anno ci sara’ ancora la manifestazione per gli animali che avete promosso l’estate scorsa?
Chi suona? 
Ciao da Marika (Desio)
Ciao Marika, che tempismo! Tra poco sentirai di gran lunga parlare della seconda edizione di Monza For Animals, la manifestazione ideata da noi con L’Enpa e Fluon! Quest’anno il concerto finale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Monza for Animals 2013</strong></p>
<p><strong>Gentile Redazione, </p>
<p>Ma quest’anno ci sara’ ancora la manifestazione per gli animali che avete promosso l’estate scorsa?<br />
Chi suona? </p>
<p>Ciao da Marika (Desio)</strong></p>
<p>Ciao Marika, che tempismo! Tra poco sentirai di gran lunga parlare della seconda edizione di Monza For Animals, la manifestazione ideata da noi con L’Enpa e Fluon! Quest’anno il concerto finale si svolgera’ a Giugno presso il Teatro Manzoni.  Un sacco di sorprese e di musicisti, anche internazionali, che si schierano a favore dei nostri amici a 4 zampe per favorire la costruzione del centro di recupero per cani da laboratorio a Concorezzo! Sul prossimo numero tutti i dettagli. Per ora non prendere impegni per il 13 Giugno!<br />
Un bacione. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.trantran.net/2013/05/20/le-sciure/monza-for-animals-2013/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Miserere: la figlia della Monaca di Monza nel romanzo di Marina Marazza.</title>
		<link>http://www.trantran.net/2013/05/17/raccontiamoci/miserere-la-figlia-della-monaca-di-monza-nel-romanzo-di-marina-marazza/</link>
		<comments>http://www.trantran.net/2013/05/17/raccontiamoci/miserere-la-figlia-della-monaca-di-monza-nel-romanzo-di-marina-marazza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 10:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Raccontiamoci]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Marazza]]></category>
		<category><![CDATA[Miserere]]></category>
		<category><![CDATA[Monaca di Monza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.trantran.net/?p=5829</guid>
		<description><![CDATA[di Jacopo Rossi

Scrittrice, traduttrice, pubblicista, sceneggiatrice, Marina Marazza è nata a Milano. Laureata in storia, autrice di romanzi, biografie e racconti ambientati nel passato per adulti e ragazzi, discende da una delle vittime dei tragici processi agli untori del 1630 e ritiene che gli uomini e le donne che hanno coraggiosamente vissuto quello scorcio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Jacopo Rossi</em></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Miserere-cvrfin.jpg"><img src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Miserere-cvrfin-204x300.jpg" alt="Miserere cvrfin" title="Miserere cvrfin" width="204" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-5830" /></a></p>
<p>Scrittrice, traduttrice, pubblicista, sceneggiatrice, Marina Marazza è nata a Milano. Laureata in storia, autrice di romanzi, biografie e racconti ambientati nel passato per adulti e ragazzi, discende da una delle vittime dei tragici processi agli untori del 1630 e ritiene che gli uomini e le donne che hanno coraggiosamente vissuto quello scorcio di tempo formidabile e disperato abbiano guidato la sua penna per far conoscere ai lettori di oggi le loro umanissime storie. L’ultimo suo libro si intitola “MISERERE”, con il sottotitolo “Milano A.D. 1630, di peste e di vendetta”, in cui racconta la storia, avventurosa e piena di colpi di scena, di Alma, la figlia nata dalla relazione della Monaca di Monza e del conte Giovan Paolo Osio. Nell’intervista che ci ha rilasciato, ci spiega tutto. </p>
<p><strong>Marina, cosa l&#8217;ha portata ad Alma, la figlia della Monaca di Monza? </strong></p>
<p>‹‹Quando ero ragazza e frequentavo il liceo classico, mi ero appassionata molto alla Milano descritta dal Manzoni dei “Promessi Sposi”. Mi interessava, più che la storia in sé, la possente ricostruzione storica, e volevo risalire alle fonti. Intuivo che il racconto del Manzoni, per motivi di convenienza, doveva aver subito molte censure. Il personaggio della Signora di Monza mi incuriosì subito parecchio proprio perché tra la prima versione del “Fermo e Lucia” e la versione finale dei “Promessi Sposi” la sua storia viene drasticamente ridotta, quindi doveva essere uno degli episodi più colpiti dalle forbici dell’autocensura. I nomi degli amici di Manzoni nell’Ottocento erano gli stessi dei giudici che nel Seicento avevano firmato la condanna degli untori e delle streghe, i notabili di Milano non erano cambiati, e il Manzoni bravo cristiano non poteva certo raccontare qualcosa che non faceva fare bella figura al Borromeo e al suo entourage. Non ci volle molto a scoprire che Manzoni si era preso anche qualche licenza con il periodo: diciamo che aveva “spostato” la vicenda in avanti, mentre quando Lucia incontra Gertrude in realtà sono già successe molte cose, processo e condanna a essere murata viva della Signora compresi. Poi una mia professoressa, colpita dal mio interesse per quel periodo, mi suggerì di leggere “La storia della colonna infame” per farmi avvicinare al Manzoni storico e lì saltò fuori il fatto che due degli untori portavano il mio cognome. Mi parve un segno del destino e non smisi più di approfondire. Negli anni, ho scritto molto per ragazzi e per adulti, ambientando in altri periodi storici, tenendomi sempre in fondo al cuore un debole per Marianna/suor Virginia de Leyva. Rileggendo tutti gli atti del processo, mi sono resa conto che dall’amore di  suor Virginia per Giovan Paolo Osio era nata una bambina e ho cominciato a chiedermi che fine poteva aver fatto: sappiamo che è nata l’8 agosto del 1604, sappiamo che è stata legittimata a 19 mesi da suo padre che le ha dato il cognome, sappiamo che era viva al momento della condanna della madre, quindi ne abbiamo traccia fino a fine ottobre 1608. Poi il silenzio… la domanda era: in un’epoca dove già la condizione femminile era difficilissima un po’ a tutti i livelli sociali, che tipo di esistenza avrebbe potuto avere una figlia del peccato? Così è nata l’idea del romanzo››.</p>
<p><strong>E&#8217; stato difficile trovare le carte di quel tempo?</strong></p>
<p>‹‹No. Gli atti del processo sono stati recentemente resi pubblici (l’arcivescovado li teneva secretati fino agli anni Sessanta) e mi sono fatta aiutare da uno storico esperto degli archivi di stato di Milano. Ho usato le stesse fonti del Manzoni: il Ripamonti prima di tutto, ma anche il Rivola, biografo del cardinale Borromeo, che tra l’altro ho trasformato in un personaggio del romanzo. Addirittura posso dire che il libro è nato come un puzzle dove le tessere di verità (cioè quelle che nascono dai verbali dettagliatissimi dei processi, dagli atti notarili, dall’atto di legittimazione di Alma e dai fatti storici ) rappresentano il settanta per cento. Il restante trenta per cento è fiction. Vorrei anche aggiungere che molte università americane, inglesi e canadesi hanno fatto un grande lavoro scannerizzando testi del seicento e mettendoli a disposizione su internet, fornendo così un grande aiuto a chi cerca questo tipo di informazioni. Io ho attinto a piene mani e da ogni pagina si affaccia uno spunto narrativo, un personaggio, una storia. Aveva ragione Manzoni e dire che il poeta non ha bisogno di inventare gran che: se si ispira a chi è vissuto prima, troverà pane per i suoi denti››.</p>
