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	<title>Trantran... intorno a Monza &#38; Brianza</title>
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	<description>Notizie, eventi, curiosità a Monza e Brianza</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 15:26:57 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Conosciamo Enrico e Lido&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:27:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reality]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico]]></category>
		<category><![CDATA[Lido]]></category>
		<category><![CDATA[Monza e Brianza]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>

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		<description><![CDATA[ 

 
Nome:
Enrico.
Età:
65.
Dove sei nato?
Venezia
Dove vivi?
Monza.
Vivi da solo o con la famiglia?
Solo.
Destra o sinistra?
Sinistra.
Che lavoro fai?
Pensionato.
Cosa ti piace di Monza e della Brianza?
Di Monza le dimensioni è una città a misura d’uomo. La Brianza mi piace per il suo tanto verde.
Associazione di idee. Se ti dico verde&#8230;
Albero.
cena
Appetito.
Tu vai qualche volta al parco?
No.
Chi è Dario Allevi?
Il Presidente della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong> </p>
<p><strong><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/ENRICO.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-4421" title="ENRICO" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/ENRICO-300x225.jpg" alt="ENRICO" width="300" height="225" /></a></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>Nome:</strong></p>
<p>Enrico.</p>
<p><strong>Età:</strong></p>
<p>65.</p>
<p><strong>Dove sei nato?</strong></p>
<p>Venezia</p>
<p><strong>Dove vivi?</strong></p>
<p>Monza.</p>
<p><strong>Vivi da solo o con la famiglia?</strong></p>
<p>Solo.</p>
<p><strong>Destra o sinistra?</strong></p>
<p>Sinistra.</p>
<p><strong>Che lavoro fai?</strong></p>
<p>Pensionato.</p>
<p><strong>Cosa ti piace di Monza e della Brianza?</strong></p>
<p>Di Monza le dimensioni è una città a misura d’uomo. La Brianza mi piace per il suo tanto verde.</p>
<p><strong>Associazione di idee. Se ti dico verde&#8230;</strong></p>
<p>Albero.</p>
<p><strong>cena</strong></p>
<p>Appetito.</p>
<p><strong>Tu vai qualche volta al parco?</strong></p>
<p>No.</p>
<p><strong>Chi è Dario Allevi?</strong></p>
<p>Il Presidente della Provincia.</p>
<p><strong>Dai un voto a Monza e alla Brianza</strong></p>
<p>8</p>
<p><strong>Trasporti</strong></p>
<p>6</p>
<p><strong>Commercio</strong></p>
<p>9</p>
<p><strong>Se non a Monza e Brianza dove vorresti vivere?</strong></p>
<p>A Venezia.</p>
<p><strong>Esprimi un desiderio.</strong></p>
<p>Che ci sia una maggior sensibilità dell’uomo rispetto agli animali.</p>
<p><strong>Metropolitana a Monza: favorevole o contrario?</strong></p>
<p>Favorevole.</p>
<p><strong>Dimmi un proverbio</strong></p>
<p>Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.</p>
<p><strong>Dì qualcosa ai nostri lettori</strong></p>
<p>Leggete questa rivista perché è davvero interessante.</p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/LIDO.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-4422" title="LIDO" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/LIDO-300x225.jpg" alt="LIDO" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong>Nome:</strong></p>
<p>Lido</p>
<p><strong>Età:</strong></p>
<p>85.</p>
<p><strong>Dove sei nato?</strong></p>
<p>San Sepolcro (AR)</p>
<p><strong>Dove vivi?</strong></p>
<p>Monza.</p>
<p><strong>Vivi da solo o con la famiglia?</strong></p>
<p>Con la famiglia.</p>
<p><strong>Destra o sinistra?</strong></p>
<p>Sinistra.</p>
<p><strong>Che lavoro fai?</strong></p>
<p>Pensionato scrittore.</p>
<p><strong>Cosa ti piace di Monza e della Brianza?</strong></p>
<p>La Brianza mi piace tutta! Vado volentieri in Brianza è una bella terra tra le sue alture ondulanti e gli avvallamenti. Mi piace il silenzio di alcuni paesini. Io spesso prendo la macchina e mi avventuro alla scoperta di angoli che non conoscevo.</p>
<p><strong>Associazione di idee. Se ti dico verde&#8230;</strong></p>
<p>Rosso.</p>
<p><strong>cena</strong></p>
<p>Appetito.</p>
<p><strong>Tu vai qualche volta al parco?</strong></p>
<p>Sì.</p>
<p><strong>Chi è Dario Allevi?</strong></p>
<p>Il Presidente della Provincia.</p>
<p><strong>Dai un voto a Monza e alla Brianza</strong></p>
<p>9</p>
<p><strong>Trasporti</strong></p>
<p>5 e 1/2</p>
<p><strong>Commercio</strong></p>
<p>8</p>
<p><strong>S</strong><strong>e non a Monza e Brianza dove vorresti vivere?</strong></p>
<p>A New York.</p>
<p><strong>Esprimi un desiderio.</strong></p>
<p>Di desideri ce ne sono tanti. So che potrei sembrare ripetitivo ma il mio desiderio sarebbe essere a New York.</p>
<p><strong>Metropolitana a Monza: favorevole o contrario?</strong></p>
<p>Favorevole.</p>
<p><strong>Dimmi un proverbio</strong></p>
<p>Chi la fa l’aspetti.</p>
<p><strong>Dì qualcosa ai nostri lettori</strong></p>
<p>Bisogna imparare a saper vedere.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Pescheria il Porto del Mare.</title>
		<link>http://www.trantran.net/2012/02/01/segreti-dello-chef/pescheria-il-porto-del-mare/</link>
		<comments>http://www.trantran.net/2012/02/01/segreti-dello-chef/pescheria-il-porto-del-mare/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:19:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[I segreti dello chef]]></category>
		<category><![CDATA[insalata di mare]]></category>
		<category><![CDATA[Monza]]></category>
		<category><![CDATA[Pescheria]]></category>
		<category><![CDATA[ricetta]]></category>
		<category><![CDATA[via cavallotti]]></category>

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		<description><![CDATA[Pesce fresco, piatti pronti e friggitoria.

 Che il pesce oltre che squisito sia anche molto salutare non è una novità, spesso però ci si scontra con il pregiudizio radicato,       soprattutto qui in Lombardia dove i prodotti del mare sono ben distanti dalla tradizione gastronomica locale, che sia difficile da cucinare: nulla di più falso!