<p><strong>Potrebbe  mai succedere ogggi, in epoca digitale, una storia come quella di Alma?</strong></p>
<p>‹‹La storia di Alma è la storia di una figlia non voluta e nata da una situazione considerata inaccettabile da quella società. La storia di una donna che nonostante il contesto ostile vuole vivere la sua vita. In particolare, fa riflettere sulla condizione femminile. Personalmente ritengo che l’epoca descritta nel libro fosse difficilissima non solo per gli esseri umani di sesso femminile, ma è indubbio che nascere donna costituisse un handicap in più. Ogni società ha i suoi tabù. Adesso non muriamo più vive le peccatrici, ma… Prima di tutto non tutte le civiltà hanno camminato allo stesso passo, poi c’è modo e modo di murare vive le persone. E’ appena un uscito un libro al quale ho collaborato con un racconto mio e che s’intitola “Nessuna più”, edito da Elliot e curato da Marilù Oliva, dove quaranta autori italiani hanno scritto sul femminicidio, con l’intento di devolvere i proventi delle vendite a Telefono Rosa. Bene, a leggere quelle storie di sopraffazione ci si chiede se l’orologio del tempo, nella mente e nel cuore di qualcuno, non si sia fermato sull’ora della morte per la donna che a qualsivoglia titolo osa cercare di essere se stessa››. </p>
<p><strong>Sta lavorando a un nuovo libro? Qualche accenno?</strong></p>
<p>‹‹Sto lavorando a un nuovo libro che racconta la storia d’amore e di sesso tra Virginia de Leyva e Paolo Osio e i delitti che si commisero in relazione a questa tresca segreta. Forse non tutti sanno, per esempio, che nel convento di Santa Margherita in Monza venne uccisa una suora conversa che sapeva troppo. Era una ragazza di Meda e si chiamava Caterina della Cassina. Quando lo scandalo scoppiò, il processo non coinvolse soltanto i due imputati principali, e cioè la Signora di Monza e il suo amante Paolo Osio la cui famiglia era padrona di Usmate e Velate, ma anche molte consorelle e amiche di Virginia. Tre di esse furono murate vive come lei. Il processo fu appassionante: il primo giudice fu sostituito dopo qualche mese perché il cardinale Borromeo temeva che si facesse influenzare dalle famiglie milanesi coinvolte e mandò a chiamare da Spoleto un vicario che si chiamava Lancillotti ed era famoso per la sua inflessibilità. Perfino suor Virginia fu torturata durante quella istruttoria. Ci sono tantissime cose da raccontare, e ancora una volta uno dei principali protagonisti è il territorio, a partire dalla fuga avventurosa di Osio dal convento di Monza fino al santuario delle Grazie, lungo il Lambro dove finirà una delle suore, e ancora avanti fino al pozzo di Velate dove verrà trovata la testa mozza della conversa di Meda uccisa e fatta a pezzi e poi fino a raggiungere l’Adda che segnava il confine con la Repubblica di Venezia… e tutto questo non è fantasia di un romanziere: è proprio storia, la nostra storia››. </p>
<p><em>Qui di seguito un brano del libro, che racconta l’incontro di Alma con la madre, la Monaca di Monza, condannata per il suo peccato a essere murata viva.</p>
<p>Per gentile concessione dell’autore</em></p>
<p><strong>Nell’agosto del 1604 dall’amore proibito di suor Virginia Maria de Leyva, monaca professa nel convento di clausura di santa Margherita in Monza, e Giovan Paolo Osio, della famiglia dei signori di Usmate e Velate, nasce una bambina, Alma Francesca Margherita.<br />
Pochi anni dopo scoppia lo scandalo e sia la de Leyva che l’Osio vengono processati e condannati. Osio fugge, ma viene tradito da un amico presso il quale si era rifugiato e viene ucciso a tradimento. All’età di trentadue anni, Virginia viene murata viva a Milano, nella casa delle convertite di santa Valeria, in una cella di tre braccia milanesi per cinque (circa un metro e ottanta per tre).<br />
Sopravvive per quattordici anni dentro quella tomba e viene graziata dal cardinale Borromeo, che fa abbattere il muro della cella nel settembre del 1622.<br />
Nel brano che segue, ambientato nel 1630 si racconta l’incontro tra la ex signora di Monza e sua figlia.</strong></p>
<p>&#8220;Col cuore stretto, Alma fece un passo avanti, poi un altro. Dovette sollevare il velo perché l’ambiente era quasi buio. C’era qualcuno seduto in un angolo su una panca ricavata direttamente dal muro, appena sotto la feritoia della finestra. Era una figura infagottata, indistinta, pareva un mucchietto di panni appoggiati in diagonale sul gradino descritto dal sedile.<br />
Ma il mucchietto di panni si mosse e si girò verso la porta. Nel movimento, la poca luce che entrava dalla feritoia la illuminò e Alma vide un volto affilatissimo, un naso sottile e aquilino, labbra ritratte sulle gengive a tratti vuote, occhi dalle iridi sbiadite come quelle di un cieco. Il velo bianco scendeva sulla fronte dalle tempie scavate e la tonaca nera di santa Valeria le ballava addosso, come fosse appartenuta a una consorella molto più in carne. Lo sguardo di innaturale colore – un grigio ardesia, come se qualcuno avesse gettato un solvente sul nero originario di quegli occhi ardenti da spagnola che avevano saputo atterrire e sedurre – si posò su Alma, vacillò e poi trovò il suo punto di fuoco, le labbra si socchiusero sui pochi denti ingialliti, come in un’espressione di stupore<br />
Ci fu caldo e silenzio e spaventoso afrore. Alma continuò ad avanzare e Virginia, poiché di lei si trattava, si ritrasse sul sedile di pietra, cingendosi le gambe con le braccia scheletriche e screpolate che fuoriuscivano dalle maniche della camicia di tela grossa, in una posizione di autodifesa.<br />
«Chi siete?» sussurrò, senza distogliere quello sguardo cieco. «So che venite col permesso di sua signoria.»  Era un suono basso, ma udibile, una cantilena strana, che risentiva dei ritmi della lingua madre spagnola, piena di alti e bassi, di vocali inudibili e di consonanti che si accentuavano in un lieve sibilo. Alma dovette aguzzare le orecchie. «Non sono più abituata a parlare.»<br />
Alma non sentiva più né il caldo né la puzza. Era a meno di due metri da lei, ma la vide ritrarsi e contorcersi nel tentativo di allontanarsi il più possibile. «Non procedete oltre.» C’era un guizzo dell’autorità della signora di Monza in quelle parole, della feudataria abituata a firmare editti, grazie e condanne. «Lasciatemi nella felice miseria del mio stato attuale.»<br />