Il pesce è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pesce fresco, piatti pronti e friggitoria.</strong></p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/Rocco-e-Giovanni-i-titolari-del-Porto-del-Mare.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-4415" title="Rocco e Giovanni, i titolari del Porto del Mare" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/Rocco-e-Giovanni-i-titolari-del-Porto-del-Mare-300x157.jpg" alt="Rocco e Giovanni, i titolari del Porto del Mare" width="300" height="157" /></a></p>
<p> Che il pesce oltre che squisito sia anche molto salutare non è una novità, spesso però ci si scontra con il pregiudizio radicato,       soprattutto qui in Lombardia dove i prodotti del mare sono ben distanti dalla tradizione gastronomica locale, che sia difficile da cucinare: nulla di più falso!</p>
<p>Il pesce è in realtà un alimento che si presta a molteplici e semplici preparazioni, di facile esecuzione e rapida cottura, in particolar modo quando si può contare su di una materia prima freschissima e di ottima qualità. Ma proprio su questo punto, spesso, sorge il problema: come identificare un rivenditore di fiducia? Come essere sicuri che si tratti realmente di pesce fresco e non di pesce “decongelato”? La differenza non sempre viene indicata come si dovrebbe… a questo, spesso, si aggiungono anche problemi di natura organizzativa: molte pescherie, infatti, restano aperte solamente al mattino, restando così precluse a tutti coloro che lavorano.</p>
<p>A Monza, invece, chi desidera gustare pesce sempre freschissimo ha una certezza: la <strong>Pescheria il Porto del Mare</strong>, in <strong>via Cavallotti, 91</strong>. Qui ogni giorno arriva, scelto personalmente ogni mattina al mercato ittico di Milano dai titolari, Rocco e Giovanni, il miglior pescato nazionale: molluschi, crostacei, frutti di mare, oltre alle più apprezzate varietà di pesci da gustare cotti o in carpaccio.  </p>
<p>A chi, però, non ha tempo o voglia di mettersi ai fornelli la <strong>Pescheria il Porto del Mare</strong> offre anche un ampia offerta di <strong>gastronomia marinara</strong> già cotta: zuppe di pesce, sughi all’astice, al tonno, insalate di mare, carpacci misti, sauté di molluschi, branzini al forno, ecc. preparati freschi ogni giorno, oltre ad un <strong>fritto fresco e fragrante</strong>, sempre appena fatto, in vendita all’ora di pranzo e cena. A quanto già pronto in negozio, naturalmente, si aggiunge tutto ciò che possa stuzzicare l’appetito ed il desiderio dei singoli clienti: su ordinazione, infatti, la Pescheria il Porto del Mare prepara piatti su prenotazione e…li <strong>consegna</strong> direttamente a <strong>domicilio</strong>, giusto all’ora di cena, dal martedì al sabato!</p>
<p><strong>Insalata di mare</strong></p>
<p>Per dare ai lettori un’idea di quanto sia semplice avvicinarsi a preparazione di piatti a base di pesce anche da parte dei cuochi meno esperti, spiega Rocco, ho scelto di guidarvi nella preparazione di un classico della tradizione marinara, buonissimo eppure molto facile: l’insalata di mare.</p>
<p>Questo è un piatto dietetico e  leggero ma molto gustoso e  di grande effetto, adatto quindi a tutte le occasioni, dalla cena più raffinata al pranzo più informale.</p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/piatto-2.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-4416" title="piatto 2" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/piatto-2-225x300.jpg" alt="piatto 2" width="225" height="300" /></a></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<p>500 gr di polipetti</p>
<p>300 gr di seppioline</p>
<p>300 gr di calamari</p>
<p>300 gr di gamberi</p>
<p>300 gr di scampi</p>
<p>300 gr di cozze</p>
<p>300 gr di vongole</p>
<p>1 cucchiaio di ceto</p>
<p>Olio extravergine d’oliva q.b.</p>
<p>Limone</p>
<p>Sale</p>
<p>Prezzemolo</p>
<p>Fate bollire un pentolone di acqua con l’aceto e, a bollore, inserite polipetti e seppioline per 8 minuti. Aggiungere, quindi, i gamberi precedentemente sgusciati e puliti e gli scampi interi (che però avrete pulito mediante incisione del guscio) e lasciate cuocere per cinque minuti. Mettere, infine, le cozze e le vongole (che avrete precedentemente lasciato spurgare in acqua fredda e sale per almeno 4/5 ore) ed i calamari già affettati a rondelle e lasciate cuocere per ulteriori 10 minuti. Scolare, lasciare raffreddare e condire con olio d’oliva, sale, prezzemolo e qualche goccia di limone. Buon appetito!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La redazione risponde&#8230;</title>
		<link>http://www.trantran.net/2012/02/01/le-sciure/la-redazione-risponde-9/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le sciure]]></category>
		<category><![CDATA[26]]></category>
		<category><![CDATA[la redazione risponde]]></category>

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		<description><![CDATA[La maleducazione in treno
Gentile Redazione,
scrivo a voi perché so che siete distribuiti in tante stazioni della Brianza e che avete anche una rubrica spesso satirica, sul mondo dei pendolari. Io non sono pendolare, prendo ogni tanto il treno per spostarmi da Seregno a Monza, per fare compere o fare un giro in centro. Cerco sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #33cccc;">La maleducazione in treno</span></h2>
<p><strong>Gentile Redazione,</strong></p>
<p><strong>scrivo a voi perché so che siete distribuiti in tante stazioni della Brianza e che avete anche una rubrica spesso satirica, sul mondo dei pendolari. Io non sono pendolare, prendo ogni tanto il treno per spostarmi da Seregno a Monza, per fare compere o fare un giro in centro. Cerco sempre di evitare gli orari di sovraffollamento ma a volte, per mie esigenze, mi sono trovata proprio nei momenti della giornata dove uscivano le scolaresche da scuola o di rientro dei lavoratori da Milano. </strong></p>
<p><strong>I ragazzi in età scolare urlano, sputano, corrono e schiamazzano in maniera assai maleducata ma posso avere nei loro confronti un po’ più di tolleranza, data la loro giovane età. Quello che proprio non sopporto sono i così detti adulti che rientrano dal lavoro e tengono le suonerie dei loro telefonini a massimo volume e parlano a voce altissima. Quello che proprio non sopporto è che nessuno si alzi per far sedere me, che ho superato i sessant’anni da tempo, e magari lasciano anche borse e zaini ad occupare posti che dovrebbero essere dedicati alle persone. Una volta, un ragazzo, nell’ora di punta mi ha detto: “Certo che almeno Lei, signora, poteva prendere il treno in orario diverso dato che non ha niente da fare tutto il giorno…” e questo solo perché qualcuno gli aveva fatto notare di lasciarmi il posto dato che ero in piedi. Quindi io, pensionata, devo decidere quando e come uscire di casa in base agli orari degli altri o dell’affollamento del treno? Quindi noi anziani siamo sempre e solo considerati un peso?</strong></p>
<p><strong>Cordialmente.</strong></p>
<p><strong>Lina</strong></p>
<p>Gentilissima Lina,</p>
<p>la ringraziamo molto per la sua lettera che solleva non uno ma più problemi purtroppo di notevole rilievo. Il sovraffollamento dei treni negli orari di punta è certo una realtà di non facile risoluzione e un problema che affligge, insieme a lei, praticamente tutti coloro che prendono il treno negli “orari caldi”, sia occasionalmente che quotidianamente. Ci ha però particolarmente colpite la seconda parte della sua lettera, da cui emerge un problema dilagante e ben più grave rispetto al disagio dato dal sovraffollamento: la maleducazione.</p>
<p>Certo la maleducazione verrebbe percepita con minore intensità su treni non colmi fino all’orlo ma anche in quel caso il problema non sarebbe risolto ma solo celato.</p>
<p>Ciò che rattrista è constatare come la maleducazione sia un problema dilagante nella società moderna, specie quando si spinge a non riconoscere il ruolo delle persone più “mature” entro il contesto sociale. Molti mali discendono dal considerare coloro che non sono più giovani come “persone che non hanno niente da fare” solo perché in pensione e, dunque, non più produttrici di reddito. E’ importante che i ragazzi vengano educati e guidati nel comprendere la ricchezza ed il valore del tempo vissuto, certo non è una cosa sempre semplice portarli a capire ciò che è da loro tanto distante, certo è più semplice per l’adulto, sulla base di un “già vissuto”, capire il giovane…tuttavia, ogni tanto, un ceffone potrebbe essere una semplice e chiara occasione di riflessione.</p>
<p>Un caro saluto, la redazione</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Valtellina gourmet</title>
		<link>http://www.trantran.net/2012/02/01/piccoli-focus/valtellina-gourmet/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piccoli focus]]></category>
		<category><![CDATA[Del Negus]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Riva]]></category>
		<category><![CDATA[Valtellina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.trantran.net/?p=4402</guid>
		<description><![CDATA[di Marco Riva
 

 
La Valtellina è un territorio molto particolare, da vedere, conoscere e dove andare se si ha voglia di una  bella gita eno-gastronomica grazie ai prodotti locali di grande bontà e valore storico.
Tra gli emblemi culinari della zona troviamo il Bitto, formaggio che generalmente si conosce, insieme ad altri, come ingrediente dei pizzoccheri.