Lei si fermò. C’era un rozzo sgabello a metà della stanza. Lo spostò per sedersi, sollevando la gonna. Uno scarafaggio nero e lucente, il più grosso che avesse mai visto in vita sua, corse via  disperatamente sparendo in una crepa tra la parete e il pavimento di mattoni irregolari.<br />
 «Non vedo più molto bene,» bisbigliò Virginia.<br />
«Mio padre è stato ucciso da chi credeva amico e mia madre è da gran tempo reclusa,» rispose Alma, nello stesso tono basso.<br />
Il mucchietto di panni restò immobile. Poi emise un suono strozzato e breve. «È una beffa del demonio?» Il mormorio ora era rauco e concitato. Alma capì che Virginia aveva capito. «Per l’amore di Gesù e delle piaghe sanguinanti del suo costato, vade retro.»<br />
Quante volte aveva ripetuto quell’invocazione negli anni trascorsi dentro la sua cella infetta e buia, poco più grande di un sepolcro, a lasciar trascorrere le ore, con così poca luce a filtrare dal pertugio da non rendersi nemmeno bene conto se fosse notte o giorno? Era caduta in tentazione di frequente. Aveva perso il senso del tempo. Aveva pensato di trovarsi dentro le mura spesse della casa della Vergine di Loreto e che la feritoia aperta per darle cibo fosse la finestra dell’angelo e che prima o poi anche lei avrebbe sentito la voce di Gabriele venuto a recarle salvezza. Qualche volta, al tramonto, l’angelo era giunto a dirle parole di consolazione e a prepararla per il buio assoluto della notte che stava per inghiottirla. Aveva udito con le sue orecchie l’arcangelo Michele, e ancora di tanto in tanto le pareva di sentirne il pesante batter d’ali. Le ombre sul muro erano divenute angeli e diavoli che si combattevano quotidianamente la sua anima in preda alla disperazione. Aveva sentito il profumo di rose della vergine Maria invadere il suo sepolcro fetente e assistito ad altri cento altri miracoli e ancora non sapeva quanto diffidare dei suoi sensi malati e impazziti. Lucifero è così astuto. Poi un giorno la voce che si era udita dal pertugio non era stata quella dell’arcangelo, ma di un uomo che annunciava la sua liberazione. Il rumore del piccone che abbatteva i mattoni era stato così forte da ridurla in stato di semincoscienza. Non aveva voluto muoversi, accecata dalla luce, stordita dalla polvere, terrorizzata dallo spazio, anchilosata e tremante nel suo angolo dove era riuscita a sopravvivere quasi quattordici anni. Forse era un sogno, tutto era stato un sogno, o forse il diavolo si stava prendendo gioco di lei. Anche adesso.<br />
Alma scosse la testa. «Il demonio non c’entra. C’entrano gli uomini.»<br />
«Non bestemmiare! È lui, dentro i loro cuori.» Si toccò il petto. «Dentro il mio cuore. Sai cos’ho fatto. Peccatrice e cloaca puzzolente, qui a espiare i miei delitti.» All’improvviso sorrise, un sorriso insensato, pazzo, che spaventò Alma più di qualunque altra manifestazione. «Forse è un modo per inasprire la mia pena. Se tu sei chi io sento che tu sei, questo è un fresco flagello per riaprire le mie piaghe e rinnovare la mia pena perché è giusto che non trovi mai pace. Credevo di aver esaurito tutte le mie lacrime, ma se tu sei davvero lei, ne troverò di nuove, e se non sgorgherà più acqua, sgorgherà sangue vermiglio dai miei occhi asciutti.» Il bisbiglio era sottile, ma chiaro. Indicò con la testa verso la porta. «Non muoverti e non alzare la voce per nessun motivo, qui tutti odono tutto e non si può esser certi di nessuno.»<br />
Alma girò appena la testa. La priora si era materializzata sull’uscio, con un fazzoletto premuto sul naso. Da dov’era, non poteva udire le parole che si stavano scambiando, ma poteva vedere. «Quello che io raccomando umilmente è l’uso della frequente orazione,»  disse Virginia, alzando inaspettatamente il tono quanto bastava per far giungere qualche parola all’orecchio della monaca in ascolto. «La pazienza, l’umiltà e l’orazione conquistano tutto.»<br />
L’ordine del cardinale era stato di permettere un colloquio, senza limiti di tempo se non quelli imposti dalla ragionevolezza e dalle condizioni precarie di suor Virginia. Per quel che la priora poteva vedere, le due donne stavano conversando piamente. Si ritrasse dalla cella fetida dove Virginia aveva voluto restare confinata anche dopo la smuratura e fece cenno a Rosa di tenere sott’occhio la situazione.<br />
«Bada che madre Virginia non si agiti, sai che ogni tanto ha dei parossismi,»  le raccomandò, prima di allontanarsi svelta verso zone più respirabili.<br />
Rosa fece un segno di assenso e scambiò un’occhiata con Dulce, che era rimasta accanto a lei. Dulce le sorrise e piano piano, stentatamente, la ragazza marchiata ricambiò una tremula smorfia.<br />
«Non so come tu sia riuscita a giungere a me,» stava sussurrando Virginia dentro la cella, e il sussurro si faceva ansimante nella penombra, «né che cosa ti aspetti, ma per certo ti deluderò. Io sono morta, morta al mondo, morta al mio passato, e tu sei l’unica cosa degna e bella di questo mio passato. Ho così tanto pregato che tu fossi salva e vivessi una vita felice. Per questo Dio non ha voluto che morissi nelle mie miserie, per la consolazione di questo giorno benedetto. Ora davvero potrei chiudere gli occhi e finalmente andarmene. Tu dimentica e fai dimenticare di essere sangue del mio sangue. Vai via, lontana da me.» Si prese la testa tra le due mani. «Oh, come ho potuto disperare della sua misericordia? Bontà d’Iddio, la mia testa scoppia.»<br />
Alma si alzò e di nuovo Virginia la respinse. «Non avvicinarti e non toccarmi, non sopporterei il tuo disgusto per questo repellente simulacro che di me è restato. Stai lontana!» Si ritrasse nell’ombra. Il tono era così vibrante che Alma non osò disobbedire. Temeva che la donna potesse avere una sorta di attacco isterico da un momento all’altro e questa eventualità avrebbe interrotto il colloquio. «Ricordami com’ero, se vuoi, nel segreto del tuo cuore.»<br />
«Non sarei qui se volessi dimenticare. Fin da quando ero bambina la mia nutrice Apollonia temeva che mi avrebbero forzata a sparire in un convento, ma la vita mi ha portata altrove. Ora sono tornata per dare un senso a tutto quanto, madre mia, e per esigere dei crediti, miei e della mia discendenza.» Esitò. «Cerco la verità.»<br />
Virginia emise di nuovo un gemito sordo. «Ora che i miei occhi hanno perso luce vedo più chiaramente dentro il cuore degli esseri umani. Se la verità è per te sinonimo di vendetta, lascia questa strada. La verità ha mille facce per gli uomini, non esiste se non in Dio.» Virginia sospirò. «Ti racconterò qualcosa… devi capire che non possiamo pensare che i peccati che noi commettiamo anche a seguito dei torti subiti non ci siano imputati personalmente davanti alla divina maestà.»<br />
Alma risedette sullo sgabello durissimo e scheggiato. «Vi ascolto,» disse semplicemente. E mai orecchio fu più avido di udire.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.trantran.net/2013/05/17/raccontiamoci/miserere-la-figlia-della-monaca-di-monza-nel-romanzo-di-marina-marazza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Formula 1 è nel mio Dna</title>