Quando qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Marco Riva</em></p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/marco.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-4403" title="marco" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/marco-300x209.jpg" alt="marco" width="300" height="209" /></a></p>
<p> </p>
<p>La Valtellina è un territorio molto particolare, da vedere, conoscere e dove andare se si ha voglia di una  bella gita eno-gastronomica grazie ai prodotti locali di grande bontà e valore storico.</p>
<p>Tra gli emblemi culinari della zona troviamo il <span style="text-decoration: underline;">Bitto</span>, formaggio che generalmente si conosce, insieme ad altri, come ingrediente dei pizzoccheri.</p>
<p>Quando qualche mese fa provai “quello vero”(!), ad una degustazione, capii di non averlo praticamente mai assaggiato fino a quel momento. Ciò che avevo mangiato, era solo un prodotto commerciale che non ne rappresentava le vere caratteristiche.</p>
<p>ENORME è il sacrificio che viene fatto da una piccola quantità di pastori che ancora lo producono secondo tradizione.</p>
<p>Quello Storico delle valli di Albaredo e Gerola, è un formaggio d’alpe le cui operazioni di produzione si svolgono secondo consuetudini antiche, legate alle caratteristiche di clima ed ambiente, a quote elevate (1400-2000 metri)e in pascoli naturali.</p>
<p>Questi chiaramente, per l’Industria che vuole accorciare i tempi e standardizzare le produzioni, sono dei limiti troppo eccessivi. Per tale motivo, a proteggere l’unicità di questo latticino, sono rimasti solo persone che credono nel rispetto delle usanze e non desiderose di scorciatoie a discapito di qualità e unicità.</p>
<p>Esiste un’ ente a rappresentare queste intenzioni, con sede a Gerola Alta (SO), l’ <em>Associazione Produttori Valli Del Bitto</em> (Presidio Slow Food dal 2003).</p>
<p>Per quanto riguarda il vino invece, seguendo gli stessi concetti protratti fin ora, immancabile una visita all’ <span style="text-decoration: underline;">Azienda Agricola Bruno Leusciatti</span>, con sede a Sondrio, in via Valeriana 10.</p>
<p>Questa, produce da tre generazioni Sassella, nei 3 ettari di vigneto di proprietà.</p>
<p>Da queste parti il vitigno principe è il <em>Chiavennasca</em>, com’ è chiamato il Nebbiolo nella zona.</p>
<p>Per la produzione del suo “<em>Del Negus</em>”, Bruno, seleziona le uve che vengono raccolte manualmente seguendo criteri di qualità, quella vera, che si impara con l’esperienza, sporcandosi le mani e con la fatica del lavoro in vigna.</p>
<p>La vinificazione viene effettuata pigiando e diraspando i grappoli raccolti, per poi lasciar fermentare le uve direttamente in botti di castagno, utilizzate anche per la maturazione e l’invecchiamento del vino.</p>
<p>A seconda dell’annata vengono prodotte circa 10/12.000 bottiglie.</p>
<p>Dico che non tutti gli anni le quantità sono le stesse perché, come ad esempio nel 2008, causa una grandinata e un forte vento laterale che ha spinto i chicchi di ghiaccio a ridosso delle piante, i numeri si sono dimezzati.</p>
<p>Il prezzo è assolutamente competitivo, 6 euro in cantina per una bottiglia del suo ottimo Valtellina Superiore.</p>
<p>Un vino curioso, affascinante, di grande bevibilità nonostante non sia un prodotto ruffiano.</p>
<p>Da bere subito ma che si può aspettare anche qualche anno, perché esprima a pieno le sue caratteristiche di tipicità.</p>
<p> </p>
<p>Un vino da non perdere. Un piacere da provare. </p>
<p> </p>
<p><a href="mailto:leusciatti.bruno@alice.it">leusciatti.bruno@alice.it</a>  0342. 212916</p>
<p><a href="mailto:info@formaggiobitto.com">info@formaggiobitto.com</a>  0342 690081</p>
<p><em> </em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Quando la botanica si veste d’ arte: il mirabile esempio del giardino cinese</title>
		<link>http://www.trantran.net/2012/02/01/verdissimo/quando-la-botanica-si-veste-d%e2%80%99-arte-il-mirabile-esempio-del-giardino-cinese/</link>
		<comments>http://www.trantran.net/2012/02/01/verdissimo/quando-la-botanica-si-veste-d%e2%80%99-arte-il-mirabile-esempio-del-giardino-cinese/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 12:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Verdissimo]]></category>
		<category><![CDATA[crisantemo]]></category>
		<category><![CDATA[giardini cinesi]]></category>
		<category><![CDATA[orchidea]]></category>
		<category><![CDATA[Zurigo]]></category>

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		<description><![CDATA[ 

 
Quando immaginiamo un giardino fiorito immediatamente alla nostra mente si offrono le immagini peonie dalle       svariate tonalità di rosa, profumate camelie, imponenti magnolie, ostinati glicini e generose forsizie e delicate azalee che con i loro vivaci colori e le loro dolci fragranze ogni anno inebriano le primavere lombarde di colore e vitalità. La loro familiarità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/china-garden-zurich.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4397" title="china garden zurich" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/china-garden-zurich.jpg" alt="china garden zurich" width="717" height="551" /></a></p>
<p> </p>
<p>Quando immaginiamo un giardino fiorito immediatamente alla nostra mente si offrono le immagini peonie dalle       svariate tonalità di rosa, profumate camelie, imponenti magnolie, ostinati glicini e generose forsizie e delicate azalee che con i loro vivaci colori e le loro dolci fragranze ogni anno inebriano le primavere lombarde di colore e vitalità. La loro familiarità, tuttavia, spesso ci porta ad ignorane l’origine antica ed esotica di queste piante provenienti dalla Cina, terra ricchissima di specie floreali grazie alla sua particolare situazione geografica che le garantisce connessioni territoriali ininterrotte dalle foreste tropicali sino a quelle boreali. Questa continuità spaziale, nel corso dei millenni, ha infatti generato molteplici associazioni di piante introvabile nel resto del mondo ma tuttavia capaci di naturalizzarsi alla perfezione nelle aree climatiche corrispondenti a quelle della loro zona di provenienza. Tra queste si annoverano specie commestibili di grandissima importanza come riso, soia, arance, limoni, cetrioli, albicocche, pesche, solo per citare alcune fra le coltivazioni oramai diffusissime da secoli in Italia.</p>
<p>In virtù delle sue 31.000 specie botaniche native del suo territorio, ben un ottavo di quelle dell’intero pianeta, e della sua antica e sapiente tradizione agricola, la Cina è definita “madre del giardino”: in Cina, infatti, natura e talento botanico hanno dato vita alla metà delle intere specie ornamentali oggi esistenti e la cultura del giardino si è fatta vera e propria arte. La creazione di giardini, infatti, in Cina diventa un atto nel contempo artistico e filosofico fin dalle epoche più antiche e costituiscono una preziosa testimonianza della civiltà che li ha prodotti. Essi non solo abbracciano e raccontano la storia e la cultura del paese ma sanno farsi specchio della sua anima più profonda, la stessa che in altre forme espressive pervade la poesia, la letteratura, l’estetica e l’intera spiritualità cinese. Nello spazio del giardino tutti questi elementi si fondono con le architetture, l&#8217;acqua, le rocce, le piante e gli animali in una grande armonia cosmica. Nello spazio verde, natura ed artificio convivono senza che né l&#8217;una né l&#8217;altro abbiano mai il sopravvento, ma confrontandosi in una simbiotica e continua dialettica. Il giardino si configura, quindi,  come opera d’arte complessa ed infinita in quanto la componente naturale della sua struttura resta in perenne mutamento. La grandezza del giardino è proprio nella sua capacità di creare un equilibrio ed una quiete apparente dove è il regno del divenire: la natura. Le piante, infatti, crescono e muoiono ed il giardino è un’opera che non conosce fine nella sua costante necessità di essere accudito. L’elemento vitale dalla valenza estetica più importante è sicuramente il fiore che nella cultura cinese riveste un’enorme valenza simbolica.</p>
<p>Le piante più amate diventano delle vere e proprie immagini tradizionali, cariche di riferimenti simbolici. L’esempio più classico è la peonia, la cui celebrità in Cina le vale il titolo di regina dei fiori. Essa incarna il concetto di rispettabilità, di nobiltà d’animo e solidi valori ma anche di onesta agiatezza. E’ simbolo della stessa primavera e metafora della bellezza femminile. Nel corso dei secoli la passione per questo splendido fiore ha dato origine ad un incessanti selezioni da parte degli ibridatori che sono stati capaci di creare varietà nuove dalla bellezza sempre più armoniosa e duratura. </p>