		<link>http://www.trantran.net/2013/05/17/sportivamente/la-formula-1-e-nel-mio-dna/</link>
		<comments>http://www.trantran.net/2013/05/17/sportivamente/la-formula-1-e-nel-mio-dna/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 10:40:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sportivamente]]></category>
		<category><![CDATA[David Fumanelli]]></category>
		<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[GP3]]></category>
		<category><![CDATA[Monza]]></category>
		<category><![CDATA[team Trident]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.trantran.net/?p=5824</guid>
		<description><![CDATA[Di Alfredo Rossi

Si chiama David Fumanelli, ha 21 anni ed è nato a Milano, ma abita a Lesmo, poco lontano dalla famosa curva del circuito monzese &#8220;Tanto che&#8221;, dice lui, &#8220;sento benissimo ogni volta che c&#8217;è qualcuno in pista. E mi viene la voglia di unirmi a lui&#8221;.
Già perché David fa il pilota di professione: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Alfredo Rossi</em></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/C76D7918.jpg"><img src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/C76D7918-300x200.jpg" alt="C76D7918" title="C76D7918" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-5825" /></a></p>
<p>Si chiama <strong>David Fumanelli</strong>, ha 21 anni ed è nato a Milano, ma abita a <strong>Lesmo</strong>, poco lontano dalla famosa curva del circuito monzese &#8220;Tanto che&#8221;, dice lui, &#8220;sento benissimo ogni volta che c&#8217;è qualcuno in pista. E mi viene la voglia di unirmi a lui&#8221;.<br />
Già perché David fa il pilota di professione: quest&#8217;anno sarà alla guida di una monoposto della formula Gp3, che è una specie di anticamera della Formula 1, tanto che spesso le corse di questa categoria si svolgono sugli stessi circuiti e negli stessi giorni in cui si esibiscono quelli della F1. Quest&#8217;anno, nel week end tra il 6 e l&#8217;8 settembre, la Gp3 metterà le sue tende propio a Monza: &#8220;E spero due cose: primo di essere in una buona posizione di classifica per allora e secondo di fare una bella corsa, perché è imporante per me comportarmi bene nella corsa che… si può sentire e vedere da casa mia&#8221;.<br />
Ma facciamo un passo indietro. David, che è nipote acquisito di <strong>Carlo Chiti </strong>che è stato progettista alla <strong>Ferrari </strong>e poi all&#8217;<strong>Alfa</strong> <strong>Romeo</strong>, è arrivato relativamente tardi nel mondo dei motori. A 14 anni si divertiva ad andare sui kart, quelli dove anche comuni mortali poggiamo le nostre terga per divertirci con gli amici. Poi il padre di David ha conosciuto uno che progettava kart da corsa (tutta un&#8217;altra cosa rispetto a quelli che usiamo noi…) e da lì sono arrivati i primi risultati e lui ha cominciato a capire che avere le mani su un volante era la sua vera passione, il suo futuro: &#8220;Fino ad allora facevo sci agonistico e nei miei desideri c&#8217;era quello di partecipare alla coppa del mondo&#8221;, dice sorridendo.<br />
Invece adesso il suo obiettivo è una monoposto della massima serie. E noi facciamo il tifo per lui, visto che quest&#8217;anno in F1 non c&#8217;è nessun pilota con la casacca tricolore, cosa che non succedeva da diversi anni. Potrebbe succedere con David?<br />
&#8220;Certo, ci penso, è ovvio, ma so che per arrivarci devo prima far vedere le mie doti e credo che quest&#8217;anno l&#8217;occasione sia davvero ghiotta&#8221;.<br />
La sua squadra si chiama Trident e con lui corrono altri due piloti italiani. Il team è italianissimo: il boss si chiama <strong>Maurizio Salvadori </strong>e per anni con la sua agenzia ha organizzato concerti: dai <strong>Genesis </strong>ai <strong>Pooh</strong>, dai Pooh a <strong>Ramazzotti</strong>, da <strong>Bosé </strong>alla <strong>Pausini</strong>, ai <strong>Litfiba</strong>.<br />
Adesso si occupa di <strong>Jovanotti </strong>e ha anche organizzato due edizioni di Monza Rock Festival, all&#8217;inizio degli anni 2000 che si sono svolte proprio all&#8217;interno dell&#8217;autodromo (che coincidenza!). Salvadori ha corso qualche rally e poi ha messo su questo team.<br />
Che quest&#8217;anno dovrebbe centrare degli ottimi obiettivi, visto che agli ultimi test a Silverstone, Fumanelli ha stabilito i migliori tempi sul giro.<br />
&#8220;La prima corsa, sul circuito di Catalogna, nel secondo week end di maggio in concomitanza con il primo appuntamento europeo della F1, ci farà capire bene quali sono le nostre reali possibilità. Io sono molto fiducioso anche perché i miei compagni di squadra vanno forte: segno che tutto il team è in grande forma&#8221;.<br />
Vediamo un po&#8217; di conoscerlo meglio.</p>
<p><strong>Fidanzato?</strong></p>
<p>&#8220;Sì, con Benedetta che ho conosciuto durante il liceo che ho fatto al San Raffaele di Milano&#8221;.</p>
<p><strong>A proposito di Milano, tu sei nato lì ma ti senti monzese?</strong></p>
<p>&#8220;Certo. Da ragazzino con un mio amico andavo sempre al parco e ricordo ricordo che conoscevamo a memoria tutti i buchi per entrare nell&#8217;autodromo&#8221;.</p>
<p><strong>Adesso che fai? Studi ancora?</strong></p>
<p>&#8220;Non si possono fare le due cose insieme, anche i miei genitori l&#8217;hanno capito e mi appoggiano e di questo non finirò mai di ringraziarli. Anche se mia mamma, quando corro, sta sempre con il cuore in gola&#8221;.</p>
<p><strong>Miti, modelli da seguire?</strong></p>
<p>&#8220;Senz&#8217;altro l&#8217;attuale campione del mondo Sebastian Vettel: mi piace molto il suo stile di guida e la sua grande simpatia. E poi Ayfrton Senna, il grande pilota brasiliano scomparso in un incidente a Imola: guidava in modo pulitp ma in modo eccezionale&#8221;.</p>
<p><strong>Hai tempo per altri sport?</strong></p>
<p>&#8220;Certo, perché tenersi in  forma è importante: la guida è faticosa e se non sei al meglio anche fisicamente diventa difficile reggere il ritmo gara. Nuoto, corro e gioco a tennis. Non troppo bene e per questo ho cominciato a prendere qualche lezione. Il tennis mi piace davvero molto. E poi sono tifoso di calcio: sono milanista convinto e spero che presto torneremo a vincere qualcosa. Allo stadio non ci vado più da quando è stata istituita la tessera del tifoso: non ne ho capito il motivo e quindi sugli spalti è da un po&#8217; che non vado&#8221;.</p>
<p><strong>Ti piace la musica?</strong></p>
<p>&#8220;Non potrei farne a meno: suono il pianoforte e i miei gruppi preferiti sono i Coldplay e i Rooney. E poi mi piace ballare. Vado all&#8217;Old Fashio e il Just Cavalli e frequento i Navigli e i locali di Corso Como: quando non ci sono in vista gare mi puace divertirmi e magari fare anche le ore piccole&#8221;.</p>
<p><strong>Ci mancherebbe altro: hai 21 anni ed è l&#8217;età giusta per ballare…</strong></p>
<p>&#8220;Certo, ma tra un po&#8217; si entra nel vivo della stagione e spero di far ballare gli altri in pista sulla musica del motore della mia monoposto che sta davanti a tutte le altre. Se voglio arrivare a una F1, devo vincere: non ci sono altre strade!&#8221;.</p>
<p>In bocca al lupo, allora, David. Ci rivediamo a settembre sul circuito di Monza&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.trantran.net/2013/05/17/sportivamente/la-formula-1-e-nel-mio-dna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>TAXI E LIBERALIZZAZIONI</title>
		<link>http://www.trantran.net/2013/05/17/angolo-del-pendolare/taxi-e-liberalizzazioni/</link>
		<comments>http://www.trantran.net/2013/05/17/angolo-del-pendolare/taxi-e-liberalizzazioni/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 10:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo del pendolare]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[licenze]]></category>
		<category><![CDATA[NCC]]></category>
		<category><![CDATA[Taxi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.trantran.net/?p=5814</guid>
		<description><![CDATA[di Juri Casati
Proseguiamo con la nostra rassegna dei mezzi di trasporto utilizzati dai pendolari occupandoci questa volta del taxi.
Sì, sì: lo so a cosa state pensando: il taxi non è roba per noi pendolari. Avete ragione. Al di fuori dei casi di emergenza – come possono essere per esempio improvvisi scioperi dei mezzi tradizionali, quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Juri Casati</em></p>
<p>Proseguiamo con la nostra rassegna dei mezzi di trasporto utilizzati dai pendolari occupandoci questa volta del taxi.<br />
Sì, sì: lo so a cosa state pensando: il taxi non è roba per noi pendolari. Avete ragione. Al di fuori dei casi di emergenza – come possono essere per esempio improvvisi scioperi dei mezzi tradizionali, quando peraltro i taxi non si trovano mai – effettivamente per il resto dell’anno i pendolari non usano quasi mai i taxi. E ciò accade perché ai taxi manca la caratteristica essenziale per essere utilizzati frequentemente dai pendolari, e cioè una tariffa abbordabile.<br />
I motivi delle alte tariffe sono noti: il tassista è un lavoratore autonomo che deve guadagnarci qualcosa dopo essere rientrato delle spese per il frequente acquisto dei mezzi, per il carburante, l’assicurazione, il bollo, la manutenzione, l’iscrizione al radiotaxi, oltre che (e soprattutto) per l’acquisto della licenza. Questa è la loro versione dei fatti, e va rispettata. In ogni caso capite bene che un’attività lavorativa concepita come è oggi quella nel settore dei taxi, e cioè praticata da pochi lavoratori autonomi che operano in sostanziale monopolio dopo aver acquistato una costosa licenza, è per sua natura incompatibile con economie di scala e soprattutto incompatibile con basse tariffe.<br />
Per ovviare a questo problema qualcuno ogni tanto propone di abrogare le licenze, e quindi di liberalizzare il settore. Tale proposta però immancabilmente si scontra con le resistenze dei tassisti che, in caso di liberalizzazione del settore, da un lato vedrebbero azzerarsi il valore della licenze che hanno comprato – e che per loro sono una sorta di tfr poiché le mettono in vendita quando si ritirano dall’attività –, ma che d’altro lato vedrebbero soprattutto crescere in modo spropositato la concorrenza. Questo della concorrenza è un problema delicato, perché l’atteggiamento che i tassisti hanno tenuto fino ad oggi, cioè quello di «chiudere il rubinetto» dell’offerta di taxi per intercettare tutta la possibile domanda di taxi, ha in realtà alimentato la crescita un un’offerta parallela. Non sto parlando solo del mercato abusivo, che pure esiste e va condannato. Mi riferisco piuttosto al fenomeno perfettamente legale del noleggio con conducente (NCC), che poi sarebbe un servizio di prenotazione e di noleggio di un’auto con conducente con cui si concorda preventivamente il costo della corsa.<br />
I NCC in origine erano stati pensati per servire una clientela ristretta, in genere fissa e continuativa, ma stanno espandendo la propria attività anche a segmenti di clientela che sarebbero tradizionalmente di pertinenza dei taxi, ma che evidentemente i taxi non riescono più a intercettare. È un fenomeno in crescita costante: a Roma circolano ormai migliaia di NCC, ma anche dalle nostre parti stanno cominciando ad erodere quote significative di mercato ai taxi, e proprio sulle tratte più redditizie, come per esempio quella che porta all’aeroporto di Malpensa. Poiché anche i NCC sono soggetti a licenza è del tutto evidente che molti di quelli che hanno preso la licenza per NCC avrebbero preso quella dei taxi se ciò fosse stato possibile.<br />
La concorrenza, lecita ed illecita, sta dunque già crescendo. Se il settore venisse liberalizzato la concorrenza crescerebbe ulteriormente, ed è facile prevedere che entro pochi anni si creerebbero anche delle compagnie di taxi che applicherebbero economie di scala e che inevitabilmente assumerebbero tanti tassisti, ma tutti come lavoratori dipendenti (ovviamente con un contratto, come per esempio quello di apprendistato, che costi poco). Ciò porterebbe a un sicuro abbassamento delle tariffe, ma a scapito dei tassisti «tradizionali» che non potrebbero mai resistere alle economie di scala e alle basse tariffe delle compagnie di taxi.<br />
La liberalizzazione del settore comporterebbe dunque ben presto il cambiamento della natura del lavoro di tassista che verrebbe praticato – come peraltro già accade in molte nazioni – solo da lavoratori dipendenti, e nemmeno tanto ben retribuiti.<br />
È un dato di fatto: tutti i monopoli prima o poi finiscono; non farà eccezione nemmeno quello dei tassisti intesi come lavoratori autonomi. D’altronde certi atteggiamenti protezionistici trovano sempre minori consensi nella comunità, e anche la Comunità Europea potrebbe prima o poi decidere di intervenire.<br />
Per adesso, comunque, il problema per noi è però sempre lo stesso: i taxi costano troppo. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.trantran.net/2013/05/17/angolo-del-pendolare/taxi-e-liberalizzazioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL CAMPO DEI MIRACOLI</title>
		<link>http://www.trantran.net/2013/05/17/spunti-di-vista/il-campo-dei-miracoli/</link>
		<comments>http://www.trantran.net/2013/05/17/spunti-di-vista/il-campo-dei-miracoli/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 10:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spunti di vista]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[mutui]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.trantran.net/?p=5806</guid>
		<description><![CDATA[di Juri Casati

La popolarità del sistema bancario internazionale non è mai stata a livelli così bassi come quelli di oggi.