<p>La forte valenza simbolica dei fiori nella cultura cinese tocca moltissime piante oramai diffuse in tutto il mondo, conoscerle può offrire una ragione in più per farne un dono speciale perfetto in molte occasioni.</p>
<p>II <strong>crisantemo rosso</strong> è un dono eccellente per le persone anziane perché rappresenta una buona vita. Simbolo della potente energia Yang, viene spesso utilizzato come offerta sugli altari dei templi buddisti e attira la buona fortuna nelle case. È quindi un regalo gradito anche da chi si trasferisce in una nuova abitazione.</p>
<p>La pianta di <strong>ortensia</strong> esprime amore, gratitudine e illuminazione. È un ottimo regalo per ringraziare una persona che ci è stata d’aiuto senza gloriarsene.</p>
<p>L’<strong>azalea</strong> rappresenta l’eleganza, la ricchezza e la temperanza ed è simbolo della femminilità. Messaggera di fortuna, è un fiore da regalare prima di affrontare una prova importante.</p>
<p><strong>Il  narciso</strong> fa fiorire i nostri talenti nascosti ed è di buon auspicio nel successo lavorativo. Il fiore perfetto dunque per chi ambisce a una promozione e fortuna nel lavoro.</p>
<p><strong><span style="color: #003300;">L&#8217;orchidea</span><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong>è simbolo di fertilità, ma è anche di perfezione, abbondanza e crescita interiore. Ammirandone l’eleganza si introduce bellezza e prosperità nella propria vita.</p>
<p>I <strong>fiori di pesco</strong> rappresentano la bellezza femminile, lunga vita e abbondanza. Tradizionalmente durante il capodanno cinese chi vuole trovare l’amore compra un’intera pianta da tenere in casa per propiziare la fortuna nell’anno a venire.</p>
<p>Per i matrimoni vengono invece regalati <strong>gigli</strong>, perché significano cent’anni di felicità. Simboleggiano anche unità e sono quindi adatti per gli amici più cari.</p>
<p><strong>Se desiderate godere dell’armonia di un giardino cinese uno senza spingervi sin nella lontana Cina il consiglio è di concedervi un week end end a Zurigo: qui, infatti, è stato realizzato un affascinante giardino cinese.</strong></p>
<p><strong>Il <em>Chinagarten</em> è aperto ai visitatori dalla fine di marzo sino alla fine di ottobre.</strong></p>
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		<title>Alcuni sono più bonus degli altri</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 12:37:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo del pendolare]]></category>
		<category><![CDATA[bonus]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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di Juri Casati
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 Ho affrontato la lettura dei centotrenta articoli che compongono le Condizioni Generali di trasporto di Trenord. Non li ho letti per un mio sghiribizzo personale, ma li ho letti come si legge la Bibbia, cioè alla ricerca di risposte. E devo essere sincero: di risposte ne ho trovate; ne ho trovate a bizzeffe; [...]]]></description>
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<p>di Juri Casati</p>
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<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/vecchiegloriea23508246.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4385" title="vecchiegloriea23508246" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/vecchiegloriea23508246.jpg" alt="vecchiegloriea23508246" width="700" height="449" /></a></p>
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<p> Ho affrontato la lettura dei centotrenta articoli che compongono le <em>Condizioni Generali di trasporto di Trenord</em>. Non li ho letti per un mio sghiribizzo personale, ma li ho letti come si legge la Bibbia, cioè alla ricerca di risposte. E devo essere sincero: di risposte ne ho trovate; ne ho trovate a bizzeffe; ne ho trovate per domande che non avevo posto, finché, quasi per caso, non ho trovato la risposta che cercavo.</p>
<p>Cosa stavo cercando?</p>
<p>Io cercavo una risposta in merito ad un mistero che interessa i pendolari della linea Monza-Milano, e cioè il motivo per cui essi non abbiano diritto – come tutti gli altri pendolari lombardi – al bonus, cioè a quel parziale indennizzo della spesa sostenuta per acquistare l’abbonamento. L’indennizzo viene riconosciuto «nei casi in cui non sia rispettato lo standard di qualità del servizio previsto, secondo un indicatore concordato e definito all’interno del <em>Contratto di Servizio</em>».</p>
<p>Come vi dicevo, ho trovato la risposta, anche se non piacerà a tutti. Innanzitutto vi confermo che chi prende il treno a Monza per andare a Milano effettivamente non ha diritto, anche in caso di continui ritardi, al parziale rimborso dell’abbonamento. Ho scoperto però una curiosità: i pendolari monzesi non sono gli unici esclusi dal diritto al bonus, ma godono della compagnia dei pendolari di Rho, Saronno e Pioltello. Quali peccati abbiamo commesso i pendolari di queste tre città per meritarsi questa penitenza è presto detto. Cito ancora le sacre <em>Condizioni Generali di trasporto di Trenord</em> che solennemente prescrivono quanto segue: «Sono esclusi gli abbonati i cui viaggi hanno origine e destinazione entro le seguenti tratte [<em>e qui segue la lista di città maledette tra cui c’è Monza,</em> ndr], sulle quali è presente un elevato livello di servizio lungo tutto l&#8217;arco della giornata». In pratica, secondo Trenord, ci sarebbe da ringraziare, altro che chiedere il bonus!</p>
<p>Guardiamo al lato positivo: almeno abbiamo capito una volta per tutte qual è la logica di Trenord. Mi permetto di riassumerla: a Monza passano treni diretti a Milano con una frequenza superiore rispetto alla frequenza di passaggio che si ha nelle stazioni più lontane da Milano dove, se salta una corsa, bisogna aspettare un’ora per la corsa successiva. Pertanto l’eventuale ritardo di un treno in arrivo a Monza non provoca alcun disagio. Infatti ne passerà comunque un altro a breve che, anche se è diretto ad una stazione finale che era non proprio quella voluta dal viaggiatore, nondimeno si avvicinerà in qualche modo alla meta. Trenord però a questo punto dovrebbe aiutarci a capire il motivo per cui i pendolari monzesi, nonostante l’«alta frequenza garantita» sulla linea tale da rendere superfluo il riconoscimento dei bonus, non sempre riescano ad arrivare in orario a lavoro. Mistero.</p>
<p>Attenzione però: anche i pendolari che hanno diritto al bonus, ne hanno diritto secondo una logica contorta. Mi spiego meglio: l’importo del bonus viene calcolato secondo un indicatore concordato e definito nel <em>Contratto di Servizio</em> che Trenord ha stipulato con la Regione Lombardia. Il calcolo dell’indice di affidabilità – superata una certa soglia del quale scatta il bonus – però considera i ritardi e le soppressioni di tutti i treni di una data direttrice, avvenute in tutte le ore della giornata, per tutti i giorni della settimana e nell’arco di un mese. Capite tutti facilmente dove stia il problema: questo metodo di calcolo appare teoricamente corretto perché prende in considerazione tutti i treni a tutte le ore, ma in realtà diluisce la portata dei ritardi veri e propri perché la gran parte degli abbonamenti (sui quali poi viene applicato il bonus) viene utilizzata nelle ore di punta dei giorni lavorativi – quando di solito si registrano i ritardi più gravi e sicuramente i ritardi che coinvolgono il maggior numero degli abbonati – e non, per esempio, di pomeriggio, di notte o alle 11..00 della domenica, quando i ritardi sono meno frequenti. In pratica il calcolo dell’indice di affidabilità mette tutti i treni nello stesso calderone senza «pesarli».</p>
<p>Insomma: c’è chi non ha per niente diritto al bonus e chi, tutti gli altri, ne ha un diritto annacquato. È proprio vero: se Atene piange, Sparta però non ride.</p>
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		<title>BRIANZA MADE IN CINA</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 12:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spunti di vista]]></category>
		<category><![CDATA[Brianza]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Cina]]></category>

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		<description><![CDATA[di Juri Casati
 
 
 
 
 
«Il nucleo dirigente della nostra causa è il Partito comunista cinese. Il fondamento teorico in base al quale si orienta il nostro pensiero è il marxismo-leninismo. Per fare la rivoluzione, occorre un partito rivoluzionario».
Sono frasi un po’ legnose e molto datate. Eppure furono proprio queste frasi ad essere il primo approccio che un’intera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Juri Casati</p>
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<p> <a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/172420645-a15182f4-0fde-4d19-b603-b0809f4ae0ce1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4379" title="172420645-a15182f4-0fde-4d19-b603-b0809f4ae0ce[1]" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/172420645-a15182f4-0fde-4d19-b603-b0809f4ae0ce1.jpg" alt="172420645-a15182f4-0fde-4d19-b603-b0809f4ae0ce[1]" width="620" height="413" /></a></p>
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<p>«Il nucleo dirigente della nostra causa è il Partito comunista cinese. Il fondamento teorico in base al quale si orienta il nostro pensiero è il marxismo-leninismo. Per fare la rivoluzione, occorre un partito rivoluzionario».</p>
<p>Sono frasi un po’ legnose e molto datate. Eppure furono proprio queste frasi ad essere il primo approccio che un’intera generazione di italiani – quella che aveva vent’anni negli anni ’60 – ebbe con la Cina e con la cultura cinese. Sì, toccò proprio al<em> Libretto Rosso</em> di Mao – da cui è tratta la citazione che avete letto – il compito di fare da apripista alla «questione cinese» in Italia.</p>
<p>Intendiamoci: tra Italia e Cina c’erano stati contatti significativi anche prima del 1967, anno della pubblicazione in Italia del <em>Libretto Rosso</em>. Anzi, i primi contatti documentati di un certo rilievo fra Occidente e Cina ebbero come protagonista proprio un italiano: Marco Polo. Inoltre anche il primo viaggio ufficiale di un cinese in Europa, Rabban Sauma nel 1287, ebbe come prima tappa proprio una città italiana: Napoli. Da allora in poi i rapporti tra Cina ed Italia non si interruppero mai più del tutto, rimanendo tuttavia sempre superficiali. Fu solo nel XX secolo che le cose cambiarono. Non solo per l’interesse che suscitò in Italia il maoismo, ma anche per due altri motivi.  </p>
<p>In primo luogo, anche se è poco noto, dal 1901 al 1943 l’Italia ebbe un piccolo dominio coloniale in Cina.  In realtà come dominio coloniale era ben poca cosa, dato che si trattava solo di alcuni quartieri della città di Tientsin dove, durante i quarant’anni del dominio coloniale italiano, vi risiedettero al massimo poche centinaia di nostri connazionali.</p>
<p>In secondo luogo, intorno agli anni ’20, cominciarono le prime migrazioni di un certo rilievo dalla Cina verso l’Italia.</p>
<p>I migranti, si sa, tendono a seguire nella nazione da raggiungere non tanto i propri connazionali, quanto piuttosto i propri compaesani. Questo comportamento, che si riscontra in tutti i flussi migratori, produce quel singolare fenomeno per cui gli abitanti di un certo villaggio o di una certa regione emigrano in massa, poco alla volta, famiglia dopo famiglia, in una stessa città o in una stessa regione di un’altra nazione. Non hanno fatto eccezione a questa regola nemmeno i cinesi che sono emigrati a Milano, dato che la metà di loro è arrivata dalla stessa zona, lo Zhejiang, e sembra anzi che una buona parte di loro sia arrivata dai villaggi intorno alla sconosciuta città di Yuhu.</p>
<p>Oggi i cinesi in Italia sono 188.000 e compongono una comunità operosissima, tanto che ogni immigrato cinese presente in Italia manda in Cina mediamente 9.000 euro all’anno, una performance che non riesce a nessuna altra comunità straniera presente in Italia. Ciò è frutto di un’indubbia attitudine imprenditoriale.</p>
<p>In Lombardia gli imprenditori di origine cinese sono 10.000, ed essi non sono più attivi solo nei settori, per loro tradizionali, della ristorazione e delle lavorazioni conto terzi, ma ormai hanno allargato le loro attività anche ai campi dell’estetica e del benessere.</p>
<p>La provincia di Monza e Brianza però va in controtendenza perché la presenza imprenditoriale della comunità cinese non raggiunge il livello delle altre province lombarde. Ciò è stato spiegato con il fatto che – e cito un’interessante osservazione contenuta in uno studio della Camera di Commercio di Monza e Brianza di qualche anno fa – i due distretti economici più forti della Brianza, e cioè il mobile e l’elettronica, si sono dimostrati sostanzialmente impenetrabili per i piccoli imprenditori cinesi presenti sul territorio lombardo.</p>
<p>Effettivamente i dati parlano chiaro. In Brianza le aziende con titolare cinese non rappresentano neanche il 2% del settore del mobile: si tratta di una presenza irrisoria se paragonata a quella che si registra nei distretti caratteristici di altre province lombarde, come per esempio quello delle calzature nella provincia di Brescia, dove la presenza di aziende con titolare cinese supera il 30%.</p>
<p>È solo questione di tempo – sostengono molti – prima che anche in questi settori avvenga la colonizzazione cinese, e se non saranno le aziende cinesi presenti in Italia a colonizzarci, saremo comunque sconfitti dalle aziende cinesi vere e proprie. Forse questa è una previsione allarmistica. Tuttavia essa segnala l’ormai comune insofferenza dell’opinione pubblica italiana nei confronti della concorrenza delle aziende cinesi che, se vogliamo, è il «fatto nuovo» nei rapporti italo-cinesi del XXI secolo.</p>
<p>A questo proposito vorrei citare però un caso interessante che può far riflettere. Qualche mese fa una lunga inchiesta giornalistica di una televisione cinese ha accusato un’azienda brianzola di produrre i mobili in Cina, poi di spedirli in Italia, ed infine di rispedirli (e di rivenderli a caro prezzo) in Cina come prodotti di alta qualità costruiti in Italia.  </p>
<p>Al di là dell’accusa specifica (tutta da verificare), questa vicenda ci ricorda che la Cina non è solo un produttore e quindi un concorrente delle aziende italiane, ma è anche un consumatore, e anche di prodotti di alta gamma. In effetti ormai in Cina i benestanti si contano a decine di milioni e il loro numero è in ascesa, così come i loro consumi.</p>
<p>La cosa più interessante che ci mostra questa vicenda è tuttavia un’altra. L’azienda brianzola è stata criticata non per aver falsificato i marchi – le licenze erano in regola e il design era effettivamente italiano – ma per aver venduto in Cina prodotti «italiani» che invece non erano stati costruiti in Italia. Ciò però suggerisce l’esistenza di consumatori cinesi che siano disposti a pagare il prodotto italiano a «prezzo italiano» solo quando nel prodotto percepiscano anche il valore aggiunto dato dall’effettiva costruzione in Italia, e non solo dall’apposizione del marchio «Made in Italy».</p>
<p>Dunque forse fino ad oggi il comprensibile atteggiamento difensivo della nostra economia e della nostra cultura ha impedito di riflettere sul fatto che esista anche un segmento di consumatori cinesi (ricco, numeroso ed in continua crescita) interessato al prodotto disegnato in Italia e di gusto italiano, sempre che questo prodotto sia stato effettivamente fatto in Italia, il vero «Made in Italy» appunto. </p>
<p>Certo: il problema della concorrenza cinese non può essere risolto solo così, ma non dobbiamo mai dimenticarci quello che diceva Mao: «In questo mondo, le cose sono complesse e numerosi fattori contribuiscono a determinarle. Dobbiamo esaminare un problema da diversi punti di vista, non da uno solo».</p>
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		<title>Le sterminate distese della terra del dragone</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 12:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trantran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di Eleanor Abernathy

 La Cina è la nazione più vasta al mondo, terra di storia e cultura millenaria, paese dalla natura imponente e suggestiva, ricca di fascino e contraddizioni. Abbracciare in poche pagine la vastità del territorio cinese, con le sue ventitré estese provincie e quasi un miliardo e mezzo di abitanti è un’impresa impossibile e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> di Eleanor Abernathy</p>