Le speculazioni folli che, approfittando del boom del mercato immobiliare degli Stati Uniti, hanno costruito prodotti finanziati basati su mutui concessi a debitori inaffidabili, sono crollate di schianto trascinando con sé una bella fetta dell’economia mondiale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Juri Casati</em></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Alessandro-Ripane-Pinocchio-derubato-con-pappagallo.jpg"><img src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Alessandro-Ripane-Pinocchio-derubato-con-pappagallo-208x300.jpg" alt="Alessandro Ripane ( Pinocchio derubato con pappagallo)" title="Alessandro Ripane ( Pinocchio derubato con pappagallo)" width="208" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-5808" /></a></p>
<p>La popolarità del sistema bancario internazionale non è mai stata a livelli così bassi come quelli di oggi.<br />
Le speculazioni folli che, approfittando del boom del mercato immobiliare degli Stati Uniti, hanno costruito prodotti finanziati basati su mutui concessi a debitori inaffidabili, sono crollate di schianto trascinando con sé una bella fetta dell’economia mondiale, e il sogno di far soldi grazie a qualcuno che probabilmente non avrebbe onorato le rate del mutuo che gli era stato concesso si è rivelato una pretesa illusoria, così come si era rivelata una pretesa illusoria quella di Pinocchio di seppellire cinque monete d’oro nel Campo dei Miracoli e di veder crescere l’albero degli zecchini d’oro. Se quella di Pinocchio era però una fiaba, i mutui subprime, che hanno innescato la più grave crisi finanziaria mondiale dal 1929, sono stati una triste realtà.<br />
Tuttavia i mutui subprime non rappresentano altro che il peccato originale del sistema bancario, a cui si sono poi aggiunti altri e gravi peccati.<br />
Per esempio un altro grave peccato è stato che i manager colpevoli del disastro – pochissimi dei quali hanno perso il posto – si siano attribuiti pesanti retribuzioni, condite da altrettanto pesanti quanto inspiegabili premi, utilizzando fondi pubblici che erano destinati però a salvare le banche che loro stessi avevano contribuito a far fallire.<br />
Ma c’è ancora dell’altro. Quello che adesso, e in particolare in Italia, viene rinfacciato al sistema bancario è il fatto che esso non conceda più credito alle imprese o lo conceda con il contagocce, oppure lo offra a condizioni impossibili, chiedendo per esempio garanzie di una portata tale che, se un’azienda disponesse davvero di tali garanzie, non avrebbe bisogno di chiedere un prestito. È un problema delicato, perché senza credito le imprese soffocano e poi muoiono. Non è problema però relativo solo alle aziende, perché per quanto riguarda i prestiti ai privati le cose non vanno meglio.<br />
Si ha poi l’impressione – ed è più di un’impressione – che il sistema bancario continui a fare un po’ il furbo nei confronti del suo salvatore, cioè noi, anche quando si occupi dei nostri magri risparmi. A parte la deprecabile abitudine di disseminare un po’ ovunque spese e commissioni, in ogni caso negli ultimi anni si sono moltiplicati anche i casi in cui il sistema bancario ha spinto la clientela ad acquistare, se andava bene, i prodotti finanziari che banca di turno aveva a sua volta confezionato o, se andava male, i prodotti di cui la banca di turno si voleva disfare perché si era accorta che non valevano più niente; e i casi dei bond Cirio e dei bond argentini (oltre che ovviamente dei derivati costruiti sui mutui subprime) sono lì a dimostralo.<br />
Insomma: appare evidente che gli aiuti che in questi ultimi anni siamo stati costretti a erogare, sostenendo sacrifici enormi, al sistema bancario per salvarlo da un sicuro crack – causato in buona parte da speculazioni suicide che il sistema bancario aveva inventato, aveva tollerato e di cui, almeno per i primi tempi, si era pure giovato – oggi non ci siano minimamente restituiti dal sistema bancario.<br />
Se il settore bancario gode di una pessima fama, tuttavia si dice che quantomeno la sua salute stia migliorando. Ma è proprio così? Alcuni hanno osservato che proprio gli interventi pubblici di salvataggio potrebbero incentivare quello che gli economisti chiamano «moral hazard», cioè un azzardo morale, da parte del sistema bancario, poiché esso ha oggi la ragionevole certezza che in futuro i costi dei suoi eventuali insuccessi dovuti a sue scelte rischiose – come per esempio l’emissione di nuovi titoli spazzatura – saranno ripagati dalla collettività così come è avvenuto in questi anni. E tutto ciò sfruttando anche il ricatto morale derivante dalla certezza che l’instabilità finanziaria che seguirebbe al fallimento anche di una sola parte del sistema bancario avrebbe ripercussioni economiche estremamente negative sull’economia di tutta la collettività. Pertanto il sistema bancario – secondo alcuni economisti – in futuro tenderà ad essere più imprudente di quanto invece non sarebbe se fosse consapevole di dovere pagare di tasca propria le eventuali perdite economiche derivanti dalle sue scelte.<br />
La stabilità finanziaria garantita dagli interventi pubblici per salvare il sistema bancario, oltre ad essere per adesso relativamente modesta, potrebbe dunque avere anche i giorni contati.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.trantran.net/2013/05/17/spunti-di-vista/il-campo-dei-miracoli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cavo Diotti, la grande diga del Lambro</title>
		<link>http://www.trantran.net/2013/05/17/brigantia/cavo-diotti-la-grande-diga-del-lambro/</link>
		<comments>http://www.trantran.net/2013/05/17/brigantia/cavo-diotti-la-grande-diga-del-lambro/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brigantia]]></category>
		<category><![CDATA[Cavo Diotti]]></category>
		<category><![CDATA[comitato Bevere]]></category>
		<category><![CDATA[diga]]></category>
		<category><![CDATA[fiume Lambro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.trantran.net/?p=5801</guid>
		<description><![CDATA[di Elena Gorla