<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/Grandona.-La-pesca-col-cormorano-sul-fiume-Li.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-4373" title="AWYW4K" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/Grandona.-La-pesca-col-cormorano-sul-fiume-Li-1024x689.jpg" alt="AWYW4K" width="717" height="482" /></a></p>
<p> La Cina è la nazione più vasta al mondo, terra di storia e cultura millenaria, paese dalla natura imponente e suggestiva, ricca di fascino e contraddizioni. Abbracciare in poche pagine la vastità del territorio cinese, con le sue ventitré estese provincie e quasi un miliardo e mezzo di abitanti è un’impresa impossibile e vergognosamente riduttiva. Per questo motivo preferiamo limitarci a offrire pochi e semplici scorci di questa terra al viaggiatore deciso ad intraprendere un viaggio alla sua scoperta, concentrarci sulle suggestioni profonde che potranno orientarlo nella scelta del proprio itinerario, piuttosto che su di un vero e propri itinerario pre confezionato. Disponendo, infatti, di un paio di settimane di tempo è necessario pianificare un percorso limitato ad una zona di interesse, sia essa “geografica” o “concettuale”(Cina classica, Imperiale, Naturalistica, Via della Seta, ecc.) e lasciarsi guidare nella decisione dalle immagini e dalle emozioni evocate dalle sue antiche leggende e tradizioni,  dai suoi paesaggi sublimi e toccanti e dalle sue manifestazioni folkloristiche caratterizzate dalle tinte sgargianti del blu e del rosso. Nelle leggende cinesi un ruolo importante è ricoperto degli animali, legati tramite simbologie molto forti alla vita umana di cui incarnano, estremizzandole, molte caratteristiche. Animali reali ma, ancor di più, animali soprannaturali come il drago, figura leggendaria sempre presente nella cultura di questo popolo, simbolo reale ma anche effige di divinità, dominatore di acque piovane ma anche destriero di eroi.</p>
<p>Il dragone, non a caso è il protagonista nei festeggiamenti di moltissime ricorrenze e festività cinesi, prima fra tutte il Capodanno Cinese che, nella tradizione di questo popolo è innanzi tutto un momento di rinnovamento e pulizia che coincide con l’inizio della primavera, col rinnovarsi della natura. La danza del dragone per il Capodanno avviene tradizionalmente in Cina in associazione con la “festa delle lanterne”, ossia 15 giorni dopo il Capodanno, e ciò collega il drago alla luce ed alla rigenerazione stagionale primaverile (<em>Ndr. quest’anno il capodanno cinese cade il 23 gennaio e la festa delle lanterne, quindi, il 6 febbraio. Quest’anno il capodanno per il calendario cinese coincide inoltre con l’ingresso nell’anno del Drago</em>).</p>
<p>Un viaggio in questo paese straordinario non può, dunque, che essere “mirato” e organizzato sulla base dei propri interessi. Sicuramente non si può prescindere da una visita alla capitale, Pechino (Beijing in cinese), città di fondazione antichissima (nei pressi della città furono infatti trovati resti di un insediamento urbano risalente al I millennio a.c.), anche perché, con ogni probabilità, sarà già meta di arrivo del vostro volo proveniente dall’Europa. La città si sviluppa su di un disegno a cerchi concentrici e Piazza Tienanmen (letteralmente Porta della Pace Celeste), cuore simbolico della nazione, è sita esattamente al centro della città. Per il turista italiano la sua vista ha sicuramente un effetto sconvolgente: abituati a ben altre dimensioni urbane la piazza, con i suoi 440.000 metri quadri di estensione, monotona e monocromatica, induce inevitabilmente a sentirsi come proiettati in un paese alieno in cui tutto assume proporzioni a noi estranee. Attraversando la <strong>Porta Celeste</strong> (sita a Nord) da Piazza Tienanmen si entra nella <strong>Città Proibita</strong>, il palazzo imperiale delle dinastie Ming e Qing.</p>
<p>Costruita all&#8217;inizio del XV secolo, è considerato il più antico complesso di edifici in legno ancora conservato. Il suo nome le deriva dal fatto che per secoli l’accesso entro le sue mura è rimasto vietato agli estranei alla corte imperiale, e fu aperta al pubblico solo nel 1949, anno in cui l’Armata Rossa conquistò la città di Pechino. Oggi è un museo visitabile, disseminato di palazzi, giardini ed edifici religiosi, ed ha le sue maggiori attrattive nel <strong>Palazzo Imperiale</strong> (il Palazzo della Purezza Celeste), ricco di opere d&#8217;arte e decorazioni sontuose e nella <strong>Sala della Suprema Memoria</strong>, dove si svolgevano le cerimonie dei membri della famiglia imperiale.</p>
<p>Da Pechino suggeriamo di recarsi verso la non lontana Badaling per ammirare uno dei tratti meglio conservati e più rappresentativi della <strong>Grande Muraglia, </strong>la maggiore opera militare difensiva della Cina antica, estesa in direzione est-ovest, ossia dal mare dell’oriente ai deserti e praterie dell’occidente che attraversa monti e valli per una lunghezza di oltre 6000 chilometri.</p>
<p>Abbandonando Pechino, spostandosi a Nord con un volo interno, è possibile dirigersi a Xi&#8217;an. Qui, è conservato il <strong>Mausoleo dell&#8217;imperatore Qin Shihuang</strong>, che regnò sul paese dal 246 al 221 a.c., nei pressi del quale è stato effettuato il più grosso ritrovamento archeologico dell’ultimo cinquantennio: l’imponente <strong>Esercito di terracotta</strong>. Si tratta di 6000 statue alte da 1,75 a 1,95 metri (stranamente troppo alte per raffigurare personaggi cinesi), piene dalla vita in giù, vuote internamente dalla vita in su, probabilmente per dar loro maggiore equilibrio e farle così rimanere in piedi senza problemi, dettagliatissime nella raffigurazione dei tratti somatici e delle caratteristiche degli originali raffigurati. Un esercito imponente e maestoso, capace di raccontare a distanza di millenni la potenza del grande imperatore. Imponenza sovrumana e smisurate latitudini, questa è la Cina imperiale.</p>
<p>Ma la Cina è anche terra di una natura maestosa e incantata, luoghi in cui il paesaggio è da secoli modello per l’arte e la letteratura come moltissimi scorci della zona di Guilin e del fiume Li Jiang incorniciato dalle suggestive montagne che sovrastano le sue sponde.</p>
<p>Poche città in <a href="http://www.ilturista.info/guide.php?cat1=8&amp;cat2=10&amp;lan=ita">Cina</a>, infatti, vantano i superbi scorci panoramici di <a href="http://www.ilturista.info/guide.php?cat1=8&amp;cat2=10&amp;cat3=30&amp;lan=ita">Guilin</a>, una città di 670.000 abitanti immersa nella regione autonoma del Guangxi il cui nome tradotto letteralmente significa “foresta di cassie”, un albero che fiorisce a novembre inebriando l’intera vallata di un soave profumo. Picchi calcarei maestosi, erosi dagli agenti atmosferici che li hanno modellati in forme ripide e dentate, entrano fin dentro la città, dove scorre anche il tortuoso Li Jiang (il Fiume delle Perle), un tempo placido corso d’acqua lungo il quale sorgevano tranquilli villaggi dediti alla pesca con il cormorano, oggi affollato di imbarcazioni ma comunque ancora capace di essere all’altezza del suo importante nome.</p>
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		<title>IL TEPPISTA-Trent’anni maledetti a Milano</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 12:24:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Casa Editrice Indiscreto]]></category>
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		<description><![CDATA[Giorgio Specchia , Casa editrice Indiscreto.Pagine 160, 12 euro
(e book: 5 euro)
Info: www.ilteppista.com

Alcuni estratti 
VENDUTO MAI
Non mi sono mai venduto a nessuno, soprattutto a un giornalista. Però un libro, anzi un romanzo, sulla mia vita ci voleva. Perché? Prima di tutto perché sugli ultras ho letto sempre e solo cazzate, scritte da chi gli ultras non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giorgio Specchia , </strong>Casa editrice Indiscreto.Pagine 160, 12 euro</p>
<p>(e book: 5 euro)</p>
<p>Info: <a title="blocked::http://www.ilteppista.com/" href="http://www.ilteppista.com/" target="_blank">www.ilteppista.com</a></p>
<h2><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/CopertinaIlTeppista.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-4367" title="CopertinaIlTeppista" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/CopertinaIlTeppista-737x1024.jpg" alt="CopertinaIlTeppista" width="516" height="717" /></a></h2>
<h2>Alcuni estratti </h2>
<p>VENDUTO MAI</p>
<p>Non mi sono mai venduto a nessuno, soprattutto a un giornalista. Però un libro, anzi un romanzo, sulla mia vita ci voleva. Perché? Prima di tutto perché sugli ultras ho letto sempre e solo cazzate, scritte da chi gli ultras non li conosce. Come se a me facessero commentare un concerto della Scala o scrivere un editoriale sul debito pubblico. Sulle curve, invece, sdottorano sempre quelli che non possono sapere niente di noi: sociologi, giornalisti, persino scrittori che scoprono il calcio solo dopo un episodio di cronaca nera. Tutta gente, quella lì, che vive su pianeti diversi dal mio e pretende di farmi la morale. Giorgio invece questa storia l’ha vissuta, ha fondato insieme a me e a tanti altri ragazzi un gruppo allo stadio e per parecchi anni abbiamo condiviso gioie e lutti. La gioia di sentirsi tra amici, senza invidie, ogni volta che ci incontravamo allo stadio e fuori. E la gioia di vivere a mille all’ora, di collaudare il nostro corpo giovane contro altri corpi giovani. Ma anche i lutti, troppi. Molti dei ragazzi che sono citati in questa storia non ci sono più, portati via da droga, incidenti stradali, malattie infami. Sempre sommersi, anche da morti, dalla merda che ci gettano addosso. Ma nella merda spesso ci sono caduti anche loro, i politici e gran parte della stampa. Comunque non mi sento superiore a loro, come invece si sentono quei tipi lì rispetto a noi. Oh, non prendetemi per presuntuoso o montato. La mia è una storia come tante altre. Tutti nella vita abbiamo qualcosa da scrivere su noi stessi. Tutti. Basta saperla raccontare, questa storia. E magari, come ha fatto Giorgio, romanzarla. Però alla fine mi ha convinto a dirgli di sì. Non ho voluto scriverla io, queste faticose righe di prefazione mi sembrano sufficienti. E nemmeno ho voluto che Giorgio scrivesse per conto mio o, peggio ancora, con me a dirgli cosa mettere o non mettere in queste pagine. Lui è l’autore e io sono il protagonista, i ruoli sono chiari. E’ giusto che la gente capisca chi siamo veramente noi ultras, ma di sicuro questo non è uno dei mille libri sugli ultras. Anzi, il calcio e ciò che gli gira intorno sono solo una piccola parte di una storia che racconta tre decenni di Milano, di Italia e di ragazzi senza troppe prospettive. Gli Ottanta delle bande giovanili e della Milano da bere sono il decennio più interessante, ma anche i Novanta e gli Zero sono pieni di vicende mai davvero raccontate da chi le ha vissute. Chi è nato nella seconda metà dei Sessanta o nella prima dei Settanta potrà magari identificarsi in qualche personaggio, in un certo senso questo è un libro generazionale. Sappiate però che non tutti quelli della mia generazione sono come me. Io mi sono solo spinto un po’ più in là. E, per questo, l’ho pagata con le dodici foglie d’edera tatuate sul mio braccio sinistro. Una per ogni anno di galera davvero scontato. Se non fossi andato in curva forse queste foglie sarebbero state di più&#8230; In questo libro ci sono una Milano e un’Italia lontane dai luoghi comuni, anche da quelli sulla criminalità. E proprio per questo poco conosciute, perché la gente non si rende conto di quanto ambienti all‘apparenza lontanissimi siano in realtà collegati. La finanza, la politica, lo spettacolo, il calcio, la criminalità più o meno organizzata, la cultura, eccetera: un mondo parallelo che prende per il culo tutti voi, un mondo che per una serie di circostanze ha permesso a un ragazzo di strada come me di dare del tu a personaggi noti in tutto il pianeta. In carcere il tempo per leggere non mi è mancato e devo dire che mai ho trovato qualcosa di interessante sulle periferie e su realtà ai confini di tutto, dove sbagliare è più facile che fare la cosa giusta. Sempre ammesso che una cosa giusta esista. Di solito il giornalista o il sociologo della situazione alternano il loro moralismo a una sorta di passione per i dettagli più violenti e squallidi, senza nemmeno provare a capire che dietro a ogni persona c’è una vita. Magari senza speranze, ma pur sempre una vita. Non sono un critico letterario, come si sarà intuito, quindi non so come classificare questo libro a metà fra storia e romanzo. Forse non è tutto vero quello che leggerete nelle prossime pagine, trovo giusto lasciare il dubbio. Come non è vero, d’altronde, tutto quello che leggete sui giornali sulle pagine di cronaca. Sì, magari è vero che quel tale ha sparato a quell’altro, per la storiella basta copiare i comunicati della polizia. Più difficile è capire il perché, visto che la maggior parte delle disgrazie accade solo perché…accade. Tutto è assurdo e senza senso, chi ha vissuto senza protezioni se ne può rendere conto meglio degli altri. Il problema è che loro pensano di fare cronaca e anche di educare i lettori come se fossero bambini. Questo è bene, questo è male, quel tale è rispettabile, quell’altro no. Invece&#8230; Cazzate. Cazzate e solo cazzate. Per evitare equivoci concludo dicendo che non sono certo uno da imitare, anche perché a fare le spese di tante prodezze sono quasi sempre stati mia moglie e i miei figli. Sono partito da Quarto Oggiaro e arrivato non so dove, rischiando più volte di morire lungo il percorso. Non sono una vittima del sistema, non sono un eroe, non cerco approvazione ideologica. Però posso guardarmi allo specchio senza provare vergogna. Non è poco.</p>
<p> Nino Ciccarelli</p>
<p>2. A ROMA CON IL LAMIERONE</p>
<p>Gli occhi dei due ragazzini si spalancano di fronte a San Siro, il gigante di cemento armato finora visto solo in tv. In realtà Nino e Gianni i soldi li hanno già spesi, ma l’idea di entrare per la prima volta nello stadio è diventata una sfida da vincere. </p>
<p>- Guarda Gianni, c’è un punto dove la cancellata è vicina alla rampa che porta ai popolari. Se mi fai la scaletta, ci arrivo su facilmente, poi ti tiro io. </p>
<p>Nino e Gianni nell’arco di trenta secondi completano il piano. E scappano, verso l’alto. I carabinieri, dal basso, osservano la scena e li lasciano correre&#8230; Manca mezz’ora all’inizio della partita e lo stadio è già pieno. Il settore più colorato e vivace attira i due ragazzini. Ci sono tre striscioni: Boys, Ultras, Savage. Dietro quei lunghissimi tessuti nerazzurri attaccati alla balaustra è appesa una decina di tamburi: sembrano quasi dare il ritmo ai ragazzi che, pagina dopo pagina, distruggono le guide del telefono per farne dei coriandoli. </p>
<p>- Dai, dateci una mano anche voi due. </p>
<p>E si comincia. Una, due, tre domeniche. Sempre allo stesso posto, con le facce che presto diventano quelle degli amici della domenica. E poi anche del mercoledì, con le riunioni al Cium Cium, un bar in zona Città Studi. I più attivi del gruppo, tra una birra e l’altra, raccolgono i nominativi per la prossima trasferta. In genere si riempiono tre o quattro pullman, ma si può arrivare anche a otto, dieci o addirittura dodici per Verona, Genova, Torino. </p>
<p>C’è però un viaggio che, per qualche anno, non viene nemmeno preso in considerazione. A Roma non si va. Perché la resa dei conti c’è già stata qualche anno prima a Milano: ventitre accoltellati, compreso il capo dei CUCS (Commando Ultrà Curva Sud) giallorossi. Nino, Gianni e i loro nuovi amici per la prima volta alzano la voce.</p>
<p>- Noi ci andiamo. </p>