L’opera prende nome dal possidente locale avvocato Luigi Diotti, colui che nel lontano 1793 ebbe la brillante idea di costruire un emissario artificiale del lago di Pusiano in modo da regimentarne le piene e disciplinare il flusso delle acque del fiume Lambro, acque di vitale importanza per l’economia briantea dell’epoca.  Un paio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Elena Gorla</em></p>
<p>L’opera prende nome dal possidente locale avvocato Luigi Diotti, colui che nel lontano 1793 ebbe la brillante idea di costruire un emissario artificiale del lago di Pusiano in modo da regimentarne le piene e disciplinare il flusso delle acque del fiume Lambro, acque di vitale importanza per l’economia briantea dell’epoca.  Un paio d’anni più tardi l’ingegner Paolo Rigamonti fu ufficialmente incaricato di svilupparne il progetto.<br />
Il fiume Lambro originariamente scorreva fra i due bacini del Lago di Alserio e del lago di Pusiano e solo in funzione alla realizzazione di quest’opera si decise di deviarne il corso, facendolo entrare come emissario nel lago di Pusiano, dal quale poi fuoriesce sotto il controllo della diga in frazione Pontenuovo di Merone, ossia il Cavo Diotti.<br />
Per diversi anni il Cavo Diotti, pur elencato fra le grandi dighe d’Italia (ha, infatti, un invaso superiore a un milione di metri cubi d’acqua) non fu gestito e potenziato come opportuno per un’opera della sua importanza tant’è che il suo cattivo funzionamento concorse ad aggravare la situazione durante la recente grande alluvione del 2002 che ha causato ingenti danni alle località rivierasche e solo in seguito a questo, divenuta evidente la sua fondamentale funzione di prevenzione di disastri ambientali e di protezione civile. Finalmente dal 19 dicembre 2008 la Regione Lombardia è diventata proprietaria del Cavo Diotti (che in precedenza era di proprietà privata), del fabbricato della Casa del Camparo e di tutti i terreni annessi, ivi compreso il canale di adduzione e di scarico della diga.  Contemporaneamente all&#8217;acquisizione del manufatto la Regione Lombardia ha affidato la gestione operativa delle opere al Parco Regionale della Valle del Lambro: l’intero bacino fa, infatti, parte del Parco Naturale della Valle del Lambro ed è, quindi, zona protetta.<br />
Questa importante opera idraulica è composta da un primo tratto di canale a cielo libero, da un edificio che contiene le opere di regolazione e, infine, da un canale interrato.  Negli anni cinquanta del secolo scorso il Cavo Diotti è stato dotato di un sistema di chiuse regolabili elettricamente (la possibilità di regolazione manuale è però chiaramente mantenuta per questioni di sicurezza). Le chiuse sono due, alte 70 cm e larghe due metri, e vengono aperte nei periodi di forte pioggia in modo da abbassare il livello del lago in modo che possa sopportare le piene del Lambrone (nome che viene dato a quel tratto del fiume Lambro che, uscito dalla forra di Castelmarte, diviene un irruente e talvolta impetuoso corso d&#8217;acqua che, dopo essere sceso fino a Erba, va a sfociare nel lago di Pusiano) ma sempre prestando la massima attenzione e dissociando la loro apertura dalle piene del torrente Bevera a Molteno, in modo da non creare problemi e allagamenti nella parte più bassa del fiume Lambro. In pratica attraverso la regolazione delle paratie del Diotti si possono determinare i livelli del lago di Pusiano e quindi del fiume Lambro. Questo comporta che, nel caso di particolari eventi meteorologici, il Cavo Diotti viene chiuso per diminuire la portata del fiume Lambro già ingrossato da tutti i suoi affluenti per poi riaprire lo scarico della diga quando nel fiume è passata l&#8217;ondata di piena. Detta in questi termini la gestione sembra semplice, tuttavia la chiusura dello scarico comporta il rapido innalzamento del livello del lago sulle cui sponde esistono gli abitati di Merone, Rogeno, Bosisio Parini e Pusiano. Per questo motivo durante gli eventi particolarmente intensi, quasi sempre concentrati nei mesi di novembre-dicembre e aprile-maggio, la regolazione è un continuo aprire chiudere di paratoie di giorno e di notte spesso per diversi giorni di seguito.<br />
Oggi, dopo duecento anni di attività, la grande diga di Merone deve subire degli interventi di “ammodernamento” e ristrutturazione e adeguamento alla normativa in materia di grandi opere di sbarramento. Dovranno essere sistemate la casa del camparo (colui che da sempre è l’ addetto alle chiuse), che è oggi è ridotta a ripostiglio per le attrezzature di pulizia e manutenzione della diga in modo che possa ospitare anche gli uffici dei responsabili della diga e, intervento ben più complesso,<br />
messe a punto le nuove paratie, che andranno a sostituire quelle esistenti per rendere ancora più sicuro il controllo dei flussi. </p>
<p>IL COMITATO BEVERE</p>
<p>Il Consorzio Parco Regionale della Valle del Lambro, nello spirito di condivisione degli intenti, della disponibilità e della capacità d’intervento delle Associazioni di Volontariato presenti sul territorio, <strong>ha stipulato una convenzione con il Comitato Bevere per l’attività di manutenzione ordinaria delle opere e dei manufatti costituenti il Cavo Diotti e di cura dello stesso.</strong><br />
<strong>Il Comitato Bevere </strong>è una libera associazione costituitasi per il risanamento delle rogge Bevera e per la tutela e salvaguardia del fiume Lambro. Questo gruppo ecologico brianzolo annovera fra i suoi membri tecnici ambientali di diversificata formazione che permettono al Comitato Bevere di essere attivo sul territorio con svariati progetti di monitoraggio e riqualifica ambientale.</p>
<p><strong>Per saperne di più:</strong> www.comitatobevere.org<br />
<strong>Per associarsi (costo tessera annuale € 10,00): </strong>info@comitatobevere.org<br />
<strong>Per devolvere il 5&#215;100:</strong> Codice Fiscale 91069530151</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.trantran.net/2013/05/17/brigantia/cavo-diotti-la-grande-diga-del-lambro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LUGANO BELLA…non solo business</title>
		<link>http://www.trantran.net/2013/05/17/altrove/lugano-bella%e2%80%a6non-solo-business/</link>