<p>Giorgio gira per il bar con un blocchetto e raccoglie i nomi. Venti sono già scritti a penna da qualche settimana, se ne aggiungono altri cinque da Monza, altri cinque dei Boys e poi un’altra ventina. Fatto: cinquanta! Il pullman si può prenotare. 22 febbraio 1987: il lamierone parte, in piena notte, dalla Stazione Centrale. L’ultimo ad aggregarsi è Occhiolino, così chiamato a causa dello strabismo: uno che alla stazione ci vive. C’è un posto libero che avanza e il viaggio è offerto dalla Nord. Occhiolino ovviamente accetta, ma fa ritardare la partenza di qualche minuto perché deve prima risolvere una questione con un altro residente del luogo. Estrae dalla giacca un coltellaccio da sub e, nonostante abbia superato i quaranta da un pezzo, insegue a grandi falcate il rivale tra gli eterni cantieri del piazzale. Per avere un angolo di visuale da persona normale è costretto a correre con la testa spostata di quarantacinque gradi verso sinistra. Dopo qualche minuto, Occhiolino torna al pullman con il coltello sporco di sangue e lo getta in un tombino. Il viaggio verso Roma può finalmente iniziare. Le tappe sono scandite dagli autogrill. In uno di questi viene presa anche una bottiglia d’olio d’oliva extravergine, offerta ad Occhiolino come whisky. </p>
<p>- Bbono ‘sto uischio. </p>
<p>Un gesto scellerato, visto che dopo un’ora il pullman puzza come un letamaio. Altra furbata dei ragazzi: passare una canna all’autista, un simpatico milanesone sulla cinquantina che a un certo punto imbocca la terza corsia e urla.</p>
<p>- Uè, me tira l’usèl! </p>
<p>Il viaggio scorre via veloce con Fullegan che al microfono imita il tacchino e con la musica dei Timex Social Club: “How do rumors get started, They’re started by the jealous people, And they get mad about somethin’ they had&#8230;”.  Al casello di Roma c’è la polizia. Tutti in caserma. Tutti identificati e cinquanta coltelli sequestrati. </p>
<p>- Adesso &#8211; dice il commissario &#8211; vi accompagniamo noi allo stadio. </p>
<p>Il gruppo arriva all’Olimpico proprio all’inizio della partita con lo striscione tenuto su a mano, giusto per farsi vedere. Di là, quelli della Curva Sud capiscono&#8230; La Roma vince 1-0 con un gol del danese Klaus Berggreen. L’altro straniero dei giallorossi è il polacco Zibì Boniek. I due assi esteri dell’Inter sono l’argentino Daniel Passarella e il tedesco Karl Heinz Rummenigge, assente per infortunio a Roma e sostituito da Oliviero Garlini. I nerazzurri di Trapattoni escono dal campo a testa bassa. Nella bolgia non sentono nemmeno i cinquanta della Nord, la cui sfida con gli ultras romanisti inizia adesso. All’uscita il pullman viene distrutto, sassi ovunque. Tutti giù, per salvare le facce. Il gruppo è a mani nude, non ha coltelli ma nemmeno paura. Mentre una sassata fracassa l’ultimo finestrino rimasto intero, Nino e gli altri si guardano in faccia e scoppiano a ridere. </p>
<p>- Avete visto? Venire a Roma è stata una cazzata.</p>
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		<title>ARCORE: UN COMUNE CHE VIVE CON TE</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 12:20:16 +0000</pubDate>
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La politica lontana dai cittadini? La casta che dimentica le tappe fondamentali dell&#8217;esistenza dell&#8217;uomo e della donna &#8220;comuni&#8221;? Spesso è vero, purtroppo. Il progetto “Un comune che vive con te” pensato dall’Assessore alla Cultura del Comune di Arcore, Raffaele Mantegazza, prevede che l&#8217;Amministrazione Comunale segua passo per passo il cittadino e la cittadina in quelli [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/Father_and_son_13-14_Man_putting_hand_on_boys_WESTF11023.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4362" title="Father_and_son_13-14_Man_putting_hand_on_boys_WESTF11023" src="http://www.trantran.net/wp-content/uploads/2012/02/Father_and_son_13-14_Man_putting_hand_on_boys_WESTF11023.jpg" alt="Father_and_son_13-14_Man_putting_hand_on_boys_WESTF11023" width="455" height="317" /></a></p>
<p> </p>
<p>La politica lontana dai cittadini? La casta che dimentica le tappe fondamentali dell&#8217;esistenza dell&#8217;uomo e della donna &#8220;comuni&#8221;? Spesso è vero, purtroppo. Il progetto “Un comune che vive con te” pensato <strong>dall’Assessore alla Cultura del Comune di Arcore, Raffaele Mantegazza</strong>, prevede che l&#8217;Amministrazione Comunale segua passo per passo il cittadino e la cittadina in quelli che sono i momenti topici della loro esistenza, sia individuale che quelli che collettiva, quei momenti che nelle culture cosiddette primitive davano luogo ai riti di passaggio. In concreto il progetto, a costo ridottissimo, prevede anzitutto  una lettera di benvenuto ogni bambino/a neonato residente nel Comune, per poter fare sentire accolti i nuovi nostri cittadini: i ragazzi delle classi II medie sono guidati direttamente dall’Assessore in una visita agli uffici comunali che permetta loro di capire il funzionamento dalla macchina amministrativa (<strong>progetto Un amico Comune</strong>) mentre i ragazzi che devono sostenere l&#8217;esame di III media si vedranno regalare  a giugno un volumetto sul metodo di studio e su “Come si studia nella scuola secondaria di II grado; non poteva mancare la celebrazione dell’”ingresso in società” dei/delle 18enni che il giugno incontreranno la Giunta Comunale  e si vedranno consegnare la Costituzione. Sempre il 2 giugno i ragazzi di III media presenteranno uno spettacolo sull’Unità d’Italia. Scegliere di condividere la propria vita con un’altra persona è un passo importante;  l’Assessorato alla cultura ha perciò predisposto un piccolo opuscolo per le coppie che espongono le pubblicazioni di matrimonio sul significato civile e pubblico del medesimo, con il commento degli articoli del Codice Civile sul matrimonio; un ulteriore evento che si terrà nel mese di febbraio è la nascita della Consulta Under 20 e del Forum per l’immigrazione che coinvolgano direttamente i ragazzi e le ragazze e gli/le immigrati/e per l’organizzazione delle politiche a loro destinate. Nell’anno scolastico 2012/13 si procederà alla creazione del Consiglio Comunale dei ragazzi e delle ragazze. Sono poi i momenti di festa collettiva, quelli che creano il senso di comunità ad essere seguiti con particolare attenzione: la Fiera di S. Eustorgio del 2011 ha visto la distribuzione a tutti i bambini e i ragazzi dell’opuscolo “Facciamo fiera”, con la spiegazione dei giochi tradizionali tipici del Palio; il Natale è stato celebrato con una iniziativa di grande successo organizzata <strong>dall’Assessore al Commercio e dalla Pro Lo</strong>co; la vigilia del’Epifania ha visto i nonni del paese narrare il loro Natale ai bambini (progetto <strong><em>Per bocca dei nonni</em></strong><em>);</em> <strong>il prossimo Carnevale prevederà una sfilata organizzata da tutte le associazioni e le scuole. Il tutto nell’ottica di una partecipazione che vede l’Ente locale andare verso i propri cittadini piuttosto che il contrario; perché la vita di un Comune è la vita dei suoi cittadini e lo si vede nella presenza discreta ma forte delle istituzioni nei momenti topici delle esistenze delle persone.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Riprendiamo sito di Raffaele Mantegazza, ciò che intende per educazione alla natura, tema molto caro alla nostra rivista:</strong></p>
<p><strong>L&#8217;educazione alla natura,</strong><strong> </strong>all&#8217;ecologia, allo sviluppo sostenibile, in sinergia con i contadini, i consorzi, coloro che si occupano di prodotti a km zero, per insegnare ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze che cosa e come si coltiva, che cosa e come si consuma, per ricordare ai bambini che il latte viene dalla mucca e non dal supermercato e che le noci si mangiano in inverno e le pesche invece in estate. Educazione alla natura che è riscoperta dei valori veri e fondanti della civiltà brianzola che sono valori di accoglienza, rispetto e apertura all&#8217;altro.<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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