		<comments>http://www.trantran.net/2013/05/17/altrove/lugano-bella%e2%80%a6non-solo-business/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:39:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altrove]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Lugano]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.trantran.net/?p=5789</guid>
		<description><![CDATA[Breve excursus nella poliedrica citta’ Svizzera
di Francesca Rizzuti

Lugano è storia, arte, cultura, divertimento e natura. Prima città della svizzera italiana, offre l’accoglienza e l’eleganza tipica del territorio svizzero.  A volte ci si dimentica di trovarsi nel terzo polo finanziario e centro focale degli affari internazionali della Confederazione, perché ci si immerge totalmente in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Breve excursus nella poliedrica citta’ Svizzera</p>
<p><em>di Francesca Rizzuti</em></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Mercatini-Lugano-0111.jpg"><img src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2013/05/Mercatini-Lugano-0111-300x94.jpg" alt="Mercatini Lugano 01[1]" title="Mercatini Lugano 01[1]" width="300" height="94" class="alignleft size-medium wp-image-5798" /></a></p>
<p>Lugano è storia, arte, cultura, divertimento e natura. Prima città della svizzera italiana, offre l’accoglienza e l’eleganza tipica del territorio svizzero.  A volte ci si dimentica di trovarsi nel terzo polo finanziario e centro focale degli affari internazionali della Confederazione, perché ci si immerge totalmente in una dimensione quasi fiabesca.  Lugano ha origini antiche, le prime tracce dell&#8217;esistenza di una comunità possono essere fatte risalire all&#8217;anno 875 al quale risale il primo documento che parla di <strong>&#8220;Sancti Laurentii in Luano&#8221;</strong>. Il toponimo &#8220;Lugano&#8221; deriva dal nome comune latino lucus che significa &#8220;bosco sacro&#8221;.<br />
Passeggiando per il centro storico si è infatti in grado di respirare perfettamente l’ atmosfera di queste sue antiche origini in contrasto con la modernità degli edifici, senza tuttavia, percepire una convivenza stridente fra le due architetture. Ciò che la rende una città aperta e proiettata verso il futuro è la sua anima di cittadina giovane, energica e multiculturale, con un calendario fitto di eventi e manifestazioni culturali che la rendono una città tutta da scoprire. Un connubio sapientemente organizzato tra patrimonio storico e tradizione in equilibrio con il carattere internazionale e moderno che il territorio mette a disposizione.<br />
Lugano accontenta il turista più esigente, quello d’affari, congressuale e d’ elite,  rivolto alla tranquillità offrendo la meraviglia del suo lago, i palati più fini con i sapori della cucina locale da gustare nei grotti, ristoranti rustici tipici ticinesi, situati, solitamente, in zone discoste e ombreggiate.. senza tralasciare le cantine selezionate di pregio;  ma Lugano è in grado di offrire anche voglia di divertimento  proponendo una frizzante vita notturna e molteplici eventi musicali: dal Festival di Cultura e Musica Jazz – kermesse culturale e musicale (febbraio), il Lugano Festival Jazz – l’appuntamento musical più importante del Ticino, con concerti di jazz gratuiti all’aperto, uno degli eventi di spicco tra i grandi festival internazionali di jazz (giugno/luglio), il «Blues to Bop» &#8211; musica sulle scene e le piazze del centro di Lugano, con stili che spaziano dal blues, al pop, dal gospel al soul (agosto/settembre).<br />
Una città a misura d’uomo, perché facilmente percorribile anche a piedi e perfettamente dotata dal punto di vista dei servizi pubblici formata da treni, bus, battelli, funicolari e funivie. Offre quindi moltissimo ai suoi visitatori: numerosi musei (musei d’arte, etnografici, naturalistici, storici e specialistici); innumerevoli monumenti storici (da non perdere la Chiesa di San Lorenzo, e la Chiesa di SantaMaria degli Angioli), le  gallerie d’arte e le biblioteche. Ed infine come non citare le meraviglie naturalistiche! Lugano è famosa per il suo patrimonio naturale, 68 le coloratissime aiuole cittadine, nove i parchi e trentaquattro i giardinetti. La cura del patrimonio naturale è una priorità che Lugano si impone per l&#8217;importanza che essa ricopre sia in quanto risorsa economica che estetica. Escursioni per tutti i gusti, con percorsi completi, passeggiate, trekking… quello che vi attende è una rete escursionistica composta da ben 700 km di sentieri segnalati e mantenuti, da non perdere la riserva naturale del lago di Origlio. Vi lascio con le parole di Pietro Gori e la sua  <strong>Addio a Lugano</strong>, popolare canzone anarchica scritta in Svizzera nel 1895: l&#8217;autore venne espulso,insieme ad altri dodici compagni,dalla Svizzera,dove erano rifugiati politici,e gli stessi esuli la cantarono per la prima volta sotto le pensiline della stazione di Lugano,in attesa di partire per una nuova &#8220;patria&#8221;.<br />
<strong>“Addio, Lugano bella,/ o dolce terra pia,/ scacciati senza colpa/ gli anarchici van via/ e partono cantando/ colla speranza in cor.<br />
Ed è per voi sfruttati,/ per voi lavoratori,/ che siamo ammanettati/ al par dei malfattori;/ eppur la nostra idea/ non è che idea d&#8217;amor.<br />
Anonimi compagni,/ amici che restate,/ le verità sociali da forti propagate:/ è questa la vendetta/ che noi vi domandiam.<br />
Ma tu che ci discacci/ con una vil menzogna,/ repubblica borghese,/ un dì ne avrai vergogna/ ed oggi t&#8217;accusiamo/ di fronte all&#8217;avvenir.<br />
Banditi senza tregua,/ andrem di terra in terra/ a predicar la pace/ ed a bandir la guerra: la pace tra gli oppressi,/ la guerra agli oppressor.<br />
Elvezia, il tuo governo/ schiavo d&#8217;altrui si rende,/ di un popolo gagliardo/ le tradizioni offende/ e insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell.<br />
Addio, cari compagni,/ amici luganesi,/ addio, bianche di neve/ montagne ticinesi,/ i cavalieri erranti/ son trascinati al nord. “</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.trantran.net/2013/05/17/altrove/lugano-bella%e2%80%a6non-solo-business/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
